Inserisci la tua email e iscriviti alla nostra newsletter

Noi e Voi, dialogo lettori e missionari

Persecuzione

Carissimo padre Gigi,
sono Fausto Prandini, direttore del Servizio interdiocesano (Modena e Carpi) migrantes, ecumenismo e dialogo interreligioso. Sono un vecchio amico della Consolata a partire dagli anni 90, quando ho dedicato tre anni di volontariato in Kenya nella regione del Meru. Apprezzo molto i tuoi editoriali che ci danno sempre uno spunto di riflessione. Vorrei sottolineare, in riferimento all’editoriale del mese di marzo 2026, che sarebbe utile per i lettori citare tutti coloro che sono perseguitati a motivo della loro fede, quindi, oltre ai Cristiani, anche i Mussulmani, i Buddhisti, i Sikh, ecc.

La libertà religiosa è alla base dei diritti fondamentali dell’uomo e va sempre promossa e difesa.

Come citava l’imperatore Ashoka nel III secolo a.C.: «Chi onora la religione degli altri onora la propria religione». Auguri di ogni bene a tutta la comunità della Consolata.

Fausto Prandini, Modena, 21/03/2026

L’editoriale deve essere sempre breve ed essenziale, correndo però il rischio di dare per scontate alcune cose.

Accogliendo il tuo suggerimento, sono andato a leggere «Libertà religiosa nel mondo. Rapporto 2025», pubblicato da Aiuto alla chiesa che soffre.

A pagina 16 della sintesi si legge: «In totale, 62 Paesi risultano soggetti a persecuzione o discriminazione religiosa. Tali nazioni ospitano complessivamente circa 5,4 miliardi di persone, pari al 64,7 percento della popolazione mondiale. Il che significa che quasi due persone su tre vivono in contesti in cui la libertà religiosa è seriamente compromessa».

Non è questo il luogo per entrare nei dettagli. Cito solo un altro passaggio: «Secondo il Rapporto, 24 Paesi sono classificati come soggetti a persecuzione religiosa. Tra questi figurano nazioni densamente popolate come India e Cina, nonché Stati segnati da conflitti o da regimi autoritari quali Afghanistan, Nigeria, Corea del Nord ed Eritrea. Complessivamente, essi contano circa 4,1 miliardi di abitanti, ovvero più della metà della popolazione globale, costretta a vivere in contesti caratterizzati da gravi violazioni della libertà religiosa». A questi vanno aggiunti i Paesi, 38, in cui c’è discriminazione, e altri 24 che sono «sotto osservazione per segnali preoccupanti di minacce emergenti».

All’uscita del prossimo rapporto 2026 faremo del nostro meglio per farlo conoscere anche in queste pagine.

Ora ringrazio il Signore che la nostra Chiesa cattolica ha superato da tanto tempo l’atteggiamento di intolleranza verso le altre religioni con una presa di posizione chiara nella dichiarazione Dignitatis humanae del Concilio Vaticano II proprio a difesa dell libertà religiosa di ogni persona e di ogni popolo. Al n. 2 della dichiarazione è scritto: «Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa». Ogni persona, non solo i cristiani.

«Chiudete quel conto»

Buongiorno, ricevo sempre con piacere la vostra rivista che apprezzo tantissimo.

Un solo rimprovero: non dovreste chiudere il conto corrente con Intesa San Paolo, essendo implicata in commercio di armi, come spesso trovo pubblicato sulla vostra rivista?

Confido in una risposta. Saluti.

Denise Albani,  Dalmine (Bg), 07/04/2026

Gentile Denise, grazie del suo rimprovero. «La storia della Banca Sanpaolo di Torino affonda le radici nel 1563 – leggo su wikipedia -, nata come istituzione assistenziale (Compagnia di San Paolo) a Torino per combattere l’usura e aiutare i bisognosi». Diventata banca vera e propria nell’Ottocento, è stata fino dall’inizio dell’Istituto Missioni Consolata un riferimento pratico per tutti i servizi bancari nazionali e internazionali.

Poi, nel 2007 si è fusa con Intesa offrendo anche trading speculativi e investimenti in settori non etici come gli armamenti.

Per questo motivo abbiamo aderito fin da subito al progetto della Banca Etica, proprio per allentare i nostri legami con Intesa Sanpaolo. Ma non è stato per niente facile tagliare tutti i legami, anche perché Banca Etica non è ancora in grado di offrire una rete capillare che copra tutto il territorio nazionale e non ha quei servizi internazionali che Intesa Sanpaolo offre grazie a una rete di banche corrispondenti e filiali estere molto estesa.

Cerchiamo però di alleggerire la nostra dipendenza da realtà come questa che si arricchiscono sulla guerra. Manteniamo il nostro atteggiamento vigile e di denuncia, ben coscienti che il mondo in cui viviamo è davvero intricato, interconnesso e, spesso, appositamente confuso. Oggi, però, è difficile fare delle scelte chiare e senza compromessi, perché l’interdipendenza dei movimenti di denaro e degli investimenti bancari è enorme, molto fumosa e anche invadente.

Ne sono ben coscienti anche coloro che gestiscono Banca Etica, per la quale desideriamo una crescita vigorosa. Allo stesso tempo Intesa Sanpaolo, con la sua Fondazione San Paolo, non ha totalmente rinunciato all sua missio originaria di impegno sociale e ambientale e di cooperazione con il non profit.

Lo stesso problema si presenta oggi con tanti settori della vita. Un’esempio è Paypal, che ti offre facilitazioni uniche per i pagamenti e poi scopri che il suo fondatore usa le sue ricchezze e il suo potere per attaccare il Papa e il cattolicesimo. Vai poi a Google con il suo motore di ricerca e la sua email, o Meta con Facebook e Whatsapp, e relativi servizi di Ai. Difficile farne a meno, pur sapendo bene che sono due grandi realtà che mettono il profitto al centro di tutto anche sulla pelle e la dignità delle persone. E non entro nel mondo di Amazon o di altre realtà di consegna a domicilio, con i loro algoritmi che sfruttano i lavoratori. E neppure in quello del mondo miliardario dell’Ai che oggi è più che mai interconnesso con la gestione delle guerre. L’unica cosa che possiamo fare è rimanere vigili senza accettare passivamente tutto questo e usando, quando è possibile, vie alternative.

Profonda speranza

Gentile padre Gigi,
a distanza di un anno, rimane vivo e forte in me il nostro incontro nella sede torinese della Consolata. Quel giorno mi ha progressivamente aperto il tesoro di un agire per l’uomo, e quella determinazione, quella gioia misteriosa che ribadisce nell’editoriale della rivista di marzo. La rivista continua ad arrivare e continua ad essere letta (e lo si vorrebbe fare con maggiore disposizione) con il suo filo di profonda speranza, nonostante tutto. Niente, non ho nulla di specialissimo da comunicare, solo che è da un po’ che desideravo inviarle un saluto grato ed era troppo che dilazionavo. Grazie per quella realtà che ancora rappresentate, che ancora sapete vedere, anche e tanto più di questi tempi.
Un caro saluto.

Grazie anche da parte nostra per l’apprezzamento e l’incoraggiamento. A te e a tutti i lettori: non abbiate paura a scriverci, a stimolarci, ad avere un atteggiamento critico. Questo ci aiuta a essere sempre fedeli alla nostra identità missionaria a servizio della verità, della fraternità e della pace.

Marco Bertorelle, Bolzano, 20/03/2026

Serafino Piras è insignito della Medaglia Pro Ecclesia et Pontifice dal Nunzio Apostolico in Mozambico, Mons. Luís Miguel Munõz Càrdaba, alla presenza di mons Diamantino Antunes vecovo di Tere

Riconoscimento a MISSIONARIO LAICO

Lo scorso 31 marzo, il missionario laico italiano Serafino Piras è stato insignito della medaglia Pro Ecclesia et Pontifice, una delle più alte onorificenze concesse dal Papa ai laici che prestano servizi rilevanti a favore della Chiesa cattolica.

La cerimonia si è svolta al termine della messa crismale del Giovedì Santo, alla presenza di tutti i sacerdoti della diocesi di Tete, in Mozambico, e di una numerosa assemblea di fedeli che ha riempito la cattedrale. La messa è stata presieduta dal nunzio apostolico in Mozambico, monsignor Luís Miguel Munõz Càrdaba, che ha consegnato, a nome di papa Leone XIV, la medaglia pontificia.

Il momento della consegna è stato profondamente emozionante e festoso. Serafino aveva al suo fianco il figlio Leonardo, giunto appositamente dall’Italia, delegato dalla sua famiglia per assistere a tale onorificenza.
Serafino Piras ha ricevuto questo riconoscimento con umiltà e gioia, riconoscendo che è anche uno stimolo a continuare a contribuire alla crescita e al consolidamento della Chiesa cattolica nella diocesi di Tete.

Nato a Villa Nova di Monteleone (Sassari), il 20 settembre 1946, dopo aver frequentato le scuole medie nel seminario dei Missionari saveriani, ancora giovane si trasferì a Milano per motivi di lavoro. Dopo alcuni anni, creò la sua propria azienda, Iter, nel settore del riscaldamento. Nel 1967 sposò Angela Piras, dal matrimonio ebbe tre figli. Molto attivo nella pastorale giovanile e nella promozione dello sport nella sua parrocchia di Santo Ambrosio di Rozzano, arcidiocesi di Milano, con la morte della moglie, nel 2004, maturò l’idea di consacrarsi a Dio e al servizio della chiesa missionaria. Frequentò il corso di teologia presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale.

In seguito, decise di lasciare la sua azienda, ben avviata, ai figli per dedicarsi alle missioni per tutta la vita. Partì nel 2009 per la Diocesi di Tete, in Mozambico, per lavorare presso la missione di Nossa Senhora do Carmo, a Inhangoma, un luogo isolato dove mancava quasi tutto.
Serafino ha dato tutto quello che sapeva e aveva per la sua ricostruzione dopo anni di abbandono a causa della guerra civile. Lavorò alla formazione dei catechisti e allo sviluppo dell’agricoltura, creando a questo scopo la cooperativa agricola Nossa Senhora do Carmo. Con i cristiani dei villaggi ha costruito decine di cappelle e innumerevoli aule per le scuole.

Nel 2016, su richiesta del vescovo di Tete, si trasferì a Zobuè, località priva missionari da molti anni, dove iniziò i lavori di ristrutturazione della missione e le visite alle comunità cristiane per la celebrazione della Parola domenicale, portando l’eucarestia, di cui era ministro straordinario.

Serafino Piras è insignito della Medaglia Pro Ecclesia et Pontifice dal Nunzio Apostolico in Mozambico, Mons. Luís Miguel Munõz Càrdaba, alla presenza di mons Diamantino Antunes vecovo di Tere

Oltre alla riabilitazione della canonica, della chiesa e del salone parrocchiale, Serafino continuò l’opera di costruzione di cappelle e scuole per la popolazione, nelle zone più periferiche e abbandonate della stessa missione di Zobuè.

Nel 2018 venne nella sede della diocesi, iniziando a vivere nella casa episcopale, essendogli stato affidato il lavoro di monitoraggio delle opere della diocesi e l’accoglienza degli ospiti.

In questo periodo realizzò numerosi lavori di ricostruzione e riabilitazione, in particolare del seminario a Zobuè e delle missioni storiche di Boroma, Miruro e Chiritse, tra le molte danneggiate dalla guerra di indipendenza e poi quella civile.

In questi 17 anni di vita missionaria, Serafino ha contribuito a costruire, con le proprie risorse e l’aiuto di amici, 90 cappelle e 77 aule in diversi villaggi della diocesi di Tete.

Laico missionario fidei donum, Serafino esprime, con la sua presenza di comune battezzato, un senso di sincera fraternità ispirato dal Vangelo, che non ha confini geografici, e di solidarietà nei confronti dei più poveri ai quali presta il suo servizio sia di evangelizzazione che di promozione umana. La sua vita di lavoro e di preghiera, il suo impegno, la sua totale dedizione alla vita missionaria sono esemplari per tutti e sono riconosciuti dai cristiani e dai sacerdoti della diocesi.

Senza altri interessi o pensieri, spiritualmente solido e professionalmente preparato, è un uomo molto sociale, un amico, disponibile e propositivo nel trovare soluzioni per chiunque si rivolga a lui per un aiuto. Fedele alla sua missione, ha davvero un cuore buono. Con la parola e ancor più con la vita, porta il Vangelo nelle pieghe della società mozambicana.

La medaglia Pro Ecclesia et Pontifice, istituita da papa Leone XIII nel 1888, è un riconoscimento riservato a laici e religiosi che dedicano la propria vita al servizio della Chiesa, promuovendone la missione e i valori.

L’assegnazione della medaglia è avvenuta su mia richiesta speciale al Santo Padre perché mi è parsa la maniera migliore per esprimergli la gratitudine di tutta la popolazione cattolica di Tete.

Diamantino Antunes, vescovo di Tete, 05/04/2026

SCARICA IL PDFSTAMPA L'ARTICOLO

Iscriviti alla nostra newsletter