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Noi e Voi, dialogo lettori e missionari

Grazie

Volevo estendere a tutti i collaboratori della rivista Missioni Consolata la mia gratitudine per il vostro giornale la cui lettura mi rasserena specie nei momenti bui del vivere quotidiano.
Mi piace molto la rubrica lettori e missionari in dialogo: mi raccomando spesso a loro nelle preghiere e ne ottengo aiuto e conforto.
Ad esempio, la figura di padre Luigi Brambilla mi ha particolarmente colpito per la sua semplicità nel fare il bene.
Auguro a tutti voi serene feste e ancora un grazie di cuore.

Mirella De Gregorio | 14/12/2025, email

No al pessimismo

Egregio Direttore,
sono un uomo di novant’anni, piemontese, vado a messa nella chiesa dei latinos in via Nizza. Gente favolosa: la chiesa non è mai stata così bella, sono sereni, generosi, una gioia per una città un po’ triste come Torino.

Volevo dire del suo editoriale di dicembre: tutto verissimo, tutto documentatissimo, ma tutto di un gran pessimismo, quasi una disperazione per questo mondo.
Secondo me dovrebbe fare un editoriale da aggiungere a questo, nel quale racconti le cose belle, perché il mondo è pieno di cose belle. […]

Se questa mattina mangiamo pane e latte è perché un contadino ha seminato il grano, un mugnaio l’ha macinato, un panettiere ha fatto il pane; poi un contadino ha allevato una mucca, l’ha munta e il suo latte è arrivato a noi.

Proprio voi sacerdoti che passate la vita a fare il bene, dovete parlare anche del bene. La nascita di Gesù è una cosa bellissima, una festa, e le garantisco che troverebbe un posto dove nascere. […]

Ho incontrato un vescovo palestinese a una riunione e gli ho chiesto che cosa posso fare io per il bene del mondo e lui mi ha chiesto: lei lavora? Gli ho detto di sì e lui mi ha risposto: faccia bene il suo lavoro. E nel mondo ci sono milioni di persone che fanno bene il loro lavoro. Ci sono milioni di mamme e di papà che sono attenti ai figli, li vestono, li curano, semplicemente gli vogliono bene. E ci sono milioni di uomini e donne che si vogliono bene, che vivono l’uno per l’altra. […]

I vostri missionari passano la vita a fare il bene, ho anche alcuni amici che quando possono vanno nelle missioni ad aiutare. Ho un amico meccanico che va ad aggiustare tutto quello che è aggiustabile e mi ha raccontato che in Eritrea, credo, un ospedale aveva cinque culle termiche per neonati che non funzionavano, cinque su sei, e lui ha scoperto che erano intasati i filtri e li ha aggiustati tutti.

Anni fa sono stato in Brasile da don Pigi Bernareggi, che aveva costruito (nella periferia e nelle favelas di Belo Horizonte, ndr) nove scuole, con nove asili e centinaia di bimbi felici che sta

vano più volentieri lì che a casa. C’era una gioia, una bellezza, una dolcezza in quelle persone che accudivano i figli, quasi tutte povere donne con prole e senza mariti, eppure c’era veramente gioia.

Fa un po’ ridere un editoriale come il suo per chi deve sposarsi e che deve fare figli. I figli non si fanno per dovere di patria, ma per amore, solo per amore, e neanche quando vuoi tu. Per me ogni figlio è una grazia mandata da Dio, il modo e il come non lo so e non me lo chiedo, ma quando arriva un figlio si ringrazia. Per favore, siate un po’ ottimisti. Tanto il sole è da qualche migliaio di anni che si alza al mattino e tramonta la sera.

Nel mondo ci sono sempre stati i buoni e i cattivi e chi porta avanti il mondo sono i buoni, i cattivi con le loro cattiverie finiscono quasi sempre male, ha mai visto un cattivo vivere bene?

Sono andato ieri a trovare un mio amico all’ospedale; era molto malato ma sereno, e così invece di mettermi a piangere con lui, l’ho fatto ridere per mezz’ora ricordando le varie cretinate fatte da giovani, e non credo di avergli fatto del male facendolo ridere.

Ernesto Mascarotto | lettera manoscritta, dicembre 2025

È stata per me una sorpresa ricevere questa lunga lettera manoscritta con cura, quattro dense facciate. Chiedo perdono per le parti che ho dovuto tagliare.
Mi permetto di dire che non era mia intenzione essere pessimista. Forse un po’ provocatorio, sì, specialmente nei confronti del nostro mondo «ricco».

Se davvero fossi pessimista di fronte alla realtà in cui viviamo, non avrei scritto quelle cose. Le ho scritte perché credo davvero che ci sono tantissime persone, credenti e non, che amano la vita, che pagano di persona per un mondo bello, giusto, fraterno e in pace. E lo fanno con gesti semplici, quotidiani, che non fanno notizia.

Persone che (come ho scritto nella conclusione) sono ancora capaci di «offrire un’accogliente mangiatoia a chi bussa alla nostra porta, un piccolo gesto di amore che, come una piccola luce, rompe il buio della notte».

Grazie signor Ernesto per la sua lettera appassionata e piena di ottimismo, e soprattutto per la sua giovinezza di cuore.

PREMI NOBEL

Anche quest’anno, così come negli anni precedenti, ho avuto l’invito di partecipare il 10 dicembre alla cerimonia dei Premi Nobel a Stoccolma, capitale che mi ha accolto con il suo fascino nordico invernale. La città era avvolta in un freddo pungente, ma il cielo terso eluminoso rendeva l’atmosfera magica. Camminando per le strade del centro, tra i palazzi storici e i negozi addobbati, si respirava un’aria di festa e solennità. L’unica nota di rammarico era l’assenza della neve, che avrebbe reso il paesaggio ancora più fiabesco, anche se la bellezza della capitale svedese non ne risultava minimamente intaccata.

Nei giorni precedenti la cerimonia, sono stato seguito da una tutor che mi ha istruito meticolosamente sull’etichetta da osservare. In un evento di tale portata, ogni gesto, ogni parola e ogni comportamento sono importanti, specialmente quando si è in presenza della famiglia reale svedese.

Il protocollo è rigoroso e il rispetto delle convenzioni non è una semplice formalità, ma un modo per onorare la solennità dell’occasione e chi la rappresenta.

La tutor mi ha accompagnato anche alla scoperta di Stoccolma. Insieme abbiamo visitato il Museo del Premio Nobel, dove la storia di questo prestigioso riconoscimento prende vita attraverso documenti, oggetti personali dei laureati e installazioni interattive.

Sapendo che provengo dal Giappone, ha voluto mostrarmi anche il piccolo ma affascinante Museo dell’Estremo Oriente, dove ho potuto ammirare collezioni di arte e artefatti che mi hanno fatto sentire un po’ più vicino a casa. Non è mancata la visita al Museo Nazionale, con le sue straordinarie collezioni d’arte che testimoniano la ricchezza culturale della Svezia e un incontro assieme ai Premi Nobel per la fisica con relativa conferenza.

Oltre alle visite culturali, ho avuto l’opportunità di partecipare ad alcuni incontri con scuole e università. Questi momenti di dialogo con studenti e docenti sono stati particolarmente stimolanti: ho potuto condividere esperienze, rispondere a domande e ascoltare le prospettive delle nuove generazioni. È stato bello vedere l’entusiasmo e la curiosità dei giovani verso la scienza, la cultura e l’impegno per un futuro migliore.

La giornata della cerimonia è iniziata con una preparazione meticolosa. L’evento richiede un dress code formale e rigoroso: smoking per gli uomini, abito lungo per le donne. Ogni dettaglio conta in un’occasione così importante, che celebra le menti più brillanti del nostro tempo nei campi della fisica, chimica, medicina, letteratura ed economia.

La Concert Hall di Stoccolma, dove si svolge la cerimonia, è un edificio maestoso che incute rispetto. Varcarne la soglia significa entrare in un luogo dove la storia si fa ogni anno, dove il genio umano viene riconosciuto e celebrato. Le colonne di marmo, i lampadari di cristallo e l’acustica perfetta creano un’atmosfera solenne e allo stesso tempo accogliente.

Durante la cerimonia, ho assistito alla consegna delle medaglie e dei diplomi da parte del Re di Svezia. Vedere i laureati salire sul palco, con i loro volti che esprimevano emozione, umiltà e fierezza, è stato profondamente toccante. Ascoltare le motivazioni dei premi, comprendere l’impatto che le loro scoperte e il loro lavoro avranno sull’umanità, mi ha fatto riflettere sulla grandezza del pensiero umano e sulla sua capacità di trasformare il mondo.

Il tradizionale banchetto che segue la cerimonia, presso il municipio di Stoccolma, è un evento spettacolare. Più di mille invitati, tavole imbandite con eleganza, piatti della tradizione svedese serviti con precisione coreografica.

La conversazione con gli altri ospiti, provenienti da tutto il mondo, ha arricchito ulteriormente l’esperienza, creando un ponte tra culture, discipline e prospettive diverse.

I Premi Nobel non sono solo una celebrazione di risultati individuali, ma un messaggio di speranza: che l’eccellenza esiste, che il merito viene riconosciuto e che il sapere può davvero cambiare il mondo.

Piergiorgio Pescali, | 11/12/2025, da Stoccolma

Anche tu sei importante

Chissà perché stanotte, 20 novembre 2025, in Tanzania, ho sognato Ersilia.
Incontrai Ersilia anni fa in un villaggio brasiliano, a 30 chilometri da Manaus, sulle rive del Rio delle Amazzoni che avanzava maestoso, battagliero e trionfante come si addice al re dei fiumi.

«Sono nata in una famiglia facoltosa di proprietari terrieri. Ma un giorno mi trovai lebbrosa». Incominciò così Ersilia a raccontarmi la sua storia.
Aveva 14 anni Ersilia, intelligente quanto bella, quando le diagnosticarono il morbo di Hansen. I genitori tentarono di incoraggiare la figlia dicendo: «Forse i medici si sono sbagliati».
No, la diagnosi era esatta. Ersilia era davvero lebbrosa.

Iniziò il calvario della ragazza. Innanzitutto, il repentino voltafaccia dei genitori, e il rifiuto sadico della loro figlia. «Tu non sei più Ersilia – la bollarono -. Tu sei una cagna immonda. Chissà quali orrendi peccati hai commesso! Così Dio ti ha castigata. Vattene da casa nostra!».
Ersilia se ne andò. Vagò per ore e ore lungo il Rio delle Amazzoni, implorando soccorso. Ma anche il grande fiume era sordo al suo dolore.

Giunta la sera, bussò a una porta che si aprì. Comparve una suora missionaria, che gestiva un centro medico. Ersilia vi trovò lavoro. Ma le parole «tu sei una cagna immonda, Dio ti ha castigata» le martellavano le tempie senza sosta. Finché decise di farla finita.

Un mattino la ragazza afferrò una bottiglia di acido solforico e la portò alla bocca. Ma qualcuno alle spalle gridò: «Ersilia, non lo fare!». La ragazza si voltò: nessuno.
La ragazza riprese la bottiglia. Di nuovo la voce imperiosa: «Ersilia, non lo fare». E non c’era anima viva. Per la terza volta la ragazza si aggrappò alla bottiglia di acido solforico. La voce misteriosa ritornò: «Ersilia, non lo fare, perché anche tu sei importante».

Ersilia crebbe lebbrosa. Fu violentata da uomini diversi. Rimase incinta tre volte partorendo tre bimbi, che le furono subito sottratti e non rivide più, perché era «una cagna immonda».
Ersilia raccontava la sua storia e la rendeva viva con ampi gesti delle mani quasi consunte dalla lebbra e con sguardi intensi.

«Amico, vedi questo fiume? Ho versato tante lacrime da far esondare il Rio delle Amazzoni. Ma non serve piangere. Serve credere che anche una lebbrosa è importante».
Ersilia divenne catechista in una comunità di lebbrosi.

Un Vangelo di Natale recita: «Il Verbo si è fatto carne» (Gv 1, 14). Parole sconvolgenti, perché il Verbo fatto carne è Gesù, venuto a vivere con noi, affaticato come noi, rinnegato da Pietro, venduto da Giuda, crocifisso fra due delinquenti. Una notte, provato dal terrore, sudò persino sangue.

Ma è il Salvatore, l’unico nostro salvatore. E fa dire a Ersilia lebbrosa: «I moncherini dei piedi mi consentono solo di strisciare come un verme, non di camminare. Ma anch’io sono importante».

Allora il Rio delle Amazzoni intona una commovente canzone; «Sei amato, sei importante, Gesù è con te».

padre Francesco Bernardi | 12/12/2025, Dar es Salaam, Tanzania

Rimboccare le maniche

Spettabile padre Gigi,
con ammirazione per il vostro lavoro invio queste poche riflessioni.

I Re Magi, cioè i rappresentanti delle grandi religioni di allora, i sapienti del tempo si prostrarono davanti a Gesù Bambino e concordi lo adorarono offrendogli oro incenso e mirra.

Un salvatore atteso da tutti i popoli per cui i Re Magi grandi studiosi delle stelle e  capi religiosi si mettono in cammino alla ricerca di questo bimbo annunziato dai profeti. Lo trovano in Gesù Bambino, nella sua semplicità, umiltà, accordo fra tutte le religioni e salvezza per tutte le genti se lo accogliamo e mettiamo in pratica il suo grande messaggio. Non ha fatto tutto lui relegandoci a essere solo spettatori passivi ma è venuto ad aiutarci, se vogliamo. Ci ha resi partecipi attivi, non ci ha tolto la gioia di fare noi il bene, di collaborare attivamente con lui.

C’è molto ancora da fare per sconfiggere il male ma Gesù ci dice che, se osserviamo i suoi insegnamenti, faremo trionfare il bene. Ci invita a fare noi, a rimboccarci le maniche, a mettere in pratica le sue parole, accettando il suo aiuto se no da soli non sappiamo bene qual’è la verità. Cordiali Saluti

E.B. | 03/01/2025, via email

Dalla Faraja House

Carissimi amici,
«Forse Dio è malato», scriveva Veltroni. Anche l’Africa è piena di armi, guerre e tanta sofferenza. Fame, fosse comuni, sfollati, genocidi, trattative … sono parole normali in tutti i telegiornali: il trionfo di «Caino». Parole come pace e speranza pronunciate sempre più timidamente.

Tere e Zawadi (ovvero: Dono), 6 e 5 anni: le abbiamo accolte pochi giorni fa. Due belle bimbe violentate in diversi modi da un energumeno di 65 anni. Facili prede, abbandonate a se stesse in strada mentre la zia andava a guadagnare qualche soldo al mercato. Genitori lontani chissà dove. La triste storia andava avanti da parecchio, finché qualcuno ha chiamato la polizia… e le hanno portate a noi senza raccogliere prove e testimonianze, ma solo «mazzette», più facili e redditizie.

Il mondo è in subbuglio per tanta violenza ovunque e anch’io mi sento malato di «nostalgia»: nostalgia di pace, di un po’ di bontà! Non ho più sorrisi e abbracci da distribuire a questi bimbi affamati di affetto e giustizia. Li guardo negli occhi: il sorriso nasconde la paura, la violenza subita, l’abbandono.
Ci metteremo una «toppa» ma lo strappo rimane!

Nonostante tutto grandi feste in questi giorni: Shedrack e Yacinta hanno finito l’università! La lista dei «graduati» si allunga: maestri, dottori, avvocati, biologi, segretarie, poliziotti, musicisti, ecc.

Col vostro aiuto abbiamo distribuito consolazione e possibilità di autosufficienza.
E festa anche per il parto gemellare della mucca: latte in arrivo!

Il salone è inaugurato. La peschiera è piena di pesci che crescono velocemente… ma la necessità di acqua aumenta! Ed eccoci impegnati con un secondo pozzo alimentato da pannelli solari. Non avremo bisogno del bastone di Mosè per far scaturire l’acqua dalla roccia, basterà il vostro affetto e la vostra «condivisione». […] [Spero abbiate avuto un Natale sereno e gioioso], e preghiamo affinché il Paese ritrovi giustizia e pace. Ma anche l’Italia ha bisogno di ritrovare le proprie «radici» e dare ascolto a Giovanni Battista che continua a «gridare nel deserto».

padre Franco Sordella | 09/12/2025, Faraja House, Iringa, Tanzania.

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