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Venezuela. Sotto pressione

Donald Trump versus Nicolás Maduro

«A tutte le compagnie aeree, piloti, spacciatori e trafficanti di esseri umani, vi prego di considerare che LO SPAZIO AEREO SOPRA E ATTORNO AL VENEZUELA SARÀ INTERAMENTE CHIUSO. Grazie per l’attenzione a questa questione! PRESIDENTE DONALD J. TRUMP».

Questo è il post uscito su Truth, il social network di proprietà del presidente Usa, lo scorso 29 novembre. Le maiuscole sono dello stesso Trump che, in tal modo – come da sua consolidata abitudine -, vuole alzare la voce (anche) in maniera virtuale.

Da tempo, il tycoon ha preso di mira il Venezuela di Nicolás Maduro. In questi mesi, la sua pressione sul paese latinoamericano, detentore di grandi riserve di idrocarburi, è via via aumentata. È iniziata lo scorso 2 settembre con l’Operation southern spear («Operazione lancia meridionale») e il siluramento nel Mar dei Caraibi di barche venezuelane accusate dalla Casa Bianca di appartenere ai cartelli dei narcotrafficanti. Attualmente sarebbero una dozzina le navi della marina militare statunitense – compresa la gigantesca portaerei Gerald Ford – a stazionare nei mari davanti al Venezuela. Oltre dodicimila gli uomini impiegati, tra marinai e marines. Secondo il New York Times, da settembre gli aerei Usa hanno colpito 21 barche e ucciso almeno 87 persone.

Le accuse trumpiane non sono state suffragate da alcuna prova, suscitando le proteste dei paesi della regione, in primis della Colombia. Gli esperti di diritto internazionale concordano, inoltre, nel definire illegali queste azioni ed extragiudiziali le uccisioni. Il Congresso Usa ne sa discutendo, tra accuse e polemiche. Egualmente illegale – si sostiene – è decretare il blocco dei cieli venezuelani.

All’interno del Venezuela, l’attivismo trumpiano è sostenuto da Maria Corina Machado, che il prossimo 10 dicembre, a Oslo, riceverà il premio Nobel per la pace. La pasionaria anti-Maduro, personaggio molto controverso per comportamenti e affermazioni, è un’accesa sostenitrice del presidente Trump. A tal punto che, recentemente, senza alcuna prova ha sostenuto che il presidente venezuelano avrebbe truccato le elezioni in vari paesi, compresi gli Stati Uniti. La Machado è anche un’accesa sostenitrice del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del Likud.

La portaerei Gerald R. Ford è nel Mar dei Caraibi a sostegno dell’azione di Donald Trump (nel riquadro) contro i cartelli della droga e contro il Venezuela di Maduro,
accusato (senza prove) di sostenerli. (U.S. Navy photo by Mass Communication Specialist 2nd Class Ridge Leoni/Released)

L’obiettivo manifesto di Trump è far cadere il presidente Maduro, che lo scorso anno è stato rieletto dopo votazioni molto contestate. L’obiettivo non dichiarato è, probabilmente, quello di mettere le mani sulle ingenti risorse dello Stato latinoamericano. Il Venezuela è il primo paese al mondo per riserve provate di petrolio, precedendo l’Arabia Saudita. Oltre agli idrocarburi ci sono, inoltre, bauxite (alluminio), ferro (acciaio), oro e diamanti. Nonostante queste ricchezze, da molti anni il Paese si dibatte in una pesante crisi economica e sociale, che – tra l’altro – ha spinto a fuggire all’estero quasi otto milioni di venezuelani, dei quali 770mila negli Stati Uniti.

Su questo punto, va notato che, nonostante il blocco dei cieli, la Casa Bianca non ha fermato il piano di rimpatrio degli immigrati venezuelani. Ad oggi, sono stati effettuati 76 voli (gli ultimi due mercoledì 3 dicembre) che hanno riportato nel paese latinoamericano 13.956 persone.

La situazione rimane fluida per la consueta politica del bastone e della carota di Trump, come dimostra la telefonata intercorsa tra i due presidenti in un giorno di fine novembre. Rispetto alla quale Nicolás Maduro ha dichiarato, tra l’altro: «Mi piacciono la prudenza, il rispetto e, con il favore di Dio e del nostro Comandante dei Comandanti, Nostro Signore Gesù Cristo, tutto andrà per il meglio per la pace, l’indipendenza, la dignità e il futuro del Venezuela. Amen, amen, nei secoli dei secoli!» (Correo del Orinoco, 4 dicembre 2025).

Di certo, le mosse di Trump per provocare un cambio di regime in Venezuela non sono dettate da motivi umanitari. Al contrario, sono l’ennesima fotografia di questo periodo storico in cui il diritto internazionale viene irriso e calpestato. Come sta accadendo con la Russia in Ucraina e Israele in Palestina.  

Paolo Moiola

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