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Quello delle Nazioni Unite – sono nate il 24 ottobre 1945 – è stato un triste ottantesimo compleanno. «Le Nazioni Unite sono indispensabili per la pace, la giustizia e l’eguaglianza nel mondo» si legge su un sito celebrativo. L’affermazione è certamente corretta, ma oggi – purtroppo – smentita dai fatti. L’ultima conferma è arrivata in occasione dell’ottantesima sessione, chiusasi a New York lo scorso 30 settembre.
A causa della situazione internazionale, il mondo è apparso diviso come da tempo non si vedeva. Una divisione dovuta alle guerre in corso e alla nuova contrapposizione tra blocchi di paesi.
Le guerre sono diverse, ma le più pericolose e controverse sono due: quella che si combatte in Ucraina dopo l’invasione da parte della Russia di Putin e quella in Medio Oriente tra Israele e palestinesi. C’è poi la nuova suddivisione in blocchi politici contrapposti: da una parte l’Occidente litigioso e senza una guida, dall’altra il gruppo dei Brics a guida cinese.
Nella carrellata di passaggi davanti ai delegati di tutto il mondo, due discorsi hanno avuto il sopravvento mediatico.
C’è stata l’ora (ben oltre i limiti temporali assegnati) occupata da Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. Il suo discorso è stato imbarazzante per i toni usati e inquietante per i contenuti espressi, oltre che infarcito di falsità o esagerazioni.
In particolare, è da sottolineare la conferma del suo negazionismo climatico (previsioni catastrofiche fatte da «persone stupide») e il suo attacco alle politiche energetiche verdi (definite «brutali»). Con il suo consueto linguaggio da bullo ignorante, Trump ha poi fustigato i paesi alleati (in primis, quelli europei) per non fermare l’immigrazione, magnificato se stesso («ho risolto sette guerre» al posto delle Nazioni Unite) e il suo governo (che starebbe portando gli Usa verso una nuova «età dell’oro») e sommerso di offese il sindaco di Londra.

Dopo Trump, ha trovato spazio lo show di Benjamin Netanyahu (nella foto), premier di Israele al cui arrivo metà dei presenti ha abbandonato l’aula in segno di protesta. A dispetto delle evidenze, il controverso politico israeliano ha negato sia il genocidio che la fame e spazzato via qualsiasi ipotesi di Stato palestinese.
In rappresentanza della Russia, il ministro degli esteri Sergey Lavrov ha difeso la guerra del suo paese contro l’Ucraina, attaccato l’Europa e mostrato accondiscendenza verso gli Stati Uniti (ennesima dimostrazione del feeling tra Putin e Trump). Quanto alla Cina (l‘unico vincitore di questo periodo storico), il premier Li Qiang ha concluso il suo intervento affermando che il suo paese è pronto «a collaborare con tutti i membri per sostenere la posizione e l’autorità delle Nazioni Unite, salvaguardare gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite, sostenere le riforme delle Nazioni Unite per migliorarne l’efficienza e la capacità di adempiere al suo mandato e promuovere una maggiore rappresentanza e voce dei paesi in via di sviluppo».
L’ottantesima sessione delle Nazioni Unite si è – quindi – trasformata in una serie di esibizioni di rappresentanti politici in cerca di consenso senza una proposta costruttiva per l’organizzazione. Da tempo, le Nazioni Unite stanno discutendo una serie di riforme interne. Al momento, però, un accordo pare molto lontano. Come anche l’estinzione dell’organizzazione, mentre è sotto gli occhi di tutti la sua irrilevanza.
Paolo Moiola