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Africa. Turismo avanti tutta

Sul continente aumentano i visitatori, non sempre i benefici

In Africa, il turismo sta vivendo una fase di crescita senza precedenti, con numeri che consolidano il continente tra le mete più ambite al mondo. Nel 2024, secondo l’ultimo World tourism barometer dell’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto), l’Africa ha accolto 74 milioni di visitatori internazionali, il 12% in più rispetto al 2023 e oltre i livelli pre pandemici. I ricavi hanno raggiunto 1.600 miliardi di dollari, segno che non solo gli arrivi ma anche la spesa media per turista sono aumentati.

Il World travel & tourism council (Wttc) prevede che nei prossimi dieci anni il settore creerà quasi 14 milioni di nuovi posti di lavoro in Africa, con una crescita media annua del Pil turistico del 6,8%, più del doppio rispetto all’andamento dell’economia complessiva. Già oggi il turismo contribuisce per circa il 10% al Pil mondiale e si conferma come uno dei motori dello sviluppo continentale.

Dietro questi numeri incoraggianti si nasconde però un paradosso. Una ricerca dell’Università di Manchester, pubblicata su «African studies review», mostra che i maggiori benefici del turismo di lusso – il segmento in più rapida espansione – finiscono in larga parte nelle mani di investitori stranieri. Lodge esclusivi e resort appartengono per lo più a gruppi internazionali, assumono manodopera locale solo in misura limitata e dipendono da beni importati e agenzie estere. Di conseguenza, gran parte del valore economico creato defluisce all’estero, mentre le comunità africane ricevono solo una minima parte.

Turismo di alta gamma

Il fenomeno è evidente in Paesi come Kenya, Tanzania, Sudafrica e Rwanda, dove safari personalizzati, trekking con i gorilla ed ecolodge nelle riserve protette attirano un pubblico facoltoso. Secondo Travel and tour world, il benessere e il turismo sostenibile alimentano questa crescita, ma la realtà è più complessa. Come riporta l’agenzia Reuters, i resort «all inclusive» isolano spesso i visitatori dalla vita locale, impedendo loro di spendere nei villaggi circostanti. I profitti restano concentrati nelle mani delle multinazionali o di una ristretta élite, mentre i salari della maggior parte dei lavoratori del settore rimangono bassi.

Non mancano le tensioni. In Kenya un attivista ha intentato una causa per bloccare l’apertura di un lodge del Ritz-Carlton nel Masai Mara, accusato di sottrarre terre ai pastori locali. In Tanzania, le proteste contro lo sfratto di migliaia di Masai per far posto a lodge di caccia hanno portato a scontri mortali con la polizia, secondo quanto documentato da Reuters. Episodi che rivelano come un’industria presentata come «a basso impatto e ad alto valore aggiunto» possa in realtà alimentare conflitti e disuguaglianze.

Eppure, esistono esempi di un modello diverso. Travel and tour world sottolinea che il turismo di lusso può crescere senza compromettere la sostenibilità, a patto che i governi introducano regole chiare: redistribuzione più equa dei ricavi, tutela delle comunità dall’accaparramento delle terre, investimenti in formazione. In Uganda, ad esempio, il trekking con i gorilla garantisce parte degli introiti alle popolazioni locali, mentre nelle Mauritius cresce l’offerta di ecoturismo che valorizza natura e cultura.

Dove vanno i turisti

Il 2024 ha confermato anche una geografia turistica molto diversificata. Secondo Africa Briefing, il Nord Africa guida i flussi: il Marocco ha accolto 17,4 milioni di turisti, seguito dall’Egitto con 15,7 milioni e dalla Tunisia con 10,2 milioni. Nell’Africa australe e orientale il Sudafrica ha registrato 8,9 milioni di arrivi, mentre Kenya e Tanzania restano poli cruciali per i safari. Uganda e Zimbabwe hanno visto crescere i visitatori grazie a parchi naturali e cascate, mentre le isole – Mauritius, Seychelles e Capo Verde – rafforzano la loro immagine di paradisi del lusso eco responsabile.

Per il 2025 l’Unwto stima un’ulteriore crescita tra il 3 e il 5%. Il settore turistico contribuisce ad almeno l’8,5% del prodotto interno lordo nazionale del Sudafrica. I primi dati lo confermano. Nel solo mese di luglio il Paese ha accolto 880mila visitatori, con un aumento del 26% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Secondo l’Organizzazione mondiale del turismo, tra il 2019 e il 2024 le start up sudafricane del settore hanno attirato oltre 39 milioni di dollari di investimenti in venture capital, più della metà del totale registrato in Africa. Dati positivi anche per l’Egitto. Un rapporto diffuso da Fitch solutions stima che le entrate del turismo si attesteranno a 17,5 miliardi di dollari alla fine del 2025, in aumento rispetto ai 16,2 miliardi dello scorso anno, con una crescita dell’8,1% su base annua. Le previsioni parlano poi di 18,6 miliardi nel 2026, 19,6 miliardi nel 2027, oltre 20 miliardi nel 2028 e 20,9 miliardi nel 2029.

Per trasformare il boom turistico del continente in sviluppo inclusivo, i governi africani dovranno però affrontare tre sfide decisive: dotarsi di infrastrutture moderne anche nelle aree rurali, formare personale qualificato e, soprattutto, adottare politiche che mettano al centro la sostenibilità sociale e ambientale.

Enrico Casale

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