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Nunc coepi

«Ricominciare» è la parola chiave che, all’inizio dell’Anno santo della speranza, papa Francesco ha rivolto a tutti coloro che da ogni parte del mondo si sarebbero fatti pellegrini alla ricerca di un nuovo inizio per la loro vita. Il Giubileo, infatti, è un nuovo inizio, la possibilità per tutti di ripartire da Dio. Col Giubileo si incomincia una nuova vita, una nuova tappa.

Per spiegare il significato del «ricominciare» papa Francesco ha usato l’immagine del battesimo di Giovanni Battista. Giovanni proponeva ai battezzandi di attraversare il fiume Giordano come era avvenuto con Israele seguendo Giosuè per entrare nella Terra promessa. Così noi oggi attraversiamo la Porta santa col desiderio di incontrare la terra promessa della grazia di Dio che perdona e rinnova la nostra vita.

A papa Francesco ha fatto eco papa Leone XIV che, all’inizio del suo pontificato, rivolgendosi al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha allargato il concetto alla dimensione socio politica del mondo, dicendo: «Il mio ministero inizia nel cuore di un anno giubilare, dedicato in modo particolare alla speranza. È un tempo di conversione e di rinnovamento e soprattutto l’occasione per lasciare alle spalle le contese e cominciare un cammino nuovo, animati dalla speranza di poter costruire, lavorando insieme, ciascuno secondo le proprie sensibilità e responsabilità, un mondo in cui ognuno possa realizzare la propria umanità nella verità, nella giustizia e nella pace».

«Ricominciare»: una parola, un verbo, una dinamica continuamente ribaditi da san Giuseppe Allamano attraverso il motto latino «Nunc coepi», adesso ricomincio. Con questa espressione insegnava ai suoi figli e figlie a non abbattersi, nonostante l’esperienza dei propri difetti e mancanze, ma a riprendersi sempre con speranza, perché è possibile raggiungere l’ideale della santità missionaria.

Per il fondatore questo incoraggiamento non era una semplice consolazione, ma l’invito a un serio impegno di riprendersi e migliorare senza scoraggiarsi. «Esaminiamo noi stessi se siamo sempre allo stesso modo: a fermarsi, nella via della perfezione, i buoni diventano cattivi, i fervorosi, ahi! Si discende sempre… Se non ci teniamo su, su… Esaminiamo in che classe siamo e facciamo propositi. Ego dixi: nunc coepi».

«Questo rinnovamento dovremmo farlo tutti i giorni, anzi tante volte al giorno, cioè sempre ricominciare».

Stimolati dalle parole dei papi Francesco e Leone, i Missionari della Consolata si fanno pellegrini di speranza in questo anno santo nello spirito del «Nunc coepi» di san Giuseppe Allamano.

Sergio Frassetto

Castelnuovo, padre James Lengarin porge l’omelia durante la messa in ringraziamento per la canonizzazione di san Giuseppe Allamano (AfMC).

Missionario per il mondo

Castelnuovo, il paese natale di Giuseppe Allamano, il 23 ottobre 2024, tre giorni dopo la canonizzazione del nostro fondatore, ha celebrato l’evento con una solenne messa di ringraziamento per un’affollata partecipazione di castelnovesi e pellegrini provenienti da varie parti del mondo. Riproponiamo in questa sede l’omelia pronunciata da padre James Lengarin, superiore generale dei Missionari della Consolata, che ha presieduto l’eucaristia.

Lode e ringraziamento

Siamo qui per lodare e ringraziare il Signore per averci fatto dono di san Giuseppe Allamano figlio di Castelnuovo, il nostro santo, santo per la Chiesa universale e per tutti i popoli amati da Dio.

Ringraziamo gli abitanti di questa terra speciale per averci dato il loro amato figlio come padre, fratello e intercessore presso il Padre. I castelnovesi hanno cresciuto un sacerdote esemplare che ci ha lasciato una preziosa testimonianza di fedeltà a Cristo e di amore per le anime e le persone più lontane da noi.

Chiamato alla missione

Fin dalla giovinezza Allamano visse in un clima di missionarietà, dapprima, durante gli anni del ginnasio alla scuola di don Bosco, poi nel seminario diocesano, quando, assieme ad altri compagni, aveva fatto domanda di essere accolto nel Collegio delle missioni Brignole Sale di Genova. Lo slancio apostolico del cardinale Guglielmo Massaia, anche lui originario di queste parti (nell’astigiano, ndr)
le scuole apostoliche istituite a Torino dall’intraprendente sacerdote canonico Ortalda, l’inizio delle missioni salesiane nelle Americhe meridionali, l’abbondanza del clero diocesano e soprattutto il suo zelo ardente e instancabile. Queste sono le situazioni che Allamano ha saputo interpretare per aprirsi verso l’altro, per andare oltre il suo piccolo paese, oltre Torino, oltre il Piemonte per arrivare alle persone più lontane alle periferie del mondo.

Per questo, la festa di oggi non è soltanto nostra, ma di tantissime persone del mondo che hanno conosciuto i Missionari della Consolata fondati dal santo che oggi celebriamo.

Il dono della salvezza è per tutti

Il Vangelo di Luca che abbiamo appena ascoltato ci parla della missione di Cristo: egli viene per raggiungere i poveri, liberare i prigionieri, restituire la vista ai ciechi, sollevare gli oppressi (Lc 4,18-19). Nella sinagoga di Nazaret, con le parole di Isaia, Gesù rivela il volto di un Dio che è credibile perché mostra la sua vicinanza a chi soffre, a chi è fragile e a chi è escluso ed emarginato dalla società. Mostra il volto di un Dio che vuole la libertà e il bene per tutti i suoi figli e figlie, che non annuncia un anno di comandamenti, un anno di leggi, un anno di regole, ma un anno di grazia, un anno di verità, un anno di serenità.

La sua missione è la stessa che siamo chiamati a compiere noi oggi. La grazia che Dio dona all’umanità passa attraverso la persona di Cristo ed è per tutti, indipendentemente dal paese di origine, dalle condizioni sociali e dal credo religioso. Allamano ha colto questo messaggio dal Maestro e ha dato un impulso missionario al suo tempo mostrando che la salvezza non è per alcuni, ma per tutti. Oggi le parole di Gesù sono rivolte a ciascuno di noi così come siamo, nella situazione in cui ci troviamo; l’amore di Dio, infatti, ci raggiunge anche quando ci troviamo in uno stato spirituale imperfetto e non camminiamo secondo lo spirito di Dio.

Quadro e statua di san Allamano nelal chiesa di s. Andrea a Castelnuovo (AfMC)

La sua missione era alimentata dalla preghiera

Nel firmamento della Chiesa, san Giuseppe Allamano è una stella luminosa e oggi ringraziamo Dio per la sua preziosa eredità. Egli aveva un cuore aperto alla realtà umana e sociale del suo tempo. Questa sua disposizione l’ha aiutato a dare priorità all’annuncio della salvezza ai non cristiani, a coloro che non hanno conosciuto Cristo. Egli sapeva bene che la santificazione delle anime dipende dalla grazia e che bisogna essere santi per poter diventare strumenti adatti, capaci di trasformare le persone nell’opera meravigliosa di collaborare con Dio nell’apostolato, nella missione, nella cura della gente.

Per questo, dopo le intense attività di ogni giorno, Allamano si ritirava nel «coretto» del santuario per pregare portando le persone alla Madonna, affidando a lei le gioie del presente, i progetti per il futuro e il sogno delle missioni. Era una persona che viveva qui, ma il suo spirito raggiungeva sempre coloro che erano più lontani.

La missione è farsi tutto a tutti

I missionari hanno colto questa fiamma e sono andati a chiamare tutti agli incroci e alle periferie del mondo; e, come dice san Paolo, «si sono fatti tutto a tutti» vivendo nella povertà e nell’abbondanza, nella sazietà e nella fame, facendo ogni cosa in colui che dava loro forza.

Con questa forza hanno percorso le strade del mondo, confidando in Dio che chiama e invia, al servizio della missione della Chiesa, spezzando il pane della Parola agli ultimi e ai lontani, portando a tutti il dono dell’amore inesauribile che sgorga dal cuore del salvatore e maestro Gesù Cristo.

«Coraggio e avanti»

Cari castelnovesi, quella piemontese è stata una Chiesa feconda di tanti missionari, religiosi e laici che hanno contribuito a fondare la Chiesa in tante parti del mondo. San Giuseppe Allamano ci aiuti e interceda affinché il seme da lui gettato cresca e porti frutti di uomini e donne nuovi, coraggiosi e lungimiranti, con il cuore aperto alla chiamata del Signore. L’immenso campo di apostolato si apre a tutti i discepoli di Allamano, specialmente ai giovani per testimoniare l’amore di Cristo.

«Coraggio e avanti», carissimi fratelli e sorelle, carissimi tutti.

A cura di Sergio Frassetto

Tutti i partecipanti alla festa di ringraziamento in Piazza Don Bosco a Castelnuovo (AfMC)

La santità celebrata

Riportiamo la cronaca delle celebrazioni realizzate, in azione di grazie, in vari paesi del mondo per la canonizzazione di san Giuseppe Allamano. A Bogotá, in Colombia, più di 600 amici dei missionari e delle missionarie della Consolata si sono riuniti nel Collegio Giuseppe Allamano per esprimere pubblicamente la loro gratitudine al Dio della missione, fonte di ogni consolazione, per i tanti doni ricevuti.

Il 16 novembre 2024, abbiamo ringraziato Dio, in primo luogo per il dono di suo Figlio, missionario inviato e incarnato, morto e risorto, vera consolazione da condividere con tutti i popoli della terra, specialmente quelli che camminano nelle tenebre della morte e cercano la pace.

In secondo luogo, abbiamo ringraziato per Giuseppe Allamano, per la sua vita vissuta in ordinaria semplicità, ma in modo straordinario e riconosciuta come una vita di santità proposta alla Chiesa e a tutta l’umanità come spirito, stile e metodo per diventare santi.

Abbiamo reso grazie anche per aver potuto incontrarci nuovamente nel Collegio Giuseppe Allamano, guardandoci negli occhi, abbracciandoci, ricordando i tempi passati e vivendo il momento presente come memoriale di amicizia e gratitudine.

Tutta questa gratitudine è stata celebrata alla mensa dell’eucaristia, presieduta dal nunzio apostolico in Colombia, monsignor Paolo Rudelli, dal presidente della Conferenza episcopale colombiana, monsignor Francisco Javier Múnera, dal
superiore regionale dei missionari della Consolata, padre Venanzio Mwangi Munyiri, dal vicario apostolico di Puerto Leguízamo, monsignor Joaquín Humberto Pinzón e da numerosi sacerdoti, religiosi e laici impegnati nella missione con spirito «allamaniano».

Il vescovo Francisco Múnera, Imc, ha tratteggiato la figura del Santo Fondatore con le parole di Cecilia Castro, sorella del defunto monsignor Augusto Castro, giunta per l’occasione dagli Stati Uniti.

«Carissima Famiglia missionaria della Consolata, è con grande gioia e gratitudine che invio le mie più sentite congratulazioni alla vostra grande famiglia in occasione della canonizzazione di san Giuseppe Allamano. La Chiesa, nella sua saggezza, ha riconosciuto le sue virtù esemplari e la sua immensa opera di formatore di santi missionari.

“Prima santi, poi missionari”, era solito dire. Così, ora che il Padre e Maestro dei missionari è arrivato agli altari, è bene seguire l’esempio delle sue virtù. La sua bontà, la sua dolcezza e la sua prudenza spiccano in tutto ciò che fece. Così diceva ai suoi missionari: “Desidero il meglio per tutti voi e vivo in questo mondo solo per voi”.

Per lui il primato della pedagogia missionaria era l’amore, lo spirito di universalità e la qualità del lavoro. La qualità non è la quantità. Per questo ricordava sempre che “il bene deve essere fatto bene”. Questo significa con una forte motivazione, con una mistica, con una passione evangelica, in una parola, “con spirito”. E aggiungeva: “Voglio che cresciate con spirito di lavoro. Faremo le vacanze in Paradiso”.

Il suo obiettivo era la santità, formare missionari santi: “Il missionario è chiamato a crescere globalmente fino a raggiungere la statura stessa di Cristo”. “Aumentare il numero dei missionari, sì, ma soprattutto aumentare la virtù. Solo la virtù sostiene la comunità”.

I miei più fervidi auguri per un’evangelizzazione alla maniera del nostro san Giuseppe Allamano».

Abbiamo rinnovato così la nostra alleanza con Dio e tra di noi, con l’impegno di continuare a servire la sua missione ispirati dal santo fondatore e chiedendo al Signore della messe di inviare nuovi operai per continuare a seminare il suo Regno nei sei continenti, compreso quello digitale.

padre Salvador Medina

Messa di ringraziamento al Collegio Allamano di Bogotà (Comunicazione IMC Bogotá)

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