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Federico Faggin è uno dei più influenti scienziati e imprenditori del nostro tempo, conosciuto soprattutto per aver inventato e commercializzato nel 1971 il primo microprocessore commerciale, l’Intel 4004, e per i suoi contributi nel campo dell’intelligenza artificiale.
Nato in Italia nel 1941, negli anni Sessanta si è trasferito negli Stati Uniti, dove tutt’ora risiede. Nel 2011 ha fondato la «Federico and Elvia Faggin foundation», organizzazione non profit che si occupa di comprendere la natura della coscienza umana dal punto di vista scientifico.
Come lui stesso racconta, tutto è nato quando, pur avendo raggiunto già in giovane età obiettivi come la fama, la ricchezza, una famiglia felice, «non ero contento e non sapevo perché».
Di fronte a sé, vedeva i problemi dell’esistenza che tutti sono chiamati ad affrontare.
Grazie a un’esperienza interiore molto forte, si è reso conto che quello che doveva cambiare era lo sguardo con cui indagava la realtà.
Ha dedicato gli anni successivi a connettere la sua esperienza interiore con la fisica quantistica che padroneggia profondamente.
La sua storia è stata raccontata recentemente da un documentario che può essere visto ancora su Raiplay: «Federico Faggin, l’uomo che vide il futuro».
Faggin ha pubblicato diversi libri per Mondadori. Se con «Silicio. Dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza», nel 2019 si è rivelato al grande pubblico, con «Irriducibile. La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura», del 2022, ha avvicinato molti alle sue riflessioni, presentando il volume in numerosi incontri pubblici.
Con il suo ultimo libro, «Oltre l’invisibile. Dove scienza e spiritualità si uniscono», Faggin riesce a divulgare le sue idee su coscienza, intelligenza artificiale e fisica quantistica.
Strutturato in forma di dialogo, questo libro illustra come scienza e spiritualità non siano aspetti dell’esperienza umana separati tra loro, bensì costantemente in comunicazione.
Partendo dalle basi della fisica quantistica, Faggin esplora fenomeni come l’entanglement quantistico del libero arbitrio e della coscienza, gettando su di essi uno sguardo molto originale.
Infatti, egli afferma che, secondo la fisica classica, la coscienza è prodotta dal cervello, mentre, attraverso la sua esperienza, lui la vede come il modo attraverso il quale ciò che chiamiamo Universo, o il Tutto, o l’Uno, o la Totalità di ciò che esiste, può conoscere se stesso.
Faggin definisce allora la coscienza come la capacità dell’Universo di conoscere se stesso, per cui ogni mente individuale rappresenta una manifestazione della coscienza universale. In questo senso la realtà del Tutto/Uno sembra essere organizzata in modo olografico, in quanto ogni sua minuscola parte contiene le informazioni dell’intero universo, anche se ogni unità di coscienza mantiene la sua individualità.
In «Oltre l’invisibile», Faggin racconta, dopo anni di percorsi spirituali, come l’amore sia la forza fondamentale che manifesta la realtà, suggerendo come, di conseguenza, la coscienza sia non un aspetto emergente della materia, ma una forza creativa e organizzativa.
Il suo è un libro che fa riflettere, apre spazi nuovi di significato e di consapevolezza del nostro stare al mondo.
Rita Vittori
Centro studi Sereno Regis – Torino


