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Il risultato si è palesato già nelle prime ore della notte italiana, tra il 4 e il 5 ottobre. Ed è clamoroso: contrariamente a tutti i sondaggi, Lula, presidente brasiliano uscente, è stato sconfitto da Flavio Bolsonaro, il principale sfidante della destra. Il primo ha ottenuto poco meno di 54 milioni di preferenze (il 45 per cento), il secondo poco più di 56 milioni (pari al 47 per cento) su un totale di voti validi di 125 milioni.
In rete, si può leggere tutta la delusione dei «lulisti»: «Il popolo brasiliano non merita davvero altro che la fame» (O povo brasileiro merece mesmo é a fome), «Sono ingrati e stupidi» (O povo brasileiro é ingrato e burro), «Se il popolo elegge quel farabutto di Flávio Bolsonaro, il Brasile è finito» (Se o povo eleger este bandido chamado Flávio Bolsonaro o Brasil se acaba).

Oltre al presidente e il vice presidente della Repubblica, questa tornata elettorale prevedeva l’elezione di tutti i governatori e i vice governatori dei 26 stati (più il distretto federale), un terzo degli 81 senatori e tutti i 513 deputati. Più le assemblee legislative statali in tutto il Brasile.
Anche qui la famiglia dell’ex presidente Jair Bolsonaro (escluso dalla competizione perché condannato a 27 anni e tre mesi di carcere per il suo ruolo nel tentativo di colpo di Stato dell’8 gennaio 2023) ha fatto il pieno di voti.
Alla vittoria di Flavio, la famiglia Bolsonaro può, infatti, aggiungere altri successi. Nel Parlamento brasiliano entreranno: Carlos Bolsonaro (secondogenito di Jair), Jair Renan Bolsonaro (il più giovane dei figli di Jair) e Renato Bolsonaro, fratello di Jair. E, dulcis in fundo, vi entrerà soprattutto Michelle Bolsonaro, la giovane moglie di Jair.
L’ex first lady è una figura di peso del mondo neoevangelico e pentecostale del Brasile, legata – inoltre – alla corrente del «sionismo cristiano». In alcuni video esibisce la Stella di Davide, indossa magliette e porta bandiere d’Israele.
«Michelle – ha scritto il professor Aldo Forzieri – utilizza spesso un linguaggio che suona come una minaccia per lo Stato laico; sostiene l’ingerenza della religione nella politica, definisce i suoi sostenitori “esercito di Dio” e dichiara che “il Brasile appartiene al Signore”». Da questo primo turno, le Chiese evangeliche brasiliane, da sempre a fianco dei Bolsonaro, escono ancora più rafforzate.
Al secondo turno – in calendario per il 25 di ottobre – Flavio Bolsonaro si presenterà come il grande favorito perché, con tutta probabilità, raccoglierà i voti degli altri candidati della destra (con un peso elettorale pari a circa il 10 per cento). Le probabili entrate a gamba tesa di Trump faranno il resto.
Già, perché il presidente Usa è stato l’ingombrante intruso della campagna elettorale brasiliana, iniziata oltre un anno fa, con l’imposizione al Paese di dazi altissimi e le accuse ad Alexandre de Moraes, il potente ministro del Supremo tribunale federale.
Le interferenze di Trump sul voto brasiliano sono così sfacciate che, lo scorso settembre, due gruppi di deputati e senatori democratici hanno scritto a Marco Rubio, il segretario di Stato statunitense, mettendo nero su bianco le loro preoccupazioni.
«Nel corso del secondo mandato del Presidente Trump – si legge ad esempio nella lettera del 24 settembre -, abbiamo visto funzionari statunitensi impegnarsi in Brasile in una prolungata e multiforme campagna di interferenza e destabilizzazione».
Paolo Moiola