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Mercoledì 23 settembre si sono tenute le elezioni parlamentari in Marocco, che hanno ridefinito gli equilibri tra i principali partiti del Paese in un clima di forte astensionismo. Sono le prime elezioni dopo le proteste di un anno fa, quando migliaia di giovani chiesero maggiori investimenti in sanità e istruzione per affrontare il crescente costo della vita, piuttosto che in progetti di prestigio come i mondiali maschili di calcio del 2030. Sullo sfondo, un Paese che cresce a livello economico ma dove la disoccupazione giovanile resta altissima, e una monarchia costituzionale in cui il re detiene ampi poteri in settori chiave, quali politica estera e difesa.
Verso il nuovo Governo
Secondo i risultati, il Partito dell’autenticità e della modernità (Pam) è il primo con 97 seggi, in aumento rispetto al 2021. Il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (Rni), liberale e vicino al Palazzo, che aveva guidato il governo dal 2021, è sceso da 102 a 66 seggi. Il Partito Istiqlal, la forza politica più antica del Paese, nata dal movimento per l’indipendenza, è sceso da 81 a 65 seggi, mentre il Partito islamista della giustizia e dello sviluppo (Pjd, sigla francese) ha rimontato passando da 13 a 54 seggi. I seggi rimanenti sono stati distribuiti tra diversi altri partiti. Spetterà ora a re Mohammed VI nominare il capo del Governo tra i membri del partito che ha ottenuto il maggior numero di seggi, il Pam. Per ottenere la maggioranza alla Camera, composta da 395 membri, occorrono almeno 198 seggi; per questo Pam, Rni e Istiqlal potrebbero rinnovare la loro coalizione, ottenendo la maggioranza.
Il nuovo Governo supervisionerà le ultime fasi di un piano da 20 miliardi di dollari volto a preparare il Paese ai Mondiali del 2030, che il Marocco ospiterà insieme a Portogallo e Spagna. Al tempo stesso, dovrà attuare politiche economiche volte ad affrontare il diffuso malcontento giovanile, un problema messo nuovamente in luce dall’afflusso di massa verso l’enclave spagnola di Ceuta a fine luglio.
Il Pam è un partito liberale e centrista, fondato nel 2008 da un consigliere del re. Si è posizionato come contrappeso al Pjd, sostenendo la modernizzazione sociale e posizioni di stampo laico. Nella campagna elettorale ha promesso di investire 37 miliardi di dollari per creare un milione di nuovi posti di lavoro, oltre che investire in sanità, istruzione e protezione sociale.
Ha probabilmente contribuito alla rimonta l’ingresso nel partito di Fouzi Lekjaa, presidente della federazione calcistica marocchina e ministro delegato al bilancio. Gli viene attribuito il merito sia del successo internazionale della nazionale di calcio sia della supervisione degli investimenti infrastrutturali per i Mondiali. È visto come un potenziale candidato alla carica di primo ministro, così come l’attuale leader del Pam, la sindaca di Marrakech Fatima Ezzahra El Mansouri.
L’affluenza ai minimi
Rilevante è il dato sull’astensione. In Marocco per votare è necessario iscriversi alle liste elettorali e a farlo sono stati solo 15,8 milioni di persone su circa 26 milioni degli aventi diritto. L’affluenza è stata intorno al 38%, in deciso calo rispetto al 50% del 2021, riflettendo un clima di indifferenza e disillusione. I giovani tra i 18 e i 24 anni rappresentano il 4% dei 15,8 milioni di iscritti nonostante siano l’11% della popolazione.
Da notare è anche l’alto livello di affluenza in tre regioni del sud del Paese – Laâyoune-Sakia El Hamra (77%), Dakhla-Oued Ed-Dahab (61%) e Guelmim-Oued Noun (53,48%) – le cui aree meridionali ricadono nel territorio conteso del Sahara Occidentale, amministrato dal Marocco ma rivendicato dal Fronte Polisario. I dati confermano una tendenza consolidata, infatti le tre regioni registrano tassi di affluenza sistematicamente superiori alla media nazionale. Il dato viene interpretato da Rabat come segno dell’attaccamento della popolazione al Marocco, anche per i molti investimenti statali nella regione; gli indipendentisti sahrawi lo contestano, attribuendolo alla forte presenza di sicurezza e all’esclusione dai registri elettorali della popolazione nei campi profughi in Algeria.
La Generazione Z
Le elezioni si sono svolte un anno dopo le intense proteste organizzate da giovani e studenti tra fine settembre e ottobre 2025. Le proteste, note come Gen Z 212 – dal nome della generazione che le ha guidate e dal numero che corrisponde al prefisso telefonico del Paese – erano incentrate sulla mancanza di fondi destinati alla sanità e all’istruzione. Uno degli slogan tipici era «Non vogliamo stadi ma ospedali», contro le ingenti spese programmate per i Mondiali. La richiesta si conferma ragionevole guardando i dati, che mostrano una disoccupazione del 37,2% nella fascia tra i 15 e i 24 anni, nonostante la crescita economica complessiva del Marocco.
Sono state le proteste più intense dal 2011, ai tempi delle Primavere arabe, e il Governo ha risposto arrestando arbitrariamente migliaia di persone. Alcune sono state picchiate e lasciate per ore senza cibo né acqua mentre si trovavano in stato di fermo. Tre manifestanti sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco, presumibilmente dalle forze di sicurezza, e altri 14 sono rimasti feriti, tra cui bambini di appena 12 anni. Le autorità sostengono che un gruppo di manifestanti abbia fatto irruzione in una stazione di polizia locale e che gli agenti abbiano reagito di conseguenza.
Secondo Amnesty International, più di 2.400 persone sono state perseguite in relazione alle proteste. La Moroccan association of human rights denuncia condanne detentive fino a 15 anni, spesso senza assistenza legale né presunzione di innocenza.
Eva Castelletti