Mondo. L’Onu in cerca di se stessa

Conclusa la 81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite

Si è conclusa il 28 settembre senza grandi risultati la settimana di dibattito di alto livello all’81ª sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’organo Onu con sede a New York dove sono rappresentati 193 Paesi del mondo. 
Ad avvicendarsi al podio dei relatori sono stati 194 oratori, tra cui 113 capi di Stato e di governo, un principe ereditario, 11 vicepresidenti, sette viceprimi ministri e 48 ministri. L’Italia ha mandato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Oltre che per la presenza delle più alte cariche degli Stati, la settimana del dibattito generale è sempre attesa anche perché, a margine dell’evento principale, si svolgono centinaia di incontri bilaterali che difficilmente potrebbero svolgersi altrove. 

Immagini
Dal punto di vista mediatico, le immagini per cui questa sessione si farà ricordare saranno probabilmente quelle in cui si vedono alcune delegazioni abbandonare l’aula in segno di protesta. Lo hanno fatto i rappresentanti di Cuba quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito il loro Paese uno Stato fallito durante il suo discorso, il 22 settembre, mentre il 24 a decine sono stati i delegati che hanno abbandonato l’assemblea all’arrivo sul podio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. 
Anche la frase di Trump che minaccia di annientare l’Iran è stata ripresa da molti media, così come la durissima risposta del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, che ha ritorto contro Usa e Israele le accuse di terrorismo. Ma, spiega Richard Gowan dell’International Crisis Group, un cosa è lo scontro dialettico che va in scena sul podio, con i leader impegnati in performance retoriche spesso più rivolte al proprio elettorato nazionale che all’assemblea. Altra cosa è invece il lavoro che si svolge dietro le quinte: due delegazioni di Teheran e Washington guidate rispettivamente dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dall’inviato di Trump, Steve Witkoff, ad esempio, hanno avuto il primo incontro dal violato cessate il fuoco di luglio proprio a margine dell’Assemblea generale, nello stesso giorno in cui Trump parlava di annientare l’Iran.

Incontri
Altri momenti salienti di questa sessione sono stati l’arrivo della presidente del Venezuela Delcy Rodriguez, che ha approfittato dell’evento per avere il suo primo incontro di persona con Trump, e uno spostamento di attenzione dal tema del cambiamento climatico a quello dell’intelligenza artificiale. 
A farsi notare è stata poi l’assenza del presidente cinese Xi Jinping: a rappresentare la Cina sul podio è infatti stato il vicepresidente Han Zheng. Xi non è solito partecipare alla settimana di alto livello – c’era stato di persona solo nel 2015 – ma quest’anno si trovava comunque sul suolo americano, per la visita di stato in cui ha incontrato Trump alla Casa Bianca. Per questo, osserva Gowan, la sua assenza è parsa a molti uno sgarbo. Le decisioni vere si prendono a Washington o a Pechino, sembra il messaggio implicito, non a New York.

Voce dell’Africa
L’Assemblea generale ha visto anche una (ennesima) richiesta da parte dell’Africa di avere maggior peso nel sistema Onu: il presidente keniano William Ruto ha ricordato che i 54 paesi africani rappresentano quasi un quarto dei membri delle Nazioni Unite eppure non hanno un seggio permanente al Consiglio di sicurezza, l’unico organo delle Nazioni Unite che prende decisioni giuridicamente vincolanti per gli Stati membri.
Si apre ora una fase particolarmente delicata per l’istituzione, a cominciare dall’elezione del nuovo Segretario generale che sostituirà Antonio Guterres: il quarto dei sondaggi informali, che servono al Consiglio di sicurezza per individuare il nome da sottoporre all’Assemblea generale per la nomina, vede in lieve vantaggio la ex vicepresidente della Costa Rica Rebeca Grynspan, ma la competizione è ancora aperta.
Al successore di Guterres, spetterà di ricostruire la fiducia verso un’organizzazione da anni in grande difficoltà. «La sopravvivenza da sola non può essere il nostro unico metro di misura del successo», ha detto il neoeletto presidente dell’assemblea, il diplomatico del Bangladesh Khalilur Rahman. «Fuori da quest’aula, la gente non si chiede se le Nazioni Unite esistano ancora. Si chiede se funzionino».

Chiara Giovetti

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