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Mozambico. La crisi inascoltata di Cabo Delgado

«Hanno dato alle fiamme il villaggio di Meza»

Nel pomeriggio di giovedì 30 aprile, i miliziani di Ahlu al-Sunna wa al-Jama’a – gruppo locale affiliato alla galassia del sedicente Stato islamico (Is) e attivo dal 2017 – hanno attaccato il villaggio di Meza, nella provincia di Cabo Delgado, nel Mozambico Nord orientale.

Cabo Delgado è una delle provincie più povere del Mozambico, a sua volta uno dei Paesi più poveri al mondo secondo la Banca mondiale. Nel Nord, il Paese è tuttavia ricco di miniere e riserve di gas naturale, e numerose sono le compagnie occidentali impegnate nell’estrazione di risorse del sottosuolo.

Quello del 30 aprile è stato l’ennesimo attacco contro una parrocchia. Un nuovo atto di violenza jihadista in un territorio nel quale da oltre otto anni è in corso una guerra che ha già provocato oltre 6.200 vittime e più di 1,3 milioni di sfollati. Nella sostanziale indifferenza del mondo.

«Hanno dato alle fiamme le strutture del villaggio», ha raccontato ad «Avvenire» suor Laura Malnati, superiora provinciale delle missionarie comboniane nel Paese.
I jihadisti hanno incendiato la chiesa parrocchiale di San Luigi Maria de Montfort, la segreteria e la residenza dei missionari, vandalizzato l’asilo, ridotto l’intera missione in macerie e ditrutto anche diverse abitazioni. «Per fortuna i padri sono stati avvisati per tempo, e sono riusciti ad abbandonare Meza prima che arrivassero i terroristi», ha aggiunto.

Arcivescovo Inácio Saure: «Basta seminare distruzione e morte!»

«È con profondo dolore che ho appreso la notizia dell’attacco contro la missione cattolica di San Luigi Maria de Montfort a Minyeweni (Meza), nella diocesi di Pemba, fondata nel 1946 dai missionari Montfortiani olandesi, autentica eredità dei primi anni di evangelizzazione a Cabo Delgado», ha dichiarato in una nota monsignor Inácio Saure, Missionario della Consolata mozambicano, arcivescovo di Nampula e Presidente della Conferenza episcopale del Mozambico (CeM).

«Come se questa barbara distruzione di infrastrutture al servizio delle esigenze religiose e sociali della comunità non fosse sufficiente, gli attentatori hanno nuovamente diffuso messaggi chiari e forti di odio contro i cristiani», ha aggiunto l’arcivescovo.

«Questo contraddice completamente la cultura locale di pacifica convivenza tra persone di diverse fedi religiose, il nostro modo di essere, il nostro modo di agire e il nostro modo di vivere in pace», ha dichiarato monsignor Saure, prendendo posizione contro «quest’ultimo deprecabile evento in qualità di mozambicano, cristiano e presidente della CeM».

Ascolta l’audio di mons. Inácio Saure (in portoghese)

Nella sua dichiarazione, l’arcivescovo Inácio Saure ha affermato ancora: «Desidero esprimere la mia più ferma condanna della violenza contro i cristiani e il mio più vigoroso appello al rispetto e all’amore reciproco tra coloro che si professano figli di Dio e, nel nostro caso specifico, tra i credenti delle religioni abramitiche come il cristianesimo e l’islam, perché il Dio di Abramo, il Dio di Maometto e il Dio di Gesù Cristo non è un Dio di odio e di crimine, ma un Dio d’amore».

Monsignor Saure ha poi infine un appello: «Smettete di seminare distruzione e morte! Smettete di incitare alla cristianofobia, e che l’islamofobia non si manifesti mai, perché i musulmani non sono nostri nemici, sono i nostri amati fratelli! E, ancor più, confesso che il mio più grande peccato è credere fermamente che tutti gli uomini, credenti o meno, non solo possano, ma debbano vivere insieme in armonia e pace», ha concluso, citando il versetto biblico «Chi ha orecchi per intendere, intenda» (Mt 13,9).

Il vescovo di Pemba: la comunità è sotto choc

In un messaggio ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor António Juliasse Ferreira Sandramo, vescovo di Pemba, capoluogo di Cabo Delgado, ha spiegato che i miliziani sono arrivati intorno alle 16 e sono entrati nella chiesa, di fatto radendola al suolo e dandola alle fiamme. «Una scena di autentico terrore. Tutto è stato ridotto in macerie. Durante l’attacco i civili sono stati catturati e fatti oggetto di messaggi d’odio. I missionari sono al sicuro, ma la comunità è sotto choc». Anche se, ha poi affermato, «la fede di questo popolo non sarà mai distrutta».

Il vescovo ha quindi lanciato un appello per le vittime della violenza jihadista nella regione: «Da quasi nove anni cappelle e chiese vengono attaccate, distrutte, date alle fiamme nella diocesi. Chiediamo alla comunità internazionale attenzione e solidarietà».

Jaime Carlos Patias

Il comunicato di solidarietà della Comunità islamica del Mozambico (Cimo)

Mentre pubblichiamo questo articolo, è comparso sulla pagina Facebook della diocesi di Pemba un nuovo messaggio del vescovo a commento del comunicato di solidarietà della Comunità islamica del Mozambico (Cimo) che ripotiamo sotto.

Abbiamo ricevuto oggi – scrive monsignor António Juliasse Ferreira Sandramo – il comunicato della Comunità Iilamica del Mozambico (Cimo). È giunto al momento giusto, come segno di speranza e come simbolo della fratellanza umana che Papa Francesco ci ha insegnato – in particolare durante la sua visita, nel febbraio 2019, al Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, nella Grande Moschea dello Sceicco Zayed, dove hanno firmato il “Documento sulla Fraternità Umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.

Anche Papa Leone XIV, all’inizio del suo primo viaggio apostolico in Africa, visitò la Grande Moschea di Algeri, in Algeria, il 13 aprile 2026, dove fu accolto dal suo rettore Mohamed Mamon Alkazimi. Questo fu un segno vivo del dialogo interreligioso che rafforza la fratellanza umana. La Sacra Scrittura ci insegna che Dio è amore; dobbiamo quindi amare Dio che ci ha creati e amare i nostri fratelli, senza alcuna distinzione.

Grazie mille, fratelli della Cimo, per il vostro messaggio. Essa ci aiuta a distinguere, nella pratica, la religione islamica da coloro che sottilmente vogliono servirsi di essa, radicalizzandola e diffondendo messaggi di odio, morte e distruzione.

Quando ho studiato la religione islamica da seminarista, ho imparato esattamente ciò che avete scritto nel vostro comunicato: i principi dell’Islam “promuovono la pace, la giustizia e la salvaguardia della vita umana”. Questi principi sono gli stessi in cui crediamo e che insegniamo come cristiani cattolici.

Denunciamo insieme questo tentativo di strumentalizzare la sacra religione islamica “a fini di violenza e terrore”.

Grazie mille per il vostro comunicato. Che la pace di Dio sia con voi.

Mons. Juliasse
Vescovo di Pemba

Il testo del comunicato della Comunità islamica del Mozambico dice:

La Comunità islamica del Mozambico (Cimo) manifesta la sua profonda preoccupazione di fronte ai recenti attacchi avvenuti nella provincia di Cabo Delgado, in particolare per la distruzione di infrastrutture comunitarie e luoghi di culto nella località di Meza, distretto di Ancuabe.

La Cimo condanna fermamente e inequivocabilmente tutti gli atti di violenza perpetrati contro le popolazioni civili, così come la distruzione di spazi religiosi, indipendentemente dalla sua affiliazione confessionale.

Esprimiamo, in questo momento, la nostra solidarietà alla comunità cattolica e a tutte le famiglie colpite da questi eventi, ribadendo che nessuna fede deve essere utilizzata come giustificazione per la violenza, il male o la divisione tra i mozambicani.

Fedeli ai principi dell’Islam, che promuovono la pace, la giustizia e la preservazione della vita umana, respingiamo qualsiasi tentativo di strumentalizzare la religione per fini di violenza o terrore.

In quanto comunità di fede, riaffermiamo il nostro impegno per la convivenza armoniosa tra le religioni, il rispetto per la dignità umana e la costruzione di una società di pace e reciproca comprensione.

La Cimo auspica l’unità di tutti i mozambicani, leader religiosi e istituzioni, al fine di rafforzare i messaggi di tolleranza, coscienza sociale e responsabilità collettiva.

Nel momento in cui la paura cerca di dividere, è importante riaffermare che la fede, in qualunque sua espressione, deve essere sempre un punto di incontro e mai di distruzione.

Beira, 2 maggio 2026.

Redazione MC

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