Iscriviti alla newsletter
Inserisci la tua email e iscriviti alla nostra newsletter
Inserisci la tua email e iscriviti alla nostra newsletter

Pur avendo un saldo migratorio negativo, negli ultimi anni il Brasile ha sperimentato un flusso crescente di migranti, specialmente da altri Paesi latinoamericani. In testa, ci sono gli arrivi dal Venezuela, seguito da Haiti, Bolivia e Colombia. Una gran parte di questi migranti sono entrati attraverso canali illegali.
Per indagare il fenomeno hanno unito le loro forze l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), organismo delle Nazioni Unite, e l’Agência brasileira de inteligência (Abin), i servizi d’intelligence del Brasile. L’indagine congiunta ha prodotto un documento titolato «Contrabando de Migrantes: uma análise de Inteligência» e reso pubblico a fine aprile.
Nella prefazione del report, il responsabile della Oim in Brasile dà una definizione completa e condivisibile del fenomeno migratorio: «La migrazione – si legge – è una parte costitutiva della storia umana e deve essere governata in modo responsabile, cooperativo e sulla base della dignità della persona. In un mondo segnato da disuguaglianze persistenti, crisi umanitarie, conflitti, cambiamenti climatici e profonde trasformazioni economiche, lo sfollamento umano sta diventando sempre più complesso, imponendo agli Stati e alla comunità internazionale la sfida di costruire risposte capaci di conciliare sovranità, sicurezza e diritti umani».
Spetta invece ai servizi d’intelligence brasiliani definire il reato: «Il traffico di migranti consiste nel facilitare l’ingresso irregolare di individui in un Paese al fine di ottenere benefici finanziari o materiali. Rappresenta quindi un crimine contro lo Stato e una minaccia ai diritti dei migranti».
In altri termini, si tratta di un’attività tramite la quale gruppi criminali sfruttano le vulnerabilità di persone che cercano migliori condizioni di vita in altri Paesi. Allo stesso tempo, tali gruppi «mettono in discussione la sovranità degli Stati promuovendo movimenti transfrontalieri irregolari».
Nelle conclusioni, si dice che comprendere il traffico di migranti è fondamentale per attuare azioni di contrasto alle reti criminali. Tuttavia, viene sottolineato anche un altro aspetto, non meno importante.La necessità cioè di evitare ai migranti irregolari il fenomeno della cosiddetta «rivittimizzazione»: già vittime dei trafficanti, i migranti rischiano altre sofferenze da parte delle istituzioni (forze dell’ordine, tribunali) o della società dei Paesi da essi raggiunti.
Il rapporto brasiliano è relativo alla situazione migratoria nel Paese, ma riflette situazioni riscontrabili in varie zone del pianeta, in particolare sui confini del Nord America e dell’Europa.

A livello mondiale, le Nazioni Unite stimano in circa 300 milioni i migranti, pari al 3,6 per cento della popolazione mondiale. Il fenomeno migratorio – pertanto – è una delle questioni globali del nostro tempo e una tra le più complesse da affrontare. Se da una parte i Paesi fanno di tutto per respingere i migranti e crescono movimenti estremisti (anche in Italia) che chiedono la «remigrazione» (ovvero il ritorno forzato dei migranti nei Paesi nativi), dall’altra diseguaglianze, repressione, guerre continue e mancata lotta ai cambiamenti climatici spingono sempre più persone a migrare nella speranza di trovare all’estero un’esistenza migliore. A dispetto di barriere – fisiche e normative – sempre più alte.
Paolo Moiola