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Hannah Arendt ci ricorda, nel suo testo degli anni Cinquanta, La crisi dell’istruzione, che, di fronte a un’emergenza, è necessario «tornare alle domande». Queste esigono da noi risposte «scaturite da un esame diretto». Inoltre, l’emergenza «si trasforma in catastrofe solo quando noi cerchiamo di farvi fronte con […] pregiudizi […] rinunciando […] a utilizzare quell’occasione per riflettere».
È in questa prospettiva che, nel volume Apprendere attraverso la nonviolenza, Pio Castagna e Alfredo Panerai affrontano come un’opportunità la «crisi» della violenza che oggi permea la vita sociale, dal livello intrapersonale a quello sovranazionale.
I due autori riflettono sull’educazione nella società contemporanea, rivolgendosi a educatori, insegnanti e a chi è interessato a comprendere come trasformare le relazioni, il conflitto e la comunicazione in occasioni di apprendimento e crescita tramite la nonviolenza, proposta come pratica concreta e quotidiana.

Una prima parte del volume richiama i fondamenti del metodo nonviolento. Segue una sezione nella quale vengono descritti tre modi di fare educazione nonviolenta, messi in dialogo con approcci formativi come la comunicazione ecologica o il teatro dell’oppresso, e con diversi contesti di applicazione. Infine, gli autori propongono una guida operativa composta da esercizi, giochi e strumenti pratici, pensati per essere sperimentati in percorsi formativi sulla nonviolenza, ma anche in contesti di lavoro educativo, attivismo e riflessione collettiva.
Fin dalle prime pagine, Castagna e Panerai chiariscono che la nonviolenza non va intesa come semplice assenza di violenza o rinuncia al conflitto, ma come una scelta attiva e responsabile, che richiede consapevolezza, impegno e capacità di mettersi in relazione con l’altro.
In questa prospettiva, il testo si colloca nel solco del pensiero di Gandhi, per il quale la nonviolenza era una forza trasformativa, capace di incidere sulla politica, e sulla vita quotidiana.

Uno dei nuclei centrali del volume è la riflessione sul conflitto. Castagna e Panerai invitano il lettore a rivedere l’idea che il conflitto sia esclusivamente qualcosa di negativo.
Esso viene, invece, riconosciuto come una componente inevitabile della convivenza umana e, se affrontato in modo consapevole, un’occasione di apprendimento.
In questa direzione, gli autori mostrano come l’educazione possa fornire strumenti per leggere il conflitto, comprenderne le cause e trasformarlo in crescita individuale e collettiva.
Un’impostazione che trova riscontro, ad esempio, nelle riflessioni di Johan Galtung, che distingue tre forme di violenza: diretta, strutturale e culturale, evidenziando come molte sue espressioni siano radicate in modelli sociali e culturali condivisi.

L’educazione, in questa prospettiva, assume un ruolo fondamentale nel promuovere una cultura della pace fondata su rispetto, giustizia e responsabilità.
Ampio spazio è, inoltre, dedicato al tema della comunicazione. Gli autori sottolineano che l’apprendimento non può prescindere dall’ascolto reciproco. Educare attraverso la nonviolenza significa creare spazi di parola e di ascolto nei quali ciascuno possa esprimere il proprio punto di vista e sentirsi riconosciuto. Tale visione richiama il pensiero di Paulo Freire, per il quale il dialogo è il fondamento di ogni processo educativo orientato alla libertà e alla responsabilità.
Nel testo emergono, inoltre, evidenti affinità con la riflessione di Maria Montessori, che attribuiva all’educazione un ruolo centrale nella costruzione della pace.
Per lei, educare significava accompagnare la crescita della persona nella sua interezza, promuovendo autonomia, rispetto e senso di responsabilità verso gli altri e il mondo.

Un altro aspetto rilevante del volume riguarda il ruolo dell’adulto. Che si tratti di un educatore, un insegnante o un genitore, l’adulto è chiamato a essere non solo guida, ma anche modello. La nonviolenza non può essere insegnata solo attraverso regole o prescrizioni, ma deve essere incarnata nei comportamenti quotidiani.
In questa prospettiva, il testo dialoga con i principi della comunicazione nonviolenta elaborati da Marshall B. Rosenberg, che pongono al centro delle relazioni l’empatia, l’ascolto dei bisogni e l’espressione chiara e responsabile delle emozioni.
A questo proposito, grande spazio è dedicato anche al tema della corporeità: l’adulto deve essere presente a se stesso e avere coscienza di sé. È fondamentale, inoltre, che sia «persuaso» dei metodi nonviolenti.
L’educazione non è un processo neutro. È una pratica che implica scelte di valore. Ed educare attraverso la nonviolenza significa assumersi la responsabilità di costruire relazioni fondate su rispetto, cooperazione e cura.
Il lettore è interpellato sul suo modo di educare, ma anche di stare in relazione con il mondo.

Un ulteriore punto di forza del libro risiede nella capacità di coniugare riflessione teorica e dimensione pratica.
Pur affrontando temi complessi, gli autori adottano uno stile chiaro e lineare, evitando un linguaggio tecnico. Gli esempi richiamati aiutano il lettore a collegare il testo alla propria esperienza quotidiana, rendendo la lettura accessibile anche a chi non possiede una formazione specifica in ambito educativo. Inoltre, la terza parte del volume offre una «cassetta degli attrezzi» ricca e pronta all’uso.
In conclusione, Apprendere attraverso la nonviolenza si presenta come un’opera capace di parlare a un pubblico ampio, offrendo strumenti teorici e pratici utili per affrontare le dinamiche relazionali della vita quotidiana. Propone una visione dell’educazione come strumento di trasformazione personale, sociale e politica, suggerendo che la nonviolenza è una competenza che può essere appresa.
Riprendendo le parole di Danilo Dolci, la nonviolenza aiuta a ridurre il divario tra «la realtà così com’è e la realtà come potrebbe essere», poiché «se è vero che dipendiamo dalle strutture, è altrettanto vero che le strutture dipendono da noi».
Elisa Crescitelli
Centro studi Sereno Regis