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Italia. Dire e fare la cosa giusta

Reportage dalla fiera del cambiamento «Fa' la cosa giusta»

Anche quest’anno sono tornato a visitare la fiera «Fa’ la cosa giusta!», che nel fine settimana lungo (da venerdì 13 marzo a domenica 15) ha riempito due padiglioni della fiera di Milano Rho.

Si tratta di una delle tante «fiere del cambiamento» in italia, la più grande a livello nazionale, dedicata al consumo critico, agli stili di vita sostenibili e all’economia solidale.

Fiera «Fa’ la cosa giusta». Foto ©Alessia Gatta.

L’organizzatore della fiera, Terre di Mezzo, è un editore che privilegia un punto di vista attento alle storie, ai significati e a come le nostre azioni possono rinforzare i legami con gli altri e con il mondo, senza nascondere le difficoltà né la drammaticità del periodo che stiamo vivendo.

E così in fiera, oltre ai prodotti sostenibili e solidali e alle tante attività specifiche per le scuole, trovi moltissime idee e pratiche tra gli espositori, i laboratori e gli incontri: lanciare trottole appena costruite, realizzare costruzioni con canne di bambù legate tramite camere d’aria di bicicletta, arrampicare, riutilizzare, ascoltare come, insieme al clima, sta cambiando la neve in montagna, l’impatto della moda e il ruolo della finanza, giusto per fare qualche esempio.

Si trovano ovviamente, anche i banchetti di produttori, associazioni e organizzazioni varie, distribuiti nelle aree dedicate ai diversi temi della fiera: abitare sostenibile, famiglie e bambini, cibo e alimentazione, scuola, cosmesi (vedi MC ottobre 2025), moda, orti e giardini, pace, cultura e partecipazione.

Per chi partecipa ad un Gas (gruppo di acquisto solidale), la fiera «Fa’ la cosa giusta» è un’occasione per incontrare i propri produttori e conoscerne di nuovi. Tra questi, anche le organizzazioni di economia carceraria in cui lavorano detenuti che producono dolci, magliette e detergenti.

Un’ampia sezione è dedicata ai cammini ed al turismo responsabile, con la possibilità di conoscere diversi percorsi per viaggi a piedi o in bicicletta.

Oltre a nutrire il corpo con lo street food, in fiera anche la mente può essere alimentata, grazie ai banchetti di chi si occupa di informazione, oppure attraverso il denso programma culturale con 350 incontri.

Fiera «Fa’ la cosa giusta» 2026. Foto ©Claudia Mazza

I problemi del mondo attuale vengono affrontati per capirli meglio, ma anche per chiederci cosa possiamo fare noi a partire dalle nostre azioni quotidiane. Ricordo tra gli altri l’incontro «Restiamo umani» dedicato alla memoria di Vittorio «Vik» Arrigoni, a 15 anni dalla morte, con le testimonianze della madre Egidia Beretta e del professore di psicologia Guido Veronese, da poco rientrato da Gaza.

Tra gli incontri e i banchetti, trovo questa combinazione generativa tra il dire e il fare.
Come spiega Miriam Giovanzana, direttrice editoriale di «Fa’ la cosa giusta!»: «Raccontiamo come le scelte di ognuno, messe in relazione tra loro, acquistano un valore nuovo e trasformativo». È un modo per capire come collegare le nostre azioni ad una trasformazione complessiva in cui ognuno di noi ha un ruolo da giocare.

I numeri mostrano quanto questo modo di affrontare la vita sia popolare: le persone che hanno visitato la fiera sono state 65mila, tra cui 6mila studenti e 170 volontari, moltissimi bambini, ragazzi e giovani, 500 le realtà espositive.

Fiera «Fa’ la cosa giusta» 2026. Foto ©Alessia Gatta.

Alla domanda che ha dato il titolo a questa edizione «Di quante persone abbiamo bisogno per cambiare il mondo?», Giovanzana risponde così: «È davanti ai nostri occhi: di tutti noi c’è bisogno. La parte espositiva e i tanti incontri rendono evidente proprio questo: siamo parte di un’unica realtà di cui tutti siamo protagonisti».

Mi fa bene venire qui ogni anno, in questo enorme laboratorio di panificazione collettiva che sforna pagnotte calde per tutti, per il corpo e per la mente.

Andrea Saroldi

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