Cibo nativo sulle Ande

Sostenibilità alimentare e Nuovi disegni ecosociali

Anche tra le comunità andine è forte l’impatto del mercato globale delle sementi e dei diserbanti. Il rischio di perdita della biodiversità comporta degrado ambientale e culturale. Un progetto Caritas vuole rivitalizzare le colture e le pratiche native.

Non si parla spesso di Ecuador. E nei rari casi in cui il Paese latino-americano balza agli onori della cronaca è per l’esplosione di conflitti tra bande e tra cartelli della droga internazionali e locali. In competizione tra loro, questi si fanno la guerra per il controllo delle rotte di fornitura della cocaina verso gli Stati Uniti e l’Europa.

I giovani ecuadoriani si rivolgono alle bande per sfuggire alla mancanza di opportunità e alla miseria. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica e censimento (Inec) dell’Ecuador, infatti, nel giugno 2023 il 27% del Paese viveva in povertà, con un reddito inferiore a 89,29 dollari pro capite al mese. Il 10,8% viveva in estrema povertà, con un reddito inferiore a 50,32 dollari pro capite al mese.

I fenomeni della violenza tra bande e del narcotraffico che occupano spazio nei media nazionali e internazionali si sviluppano soprattutto nelle città.

Non va dimenticata, tuttavia, la situazione delle aree rurali e di montagna abitate in gran parte da persone di etnia indigena. In esse, l’incidenza della povertà e dell’esclusione sociale è alta.

Fame nelle campagne

In Ecuador, le aree rurali, nonostante la modernizzazione agricola avvenuta nel corso degli anni Ottanta, continuano a registrare i livelli di povertà più elevati (46%) e rappresentano le principali zone del Paese da cui le persone emigrano.

Le distorsioni del mercato globalizzato penalizzano i contadini locali (che spesso non riescono a coprire i costi di produzione) e portano insicurezza alimentare.

La malnutrizione, soprattutto tra i bambini, è un grave problema, e l’Ecuador rappresenta il secondo Paese nella regione per tasso di denutrizione cronica.

Le politiche economiche ecuadoriane non riescono a integrare e valorizzare l’enorme biodiversità locale e si concentrano ancora su modelli insostenibili. Questi causano deforestazione (2% annuo), riduzione e omologazione degli ecosistemi, inquinamento delle acque, erosione e desertificazione del suolo, aggravati dal cambiamento climatico.

Tali fragilità legano la dimensione ambientale con quella socioeconomica. Per questo è partito a settembre 2025 «Sustain Ande. Sostenibilità alimentare e nuovi disegni ecosociali per le Ande dell’Ecuador», un progetto triennale di Caritas italiana finanziato dall’Agenzia della cooperazione italiana (Aics) e realizzato in partnership con altre realtà impegnate del territorio (Cospe, Caritas Ecuador, Sedal).

Il progetto, dotato di un budget di oltre 2 milioni di euro, intende favorire una produzione alimentare sostenibile in ecosistemi fragili e strategici per il Paese tramite la promozione di pratiche agroecologiche.

Queste permettono di tutelare e valorizzare le risorse naturali, di offrire alimenti di qualità in zone con alti indici di denutrizione e, allo stesso tempo, di migliorare i guadagni di piccoli produttori agricoli collegandoli a filiere di commercializzazione locali.

Sustain Ande ha l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita di 250 unità produttive familiari, coinvolgendo circa 800 persone.

Le cinque province interessate sono quelle di Carchi, Imbabura, Pichincha, Chimborazo e Bolívar.

Carchi è la provincia più settentrionale, situata al confine con la Colombia. Imbabura è conosciuta per l’ampia presenza di comunità indigene. Pichincha è la provincia centrale che ospita la capitale Quito. Chimborazo, nell’area centro andina è caratterizzata dalle altitudini più elevate e da forti tassi di vulnerabilità socioeconomica. Bolívar è la provincia della Sierra centrale, geograficamente isolata e con tassi critici di denutrizione infantile.

Vista del vulcano Chimborazo nei pressi di Riobamba all’alba. 21 gennaio 2026. Foto in CC via Unicef Ecuador_flickr/ Santiago Arcos

Biodiversità in pericolo

Durante la fase di preparazione del progetto, abbiamo visitato le zone allo scopo di condurre un’approfondita valutazione dei bisogni nelle diciassette comunità andine coinvolte. Da questa è emerso un quadro complesso di sfide che minacciano la sostenibilità agricola e la sicurezza alimentare. Uno dei maggiori problemi è quello del degrado del suolo, causato da pratiche agricole non sostenibili, e una significativa perdita di fertilità del terreno. Questo fenomeno ha ridotto la produttività agricola e la qualità del cibo, accentuando l’insicurezza alimentare nella regione. La perdita di biodiversità può compromettere la resilienza degli ecosistemi agricoli e la capacità di adattamento delle popolazioni ai cambiamenti climatici.

Su questo aspetto emergono dati contrastanti: in primo luogo vi sono ben 64 specie di piante native che oggi non sono coltivate dagli agricoltori (cereali, ortaggi, piante medicinali e frutti protetti in bancos vivos, cioè banche di sementi e di parti della pianta in grado di trasmettere i caratteri ereditari, come tessuti in vitro, polline, talee, bulbi o porzioni di Dna). In secondo luogo, si registra un uso consistente di fertilizzanti chimici (tra i 281 e i 692 kg per ettaro, a seconda delle coltivazioni) e la diffusione di metodi di lavorazione invasivi come l’aratura in profondità.

Sovranità alimentare

Altri ambiti critici riguardano la dimensione della sovranità alimentare. Gli agricoltori, sempre più vulnerabili ai mercati globali e alle multinazionali dei semi, non hanno più il controllo delle loro risorse e perdono la conoscenza tradizionale e ancestrale delle pratiche agricole e alimentari. Questo, a lungo andare, compromette il patrimonio culturale delle comunità e influenza negativamente la salute umana e l’ambiente.

L’insicurezza alimentare nelle comunità toccate dal progetto è aumentata del 77% nel periodo 2015-2020. Un problema aggravato dalla mancanza di accesso a cibi nutrienti e da pratiche alimentari poco salutari.

Le cifre provenienti dall’Indagine nazionale sulla malnutrizione infantile realizzata dall’Inec, con dati aggiornati all’anno 2023, mostrano una particolare incidenza della denutrizione tra i bambini con età inferiore ai 5 anni, soprattutto in alcune aree delle province di Bolívar, Carchi, Chimborazo e Pichincha.

Le disuguaglianze nell’accesso alle risorse e nella partecipazione ai processi decisionali rappresentano un’altra sfida rilevante. Solo il 51% dei produttori riesce a vendere i propri prodotti con conseguente impatto sul reddito. Sono soprattutto le donne che, in particolare, affrontano i maggiori ostacoli nell’ottenere accesso a risorse fondamentali come la terra e il credito.

una sessione di formazione tenuta dall’autore di questo articolo presso l’Osservatorio Povertà di Caritas a Riobamba.

Azioni per il cambiamento

Di fronte a una situazione così complessa, il progetto Sustain Ande mira a intervenire a livello politico, culturale e tecnico operativo per promuovere la trasformazione agroecologica dei sistemi produttivi e delle comunità. Questo tramite il supporto alle politiche dei governi locali, sensibili alla biodiversità e alle pratiche di resilienza di fronte al cambiamento climatico.

Il progetto intende far convergere i processi di sviluppo e di formazione che Cospe e Sedal stanno già realizzando nei territori.

In primo luogo, si intende promuovere una produzione e uno sviluppo rurale inclusivo e accessibile, basato sui principi dell’agroecologia e sugli interscambi di saperi e pratiche locali.

Tra le azioni previste vi sono attività di formazione ed educazione degli agricoltori, con una particolare attenzione alla valorizzazione del ruolo delle donne, che prevedono la creazione di Scuole di campo di orientamento agroecologico. Le formazioni riguarderanno le tecniche di riproduzione e conservazione dei semi locali, prevederanno la diffusione di materiali educativi e guide pratiche su come coltivare e riprodurre le piante native e sulla nutrizione.

Si creeranno anche reti di scambio di semi e di sostegno alla loro conservazione comunitaria.

Si svilupperanno poi casse comunitarie di risparmio e credito per sostenere finanziariamente gli agricoltori nella conservazione delle specie native.

In secondo luogo, il progetto prevede azioni di advocacy, cioè iniziative volte a promuovere, difendere o cambiare le politiche pubbliche, le leggi o l’opinione pubblica a supporto della sostenibilità alimentare delle comunità andine. E azioni di capacity building, mirate a sviluppare e consolidare le competenze, le abilità e le risorse delle comunità andine con l’obiettivo di rendere queste ultime autonome, in grado di raggiungere i propri scopi e affrontare le sfide future.

Le fasce di popolazione in condizione di maggiore vulnerabilità (ragazze, donne, giovani, disabili, migranti) rappresentano i primi destinatari del progetto. L’empowerment femminile (il rafforzamento del potere di scelta, dell’autostima e dell’autoefficacia) sarà un aspetto centrale per la promozione di sistemi alimentari sostenibili, data l’alta importanza delle donne nelle decisioni familiari in merito a produzione alimentare e consumo.

In terzo luogo, Sustain Ande vuole rafforzare le relazioni commerciali di prossimità tra produttori, attori pubblici, commercianti e consumatori locali. Questo avverrà aumentando collaborazioni basate sulla fiducia, le reti sociali e lo scambio di conoscenze, promuovendo filiere corte, mercati contadini e relazioni più dirette tra produttori e consumatori, al fine di garantire prezzi più equi e maggiore stabilità del reddito per le famiglie rurali.

In parallelo, il progetto lavorerà in dialogo con le istituzioni locali e le autorità competenti per favorire l’integrazione delle pratiche agroecologiche e degli obiettivi di sicurezza alimentare nelle politiche pubbliche territoriali, contribuendo a consolidare un quadro normativo e programmatico favorevole allo sviluppo sostenibile.

Lo stato della situazione

A partire dal mese di febbraio 2026 sono iniziate le prime scuole di campo con un approccio multidimensionale che integra pratiche agroecologiche, programmi educativi sulla nutrizione e azioni di empowerment rivolte a donne e comunità rurali.

Sono state avviate le iniziative di valorizzazione e scambio delle sementi native, quelle di promozione di sistemi di garanzia partecipativa, e il rafforzamento delle organizzazioni locali.

Accanto a queste azioni, saranno sostenute esperienze di risparmio e credito comunitario, come strumenti di supporto all’economia familiare e alla gestione di piccoli investimenti produttivi, contribuendo a rafforzare la resilienza economica delle famiglie coinvolte.

L’osservazione delle povertà

Nel percorso di implementazione del progetto è coinvolto anche l’Osservatorio sulle povertà di Caritas italiana, che aiuterà nel monitoraggio dei dati relativi alla nutrizione e all’impatto sociale del progetto, offrendo strumenti di analisi utili a orientare le politiche locali e a rafforzare il dialogo istituzionale su giustizia alimentare, inclusione e sostenibilità ambientale.

A questo scopo è stato tradotto in spagnolo e adattato al contesto ecuadoriano il software Ospoweb, utilizzato in Italia presso oltre 2.600 centri di ascolto Caritas.

L’utilizzo del programma statistico di Caritas italiana consentirà di registrare le principali informazioni sociali e anagrafiche delle famiglie coinvolte, in modo da poter rilevare le variazioni nelle condizioni sociali e personali, con particolare riguardo alla situazione delle donne.

Il programma Ospoweb si affianca a un altro programma statistico elaborato dall’Università di Quito, che ha invece lo scopo di rilevare una serie di parametri ambientali ed economici, del territorio e degli insediamenti agricoli coinvolti nel progetto.

Con queste azioni, Caritas italiana e i suoi partner intendono accompagnare le comunità andine verso un modello di sviluppo più equo e sostenibile, capace di coniugare la cura della terra con la dignità delle persone e di costruire, passo dopo passo, una nuova alleanza tra ambiente, sicurezza alimentare e giustizia sociale.

Walter Nanni

scuola di formazione agroecologica. Chimborazo.
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