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Sono 368.367 le istituzioni non profit (Inp) attive in Italia e quasi un milione i lavoratori impiegati nel settore. Un comparto in continua espansione, costituito da Associazioni, Cooperative sociali, Fondazioni e altre forme giuridiche fotografato dall’Istat nel suo terzo censimento permanente delle Inp presentato il 4 giugno scorso.
Un mondo sempre più orientato alla coesione sociale, alla tutela dei diritti e al sostegno delle persone più fragili.
Secondo gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2023, le organizzazioni non profit impiegano 949.200 dipendenti. Rispetto al 2016, il numero degli enti è cresciuto del 7,3%, mentre l’occupazione è aumentata del 16,8%, confermando la capacità del Terzo settore di consolidarsi anche sotto il profilo economico e occupazionale.
Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda la crescita della componente solidaristica del settore.
Le Inp mutualistiche, orientate prevalentemente agli interessi degli aderenti e al soddisfacimento dei bisogni di relazionalità, espressione e socializzazione, sono il 33,4 per cento: circa 123mila.
Quelle solidaristiche, che orientano le proprie attività alla collettività in generale, e non solo ai propri soci, sono il restante 66,6%, ossia più di 245mila, il 2,2% in più rispetto a due anni prima.
I settori nei quali lavorano le Inp sono molteplici: dalla sanità alla cooperazione e solidarietà internazionale, dall’ambito religioso allo sviluppo economico e alla coesione sociale, dall’istruzione e ricerca all’ambiente alla cultura e arte, dalla tutela dei diritti e attività politiche al sindacalismo allo sport.
L’analisi dell’Istat mette in evidenza come il non profit italiano stia rafforzando la propria funzione di generatore di «capitale sociale». Le organizzazioni non si limitano a erogare servizi, ma contribuiscono a costruire relazioni, partecipazione civica e inclusione.
Un ruolo che emerge con chiarezza anche dalle finalità dichiarate: il 43,3% degli enti indica tra i propri obiettivi la promozione e la tutela dei diritti, il 43,1% la cura e lo sviluppo dei beni comuni e il 34,4% il sostegno a soggetti deboli o in difficoltà.
Il censimento conferma, inoltre, il forte impegno del settore nei confronti delle vulnerabilità sociali. Se il 55,6% delle Inp sono orientate al disagio (circa 205mila), quasi 49mila orientano le proprie attività in modo esclusivo verso categorie con specifici disagi, il 13,3%.
Tra queste realtà, oltre una su due si occupa di persone con disabilità fisica, psichica, sensoriale o relazionale. Seguono le organizzazioni che intervengono a favore di persone in difficoltà economica e lavorativa (30,7%), dei minori in condizioni di fragilità (28,3%), delle persone con disagio psicosociale (25,3%) e di coloro che vivono situazioni di solitudine e isolamento (23,2%).
Significativa anche la presenza di enti impegnati a sostegno dei familiari di persone con disagio, delle persone affette da patologie psichiatriche e delle comunità migranti.
L’attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione si riflette anche nei destinatari delle attività. Le organizzazioni orientate al disagio si rivolgono in misura maggiore ai minori e agli anziani, confermando la loro funzione di presidio sociale nei confronti delle categorie più esposte ai rischi di esclusione.
Accanto all’assistenza, il non profit si distingue per la capacità di attivare la partecipazione dei cittadini. Il 32,1% delle organizzazioni promuove campagne di informazione e sensibilizzazione, mentre il 12,6% coinvolge direttamente la popolazione in azioni collettive.
Una quota minore, ma comunque significativa, contribuisce alla definizione delle politiche pubbliche attraverso attività di proposta, monitoraggio e analisi dei bisogni emergenti.
Le prime evidenze del censimento, cui seguiranno nei prossimi mesi ulteriori approfondimenti, delineano, dunque, dunque un settore sempre più orientato all’interesse generale e alla costruzione di comunità inclusive.
In una fase storica caratterizzata da nuove fragilità sociali, dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle disuguaglianze, il Terzo settore si conferma una delle principali infrastrutture sociali del Paese, capace di generare fiducia, solidarietà e coesione nei territori.
Luca Lorusso