Etiopia. Sarà ancora Ahmed

Cinquanta milioni al voto per le elezioni legislative

Lunedì primo giugno si sono tenute in Etiopia le elezioni legislative che hanno interessato cinquanta milioni di elettori (con quasi 139 milioni di abitanti è il secondo Paese più popoloso dell’Africa, dopo la Nigeria). L’obiettivo era eleggere 547 deputati della Camera dei rappresentanti che, a loro volta, sceglieranno il primo ministro.
Il premier attuale, Abyi Ahmed, al potere dal 2018 con il Partito della prosperità, vuole essere riconfermato. Da notare che, nel Parlamento uscente, il 96% dei seggi è del partito di maggioranza.
La missione dell’Unione africana che ha svolto l’osservazione elettorale indipendente è stata guidata dall’ex presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, e ha giudicato lo scrutinio globalmente valido. Tra le raccomandazioni espresse al Governo etiope a fine scrutinio, ha chiesto un «maggiore pluralismo». In effetti, voci nei giorni precedenti davano il risultato già orientato al successo del premier uscente.

Regioni escluse dal voto
La missione di osservazione ha, inoltre, fatto notare la mancanza della possibilità di votare nel Tigray (regione Nord, ai confini con l’Eritrea), dove la guerra è finita da quattro anni, ma la tensione è ancora una realtà (link). Il voto non è stato organizzato a causa della mancanza di comunicazione tra il governo locale del Fronte di liberazione del Tigray e il governo federale.
Anche in diverse zone della regione Amhara ci sono stati problemi. Qui 143 seggi non sono stati neppure aperti per motivi di sicurezza, mentre altri sono stati chiusi a causa di colpi d’arma da fuoco esplosi nelle loro vicinanze. Anche la Coalizione delle organizzazioni della società civile etiope (Cecoe) ha rilevato diversi incidenti nella regione Amhara. La Commissione elettorale etiope (Nebe) si è tuttavia impegnata a recuperare lo svolgimento dello scrutinio, non appena le condizioni di sicurezza saranno ristabilite in quelle zone, il che – però – non sembra così imminente.

Mancanza di candidati
L’opposizione ha denunciato uno scrutinio non equo, a causa delle restrizioni attuate rispetto ad alcuni candidati e alla mancanza di competizione in diverse circoscrizioni elettorali delle 501 totali. E questo a causa di minacce ricevute sia da parte dell’esercito federale che di altri gruppi armati, per cui molti politici dell’opposizione non hanno potuto candidarsi.
Il partito moderato Ezema, e quello più radicale Coalizione per l’unità erano i principali concorrenti del Partito della prosperità del premier Ahmed. In campagna elettorale hanno denunciato la mancanza di democrazia, la povertà, causata da una fiammata dell’inflazione a inizio anno e l’insicurezza dilagante su gran parte del territorio nazionale.

Marco Bello

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