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Portare una carezza agli «ultimi» della terra, bambini, giovani, malati, anziani. Portarla alle persone che già vivono in terre piene di difficoltà e che, in più, hanno un vissuto di ulteriore sofferenza e rischiano di perdere la speranza.
Papa Leone XIV, nel suo recente viaggio in Africa, dal 13 al 23 aprile, ha voluto toccare con mano le sofferenze di quel popolo spesso abbandonato composto da orfani e disabili, fino agli anziani «parcheggiati» in strutture perché le famiglie non riescono, o non vogliono, occuparsene. E lo ha fatto in un contesto già difficile, segnato da povertà e ingiustizie, dove questa umanità appare ancora più ai margini.
Allo stesso tempo ha mostrato al mondo che ci sono persone, tra religiosi, suore, e volontari, che, con la loro opera quotidiana, sottolineano che non ci sono vite meno degne di altre. E, visitando diverse strutture che si prendono cura degli «ultimi», ha mostrato che ci può essere gioia e condivisione.
A Yaoundé, in Camerun, il Papa ha visitato l’orfanotrofio Ngul Zamba (che tradotto significa «la forza di Dio») che accoglie bambini e giovani, una sessantina in tutto dai 3 ai 20 anni. C’è chi non ha più i genitori, chi invece è stato abbandonato, chi ha già incontrato, nella sua breve strada percorsa, droga o violenza.
Madre Régine Cyrille Ngono Bounoungou, superiora generale delle Figlie di Maria, congregazione in missione in otto Paesi dell’Africa, parla con una grande tenerezza di questi ragazzi fragili: «Questi volti sono per noi il riflesso più puro del Cristo sofferente e pieno di speranza».
E prima dell’abbraccio dei piccoli, il Papa ha rivolto a tutti parole di grande speranza: «Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto».
Dai bambini agli anziani. Quasi ogni giornata del lungo viaggio di Papa Leone XIV in Africa, in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, si è aperto o concluso con una tappa nei luoghi dove le condizioni sembrano, e sono, più difficili, ma dove non manca la gioia che nasce dalle piccole cose della vita quotidiana.
A Saurimo, in Angola, città rinomata per le sue miniere di diamanti, Leone XIV ha visitato il Lar de Assistência a pessoa idosa, struttura finanziata dal governo, esempio virtuoso in un continente dove l’assistenza sociale fatica a trovare spazio nelle politiche, che accoglie circa sessanta uomini e donne malati o abbandonati e maltrattati dalle famiglie con l’accusa di stregoneria. Il Papa li ha incoraggiati sottolineando che «le persone anziane non vanno solo assistite, vanno prima di tutto ascoltate, perché custodiscono la saggezza di un popolo. E dobbiamo loro riconoscenza, perché hanno affrontato grandi difficoltà per il bene della comunità».
A Malabo, in Guinea Equatoriale, Leone XIV ha invece varcato la soglia dell’ospedale psichiatrico Jean-Pierre Olie, situato nel distretto di Sampaka, nei pressi di Malabo, fino a gennaio di quest’anno capitale del Paese (lentamente si sta trasferendo il cuore dell’amministrazione alla nuova Ciudad de la paz).
Un ospite della struttura, Tarcisio, gli ha dedicato una poesia. Leone lo ha ringraziato aggiungendo: «In un ambiente come questo si compongono ogni giorno tante ‘poesie’ nascoste, forse non con parole, ma con piccoli gesti, con sentimenti, con attenzioni nei rapporti tra di voi. È un poema che solo Dio sa leggere pienamente e che consola il Cuore misericordioso di Cristo».
È, infine, un ponte di dialogo tra le fedi l’attività caritativa della Chiesa in Algeria, paese al 99 per cento musulmano.
Nella città di Sant’Agostino, Ippona, oggi Annaba, Papa Leone ha visitato la Casa per Anziani delle Piccole sorelle dei poveri, un luogo di cura sulla collina di Lala Bouna, proprio accanto alla Basilica dedicata al santo riferimento del Papa agostiniano.
Guidata da suor Philomena Peter, la comunità si dedica agli anziani più bisognosi, tra i quali molti musulmani, restituendo loro dignità e offrendo amicizia senza alcuna distinzione di fede.
Durante la visita, Papa Leone XIV ha incontrato le suore, il personale e i quaranta ospiti per i quali questa casa è diventata «la loro famiglia».
Manuela Tulli