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Un treno per riprendere a sognare. Il collegamento ferroviario tra Nord e Sud Corea era stato avviato nel 2018 e poi, con le nuove tensioni tra le due Coree, interrotto nel 2023. Oggi è di nuovo sul tavolo come possibile via per riaprire un dialogo bilaterale.
Il governo di Seul, del nuovo presidente Lee Jae-myung, insediato da poco più di sei mesi, lo ritiene «un approccio creativo per ridare vita a scambi e cooperazione inter coreana». Il progetto attuale presenta una rilevante novità che, secondo gli osservatori, potrebbe contribuire a superare lo stallo registrato negli ultimi anni: la linea ferroviaria dovrebbe congiungere non solo Seul e Pyongyang, ma anche Pechino.
È la presenza della Cina il fattore potenzialmente decisivo. Del progetto del nuovo treno, che potrebbe diventare un simbolo della riconnessione politica tra Nord e Sud Corea, si è parlato nel corso dell’ultimo vertice di alto profilo tra Xi Jinping, presidente della Repubblica popolare cinese e Lee Jae-myung, che ha effettuato una visita di Stato in Cina dal 4 al 7 gennaio scorsi, la prima dopo nove anni, per «ripristinare il partenariato strategico e la cooperazione economica tra Corea del Sud e Cina».
Xi Jinping era stato a Seul nell’ottobre 2025 per il vertice Apec e aveva a sua volta effettuato una visita di Stato su invito del presidente Lee Jae-myung.
I vertici tra i presidenti dei due Paesi sono elementi significativi, dal punto di vista simbolico ma anche sostanziale: «Questi incontri tra i presidenti Lee e Xi di fatto ridefiniscono le relazioni tra Sud Corea e Cina: le due nazioni hanno concordato nell’impegno comune di contribuire a stabilità e prosperità in Asia orientale», ha spiegato l’attuale ambasciatore di Corea presso la Santa Sede, Hyung Sik Shin, studioso dei processi democratici, docente ed ex direttore dell’Institute for popular sovereignty a Seul.
L’ambasciatore ha rimarcato che i due presidenti hanno convenuto su un punto essenziale: «La pace nella penisola coreana è un interesse strategico condiviso», dunque la Cina metterà in campo la sua influenza al fine di riaprire un canale di dialogo e normalizzare le relazioni inter coreane.
In questa prospettiva, «con una mediazione cinese attiva, la ferrovia ad alta velocità Seul-Pyongyang-Pechino potrebbe essere perseguita come un progetto concretamente realizzabile», ha aggiunto il ministro sudcoreano dell’Unificazione, Chung Dong-young, osservando che, per procedere, sarà comunque necessaria la revoca delle sanzioni internazionali contro la Corea del Nord.
Il ministro Chung, per il suo ruolo istituzionale nel governo di Seul, è la persona che si spinge più avanti nella visione a lungo termine. Ha già disegnato il futuro, intravedendo, grazie a una linea ferroviaria attiva, un «turismo di pace» nella zona costiera nordcoreana di Wonsan-Galma.
Inizialmente, ha spiegato, a beneficiarne potrebbero essere i coreani d’oltremare, con nazionalità di paesi terzi (Canada, Australia, Giappone, Europa). Successivamente potranno essere i turisti cinesi a passare dalla Nord Corea, giungendo fino a Seul e viceversa da Seul verso il Nord. Infine, secondo un politica di passaggi graduali, si potrà prevedere e organizzare un flusso turistico di cittadini sudcoreani.
Questo progetto viene definito da alcuni analisti «utopistico», mentre, nella società coreana, parole come «riconciliazione» o «riunificazione» con Il Nord non trovano più la calorosa accoglienza che trovavano in passato.
Secondo il Korea institute for national unification, a partire dal 2020, la percezione pubblica della necessità dell’unificazione ha toccato il punto più basso. In un sondaggio del 2024, poco più del 50% dei cittadini della Corea del Sud riteneva necessaria l’unificazione e alcune nuove indagini confermano la percentuale che scende nettamente (sotto al 40%) tra i millennials.
Dopo la guerra di Corea e la dolorosa divisione della penisola nel 1953, con il passare degli anni e delle generazioni il desiderio di unità e il sogno della riconciliazione si sono affievoliti, e oggi non scaldano più il cuore dei coreani.
Ne ha preso consapevolezza anche la Chiesa cattolica in Corea del Sud che si trova nella piena e fervente fase organizzativa di un evento cruciale: la Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Seul nel 2027. Quel raduno internazionale di giovani, ribadiscono i vescovi coreani, sarà una feconda opportunità proprio per «riaccendere la fiamma della speranza, riscoprire l’afflato alla riconciliazione, risvegliare la tensione verso l’unità della Corea».
In definitiva: per riprendere a sognare.
Paolo Affatato