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Cisgiordania, fronte di guerra. Non si può dire che sia «nuovo», ma dal 7 ottobre 2023 il conflitto si è, anche qui, intensificato. I coloni ultraortodossi, che in realtà sono occupanti più che coloni, compiono ogni sorta di crimine contro i palestinesi. E restano sempre impuniti. Talvolta sono appoggiati dall’esercito dello Stato di Israele (Idf).
L’ultimo terribile episodio salito alle cronache (almeno rispetto a quando stiamo scrivendo) è l’esecuzione sommaria di due palestinesi a Jenin, da parte dei militari israeliani. Il video, realizzato di nascosto, ritrae alcuni soldati di uno degli eserciti più forti del mondo freddare due uomini disarmati con le mani in alto. È successo il 27 novembre scorso. Negli stessi giorni, un altro video mostra un gruppo di coloni a volto coperto che assalta, bastoni in mano, una fattoria di palestinesi ferendo una contadina. Una scena quotidiana in Cisgiordania.
Un Paese, Israele, che si dice democratico ma che viola sistematicamente i diritti.
E poi l’Ucraina. Qui l’invasore, dopo quasi quattro anni di guerra, vuole annettere i territori, anche quelli che non ha conquistato militarmente. Intanto continua a distruggere tutto: centrali elettriche, ospedali, scuole, case. Con l’«amico» presidente dello Stato più arrogante del mondo che si veste da negoziatore, Trump, ma continua a fare gli interessi del collega russo.
E il Sudan, dove la guerra semisconosciuta che va avanti da aprile 2023, ha causato 12,6 milioni di sfollati: persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa e fuggire. Del numero di civili morti non è dato sapere, perché in questa guerra non si contano neppure. Il Paese dove la caduta della città di el-Fasher, il 26 ottobre scorso, dopo un assedio durato 17 mesi, ha svelato al mondo un nuovo inferno sulla terra.
Allargando la lente sul continente africano, scopriamo che, restando a Sud del Sahara, su 49 paesi, in 24 di essi ci sono conflitti internazionali, conflitti interni o post elettorali, o regimi dittatoriali, molti dei quali retti da giunte militari. La popolazione della metà dei Paesi africani vive in guerra o subisce pesanti violazioni dei diritti umani.
Un esempio tra tutti, il Mali. Il Paese cerniera tra i popoli del deserto e quelli del Sahel, governato da oltre quattro anni da una giunta militare appoggiata dai mercenari russi, sta per cadere in mano ai jihadisti legati ad al-Qaeda.
È l’industria delle armi che detta legge. I Paesi della Nato sono pressati a portare la spesa per esercito e difesa al 5% del Pil in pochi anni. Operazione, tra l’altro, tecnicamente impossibile.
La parola Pace non trova più posto in tutto questo. Ma la maggioranza della popolazione di Israele, Palestina, Ucraina, Russia, Sudan, Mali, e del resto del mondo vuole la guerra? La risposta è no, e allora perché ci lasciamo comandare da un’esigua minoranza che, con essa, fa i suoi affari?
L’anno che sta iniziando ci auguriamo che porti segni di pace, notizie di fine di guerre. La geopolitica, gli interessi nazionali, la real politik, la corsa alle risorse, … tutto questo fa in qualche modo parte della natura umana, ma la guerra può essere sostituita con altre forme di negoziazione, rette dal diritto internazionale, costruito faticosamente dopo la Seconda guerra mondiale, e oggi così disatteso.
Noi, di rivista e sito Missioni Consolata, continueremo a parlare di tutti questi temi, sforzandoci di farlo in modo più autorevole e indipendente possibile. Anche in questo 2026.
Non tralasceremo le notizie positive e belle. Ne citiamo una per tutte: a febbraio ricorre il centenario della morte (16 febbraio 1926) di san Giuseppe Allamano, fondatore dei Missionari e Missionarie della Consolata, e anche fondatore della nostra testata, sotto il nome di «La Consolata», nel lontano gennaio 1899. Allamano, infatti, era un visionario anche sull’importanza dell’informazione.
Care lettrici e cari lettori, a voi chiediamo di continuare a seguirci, a leggerci, a scriverci lettere (o e-mail). E, come redazione di Missioni Consolata, auguriamo a tutte e tutti un anno di Pace vera.
Marco Bello
direttore editoriale

