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Indonesia. Un programma (arduo) contro la fame

Il problema del cibo in un Paese dal territorio frammentato in 17mila isole

L’Indonesia conta 285 milioni di abitanti. Un bambino su 5 soffre di denutrizione. Il Governo punta, entro il 2029, a distribuire cibo a 83 milioni di bambini e donne incinte.

La sfida è di quelle imponenti. L’Indonesia è uno dei Paesi più popolosi del mondo: oltre 285 milioni di abitanti (in maggioranza musulmani), distribuiti su un arcipelago di 17mila isole. Il presidente Prabowo Subianto, alla guida del Paese dall’ottobre 2024, ha lanciato, all’inizio del 2025, uno dei maggiori programmi di alimentazione scolastica al mondo.

Il dato di partenza è allarmante: un quinto dei bambini indonesiani soffre di ritardo della crescita a causa di denutrizione.
L’iniziativa mira a sfamare – una volta a regime – 83 milioni di bambini e donne incinte entro il 2029, con un impiego di budget annuale crescente, fino a 44 miliardi di dollari l’anno.

Contro la fame, a favore delle economie locali

Secondo il presidente, che ha fatto di questo programma un suo cavallo di battaglia nella campagna elettorale dello scorso anno, il piano potrebbe diventare un modello per altri Paesi che combattono la fame.
Il suo governo ha fornito pasti giornalieri gratuiti nelle scuole, nei centri comunitari e nelle strutture sanitarie, sia per i bambini che per le donne incinte.

Avvalendosi di circa 5mila cucine centralizzate e oltre 700 unità di servizi nutrizionali già operative nel vasto arcipalago, l’iniziativa, a detta del presidente, punta a migliorare la nutrizione dell’infanzia e a stimolare le economie locali, valorizzando i prodotti agricoli e dell’allevamento, avviando partnership con circa 10mila piccole e medie imprese o cooperative locali. Secondo gli obiettivi del governo, il programma intende raggiungere 24 milioni di bambini già alla fine di agosto 2025.

Criticità del programma

Dopo il grande entusiasmo iniziale, a distanza di sei mesi dal suo lancio, il programma ha iniziato a mostrare le sue prime criticità: fornire pasti giornalieri a milioni di bambini in un Paese composto da oltre 17mila isole molto diverse tra loro, più di 900 delle quali abitate e difficili da raggiungere, è un’impresa logistica ardua.
Se in una città come Giava la distribuzione tramite camion che trasportano il cibo alle scuole è un lavoro piuttosto semplice, in regioni come il Borneo o la Papua indonesiana, la distanza tra scuole di un medesimo distretto può essere anche di 40 chilometri di sentiero nella foresta.

Così, pur essendo stato pensato per ridurre le disuguaglianze e beneficiare i più poveri, il programma ha avuto, per ora, un impatto scarso proprio nelle zone più bisognose.

Verso l’«Indonesia d’oro 2045»

Per questo nel Paese è sorto un dibattito: investire fondi pubblici in un un programma di natura assistenziale, affermano alcuni analisti, significa sottrarre risorse a misure che il governo potrebbe destinare per incentivare l’economia e l’occupazione, mentre il Fondo Monetario Internazionale stima la disoccupazione in crescita, al 5% nel 2025.

Non sono, poi, mancate polemiche. Una di queste ha riguardato centinaia di casi di bambini beneficiari che hanno avuto intossicazioni alimentari. Un’altra riguarda le preoccupazioni per episodi di corruzione e malversazione dei fondi stanziati.

Prabowo, nonostante tutto, non intende retrocedere: forte dell’appoggio ricevuto dalle Nazioni Unite – secondo l’Unicef ogni dollaro investito nella nutrizione genera fino a 16 dollari di ritorno economico e culturale, come salute più forte, migliori risultati educativi, produttività più elevata in futuro -, il presidente presenta il programma come uno dei passi verso la cosiddetta «Indonesia d’oro» del 2045, anno in cui l’esecutivo stima che il Paese sarà tra le dieci maggiori economie del mondo e tra le nazioni «leader del Sud globale».

Paolo Affatato

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