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Cambogia-Thailandia. Tensioni sulla frontiera

E i nazionalisti soffiano sul fuoco

Gli scontri lungo la frontiera tra Cambogia e Thailandia rischiano di minare gli equilibri precari che i due Paesi stavano costruendo.
Le tensioni hanno provocato a fine luglio decine di morti e 260mila sfollati.
E i nazionalismi soffiano sul fuoco.

Venti di guerra spirano fra Cambogia e Thailandia. Il vicario Apostolico della capitale cambogiana Phnom Penh, Olivier Schmitthaeusler, non ha esitato a definire lo scontro «un nuovo scenario della terza guerra mondiale a pezzi».

In una rapida escalation della tensione nei rapporti bilaterali tra i due Paesi del Sudest asiatico, a partire dal 23 luglio, gli scontri militari lungo la frontiera, sempre più accesi, hanno causato oltre trenta vittime e un’ondata di sfollati interni in entrambe le nazioni: 200mila in Thailandia e oltre 60mila in Cambogia.

Dopo alcuni giorni di violenza bellica, una tregua è stata siglata grazie alla mediazione della Malaysia, ma il cessate il fuoco si è rivelato fragile ed è stato violato in più punti. Le relazioni bilaterali sono state declassate (gli ambasciatori richiamati) e la frontiera di 820 chilometri, usualmente molto frequentata per un intenso passaggio di persone e merci tra i due Paesi, resta sigillata.

Settimane di tensioni crescenti

La tensione transfrontaliera, riaffiorata negli ultimi mesi, ha ravvivato antiche questioni territoriali e sconvolto la vita delle popolazioni locali.

La prime scaramucce di quest’ultima crisi si erano verificate nel maggio scorso, quando un soldato cambogiano era stato ucciso nell’ambito di scontri a fuoco nel cosiddetto «Triangolo di Smeraldo», piccola area verde al confine tra Thailandia, Cambogia e Laos.
I due eserciti si erano accusati reciprocamente di aver iniziato a sparare per primi, e gli scontri sporadici sono continuati.

La tensione tra i due Governi è ben presto salita alle stelle. Il 7 giugno, l’esercito thailandese ha chiuso temporaneamente il confine e poi ha ridotto l’orario di apertura. Il 12 giugno la Cambogia ha annunciato la sospensione delle importazioni di elettricità e ha chiuso il confine internazionale di Daung, nella provincia di Battambang, per «motivi di sicurezza». Nella notte del 23 giugno, l’esercito thailandese ha chiuso unilateralmente tutti i valichi di frontiera con il Paese confinante. E a metà luglio, in un’operazione di pattugliamento al confine con la Cambogia, tre soldati thailandesi sono stati feriti dall’esplosione di una mina. Bangkok ha accusato Phnom Penh di aver piazzato mine antiuomo, in violazione della Convenzione di Ottawa, di cui la Cambogia si è fatta spesso promotrice.

Eredità coloniale francese

La vicenda ha risvegliato sentimenti nazionalisti da ambo i lati, e ha fatto riemergere un’ostilità antica, legata a una disputa territoriale che esiste da oltre un secolo, dai tempi dell’impero coloniale francese.
I contendenti partono da una mappa del 1907 con la quale la Francia, che ha occupato la Cambogia fino al 1953, aveva tracciato per la prima volta il confine.
La Thailandia sostiene che la mappa non sia vincolante. La Cambogia, invece, ha interpellato la Corte internazionale di giustizia per stabilire l’appartenenza territoriale di quattro aree contese. Ma la Thailandia non concorda nemmeno sulla giurisdizione della Corte.

Intanto la crisi causa forti disagi alle popolazioni. La frontiera fra i due Paesi, infatti, è un vasto canale di scambi commerciali e passaggi di lavoratori. La chiusura blocca un corposo flusso di persone necessario per la vita sociale, economica e culturale delle province di confine.

La vicenda minaccia di far deragliare del tutto le relazioni tra Cambogia e Thailandia, Paesi che, oltre a far parte dell’Asean (la Associazione delle nazioni del Sudest asiatico), e solo pochi mesi fa, nel febbraio 2024, avevano formalmente siglato un «partenariato strategico».
Gli osservatori notano che si è sviluppata una profonda sfiducia reciproca, alimentata da un nazionalismo che, da ambo i lati, si alimenta delle dispute sui territori e sul patrimonio culturale.

Nazionalismi e affari

In Thailandia vi è stata una diretta ricaduta politica di queste tensioni: all’inizio di luglio, la Corte costituzionale ha sospeso il Primo ministro Paetongtarn Shinawatra, sotto accusa per «violazioni etiche» proprio nella gestione dei rapporti con la Cambogia.

Secondo gli analisti, alcuni leader politici thailandesi come Sondhi Limthongkul utilizzano la contesa con la Cambogia per incitare al nazionalismo e indebolire i partiti rivali, sfruttando la narrativa storiografica thailandese dei «territori perduti».
La crisi che ha coinvolto Paetongtarn Shinawatra suggerisce anche questa dinamica, tutta interna, nello scenario politico di Bangkok.

Tuttavia non è solo la terra l’oggetto della contesa: pesano motivi economici, come lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio nel golfo del Siam, e questioni politiche, legate ai rapporti tra le potenti famiglie (Hun e Shinawatra) al potere nelle due nazioni. Gli affari, in quest’area, si sovrappongono spesso a conflitti armati.

Paolo Affatato

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