Inserisci la tua email e iscriviti alla nostra newsletter

Cisgiordania e Gaza. Anche i cristiani nel mirino

In Terra Santa molti cristiani resistono, ma tanti fuggono altrove

Da Gaza a Taybeh, in Cisgiordania, anche i cristiani sono sotto attacco da parte degli israeliani. C’è chi vuole resistere. Ma molte famiglie hanno già scelto di abbandonare i villaggi e ricostruire la propria vita altrove.

Non c’è pace a Taybeh, l’unico villaggio al cento per cento cristiano della Cisgiordania.
Da mesi è stato preso di mira da un gruppo di coloni israeliani che incendiano case, automobili e campi, e rimangono impuniti.
Gli abitanti, cristiano palestinesi, hanno paura. Alcuni sono già andati via, altri stanno pensando di farlo.
La vita in questa terra, infatti, non è facile. Non lo era già prima del 7 ottobre 2023. Tanto più oggi.

E così la piccolissima comunità cristiana della Terra Santa rischia di divenire sempre più esigua.
Nella Striscia di Gaza, i cristiani, dopo 7 ottobre, si sono dimezzati. In Cisgiordania sono diminuiti dai 46mila del 2017 ai 40mila di oggi.

A Taybeh, dopo gli attacchi incendiari più violenti delle ultime settimane e l’arrivo, a metà luglio, dei Patriarchi delle diverse confessioni cristiane, venuti per portare la loro solidarietà, la situazione ora è più calma.
Ma solo in apparenza, perché – riferiscono fonti della comunità cristiana locale – «ci sono continuamente coloni che fanno incursioni nelle case, fanno fotografie e video, alcuni controllano la nostra vita con un drone, ieri notte è stata data alle fiamme un’altra auto».
Le persone con cui parliamo, consapevoli del pericolo personale che corrono, chiedono l’anonimato. Così come il giovane parroco cattolico di rito latino, padre Bashar Fawadleh, ci dice di preferire, al momento, evitare un’eccessiva esposizione mediatica, limitandosi a commentare che «la situazione resta difficile».

Era stato proprio lui nelle scorse settimane, a lanciare l’allarme sul fatto che i coloni avevano tentato di bruciare la chiesa di San Giorgio del V secolo. «Abbiamo paura – aveva detto al momento dei fatti, alla fine di giugno -, ma non ce ne andremo mai».

E invece qualcuno ha deciso di lasciare per sempre questo villaggio: dieci famiglie, infatti, negli ultimi mesi sono emigrate negli Stati Uniti, in Cile e Guatemala, dove hanno parenti. Si tratta più o meno del dieci per cento della popolazione del villaggio, calcolata in circa 1.200 abitanti.

Crocevia tra Gerusalemme, Gerico e Ramallah, Taybeh ha vissuto sempre una vita complicata. Eppure era un villaggio allegro, dedito all’agricoltura e all’allevamento, e alla produzione di birra.
Per anni nel villaggio si è celebrata una sorta di Oktoberfest che attirava persone dai villaggi vicini e turisti. È difficile ora immaginare che una tradizione simile possa andare avanti. Il nuovo contesto si fa ogni giorno più difficile.

Gaza

A Gaza la popolazione cristiana si è addirittura dimezzata: rispetto alle circa mille persone che vi abitavano prima del 7 ottobre ’23, ora sono, tra laici e religiosi, circa cinquecento.
Diversi sono morti nel corso della guerra: non solo quelli uccisi dagli attacchi israeliani, ma anche chi ha perso la vita, ad esempio, per l’impossibilità di curarsi.

«Qui ci conosciamo tutti, già eravamo pochi, ora siamo la metà, ma non vogliamo andare via», ripete padre Gabriel Romanelli, il missionario argentino che regge la parrocchia della Sacra Famiglia in Gaza city e che cerca di aggiornare il mondo su quello che accade attraverso dei videomessaggi con cadenza quasi quotidiana. Anche lui è rimasto ferito a una gamba nel raid dello scorso 17 luglio contro la parrocchia. Attacco che l’esercito israeliano ha poi definito un «errore».
Quanto potranno resistere ancora i cristiani in questa terra martoriata?

Betlemme

Altra città in territorio palestinese che si sta spopolando è Betlemme: di fatto una prigione a cielo aperto.
Come in tutta la Cisgiordania, è sempre più difficile entrare e uscire dai check-point.
I betlemiti, poi, vivevano quasi tutti di un turismo religioso che, a causa del conflitto, ha subito una battuta d’arresto.

Una Terra Santa senza cristiani sarebbe «una tragedia», dice il cardinale Fernando Filoni, che guida l’Ordine del Santo Sepolcro che porta enormi aiuti in questa regione del mondo nella quale c’è bisogno di tutto. «Qui, i cristiani hanno le loro radici, c’erano prima che arrivasse l’islam, e sono un fattore di equilibrio. Se abbandonano questa terra – ha dichiarato ai media vaticani – sarà un problema enorme per tutti».

Manuela Tulli

SCARICA IL PDFSTAMPA L'ARTICOLO

Ti è piaciuto questo articolo? Sostieni MC: ci aiuterai a produrre un’informazione approfondita senza pubblicità!

Cambiare il mondo comincia da te. Diamo voce ai valori umani: iscriviti e fai la differenza!