DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

Questo sito, per scelta, NON fa pubblicità, NON richiede registrazioni di sorta, NON è a pagamento.

*

La nuova rivista è online dalle prime ore del 1° giorno di ogni mese.

Dietro la bontà del capitalismo

Un libro dirompente

Pioggia di dollari. Foto 3D Animation Production Company - Pixabay.

testo di Paolo Moiola |


Da tempo la globalizzazione neoliberista ha ridotto l’influenza delle organizzazioni multilaterali. Lo stiamo vedendo anche con la gestione della pandemia da Covid-19. Sono le organizzazioni private che tirano le fila, in primis quelle facenti capo a Bill Gates. Cosa c’è dietro questa filantropia che muove montagne di soldi? Siamo sicuri che la definizione di «ricchi e buoni» sia corretta?

La copertina di «Ricchi e buoni? Le trame oscure del filantrocapitalismo» (Emi, 2020).

È inusuale dare a un libro un titolo in forma di domanda. Lo fa Nicoletta Dentico, giornalista e attivista, con il suo «Ricchi e buoni?».

Che la sua domanda sia retorica lo si intuisce immediatamente dal sottotitolo: «Le trame oscure del filantrocapitalismo» (Emi, 2020). L’economia è da sempre tematica ostica e fortemente divisiva. Lo vediamo quotidianamente nella politica, ancora di più di questi tempi, a causa della pandemia. Il libro è un atto d’accusa duro e circostanziato che potrebbe irritare coloro che amano ritenersi o definirsi «moderati». «Il mio è un libro di denuncia rigorosa, ma sempre denuncia è. Io penso che questo non sia un tempo per essere sfumati: le cose vanno dette».

Miliardari filantrocapitalisti

I ricchi di cui scrive Nicoletta Dentico sono miliardari, quelli appartenenti al «Mondo Nuovo dell’1 %», come li definisce, con una punta di sarcasmo, Vandana Shiva nella sua prefazione. Ieri si chiamavano Andrew Carnegie, John Rockefeller, Henry Ford, oggi Ted Turner, Mark Zuckerberg, Warren Buffett e, soprattutto, Bill e Melinda
Gates.

«Non dimentichiamoci – ci ricorda l’autrice – che i miliardari di oggi sono figli di un’economia senza freni, giocatori di una partita senza regole che si sono arricchiti in maniera strabiliante attraverso una globalizzazione che ha prodotto la diseguaglianza che abbiamo sotto gli occhi. Persone che sono riuscite ad arricchirsi con i monopoli brevettuali, con evasione ed elusione fiscali. E portando molto delle loro ricchezze nei paradisi fiscali».

La loro «bontà» (le virgolette sono necessarie) è riferita alle elargizioni benefiche in favore della collettività mondiale, in particolare nel campo della salute. Tutto sarebbe lodevole se non si basasse su fondamenta errate (il sistema economico neoliberista) e non finisse per frenare ogni possibile cambiamento. È il filantrocapitalismo e, più precisamente, il suo lato oscuro.

«Il filantrocapitalismo – spiega Nicoletta – è quella forma particolare di filantropia che usa modelli, strumenti, valori del mercato e dell’impresa per spingerli, promuoverli e imporli anche nell’agenda sociale, nell’agenda dei diritti. Business e filantropia diventano dunque un tutt’uno e la filantropia diviene la continuazione del business con altri mezzi. Nel filantrocapitalismo si annulla pertanto il confine tra profit e non profit».

Dal dono alla filantropia del sistema

«La mia è una denuncia di chi fa della filantropia una forma di esercizio egemonico. Di chi è riuscito a impossessarsi anche dell’ultimo fortino rimasto indenne dalla logica capitalista: quello del mondo della solidarietà e del dono. Quelli cioè che riescono a capitalizzare da un territorio che è fondativo dell’essenza umana. Dono e solidarietà fanno infatti parte di tutte le culture. Invece, queste persone sono riuscite a cambiarli geneticamente, facendone prolungamenti del loro potere economico e imprenditoriale. Su questi soggetti io rivolgo la mia attenzione. Li chiamo “sacerdoti” perché costoro portano avanti una religione di mercato vera e propria. Quando costoro intervengono, non guardano mai all’origine del problema, loro trovano sempre una soluzione tecnica, biotecnologica, imprenditoriale. La loro idea è di creare mercati per i poveri, cosa che non tocca le cause dei problemi. Sono dei dirottatori e agiscono – appunto – con un fare religioso. E attorno a loro c’è un’aura di venerazione da parte di molti governi, soprattutto del Nord del mondo».

Osserviamo che filantropia sarebbe un termine positivo fin dalla sua etimologia: «amore verso l’uomo» o, per usare la definizione del dizionario Treccani, «disposizione d’animo e sforzo atto a promuovere la felicità e il benessere degli altri». «Occorre – precisa Nicoletta – distinguere tra filantropia e questa forma filantrocapitalista. C’è una filantropia che fa cose meravigliose, vocata magari ad azioni più piccole, sostenendo realtà che afferiscono ai diritti umani. C’è della filantropia che è stata fatta con della ricchezza meramente imprenditoriale. Penso ad alcune organizzazioni tedesche come la Rosa Luxemburg Foundation o la Heinrich Böll Foundation. Il mio non è un attacco a tutta la filantropia. Tutt’altro. C’è molta buona filantropia, anche negli Stati Uniti».

Una sede della fondazione di Bill e Melinda Gates. Foto Marc Smith.

 

I passaggi storici

Per arrivare all’attuale mutazione genetica della filantropia, ci sono state tappe storiche abbastanza delineate: negli anni Ottanta, la fase di massima espansione della globalizzazione; tra il 1999 e il 2001 (con le manifestazioni a Seattle e Genova) un tentativo di reazione da parte della società civile; dal 2000 al 2019 la progressiva perdita di centralità delle organizzazioni multilaterali (Onu, Who, ecc.); nel 2020 l’arrivo della pandemia che ha rovesciato il tavolo e che può ridisegnare il mondo (in peggio o in meglio).

«Per me il problema è la fragorosa assenza di regole del gioco che invece c’erano prima degli anni Ottanta. Veniamo da quattro decenni di cultura dell’idea che il pubblico non funziona, che è inefficiente. Ci pensano i privati, perché privato è meglio. Quattro decenni di spinta verso una privatizzazione senza regole».

Questo processo raggiunge il proprio apice quando arriva alle Nazioni unite, la più grande organizzazione pubblica sovranazionale. «I nostri miliardari filantropi capiscono che fare i buoni giocando l’agenda della solidarietà è una strategia utile per entrare nelle organizzazioni internazionali più deboli portando con sé tutti gli attori economici propri».

Nel 2000 viene così approvato lo United nations global compact, un patto tra Nazioni unite e aziende. L’accordo si trasforma «nel cavallo di Troia del settore privato, ormai dentro la pancia delle istituzioni internazionali». Un anno dopo nasce il «Fondo globale contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria», organizzazione di natura privata che risponde a logiche di diritto privato.

Si è così passati dal multilateralismo (coordinamento tra più stati attorno a un obiettivo) al multistakeholderismo (coordinamento tra attori diversi, da stakeholder, soggetto interessato). «Sì, in italiano il termine è orrendo – spiega Nicoletta -, ma utile per indicare che siamo tutti attorno a uno stesso tavolo a gestire un determinato problema. Senza però considerare che non siamo tutti lì per lo stesso motivo. Abbiamo ragioni diverse e anche profondamente divergenti. Ed anche missioni diverse e divergenti perché il settore privato e soprattutto le multinazionali, alla fine, hanno l’obbligo statutario di fare profitti».

Oggi i bilanci dell’Organizzazione mondiale della sanità mostrano che la fondazione di Bill e Melinda Gates è, in termini assoluti, il secondo finanziatore dopo gli Stati Uniti: 531 milioni di dollari nel biennio 2018-2019. E al quarto posto c’è la Gavi Aliance, organizzazione pubblico-privata nella quale sempre la Fondazione Gates ha un ruolo di preminenza (17% dei fondi totali). «Quando Bill Gates parla all’Oms, non fiata nessuno! E nessuno si azzarda a fare un’obiezione».

Questo è vero a tal punto che il New York Times (23 novembre 2020) ha parlato di un «Bill chill», un brivido di freddo che percorre chi teme di far arrabbiare Gates e, per questo, si autocensura.

Nicoletta Dentico è molto dura verso il fondatore di Microsoft, principale esponente del filantrocapitalismo di oggi. «Critiche motivate – spiega lei – . Gates è particolarmente pericoloso. Ormai è ovunque. Ovunque. Non c’è settore della vita umana in cui lui non abbia deciso che ha ricette da somministrare: agricoltura, finanza, cambiamento climatico, salute. In questo momento Bill Gates è il kingmaker, lo zar della ricerca sul Covid-19. Il problema è: lui può spendere un sacco di soldi, ma non c’è un processo democratico rispetto alla sue decisioni. Risponde unicamente a se stesso. Vige una specie di trinità: lui, la moglie Melinda e Warren Buffet, il quale nel giugno 2006 all’uomo (Gates, in quel momento) più ricco del mondo regalò 36 miliardi di dollari. Aveva speculato fino a quel momento, ma aveva capito che sarebbe scoppiata la bomba finanziaria. Pertanto, diede tutti quei guadagni fatti con la speculazione alla fondazione di Gates, che – va ricordato – è un’organizzazione potentemente defiscalizzata e che dà reputazione».

L’Oms e il Covid

Dagli anni Ottanta, l’Oms ha visto la riduzione dei contributi obbligatori degli stati membri e l’aumento delle contribuzioni volontarie. Non è la stessa cosa: è la vittoria del privato sul pubblico, la vittoria del filantrocapitalismo.

Si obietta che l’Oms non si merita i finanziamenti, che anche la sua gestione dell’emergenza Covid-19 è stata fallimentare. «In realtà – precisa Nicoletta -, la situazione è ben più complessa. Di questa organizzazione ci sarebbe un gran bisogno. Se in questo momento è debole – ed è vero -, occorre sostenerla. Riflette le debolezze degli stati che sono i suoi peggiori nemici, come ha dimostrato Trump».

Nonostante le minacce dell’ormai ex presidente, stando al bilancio ufficiale dell’Oms per il biennio 2020-2021, per quanto concerne i finanziamenti pubblici, gli Stati Uniti sono primi, seguiti (a distanza) dalla Cina. Tuttavia, la pandemia ha spinto quest’ultima e soprattutto la Germania a offrire finanziamenti aggiuntivi.

«Un tempo – precisa Nicoletta Dentico – anche l’Italia era un grande finanziatore. Oggi sembra preferire il Gavi, il Fondo globale e iniziative similari».

L’autrice di Ricchi e buoni? ha una lunga esperienza nel campo della salute. È stata infatti direttrice di Medici senza frontiere Italia durante la presidenza di Carlo Urbani (amico e collaboratore di questa rivista). Ha lavorato per la campagna sull’accesso ai farmaci essenziali.

«Il Covid – dice – è un segno dei tempi che va colto. La devastazione della pandemia arriva da Sars-Cov-2, ma anche dall’arroganza e dall’inefficienza del mondo. E dalla riluttanza a capire che occorre cambiare le regole del gioco. Mi pare ci sia tanta gente che aspetta che “passi la nottata” per tornare a fare quello che faceva prima. Ma il Covid ci dice che non dobbiamo tornare dove eravamo prima. La seconda ondata della pandemia ci ha detto che dobbiamo cambiare rotta».

Nicoletta Dentico, autrice di «Ricchi e buoni?» (Emi, 2020). Foto: archivio Dentico.

Francesco, il leader

Nicoletta Dentico ha iniziato il suo lungo percorso di lotta per la giustizia come volontaria di Mani Tese, storica organizzazione cattolica.

«Rivendico la mia appartenenza al campo cattolico – spiega -. Il discorso evangelico “Non sono venuto a portare pace ma contraddizione”, mi ha molto ispirata nella mia vita di cristiana». E pure per le pagine di Ricchi e buoni?, aggiungiamo noi.

«La mia critica è molto dura perché io penso che Bill Gates e gli altri siano il risultato di un disimpegno, di una cessione di sovranità mostruosa da parte della politica. Io denuncio l’insipienza e la connivenza dei governi. Credo che un mondo in cui realtà private governano la cosa pubblica sia un mondo distopico».

A questa ritirata degli stati, pare si sottragga il Vaticano, che è nell’Organizzazione mondiale del commercio come osservatore permanente. Lo scorso ottobre si è schierato a fianco di India e Sud Africa per chiedere la sospensione delle norme sui brevetti allo scopo di affrontare la pandemia.

Chiediamo a Nicoletta la sua opinione rispetto al pensiero e alle azioni di Francesco, un papa a cui certamente non mancano gli avversari, anche nella propria squadra d’appartenenza.

«Lui è l’unico che si sia preso la briga di ascoltare i movimenti sociali in ben tre incontri mondiali (nel 2014, 2015 e 2016) e quella spinta diversa che viene dal basso. A iniziare dalla Evangelii gaudium (2013) – cioè prima della Laudato si’ (2015) –  quando ha cominciato a scrivere che “esta economia mata”, questa economia uccide. È lì che si è giocato, soprattutto in America, la sua reputazione. È con la Evangelii gaudium che hanno iniziato ad attaccarlo in quanto anticapitalista, in quanto comunista. Se non dice lui certe cose, non le dirà nessun altro. Se lui parla della sospensione della proprietà intellettuale per la lotta al Covid, ne parlerà tutto il mondo. Per fortuna, c’è papa Francesco che capisce come nessun altro queste problematiche. Per questo è, in assoluto, il leader di riferimento».

Paolo Moiola


Le organizzazioni principali

Filantropia made in Usa

  • Chi: Bill & Melinda Gates (Usa)
    Organizzazione (2000): Bill & Melinda Gates Foundation
    Sito: www.gatesfoundation.org
  • Chi: Bill & Melinda Gates, Wto, Unicef, World Bank, ecc.
    Organizzazione (2000): Global Alliance for Vaccines and Immunisation – Gavi, The Vaccine Alliance
    Sito: www.gavi.org
  • Chi: Bill & Melinda Gates, Norvegia
    Organizzazione (2017): Coalition for Epidemic Preparedness Innovations
    Sito: cepi.net
  • Chi: Bill & Melinda Gates, Catholic Relief Services (Usa), governi, ecc.
    Organizzazione (2002): The Global Fund to Fight Aids, Tuberculosis and Malaria
    Sito: www.theglobalfund.org
  • Chi: Bill & Melinda Gates, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Brasile, Corea, Cile
    Organizzazione (2006): Unitaid – Innovation in Global Health
    Sito: unitaid.org
  • Chi: Bill & Melinda Gates
    Organizzazione (2003): Foundation for Innovative New Diagnostics – Find
    Sito: www.finddx.org
  • Chi: Bill & Melinda Gates e Warren Buffett (Usa)
    Organizzazione (2010): The Giving Pledge
    Sito: givingpledge.org
  • Chi: Ted Turner (Usa)
    Organizzazione (1998): Un Foundation e Better World Fund
    Siti: unfoundation.org; www.abetterworldfund.org
  • Chi: Bill & Hillary Clinton (Usa)
    Organizzazione (1997): Clinton Foundation – Clinton Global Initiative
    Sito: www.clintonfoundation.org
  • Chi: Mark Zuckerberg & Priscilla Chan (Usa)
    Organizzazione (2015): Chan Zuckerberg Initiative
    Sito: chanzuckerberg.com
  • Chi: George Soros (Usa)
    Organizzazione (1979): The Open Society Foundations
    Sito: www.opensocietyfoundations.org
Bill Gates durante una conferenza della Gavi Alliance, una delle sue numerose creature. Foto Ben Fisher – Gavi Alliance.

LE PIÙ ANTICHE

  • Chi: Andrew Carnegie (Usa)
    Organizzazione (1905): Carnegie Foundation for the Advancement of Teaching
    Sito: www.carnegiefoundation.org
  • Chi: John D. Rockefeller (Usa)
    Organizzazione (1913): The Rockefeller Foundation
    Sito: www.rockefellerfoundation.org
  • Chi: Henry e Edsel Ford (Usa)
    Organizzazione (1936): The Ford Foundation
    Sito: www.fordfoundation.org

GLI ALTRI

L’imprenditore di Amazon, Jeff Bezos (Usa), l’uomo più ricco del pianeta, non ha ancora una propria fondazione.

Pa.Mo.


Alcune date.

La società, dal pubblico al privato

  • 1948 – Nasce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms – Who, World health organization).
  • 1995 – Nasce l’Organizzione mondiale del commercio (Oms-Wto) ed entrano in vigore gli accordi «Trips» sulla proprietà intellettuale.
  • 1999 – 2001 – A Seattle (dicembre 1999) e a Genova
    (luglio 2001) movimenti della società civile protestano contro la globalizzazione neoliberista.
  • 2000 – Viene ufficialmente lanciata la Bill and Melida Gates Foundation.
  • 2000, luglio – Sotto lo slogan «Uniting business for a better world», nasce lo «United nations global compact», che apre le Nazioni unite alle imprese private.
  • 2020, 11 marzo – L’Oms dichiara la pandemia globale da nuovo coronavirus.
  • 2020, aprile – Donald Trump ordina di bloccare i finanziamenti Usa (che sono i più consistenti) all’Oms, colpevole di una pessima gestione della pandemia e di essere succube della Cina. Per parte sua, Pechino decide di versare un contributo extra.
  • 2020, 2 ottobre – In una lettera all’Organizzazione mondiale del commercio (Omc-Wto), India e Sud Africa chiedono di derogare alle norme sulla proprietà intellettuale per rendere più facile per i paesi in via di sviluppo la produzione o l’importazione di farmaci contro il Covid-19.
  • 2020, 17 ottobre – A Ginevra, alla riunione dell’Oms, il Vaticano chiede che la proprietà intellettuale non ostacoli l’accesso al vaccino.
  • 2020, novembre – In rapida successione tre aziende occidentali annunciano la produzione di vaccini contro il virus Sars-CoV-2.

Pa.Mo.