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Testo e foto di Jaime C. Patias
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L’obiettivo dell’incontro, avvenuto fra il 20 e il 24 aprile, è stato quello di favorire la comunione e rafforzare la missione della Vita Religiosa Consacrata in quella regione. “Qualcosa di nuovo sta nascendo nella missione in questo terreno”.
All’incontro hanno partecipato 90 missionari (sacerdoti, religiosi, religiose e laici), fra cui quattro missionari della Consolata: i padri Fernando Florez (Perù), Joseph Musito (Roraima-Brasile), Jaime C. Patias, Consigliere Generale per l’America, e il diacono Luiz Andres Restrepo Eusse (Ecuador). Ha partecipato anche, suor Maria Teresa, missionaria della Consolata a Roraima. Le presenze dei Missionari della Consolata, nel territorio amazzonico, si situano nel nord del Brasile, in Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela.
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Presentando il percorso di 70 anni di presenza in Amazzonia (1948-2018), si è fatto memoria dei 50 anni della morte di P. Giovanni Calleri (1968), dei conflitti, delle sfide, persecuzioni e minacce sofferte, così come delle gioie frutto delle conquiste. Nella Regione Amazzonia, oggi ci sono tre esperienze significative che ispirano il futuro della nostra missione: il lavoro nella Terra Indigena Raposa Serra do Sol (Roraima), la Missione Catrimani (fondata nel 1965) e il Centro di Documentazione Indigena (CDI) a Boa Vista. Significativo è anche il lavoro accanto ai popoli indigeni nell’Amazzonia colombiana (dal 1951), in Venezuela, in Ecuador (Sucumbios, dal 2005) e in Perù (2013). Queste esperienze devono essere valutate e ripensate nello spirito della continentalità. Inoltre, data l’importanza della questione amazzonica, le regioni IMC del Brasile e dell’Amazzonia sono chiamate a qualificare la missione.
Il Progetto Missionario IMC del Continente America ha assunto, tra le altre, le opzioni per l’Amazzonia e per gli Indigeni. Per una Congregazione che ha nel suo DNA la missione ad gentes è impossibile essere nel continente americano senza mettere i piedi, il cuore e la testa in Amazzonia. Nel corso degli anni, abbiamo imparato a camminare con i popoli indigeni, con le loro speranze e lotte, le gioie e conflitti, rompendo schemi e frontiere. Oggi vogliamo vivere la missione nel territorio amazzonico, nello spirito della continentalità, in rete con altre congregazioni e organizzazioni. Siamo convinti che questo percorso ci renda più forti e più efficaci. La missione profetica nella Raposa Serra do Sol e la Missione incarnata del Catrimani richiedono missionari senza paura del nuovo, incarnati e aperti al dialogo. La sfida è mantenere vive queste due esperienze che danno visibilità al carisma ereditato dal beato Allamano, e valorizzare il Centro di documentazione indigena (CDI). Per questo riteniamo essenziale la formazione di missionari appassionati della causa indigena e dell’Amazzonia.
Alcuni eventi ci animano, ad esempio, il pontificato di Francesco, la creazione della Rete Ecclesiale Pan-Amazzonia (REPAM), l’enciclica Laudato sì, il Sinodo speciale per l’Amazzonia, le varie assemblee e i processi in andamento.
L’incontro di Tabatinga è stato promosso dalla REPAM e dalla Confederazione dei Religiosi e Religiose di America Latina e Caraibi (CLAR). L’Amazzonia e i suoi popoli sono fonte di vita per la Vita Religiosa Consacrata. La realtà ci sfida a pensare la missione di forma intercongregazionale e interistituzionale, in un territorio ricco di connessioni. La nostra presenza in Amazzonia è fermento di rivitalizzazione del carisma che ci fa ritornare alle origini della fondazione.
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Non potendo raggiungere Tabatinga, il presidente della REPAM, cardinale Claudio Hummes, ha inviato un messaggio di incoraggiamento: «Considero questo incontro molto importante e promettente, nel momento in cui la situazione della Pan-Amazzonia chiede aiuto. Il papa Francesco ascolta questo grido e per questo motivo ha deciso di convocare il Sinodo speciale per l’Amazzonia. Tutti noi che siamo già in questa regione in vista dell’evangelizzazione siamo molto felici per questa decisione. È lo Spirito Santo che ci chiama. La preparazione del Sinodo è già in corso, collaboriamo tutti. Il Sinodo può essere un evento storico che costruirà nuove strade per la Chiesa e per un’ecologia integrale. Ringraziamo Dio per questo kairos che concede alla Chiesa missionaria e gli chiediamo di illuminarci e dare a tutti il coraggio di non avere paura del nuovo».
Jaime C. Patias, IMC
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