Italia. Firmare per una difesa civile e nonviolenta

La legge di iniziativa popolare può cambiare il modello di difesa

Si può mettere una firma entro il 15 settembre 2026 (meglio se lo facciamo subito) per iniziare a dare corpo a «un’altra difesa» civile e nonviolenta.

Il 16 marzo scorso, infatti, i promotori della campagna «Un’altra difesa è possibile» hanno depositato in cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un «Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta», e la raccolta delle 50mila firme necessarie – per l’avvio della discussione in Parlamento – è già iniziata.

Non di sole armi

La violenza è la malattia degenerativa del conflitto, la patologia delle normali dinamiche di relazioni (tra persone, Paesi, generazioni, generi, classi sociali, e così via).

Così come per stare in salute non ci basta il pronto soccorso, ma abbiamo bisogno di un sistema organizzato di prevenzione e di cura dei corpi, anche per la pace non basta mettere le toppe quando scoppia la violenza (intervenendo con le armi, o protestando contro gli interventi armati), ma c’è bisogno di organizzare corpi civili di difesa popolare nonviolenza, c’è bisogno di costruire attivamente – con strutture e soldi pubblici – una cultura della pace, e politiche di prevenzione, mediazione, giustizia, coesione sociale, cooperazione.

È necessario affiancare al super finanziato comparto militare della Difesa un Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta perché i cittadini abbiano gli strumenti per difendersi (senza armi) da eventuali aggressioni.

Nuova tappa di un lungo cammino

La proposta, depositata alla Corte di cassazione da tre reti della società civile (Rete italiana pace e disarmo, Sbilanciamoci! e Conferenza nazionale enti di servizio civile), rappresenta «un nuovo e più determinato capitolo di una storia che dura da oltre un decennio», si legge sul sito di Rete italiana pace e disarmo.

«Nel luglio 2014 – è spiegato – venne depositato per la prima volta in Cassazione il testo della proposta, ora aggiornata, e nel maggio 2015 […] vennero consegnate alla Camera dei deputati oltre 53mila firme. Nel luglio 2017 poi la proposta venne incardinata e calendarizzata in sede di discussione congiunta delle commissioni Affari costituzionali e Difesa della Camera (risultato definibile come storico) ma senza mai giungere all’approvazione definitiva. La Campagna non si è mai fermata: petizioni al Parlamento, incontri istituzionali, mobilitazioni territoriali hanno tenuto viva l’istanza fino ad oggi».

Più avanti, poi, si spiega che la Campagna stessa, lanciata nel 2014, «affonda le radici ben più in profondità: è l’erede di decenni di azioni per l’obiezione di coscienza al servizio militare e delle lotte di quanti hanno pagato di persona il rifiuto delle armi, aprendo la strada al riconoscimento giuridico dell’obiezione e poi del Servizio civile. Quella stessa tradizione di resistenza nonviolenta chiede oggi di compiere un passo ulteriore: non limitarsi a obiettare individualmente, ma dotare la Repubblica di una struttura pubblica, stabile e finanziata, capace di praticare e promuovere la difesa della Patria con strumenti civili e non armati».

Nel solco della Costituzione

«La proposta – prosegue Rete italiana pace e disarmo – istituisce presso la presidenza del Consiglio dei ministri un «Dipartimento dedicato alla difesa civile, non armata e nonviolenta», riconosciuta quale componente a pieno titolo del sistema nazionale di difesa e di sicurezza della Repubblica, in attuazione degli Articoli 2, 11 e 52 della Costituzione e nel solco della sentenza della Corte costituzionale n. 164 del 1985 che ha riconosciuto l’esistenza di forme “civili” di difesa della patria. Il Dipartimento andrebbe a coordinare i corpi civili di pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo operando in sinergia con il sistema di protezione civile e il Servizio civile universale».

Nel testo della proposta di legge, le risorse finanziarie per questo nuovo Dipartimento arriveranno da un fondo nazionale alimentato dalla Legge di bilancio e dallo strumento del 6 per mille dell’Irpef (analogo a quello dell’8 o del 5 per mille) da destinare esplicitamente, in sede di dichiarazione dei redditi, al fondo stesso.

Come firmare

Per fare in modo che la proposta giunga in Parlamento e sia discussa ed eventualmente approvata, è necessario raccogliere 50mila firme entro il 15 settembre.

Ogni cittadino può firmare in tutta Italia in diversi modi: cercando i banchetti degli enti promotori in piazze, eventi locali, sedi Arci o parrocchie, anche tramite i loro siti web e i profili social, oppure presso le segreterie comunali.

Una terza possibilità è la firma online tramite il portale apposito della Presidenza del Consiglio dei ministri, autenticandosi con Spid o Cie.

«Invitiamo tutte le cittadine e i cittadini, le associazioni, le comunità locali e le realtà della società civile a unirsi a questa mobilitazione – conclude il comunicato di Rete italiana pace e disarmo -. Firmare questa proposta significa scegliere di difendere la Patria con la nonviolenza come la Costituzione già prevede, e come la storia ci insegna che è possibile».

Luca Lorusso

Per leggere il testo della proposta di legge, clicca qui.

Leggi anche la relazione illustrativa che spiega il testo della proposta di legge.

Per firmare online, clicca qui.

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