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Il febbraio del prossimo anno segnerà il quarto anno del conflitto che si sta combattendo in Ucraina su scala nazionale. Qui occorre distinguere due situazioni, due volti di un’unica realtà: la situazione lungo la linea del fronte dove si combatte (lunga oltre 1.200 km), e la vita nel resto del Paese, che ricordiamo essere, per superficie, grande il doppio dell’Italia.
La linea del fronte è il luogo dove i due eserciti si combattono apertamente: i russi per occupare il maggior territorio possibile, gli ucraini per difendere l’avanzata. Nell’ultimo anno la situazione è sostanzialmente stabile, i russi non riescono ad avanzare come vorrebbero e gli ucraini riescono a difendersi a denti stretti. Il territorio occupato dall’inizio dell’invasione (ovvero il 2014) è di circa il 20%, considerando la Crimea, buona parte del Donbass e una parte della regione di Zaporizzja. Se il risultato sul campo in questo momento non cambia molto, le perdite umane e i costi economici sono altissimi e continuano ad aumentare. È molto difficile fornire dati certi su questo, perché in tempo di guerra la propaganda dell’informazione è un’arma molto usata, e si sa che ad essa interessa il risultato non la verità storica.
Il ricordo degli eroi
Una cosa che si può notare attraversando il Paese è il numero delle lapidi che ricorda gli eroi che hanno dato la vita per la libertà: ogni città, ogni villaggio anche i più piccoli, hanno queste lapidi nelle piazze centrali così come le bandiere nei cimiteri che ricordano i soldati caduti.
Un’altra cosa che non sfugge a uno sguardo attento è il numero dei feriti e degli invalidi che si possono incontrare. È verosimile credere che da parte Russa queste perdite siano molto maggiori.
Gran parte della popolazione vicina al fronte ha deciso di lasciare i villaggi e le città trasferendosi in luoghi più sicuri all’interno del paese. Una piccola parte di questa popolazione soprattutto anziani, decide di restare non volendosi traferire altrove, coscienti di rischiare la propria vita. Solo in casi estremi quando la situazione è compromessa, il Governo ordina l’evacuazione del villaggio. Nonostante tutto, i pochi che decidono di restare devono vivere nella cantine senza poter uscire a causa del pericolo continuo di droni e di missili, con problemi di approvvigionamento del cibo. La capitale Kiev ha registrato ufficialmente nel proprio comune quasi 500mila cittadini provenienti da queste aree.

Una strana normalità
Nel resto del paese la vita continua con una certa normalità. I negozi sono aperti, i mezzi pubblici funzionano così come le scuole e le università. Questa normalità è interrotta spesso dal suono delle sirene che segnalano un possibile allarme dal cielo. Le procedure obbligano alla chiusura temporanea dei servizi e sui canali telegram si legge l’invito a proteggersi nei numerosi rifugi sempre ben segnati. Anche la metropolitana nelle grandi città è usata come rifugio. Non sempre a un allarme corrisponde un attacco. A volte dopo pochi minuti, il tempo che gli aerei di guerra abbiano finito di sorvolare il cielo, il pericolo rientra e tutto torna alla normalità. In altri casi, invece, l’allarme è seguito dalle esplosioni che possono avvenire in tutto il Paese e in diverse forme. I droni sono ormai diventati un’arma molto utilizzata, perché economica ed efficace, anche se i danni maggiori li provocano i missili balistici.
Come ogni autunno, prima dell’arrivo dell’inverno, gli obiettivi cercati sono le centrali elettriche. La loro distruzione, che quest’anno è stata massiccia come non mai, ha di fatto lasciato senza energia gran parte del paese. In capitale da settimane viene razionata l’elettricità per poche ore al giorno, e divisa per quartieri che si accendono e spengono a seconda di un programma stabilito. Un problema non piccolo per i cittadini che vivono, nella maggior parte in edifici alti anche 30 piani. Tuttavia, anche gli edifici civili, gli ospedali e le scuole sono obiettivi colpiti. Nei momenti più difficili durante gli attacchi è necessario allontanarsi dai locali con finestre e proteggersi in luoghi circondati solo dai muri.
Senza scoraggiarsi
Una cosa che colpisce è la resilienza degli ucraini. Dopo ogni attacco ognuno ritorna al proprio dovere. Le squadre di soccorso intervengono rapidamente e in poche ore mettono in sicurezza gli edifici colpiti. La gente comune dopo una notte insonne ritorna al lavoro e alla proprie attività. Questo non è scontato. La capacità di adattamento è la migliore risposta che si possa dare di fronte a una prova tanto grande e lunga. Con questo spirito si riesce non solo a resistere agli attacchi ma anche a continuare a credere che un futuro di libertà è possibile e, quindi, si continua ad affrontare la giornata che inizia, senza scoraggiarsi.
Dolorosissime sono le notizie circa la corruzione che continua, nonostante la guerra, a serpeggiare nel paese. Fa male non solo a vedere il nemico dall’altra parte ma scoprirlo anche accanto a sé.
È chiaro che in questa situazione ogni piccolo o grande aiuto è sempre prezioso di fronte a un calo drastico di aiuti internazionali. Con l’aiuto della Consolata e di san Giuseppe Allamano, sull’esempio di tanti vicino a noi, continuiamo a credere nella pace e a costruirla.
Luca Bovio, da Kiev