Nepal. Dalle violenze di piazza alla prima donna premier

Il paese himalayano scosso dalla rivolta dei suoi giovani

Di solito, almeno nei paesi occidentali, si parla di Nepal soltanto quando avviene qualche terremoto. L’ultimo, fortissimo e devastante, è stato nell’aprile del 2015: quasi diecimila morti e danni enormi, nelle storiche piazze Durbar, nella valle di Kathmandu, patrimonio dell’Umanità. A distanza di dieci anni, il piccolo paese himalayano è tornato alla ribalta internazionale non per un evento naturale, ma per una violenta sollevazione popolare – avvenuta l’8-9 settembre 2025 (ovvero 2082 Bhadra 23 e 24 Bs, secondo il calendario lunare nepalese) – contro il governo in carica, accusato di corruzione e nepotismo. Una sollevazione guidata da giovani nepalesi, appartenenti alla cosiddetta «Generazione Z», quella che, più o meno, include le persone nate tra il 1992 e il 2012. Tra i manifestanti si è ritagliato uno spazio di rilievo Sudan Gurung, fondatore e leader di «Hami Nepal», nota Ong del Paese.

La rivolta non è stata pacifica. Ci sono stati almeno 72 morti e grandi distruzioni, soprattutto nella capitale Kathmandu. Le conseguenze politiche sono state dirompenti. Il primo ministro Khadga Prasad Sharma Oli, già leader di uno dei due partiti comunisti del Nepal, è stato costretto alle dimissioni. Il presidente Ram Chandra Poudel ha sciolto il Parlamento e nominato un nuovo primo ministro. A guidare il governo di transizione è stata scelta Sushila Karki, giudice in pensione, molto nota per essere stata giudice della Corte suprema e successivamente presidente della stessa, prima donna a ricoprire quella carica. Considerata la sua alta reputazione, Karki ha ottenuto il consenso dei giovani rivoltosi, ma anche dell’esercito e delle forze politiche.

Mappa del paese himalayano (immagine Britannica) e ritratto della nuova premier Sushila Karki (foto Wikipedia). La donna dovrà preparare il Paese alle elezioni del 5 marzo 2026.

In un discorso pubblico per celebrare il giorno della Costituzione (approvata il 20 settembre 2015), la prima ministra ha detto, tra l’altro: «Le questioni da loro [dai giovani della Generazione Z, ndr] sollevate – opportunità di lavoro, qualità della vita, trasparenza nell’azione governativa, uguaglianza giuridica, controllo della corruzione, buona governance e sviluppo – sono, in effetti, aspirazioni condivise da tutte le generazioni e costituiscono un’agenda nazionale. Questo Governo si impegna ad abbracciare questi obiettivi e a lavorare in linea con le aspettative dei cittadini».

Il Nepal è stato una monarchia fino al 2008 quando è passato a essere una repubblica democratica federale con un presidente e un Parlamento bicamerale.

Con una popolazione totale di 30 milioni di abitanti (per tre quarti di fede induista), il Paese ha un tasso di povertà superiore al 20 per cento (Asian development bank, 2025). In una classifica mondiale dominata dall’Africa, il Nepal è al 38.mo posto tra i paesi più poveri, primo tra quelli asiatici (International monetary found, aprile 2025). Il fragile sistema economico vede l’agricoltura come primo settore, ma la valuta pregiata arriva dalle rimesse e dal turismo internazionale, da anni in costante crescita.

La giudice Karki guiderà il governo nepalese da oggi fino al 5 marzo 2026, quando dovrebbero tenersi nuove elezioni. Per il piccolo paese himalayano saranno mesi molto delicati.

Paolo Moiola

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