DAL 1899 L’UMANITÀ IN PRIMA PAGINA

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Laudato si’, per nostra madre terra

La nuova enciclica di
papa Francesco mette in relazione degrado ambientale e umano. Bacchetta i
politici incapaci a trovare risposte. E sprona la società civile nella sua
opera di monitoraggio e pressione. Un documento da leggere e mettere in
pratica.

C’è stato
un tempo in cui i movimenti per la difesa dell’ambiente e quelli per lo
sviluppo del «Terzo mondo» si guardavano con reciproca diffidenza: i primi allarmati
dall’impatto sul pianeta che avrebbe avuto l’eventuale crescita economica della
parte povera del mondo, i secondi insospettiti dall’eco che la questione
ambientale stava avendo sui media mondiali che invece rimanevano indifferenti
alla sorte di metà dell’umanità.

Poi è arrivato il Summit della Terra nel 1992 a Rio de
Janeiro, nel quale gli esperti, tanto capaci quanto disconosciuti, delle
Nazioni Unite, ci hanno fatto comprendere che la questione della povertà e
quella dell’ambiente sono inscindibili, che non si può affrontare l’una senza
tener conto dell’altra e che qualsiasi soluzione parziale è destinata al
fallimento.

Quello di Rio è stato un evento senza precedenti: vi
parteciparono 172 governi e 108 capi di stato, 2.400 rappresentanti di organizzazioni
non governative.

Anche in
termini di scelte politiche, il summit del ‘92 è stato un evento straordinario
che ha prodotto accordi come la Convenzione internazionale sulla Biodiversità,
l’Agenda 21 – una sorta di manuale sullo sviluppo sostenibile declinata a
livello territoriale dai governi locali -, la Convenzione sul cambiamento
climatico da cui è scaturito il Protocollo di Kyoto cinque anni dopo.

Ma, soprattutto, al vertice di Rio è stato messo in
discussione da tutti, rappresentanti politici e della società civile, il
modello di crescita economica senza limiti, basato sull’uso forsennato di
combustibili fossili, sull’industrializzazione a tappe forzate, sulla
produzione infinita di scorie e scarti.

Da
allora si sono fatti piccoli passi avanti nel passaggio alle energie
rinnovabili, nel riciclo e riuso dei rifiuti, nella decontaminazione delle
acque e dei terreni, ma ancora oggi si è troppo lontani da quel progetto di
nuovo modello di sviluppo che il summit della terra aveva delineato.

Purtroppo, con l’avvento della globalizzazione
economica, le relazioni tra paesi sono orientate esclusivamente agli interessi
commerciali, l’azione dei governi si è indebolita, perché la sottomissione
della politica alla finanza ha svuotato i luoghi del governo mondiale.

I vertici e le conferenze sull’ambiente che si sono
celebrati dopo Rio non hanno avuto lo stesso respiro planetario e non si sono
conclusi con agende altrettanto ambiziose.
Eppure i problemi ambientali sussistono, pressanti e drammatici, investono ogni
parte del mondo, basti pensare al cambiamento climatico, e si sommano
drammaticamente all’emergenza sociale che colpisce sia il Sud che il Nord del
mondo. «L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non
potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale, se non prestiamo
attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale»
afferma papa Francesco nella sua Enciclica «Laudato si’». I politici sono
incapaci di trovare una risposta globale perché miopi e senza coraggio o,
peggio, perché si fanno condizionare dal potere economico, denuncia il
pontefice.

Per
questo «è lodevole l’impegno di organismi inteazionali e di organizzazioni
della società civile che sensibilizzano le popolazioni e cornoperano in modo
critico, anche utilizzando legittimi meccanismi di pressione, affinché ogni
governo adempia il proprio e non delegabile dovere di preservare l’ambiente e
le risorse naturali, senza vendersi a ambigui interessi locali o inteazionali».

Allora tocca a noi cittadini, prendere coscienza,
organizzarsi, fare pressione, tenendo sempre assieme la questione sociale:
giustizia, lavoro, difesa dei più deboli, accoglienza dei rifugiati, con la
difesa dell’ambiente.

Perché dobbiamo ascoltare «tanto il grido della terra
quanto il grido dei poveri». L’enciclica papale, lucida e profonda tocca tutti
i nodi irrisolti del nostro tempo, indica le soluzioni, ispira con la fede,
sprona chi governa, ammonisce chi comanda l’economia, conforta chi si impegna.

Un documento che non deve giacere nelle sacrestie, ma va
conosciuto e assimilato in ogni passaggio, per guidare le nostre scelte e le
nostre azioni.

Sabina Siniscalchi

Sabina Siniscalchi