Israele-Palestina. Erano 74.000 terroristi?

«Da tre anni le carceri israeliane per detenuti palestinesi funzionano come campi di tortura. Fame, violenza estrema, scabbia e condizioni di vita disumane fanno parte della quotidianità di migliaia di detenuti. Nulla di tutto ciò avviene nell’ombra. Si tratta di una politica dichiarata, ora al centro della campagna elettorale del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. I fatti sono stati messi in luce da inchieste condotte dai principali organi di informazione del mondo, da rapporti di organizzazioni per i diritti umani e da ricorsi presentati all’Alta Corte di Giustizia. L’opinione pubblica israeliana è rimasta in gran parte indifferente».
«Lunedì [12 ottobre] le forze israeliane hanno iniziato a demolire le abitazioni situate vicino alla città arabo-israeliana meridionale di Rahat, nonostante le proteste dei residenti, che affermano di non aver ricevuto alloggi alternativi».
«Secondo il personale medico e fonti locali, da sabato [17 ottobre] le forze di difesa israeliane (Israel defence forces, Idf) hanno ucciso almeno otto persone a Gaza, tra cui due bambini».
Sono stralci di tre articoli pubblicati da Haaretz, in pratica l’unico media israeliano critico verso la politica del governo di Tel Aviv. Se in Israele il consenso per l’Idf rimane alto (a parte che tra alcune Ong e movimenti come Standing together), fuori dei confini la situazione è molto diversa.

Dalla home page del sito delle Forze di difesa israeliane (Idf).

L’offensiva mediatica dell’Idf
Per questo, nelle ultime settimane, Israele sta tentando di recuperare la perduta credibilità internazionale attraverso un’offensiva mediatica guidata dalle stesse forze armate (Idf). Lo ha fatto, per esempio, rispondendo alle accuse lanciate dal documentario «Naza» con un contro-documentario titolato «Naza. La vera storia». Anch’esso girato di notte sui tetti di Tel Aviv, anch’esso con comandanti dell’Idf. Ma – si sostiene – con una differenza: loro raccontano la verità con prove e documenti.
Un altro esempio di pulizia della fedina penale è il tentativo di dimostrare che 170 giornalisti palestinesi uccisi nella guerra in realtà altro non fossero se non terroristi palestinesi. «Costoro – si legge sul sito dell’Idf – si sono spacciati per legittimi professionisti dell’informazione, prestando al contempo servizio per organizzazioni terroristiche».

Cisgiordania, 16 ottobre 2026: coloni israeliani incappucciati attaccano un gruppo di palestinesi che raccoglie le olive. Compresa una fotoreporter del Washington Post. (Screenshot)

Il terrorismo dei coloni
Nessun dubita che, in una guerra, le atrocità si compiano da una parte e dall’altra. Tuttavia, qui le forze in campo e i numeri raccontano di una guerra impari. A meno che Israele non sostenga che i 74.000 morti palestinesi accertati (ma la cifra potrebbe essere ben più alta) fossero tutti terroristi.
Non per nulla, da tempo, le maggiori organizzazioni internazionali – a cominciare dalle Nazioni Unite per finire con Amnesty International – utilizzano il termine «genocidio» per descrivere quanto le autorità e l’esercito d’Israele stanno compiendo contro i palestinesi della Striscia di Gaza. Ma per quelli della Cisgiordania la situazione non è certo migliore.
Qui, i coloni israeliani si comportano da terroristi senza alcun ritegno, assediando famiglie palestinesi (agosto), distruggendo i raccolti di olive (16 ottobre), attaccando giornalisti e diplomatici (16 e 17 ottobre). Come per Naza e per la guerra ai media, ora si aspettano filmati e giustificazioni anche per loro.

Paolo Moiola