Thailandia. Tensioni sul voto
L’8 febbraio la Thailandia va al voto in un passaggio elettorale caratterizzato da vivaci fermenti nazionalisti dopo la guerra di confine con la Cambogia nel 2025.
Nella monarchia costituzionale thailandese – nazione con una lunga storia di instabilità che ha alternato regimi militari e governi civili – si vota per l’Assemblea nazionale, composta da una Camera dei rappresentanti di 500 membri eletti, e da un Senato di 200 membri nominati. Gli elettori sono chiamati anche a decidere, tramite referendum, se iniziare i lavori per la stesura di una nuova Costituzione che sostituisca quella adottata nel 2017 sotto la giunta militare.
Nelle elezioni politiche si contendono il primato il leader del People’s Party, Natthaphong Ruengpanyawut, in testa nei sondaggi di opinione, e l’ex Primo ministro Anutin Charnvirakul, del partito Partito Bhumjaithai.
Il People’s Party è il successore del partito “Move Forward”, che si era aggiudicato le elezioni del 2023, ma era stato successivamente bloccato dai legislatori e poi sciolto per ordine del tribunale.
Anutin Charnvirakul è stato, invece, il leader che, a dicembre 2025, ha indetto elezioni anticipate – dopo meno di cento giorni come primo ministro – durante una caotica sessione parlamentare che avrebbe potuto portare a un voto di sfiducia e al crollo del suo fragile esecutivo, divenuto minoranza.
Terzo attore in campo è il partito Pheu Thai, che fa capo al potente clan Shinawatra, da anni influente sulla scena politica. Proprio Paetongtarn Shinawatra, figlia minore del magnate ed ex primo ministro thailandese Thaksin Shinawatra, ha avuto una breve esperienza di governo tra l’agosto 2024 all’agosto 2025.
I tre principali partiti politici, che hanno sciolto le precedenti alleanze per scontrarsi direttamente alle elezioni, si confrontano su due temi principali: l’economia sul piano interno, il conflitto al confine sul versante estero.
La Thailandia è la terza economia del Sudest asiatico, ma la sua crescita è stata molto inferiore rispetto ad altri paesi della regione e le ripercussioni si fanno sentire sul costo della vita e sull’elevato debito delle famiglie.
Nella società, nel periodo post pandemia, si registrano sacche di indigenza e povertà. I vari partiti hanno presentato promesse e soluzioni diverse per supportare le famiglie, proponendo misure di welfare per anziani, giovani, operai, piccole medie imprese.
Negli ultimi mesi, inoltre, ha tenuto banco il conflitto al confine con la Cambogia, che ha riacceso sentimenti nazionalisti e ha nuovamente messo in risalto il ruolo dell’esercito.
«In campagna elettorale l’enfasi di tutti i partiti è stata sulla difesa della sovranità e della sicurezza nazionale», ha spiegato all’agenzia Fides il thailandese Peter Rachada Monthienvichienchai, Segretario generale dell’organizzazione Signis, rete cattolica mondiale per la comunicazione, che unisce professionisti dei media in tutto il mondo. «Nessun partito ha parlato apertamente di negoziati con la Cambogia, se non nei termini di essere fermi nella difesa, perché parlare di pace non porta consenso e voti», ha osservato.
Nel rapporto fra le due nazioni trova spazio anche la questione degli «scam center», i centri delle truffe online che sono oggi una piaga nel sudest asiatico, un annoso fenomeno diffuso sul confine, che incrocia criminalità e corruzione.
Considerando che le forniture di elettricità e della connessione Internet per alcuni scam center vengono dalla Thailandia, si comprende come sia spesso la corruzione degli apparati pubblici thai a consentire o far prosperare questi traffici.
In tale scenario, la Chiesa cattolica thailandese ha diffuso una lettera pastorale incoraggiando a votare per candidati che «rispettino il valore e la dignità di ogni persona e che diano priorità al bene comune rispetto al guadagno personale». «La Chiesa – si legge nel testo diffuso dai Vescovi – ha la responsabilità di agire come missione morale e coscienza sociale per garantire che queste elezioni seguano il cammino della verità e della giustizia».
Il testo ricorda che i cittadini «hanno il dovere di contribuire alla società attraverso le tasse, la difesa nazionale e l’esercizio del loro diritto di voto». Tuttavia, puntualizzano i vescovi, «questo dovere non si esaurisce alle urne: esso include il monitoraggio e la tutela delle verità morali in ogni fase del processo politico».
Infatti, rileva la nota, «una democrazia sana si fonda su valori umani fondamentali, in particolare sulla dignità umana, sui diritti umani e sul bene comune. Senza questi fondamenti morali, una democrazia può facilmente trasformarsi in una tirannia nascosta che opprime il suo popolo».
Sul tema dell’integrità morale, la Chiesa cattolica thailandese rivolge anche un monito ai politici e ai funzionari governativi.
Paolo Affatato





