Mondo. Meno scuola per i poveri
Brutte notizie per bambini e ragazzi nel mondo. Studiare diventa sempre più difficile. Si riducono, infatti, gli aiuti pubblici allo sviluppo, e le scuole chiudono. Prime tra tutte, quelle delle zone più isolate e povere del pianeta.
Privati del loro diritto all’istruzione, ai 272 milioni di bambini e ragazzi che già oggi non hanno l’opportunità di imparare a leggere, scrivere e contare, se ne aggiungeranno altri 6 milioni entro la fine del 2026.
E tra quelli che possono frequentare una scuola, moltissimi vedranno peggiorare la qualità del servizio che ricevono.
Senza gli strumenti fondamentali per capire la realtà che li circonda, cresceranno meno liberi e sicuri, in società sempre più pericolose, complesse e manipolatorie.
Raccogliendo dati elaborati da diversi organismi internazionali, l’Unicef ha lanciato un nuovo allarme in un’analisi divulgata a inizio settembre: decine di donatori internazionali, tra i quali gli Usa di Trump, da anni stanno riducendo o cancellando gli aiuti allo sviluppo, invertendo il percorso virtuoso che molti Paesi nel mondo stavano facendo da decenni.
Secondo l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), nel 2025 ci sarà un calo dell’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) compreso tra il 9% e il 17%, che si aggiungerà al calo già registrato del 9% nel 2024. Si parla degli Aps bilaterali e multilaterali, ossia gli aiuti dati da singoli Paesi o da organizzazioni internazionali finanziate da più Paesi.
Gli undici più importanti donatori internazionali (sia bilaterali che multilaterali) che hanno annunciato tagli – Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti -, rappresentano tra il 62% (per l’Oms, Organizzazione mondiale della sanità) e l’87% (per il Pam, Programma alimentare mondiale) dei finanziamenti alle principali agenzie sanitarie e umanitarie.
L’Unicef propone l’esempio di due paesi africani: «Tra i Paesi che affrontano la battuta d’arresto più ripida, la Costa d’Avorio e il Mali rischiano di perdere il 4% delle iscrizioni scolastiche attuali, che si traduce rispettivamente in 340mila e 180mila studenti». E continua: «Anche i bambini e i giovani che rimangono a scuola saranno colpiti. Con un ridotto sostegno al rafforzamento del sistema, come lo sviluppo del curriculum, la valutazione dell’apprendimento e la formazione degli insegnanti, almeno 290 milioni di studenti nel mondo potrebbero sperimentare un declino della qualità della loro istruzione quasi da un giorno all’altro».
«In contesti umanitari – aggiunge ancora l’Unicef -, dove l’istruzione va oltre l’apprendimento, offrendo sostegno vitale, stabilità e un senso di normalità ai bambini traumatizzati, i finanziamenti potrebbero diminuire drasticamente, in alcuni casi con tagli pari ad almeno il 10% del bilancio nazionale destinato all’istruzione. Ad esempio, nell’ambito della risposta dell’Unicef ai rifugiati Rohingya, 350mila bambini rischiano di perdere definitivamente l’accesso all’istruzione di base. Senza finanziamenti urgenti, i centri educativi potrebbero chiudere, lasciando i bambini vulnerabili allo sfruttamento, al lavoro minorile e alla tratta».
Secondo i dati consultabili sul sito dell’Unesco, dal 2000 al 2023 si è passati da 392,7 milioni di minori esclusi dalla scuola (il 27,4%, uno su quattro) a 272 milioni (il 16,8%, uno su sei). Ma già nel 2018 il numero ha ripreso a salire dopo aver raggiunto i 262,2 milioni nel 2017. In termini percentuali, la quota di minori che non accede all’istruzione nel mondo è ferma al 16,8% dal 2019, ed è certo che i prossimi dati sul 2024 e sul 2025 rileveranno il primo aumento da decenni.
I bambini e ragazzi più colpiti dalla riduzione degli aiuti sono quelli nati in Paesi a reddito basso e medio basso. Paesi nei quali, in alcuni casi, solo un bambino di 10 anni su dieci è in grado di leggere e comprendere un testo semplice.
In molti contesti poveri, le scuole non forniscono solo istruzione, ma un vero e proprio rifugio sicuro nel quale i minori accedono ad acqua pulita, servizi igienici, pasti, cure sanitarie e servizi di protezione e sostegno per chi è vittima di abusi e sfruttamento.
Le decisioni politiche che molti Paesi donatori hanno preso e stanno prendendo peseranno sul futuro di intere aree del pianeta, rendendo tutti più insicuri.
Luca Lorusso