Indonesia. Ramadan e Quaresima per il dialogo
La sovrapposizione di periodi sacri come la Quaresima e il Ramadan – che nel 2026 per i fedeli cristiani e musulmani coincidono – offre un’opportunità unica per rafforzare l’armonia intercomunitaria nella variegata società indonesiana.
Nel Paese musulmano più popoloso al mondo (il 90% dei 275 milioni di abitanti segue il Profeta, mentre i cattolici sono circa 10 milioni), l’islam – giunto nel XIII secolo con i mercanti, non con guerre di conquista – ha storicamente dato prova di tolleranza e di moderazione, e ancora oggi ha una forma definita Islam Nusantara, cioè l’islam dell’arcipelago, che ne indica il volto pacifico, aperto, dialogico, inclusivo.
Laboratorio spirituale per rafforzare l’identità indonesiana
Nell’incontro tra Quaresima e Ramadan la popolazione indonesiana, a tutti i livelli, e nelle diversità delle 17mila isole di cui è composto il territorio del Paese, vive il tempo sacro condiviso come occasione di potente «laboratorio spirituale», per ribadire che l’elemento della fede non è solo una scelta individuale, ma rappresenta una «forza nazionale comune», parte integrante dell’identità indonesiana, come d’altronde si afferma nella Pancasila, la Carta dei cinque principi che è alla base della convivenza civile nel vasto e plurale paese del Sudest asiatico, rinomato per la sua diversità culturale e religiosa.
Questo laboratorio spirituale si è espresso in una miriade di incontri, seminari, assemblee disseminate su tutto il territorio. Un esempio è quello di Giacarta, dove i cattolici, in un clima di solidarietà e accoglienza, sono partiti dalla cattedrale di Nostra Signora dell’Assunzione per raggiungere, tramite il sottopasso stradale ribattezzato «tunnel dell’amicizia», i musulmani che si recavano per la preghiera del venerdì alla vicina Moschea Istiqlal. Altro gesto è quello della condivisione tra musulmani e cristiani dell’iftar, l’interruzione serale del digiuno durante il Ramadan. Una pratica che serve a rafforzare i legami della relazione umana e della reciproca benevolenza.
Quaresima, Ramadan, Capodanno cinese e Capodanno induista
Un’atmosfera di speciale fratellanza si è vissuta, in modo ancora più particolare, durante la terza settimana di febbraio che ha visto la celebrazione del Capodanno cinese (il Chūn Jié) il 17 febbraio, l’inizio della Quaresima il 18, e l’inizio del Ramadan il 19.
Dato che nell’arcipelago indonesiano esiste una folta comunità cristiana di origine cinese, questa settimana sacra condivisa ha generato riflessioni teologiche, pratiche pastorali, e iniziative interreligiose e interculturali che hanno coinvolto fedeli musulmani e cristiani con le comunità cinesi.
Come ha ricordato l’agenzia Fides, le iniziative interreligiose hanno coinvolto anche gli indù, soprattutto nell’isola indonesiana di Bali, a maggioranza induista: lì i credenti indù hanno vissuto il 19 marzo il «Giorno del silenzio», il «Nyepi», il capodanno induista.
Sull’isola, nota per i flussi turistici, quel giorno è stato caratterizzato da 24 ore di blocco totale: niente luci, traffico, Internet, rumore o viaggi (anche l’aeroporto è stato chiuso). Il «Nyepi» è un momento di introspezione e purificazione per i credenti indù, ma l’iniziativa è stata condivisa anche da credenti musulmani e cristiani che, insieme, hanno espresso il comune desiderio di pace, ricordando specialmente l’ultima guerra iniziata in Medio Oriente.
Il comune desiderio di rinnovamento
«Questi periodi sacri simultanei rivelano un desiderio condiviso e un orientamento comune verso il rinnovamento interiore, una profonda trasformazione e un nuovo inizio, che ha sempre una inclinazione alla pace», dice a Missioni Consolata don Aloysius Budi Purnomo, segretario della Commissione per le relazioni interreligiose nella Conferenza episcopale d’Indonesia. «La Quaresima chiama i cristiani al pentimento e alla conformità a Cristo. Il Ramadan invita i musulmani a coltivare la disciplina, la consapevolezza di Dio e la solidarietà. Il Chūn Jié incoraggia le famiglie a liberarsi dai fardelli del passato e ad accogliere la novità attraverso la riconciliazione e gli incontri familiari. Il Giorno del silenzio invita ogni uomo a tornare in se stesso», aggiunge. «Insieme – conclude don Purnomo – queste tradizioni rimarcano che il rinnovamento spirituale è un profondo desiderio di ogni persona che cerca la autentica felicità: questa è un’esperienza interiore e spirituale che si riflette anche nella vita comunitaria e sociale, e si realizza nell’armonia delle relazioni interpersonali».
Paolo Affatato