Un inverno al freddo e al gelo, tra speranze e paure.

Testimonianza diretta di padre Luca Bovio, Imc, dall’Ucraina – Natale 2025

A differenza degli ultimi anni, l’inverno che stiamo vivendo in Ucraina e in tutto l’est del continente europeo e decisamente severo come del resto lo deve essere tradizionalmente. Sono diverse settimane che la temperatura oscilla tra i –10 e i –20 gradi.

Kyiv (Kiev) innevata con temperature a -10 o -20

In condizioni normali questo non creerebbe notevoli disagi alla popolazione abituata a convivere da sempre a queste condizioni. Il problema e dato dalla mancanza di corrente elettrica, di riscaldamento come in alcuni di casi di acqua corrente. La mancanza di tutto questo deriva dai continui massicci attacchi alle infrastrutture energetiche dell’intero paese. Le restrizioni sono notevoli. Ogni giorno viene dato un bollettino in tutto il paese con gli orari di energia erogata per il giorno successivo. Mediamente possono essere poche ore al giorno. Nei casi più estremi come alcuni palazzi a Kiev la mancanza è totale già da alcune settimane. Per questo motivo il sindaco e le autorità hanno invitato i cittadini della capitale a lasciare la città nel caso che avessero qualcuno che li possa ospitare. Le previsioni infatti non sono buone. Il gelo continuerà ancora per molto e la situazione energetica non si risolverà ancora in breve tempo.

generatori acquistati da distribuire dove necesasrio

La notizia di questi giorni di metà gennaio 2026 è che anche le scuole della capitale resteranno chiuse fino a febbraio per mancanza di energia. Quella poca che c’è occorre utilizzarla con delle priorità come gli ospedali e i trasporti pubblici che ancora funzionano, come le tre linee della metropolitana. in questo contesto gli allarmi e gli attacchi dal cielo continuano ininterrottamente (foto postazione anti droni sopra). Ieri (17 gennaio) è stata danneggiata gravemente la centrale elettrica di Charchiw, la seconda città del paese. Le città vivono grazie al lavoro dei generatori di corrente elettrica. Il loro rumore si può sentiere ovunque. I generatori più grandi forniscono corrente ai negozi e ai centri commerciali, quelli più piccoli agli appartamenti, per chi se lo può permettere.

Anche noi in questo tempo stiamo cercando di acquistare piccoli generatori da offrire a coloro che ne hanno maggiormente bisogno (foto a destra). Un costo medio per un generatore che produce circa 4 Kw è di circa 500 euro. In diversi punti della città sono state montate delle tende riscaldate dove i cittadini possono trovare una tazza di the caldo o un po’ di cibo e soprattutto trascorre un po’ di tempo al caldo lasciando i propri appartamenti dove la temperatura è di poco sopra lo zero. (video 5-6)

Non lontano dalla capitale si trova Irpin. Qui oggi c’è un centro di accoglienza per circa 500 persone. alcune di loro provengono dalla stessa città. Qui 4 anni fa i soldati russi arrivarono fino a qui distruggendo molte abitazioni. Altre famiglie provengono dalla zona del fronte, dal Donbass come dalla ragione di Zaporiza. Ogni persona ha una sua storia. Ci sono piccoli nuclei familiari che qui vivono così come soldati che hanno perso gli arti a motivo del freddo. Spesso sono persone anziane che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni. La corrente elettrica e il riscaldamento sono garantiti da grandi generatori che lavorano ininterrottamente. E sufficiente un piccolo contrattempo, un danneggiamento o la mancanza di carburante e subito nelle abitazioni container la temperatura scende e 4, 5 gradi sopra lo zero. (Foto 7-8-9)

Diverse chiese e organizzazioni di volontariato assicurano i pasti caldi sotto un tendone riscaldato. Qui si possono ricaricare anche i cellulari e connettersi ad internet con la rete Starlink. Anche io ho la possibilità di salutare gli abitanti e di ricevere il loro ringraziamento per l’aiuto dato da molti benefattori sparsi per il mondo grazie alla collaborazione con la chiesa locale greco latina. (video 10)

11. Reti anti droni sulla strada verso Cherson

Le festività del Natale le ho trascorse nella parrocchia di Cherson, una città a sud lungo la linea del fronte. Dall’ultima volta che sono stato sono ora apparse sulla strada principale le reti anti-droni per ben 17 km. (Foto 11-12) Sono reti da pesca montate su dei pali. Lo scopo di queste reti è quello di proteggere i veicoli da un impatto diretto coi droni che qui volano sempre più spesso. Un semaforo posto all’inizio del tratto, da luce verde se il pericolo non è imminente. In questo tratto occorre andare velocemente con la macchina guardando con un occhio il cielo ma stando anche attenti al ghiaccio e alla nave che rendono scivolosa la strada. Anche la cintura di sicurezza della macchina e meglio lasciarla slacciata per poter in caso di necessita agevolmente uscire dal veicolo.

12. Reti anti droni sulla strada verso Cherson
12a. Reti anti droni sulla strada verso Cherson con auto bruciata ai bordi della strad.

Diverse carcasse di auto colpite sono abbandonate ai margini di questo tratto (foto 12a-13). L’uso di droni è crescente sia per numero sia per qualità. Al loro rumore occorre sempre ripararsi e aspettare che passino. Non si sa mai a quale esercito appartengo e soprattutto quale è il loro scopo: raccogliere informazioni, fare filmati oppure lanciarsi contro obiettivi. Alcuni di essi, soprattutto di notte quando sono meno visibili, sono utilizzati anche per portare cibo e quant’altro ai soldati nelle zone più esposte. I droni purtroppo non sono il solo pericolo a Cherson. I due eserciti si scambiano colpi di artiglieria giorno e notte lungo il fiume Dniepr che di fatto in questa zona è la linea del fronte: i russi sulla riva est, gli ucraini sulla riva ovest.

13. Edificio distrutto dai droni russi a Cherson

Pochi giorni prima del Natale due colpi sono caduti nel giardino della parrocchia alle 6 del mattino danneggiando 17 finestre (foto 14-15). Ringraziando il Signore nessuno si è fatto male anche se lo spavento è stato grande.

Un altro missile poco lontano dalla parrocchia è rimasto nell’asfalto della strada senza esplodere (foto 16). E lì ancora in attesa che lo si metta in sicurezza.

16. Missile inesploso in Pilipa Orlika Street a Cherson, non lontano dalla parrocchia cattolica

La S. Messa della notte di Natale è stata celebrata al mattino della vigilia alle 9.00, questo per dare alle poche decine di fedeli la possibilità di tornare a casa coi pochi bus che viaggiano per la città solo fino al primo pomeriggio. Poi tutto si ferma e si è avvolti dall’oscurità e dal silenzio, interrotto solo dai colpi che riecheggiano nel cielo. Dopo la S. Messa di Natale due famiglie hanno organizzato una recita natalizia molto ben preparata con canti e poesie, annunciando la nascita del Salvatore Gesù (foto 17).

17. Messa di Natale nelal parrocchia cattolica di Cherson, con recita dopo la messa
18. padre Bovio con personale medico di un ospedale a Cherson

Siamo riusciti portare dei medicinali raccolti in Italia e distribuiti in diversi ospedali della città (foto 18). Una parte di essi e stata data all’ ospedale di Bilozerka, una villaggio fuori città. Qui ormai solo i soldati possono venire e a loro abbiamo consegnato l’importante carico.

Pochi giorni fa a Leopoli una signora è diventata un simbolo e allo stesso orgoglio del paese. Era l’alba ancora buio in una piazza centrale della città. La signora stava spalando la neve caduta abbondante. La scena che descrivo è stata ripresa dalle telecamere di sicurezza. Improvvisamente la piazza è colpita da un drone shahed che esplode. Le schegge come sempre volano senza controllo ovunque. Alcune di esse sfiorano la signora impegnata a spalare la neve. Dopo pochi attimi la signora guardandosi attorno, invece di scappare spaventata e di mettersi al riparo riprende a lavorare spalando la neve come se niente di grave fosse accaduto. I media hanno dato molto risalto a questo. Non certo per invitare ad atteggiamenti poco prudenti, occorre infatti durante gli allarmi proteggersi in luoghi sicuri, ma soprattutto per elogiare il coraggio e la voglia di andare avanti anche dopo pericoli così evidenti come quello che poco prima si era verificato.

Questa resilienza unita alla forza e al coraggio, sono gli atteggiamenti che permettono a un paese colpito duramente di non soccombere ma a continuare a lottare anche in questo duro inverno che siamo certi prima poi finirà.

padre Luca Bovio, missionario della Consolata e
direttore Pontigicie opere missionarie dell’Ucraina




Ucraina. Ritorno a Kharkiv

Padre Luca Bovio, missionario della Consolata italiano in Polonia, da tre anni compie viaggi di solidarietà in Ucraina.
Ci è tornato tra il 3 e il 7 gennaio 2025 per raggiungere Kharkiv, città a pochi cilometri dal confine russo, e portare medicinali e altri aiuti alla popolazione provata dalla guerra.

3 gennaio – Sloviansk

Oggi partiamo e ci dirigiamo a Sudest nella regione del Donbass precisamente nella città di Sloviansk. Qui ad attenderci c’è don Giulio che abita presso l’unica parrocchia latino cattolica dedicata ai SS. Cirillo e Metodio.
Don Giulio ha creato attorno alla parrocchia un centro di accoglienza per i soldati e i volontari. I militari che tornano dal vicino fronte qui possono trovare riposo e alcuni servizi come la lavanderia. Possono anche rilassarsi facendo una sauna e gustando buone cene preparate per loro. Anche i volontari trovano un luogo per fermarsi e organizzare meglio gli aiuti sul territorio.
Don Giulio ci porta in macchina per le città e i villaggi intorno: è, infatti, un cappellano militare e ha tutti i permessi per muoversi in queste zone.
Visitiamo Krematorsk e altri villaggi. Ci racconta che l’uso di tecnologie e di droni è aumentato considerevolmente dall’inizio della guerra. Nella cappella della parrocchia, ai piedi della statua di San Michele Arcangelo, vediamo un drone russo lasciato dai soldati ucraini come ringraziamento al Signore per le loro vite salvate. Quel piccolo drone, infatti, trasportava sino a due chilogrammi di esplosivo che, miracolosamente, non è esploso sopra di loro.

4 gennaio – Nowy Korotycz

Visitiamo la comunità delle suore di Don Orione a Nowy Korotycz vicino a Kharkiv. Qui le suore missionarie accolgono bambini orfani o accompagnati dalle loro mamme.
Nelle tre case della comunità sono distribuite quasi 50 persone. I bambini hanno diverse età: dai neonati di pochi mesi sino all’età scolare. In questo luogo trovano rifugio e le condizioni necessarie per vivere.
Le loro storie sono varie e spesso molto tristi, anche se non per questo alcuni di loro perdono il sorriso.
I loro papà possono essere a combattere. Di alcuni di loro si sono perse le tracce.
Le storie di alcune famiglie sono segnate dal problema dell’alcolismo, molto diffuso qui.
Le suore con l’aiuto di personale e di volontari, non solo garantiscono loro i servizi, ma riescono a trasmettere quel calore e quell’amore umano così importante per la crescita di ognuno.
A loro consegniamo dei lavori di lana fatti a maglia a mano dalla signora Laura, una pensionata di Milano che, avendo molto tempo libero, si impegna a realizzare e poi a donare.
Lasciamo anche un’offerta raccolta da alcune giovani famiglie che vivono in Polonia e in Svizzera. Questa serve alle suore per organizzare una vacanza per tutti gli ospiti della loro comunità.

4 gennaio – Siruako

Nei pressi di Kharkiv, a Siruako, visitiamo il convento delle suore Carmelitane di clausura. Qui incontriamo le tre sorelle che vi vivono. Sono la madre Suor Mariola, di origine polacca, e le suore Pia e Ludmila, di origine ucraina. Le altre suore che qui abitavano, oggi si trovano per motivi di sicurezza in Polonia, pronte a ritornare quando la guerra sarà finita.
L’incontro con le monache, pur essendo breve, è molto gioioso, una gioia che nasce dalla loro totale e incondizionata appartenenza a Cristo, una gioia che è di grande aiuto per coloro che sono gravati dalla sofferenza della guerra.
Le ringraziamo per il prezioso aiuto che offrono attraverso la preghiera e il loro essere sempre disponibili all’incontro e all’ascolto per chiunque bussa alla loro porta.
Il loro è uno dei pochi i conventi contemplativi esistenti in Ucraina, e per questo è ancora più prezioso.

4 gennaio – Tsupiwka

Il villaggio di Tsupiwka dista da Kharkiv 40 km circa, e pochi chilometri dal confine con la Russia. Questo villaggio occupato dai russi e poi liberato, prima della guerra contava circa mille abitanti. Oggi ne sono rimasti circa sessanta.
Le condizioni di vita sono difficili. Il coprifuoco inizia alle 17.00 e termina alle 9.00 del mattino. Solo per poche ore si può uscire dalle proprie case.
Molte abitazioni sono visibilmente danneggiate,così come la scuola e la chiesa, e spesso si sentono i vicini bombardamenti.
Portiamo in questo luogo un carico di aiuti arrivato dall’Italia. Ci accolgono alcune persone nella casa parrocchiale riscaldata da una stufa. Qui il riscaldamento è prevalentemente a legna, e utilizzato soltanto nelle ore notturne. Durante il giorno il fumo che esce dal camino può diventare un segno della presenza di persone, quindi indicare ai russi un possibile bersaglio.
Un solo piccolo negozio di alimentari è aperto. Il maggiore aiuto viene portato con le macchine dalla cattedrale. Gli abitanti, molto cordiali, ci raccontano che uno dei disagi maggiori è quello della mancanza di trasporti verso la città. Lungo la strada non asfaltata e piena di buche, viaggiano le auto militari e le macchine che portano gli aiuti umanitari.

5 gennaio – Kharkiv

La città di Kharkiv, prima dell’inizio della guerra, contava più di 2 milioni di abitanti. Oggi la popolazione si è dimezzata. Di questa, circa mezzo milione di persone sono abitanti locali. L’altro mezzo milionè è composto da persone giunte dalle zone del fronte, costrette a lasciare i propri villaggi.
Le tre linee della metropolitana sono attive e completamente gratuite, come tutti i mezzi di trasporto pubblici della città. Le stazioni della metropolitana diventano spesso anche luoghi di rifugio durante gli allarmi e i bombardamenti. In alcune stazioni sono allestite delle scuole per bambini.
A pochi giorni dal Natale ortodosso, che si celebra il 7 di gennaio, e dalla festa del battesimo di Gesù, è tradizione immergersi in vasche di acqua gelida, oppure scavate nel ghiaccio dei laghi. Questa immersione vuole simbolicamente ricordare la purificazione che si attua nel battesimo.

5 gennaio – Consegna delle medicine

Siamo ospiti della curia della diocesi di Kharkiv. Qui vive un gruppo di sacerdoti, tra cui padre Michele che è cappellano militare e svolge il suo servizio presso il grande ospedale militare della città che serve tutta la regione orientale del Paese.
Padre Michele ci racconta che vengono ricoverati mediamente 30 soldati al giorno provenienti dal fronte, per un totale di circa 1.000 ricoveri mensili.
Questi numeri non tengono presente il servizio che i tanti ospedali da campo svolgono presso il fronte.
Con il suo aiuto riusciamo a consegnare un buon numero di scatoloni di preparati rigenerativi da usare dopo le operazioni. Parte di essi sono distribuiti ai soldati, altri consegnati all’ospedale oncologico della città. Altri scatoloni di medicinali specifici li spediamo per posta ad altri ospedali del Paese.

6 gennaio – Concerto dei canti di Natale nella Cattedrale di Kharkiv.

Per la festa dell’Epifania è stato organizzato per la prima volta un concerto dei canti natalizi nella cattedrale di Kharkiv, con la partecipazione di diversi gruppi delle Chiese latino cattolica, greco cattolica e ortodossa.

6 gennaio – Sumy

Visitiamo don Andrea, il parroco di Sumy. Questa è una città di circa trecentomila abitanti posta a poche decine di chilometri dal confine con la Russia. Da questo confine, l’esercito ucraino la scorsa estate è riuscito a occupare una parte del territorio Russo. Tutta questa zona è fortemente militarizzata.
Al parroco lasciamo degli aiuti umanitari per alcune famiglie locali.
Incontriamo anche padre Romualdo, un francescano che vive a Konotop. Questa comunità è stata aiutata in passato dalla nostra fondazione. L’incontro di oggi non previsto è stata una piacevole occasione per conoscersi e continuare in futuro la collaborazione.

Luca Bovio


Per rileggere tutti i racconti dei viaggi di padre Luca Bovio in Ucraina:




Ucraina. In viaggio tra Fastow e Kherson

Padre Luca Bovio, missionario della Consolata in Polonia, ha compiuto diversi viaggi nel Paese in conflitto dall’inizio dell’invasione russa. Ogni volta per portare tutto l’aiuto che gli è possibile, anche grazie alla generosità di molti amici della Consolata.
A inizio novembre è stato a Fastow, vicino alla capitale Kiev, e a Kherson, sul fronte Sud della guerra.

«Ti auguro la pace dal cielo», è il saluto che spesso ci si scambia in Ucraina salutandosi alla fine di un incontro.

È un augurio con un significato concreto: ti auguro che nessun missile o drone cada dal cielo. In tempo di guerra, è un augurio essenziale.

Ma è anche un’invocazione: il Signore che sta nei cieli ci aiuti ad avere la pace.

Dal marzo 2022, quando compimmo il nostro primo viaggio nell’Ucraina invasa dalla Russia, siamo tornati nel Paese diverse volte. I Missionari della Consolata e la Chiesa polacca non smettono di portare il loro aiuto alle popolazioni colpite dal conflitto.

Charkiv. Nelle cantine della città, trasformate in rifugi sotterranei a causa dei bombardamenti. Novembre 2022.

In questi ultimi mesi siamo tornati in Ucraina diverse volte. L’ultima pochi giorni fa. Un viaggio iniziato nella comunità dei Domenicani a Fastow, non lontano dalla capitale Kiev, proseguito a sud fino alla città di Kherson e conclusosi con il ritorno a Kiev.

A Fastow c’è una vivace comunità di Domenicani impegnati non solo nel guidare la parrocchia locale e alcune chiese limitrofe, ma anche, con l’aiuto di numerosi volontari, in molte opere sociali.

Tra queste, l’accoglienza di bambini che qui possono stare sotto un tetto sicuro e caldo, e ricevere istruzione.

Poco lontano è stato aperto un centro di riabilitazione con una nuova cappella benedetta domenica 3 novembre dal Nunzio apostolico.

Benedizione della cappella del centro di riabilitazione per bambini non lontano dal convento domenicano.

Dopo aver partecipato alla giornata di festa, allietata anche da diversi cori, tra cui un coro di giovani non autosufficienti e un gruppo musicale di soldati, ci siamo diretti ancora una volta nella città di Kherson, posta a sud del Paese, sulla riva occidentale del fiume Dniepr.

Padre Luca Bovio (il primo a sinistra) una famiglia di Słoneczne che prende l’acqua.

In questi giorni la città celebra il secondo anniversario della liberazione, avvenuta l’11 novembre del 2022, quando, dopo una breve occupazione russa, è ritornata sotto il controllo ucraino.

Da quel momento non si può dire che la città viva in pace, anzi di fatto è un fronte di prima linea. Il fiume, in questo momento, determina il confine naturale tra i due eserciti: gli ucraini a ovest, i russi a est.

Le condizioni di vita in questo luogo sono difficili a motivo dei continui lanci che da una sponda all’altra si scambiano gli eserciti giorno e notte.

Fumo dopo un bombardamento.

La città che contava quasi 300mila abitanti prima dell’invasione, si è vista ridotta a 30mila. Oggi si assiste a un timido ritorno, e oggi si calcola che in città vivano circa 70mila abitanti. Alcuni, infatti, nonostante il pericolo, hanno deciso di tornare non avendo la possibilità di vivere per un lungo periodo da altre parti.

Don Massimo con il suo vicario, anche lui don Massimo, e un catechista che vive con loro, Sergio, stanno nell’unica parrocchia latino cattolica della città, dedicata al Sacratissimo Cuore di Gesù, posta non lontano dalla riva del fiume.

Sono impegnati a tenere viva la piccola comunità cristiana che ogni giorno si ritrova nella chiesa per celebrare la santa Messa, ma anche nel distribuire aiuti umanitari.

Don Massimo nella sua parrocchia dedicara al sacro Cuore a Kherson.

Don Massimo si reca quasi ogni giorno nei villaggi attorno alla città per portare acqua potabile. Qui l’acqua è abbondante nel sottosuolo, tuttavia, a motivo della guerra, le falde sono inquinate. Le esplosioni di magazzini di fertilizzanti usati dai contadini hanno causato un doppio  danno: la perdita dei concimi e l’inquinamento delle falde.

La fonte di acqua che si trova sotto la parrocchia è ancora pura, e con essa viene riempita una cisterna di 1000 litri che va settimanalmente nei villaggi.

Al mattino, passando i vari check point dei militari, arriviamo nel piccolo villaggio di Sloneczne dove lasciamo la cisterna.

Da Sloneczne ci dirigiamo verso la città e visitiamo la nuova lavanderia che i Domenicani hanno aperto affidandola ad alcune donne del posto.

Da poche settimane qui sono messe a disposizione 10 lavatrici e 10 asciugatrici dove chiunque, soldati compresi, possono gratuitamente lavare i panni.

Nel pomeriggio ritorniamo a visitare il piccolo ospedale di Bylozerka, per consegnare i medicinali che abbiamo portato.

Ritroviamo la giovane chirurga Natalia, l’unica rimasta a lavorare qui. È molto contenta di ricevere i medicinali che portiamo. Le condizioni di lavoro in questo piccolo ospedale che serve una grande regione, sono molto difficili. Ogni giorno il villaggio, e, a volte, l’ospedale stesso, sono colpiti dai droni o dall’artiglieria russi.

I segni delle esplosioni sono visibili. Tutte le finestre sono coperte con i sacchi di sabbia per attutire i colpi.

Ospedale di Bylozerka.

Delle quattro ambulanze disponibili prima della guerra, ne è rimasta una sola. Le altre sono state tutte distrutte.

Purtroppo, ha perso la vita anche una equipe medica che era a bordo di una di esse. Ultimamente è stata distrutta anche la caldaia dell’ospedale.

La caldaia (distrutta dai russi) dell’ospedale di Bylozerka.

I medicinali che consegniamo erano esauriti. Tra questi, ci racconta Natalia, mancano anche gli antidolorifici. L’incontro con lei è breve. La stessa dottoressa ci incoraggia a tornare in città perché fra poco calerà il sole e potrebbero di nuovo iniziare le esplosioni.

Una volta tornati, riusciamo a fare ancora una breve passeggiata nei dintorni della Parrocchia in una città completamente al buio. I parchi sono tutti chiusi, ed è pericoloso attraversarli. Tra le foglie abbondanti che coprono i giardini e i marciapiedi in questa stagione autunnale, sono mischiate alcune mine a forma di foglia lanciate dai droni, pericolose perché difficili da riconoscere.

Mercato di Kherson.

Notiamo la presenza di tanti cani randagi che girano per le strade deserte. Soprattutto nelle ore serali. È meglio evitarli. Il loro abbaiare è l’unico suono che si sente nel profondo silenzio di questa citta, alternato solo dai rumori degli spari che rimbombano da lontano.

Finita la visita a Kherson, torniamo a Kiev e da lì di nuovo in Polonia. Pensiamo che, nonostante la lunghezza del conflitto e la stanchezza che tutti sentiamo di avere, in primis coloro che abitano in Ucraina, la situazione richiede ancora molta preghiera e molto aiuto. E affidiamo questo Paese all’intercessione del nostro santo fondatore Giuseppe Allamano.

Luca Bovio, Imc