Costa Rica. Un Paese tranquillo?
Stato centroamericano con 5,1 milioni di abitanti, il Costa Rica è sempre stato considerato un Paese tranquillo. Lo scorso gennaio ha eletto al primo turno la sua nuova presidente, Laura Fernández Delgado, candidata del Partido pueblo soberano, espressione politica della destra populista. Neppure quarantenne, succede a Rodrigo Chaves Robles, uno dei fondatori del partito della vincitrice. Dal prossimo 6 maggio, Laura Delgado sarà la seconda donna alla guida del Paese.
Essendo un paese relativamente prospero (il tasso di povertà è attorno al 15 per cento) e politicamente stabile, il Costa Rica è meta di migranti e richiedenti asilo provenienti da altre parti dell’America Latina. Nell’ultimo decennio, il paese ha registrato un’impennata delle richieste di asilo principalmente a causa della repressione politica nel vicino Nicaragua. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, nel 2025 in Costa Rica risiedevano quasi 200mila nicaraguensi, oltre a 30mila venezuelani.

A febbraio 2025, Marco Rubio, segretario di Stato degli Usa, ha visitato il Costa Rica definendolo un modello per l’intera regione. Ad agosto dello stesso anno, Donald Trump ha però citato San José de Costa Rica, la capitale del Paese, tra le città più pericolose del mondo. Pur in presenza di un’amministrazione statunitense molto ondivaga, la nuova presidenza pare intenzionata a rafforzare ulteriormente il legame con Washington.
In ogni caso, tutto indica che il Costa Rica non è più quell’oasi di pace a tal punto decantata da guadagnarsi l’appellativo di «Svizzera del Centro America».
Un dato su tutti testimonia questo cambio: il tasso annuale di omicidi. Questo si attestava a 4 ogni 100.000 abitanti negli anni Ottanta. Poi è iniziata una crescita sempre più rapida. Nel 2024, il tasso è stato di 16,6 persone uccise ogni 100.000. Ancora lontano dal tasso dei paesi confinanti, ma anche da quello dei paesi virtuosi (in Italia, è di 0,54 vittime ogni 100.000 persone).
La causa principale di questa escalation della violenza è il narcotraffico. Il Costa Rica, infatti, è diventato una fondamentale base logistica dei trafficanti della Colombia e del Messico. Da questa scomoda presenza scaturisce una sanguinosa lotta tra bande. L’enorme giro di denaro prodotto dalla droga sta, inoltre, alimentando la corruzione. L’ultimo scandalo – l’arresto dell’ex ministro Celso Gamboa Sánchez (giugno 2025) – ha coinvolto anche l’attuale presidente e funzionari del suo governo.
Sull’aggravarsi della situazione interna è intervenuta anche la locale Conferenza episcopale, organismo importante in un Paese a grande maggioranza cattolico. Nel suo messaggio del 6 febbraio, l’assemblea dei vescovi costaricensi ha scritto tra l’altro: «Ribadiamo le principali sfide nazionali che permangono e che richiedono urgente attenzione e un fermo impegno da parte di tutti i settori del Paese. Tra queste, l’aumento della violenza e dell’insicurezza dei cittadini, la lotta alla povertà e alla crescente disuguaglianza sociale, la creazione di un’occupazione dignitosa e stabile, la crisi del sistema educativo, il rafforzamento della sanità pubblica, […] e la gestione responsabile della nostra casa comune».
Paolo Moiola


