Italia. Dire e fare la cosa giusta

Anche quest’anno sono tornato a visitare la fiera «Fa’ la cosa giusta!», che nel fine settimana lungo (da venerdì 13 marzo a domenica 15) ha riempito due padiglioni della fiera di Milano Rho.

Si tratta di una delle tante «fiere del cambiamento» in italia, la più grande a livello nazionale, dedicata al consumo critico, agli stili di vita sostenibili e all’economia solidale.

Fiera «Fa’ la cosa giusta». Foto ©Alessia Gatta.

L’organizzatore della fiera, Terre di Mezzo, è un editore che privilegia un punto di vista attento alle storie, ai significati e a come le nostre azioni possono rinforzare i legami con gli altri e con il mondo, senza nascondere le difficoltà né la drammaticità del periodo che stiamo vivendo.

E così in fiera, oltre ai prodotti sostenibili e solidali e alle tante attività specifiche per le scuole, trovi moltissime idee e pratiche tra gli espositori, i laboratori e gli incontri: lanciare trottole appena costruite, realizzare costruzioni con canne di bambù legate tramite camere d’aria di bicicletta, arrampicare, riutilizzare, ascoltare come, insieme al clima, sta cambiando la neve in montagna, l’impatto della moda e il ruolo della finanza, giusto per fare qualche esempio.

Si trovano ovviamente, anche i banchetti di produttori, associazioni e organizzazioni varie, distribuiti nelle aree dedicate ai diversi temi della fiera: abitare sostenibile, famiglie e bambini, cibo e alimentazione, scuola, cosmesi (vedi MC ottobre 2025), moda, orti e giardini, pace, cultura e partecipazione.

Per chi partecipa ad un Gas (gruppo di acquisto solidale), la fiera «Fa’ la cosa giusta» è un’occasione per incontrare i propri produttori e conoscerne di nuovi. Tra questi, anche le organizzazioni di economia carceraria in cui lavorano detenuti che producono dolci, magliette e detergenti.

Un’ampia sezione è dedicata ai cammini ed al turismo responsabile, con la possibilità di conoscere diversi percorsi per viaggi a piedi o in bicicletta.

Oltre a nutrire il corpo con lo street food, in fiera anche la mente può essere alimentata, grazie ai banchetti di chi si occupa di informazione, oppure attraverso il denso programma culturale con 350 incontri.

Fiera «Fa’ la cosa giusta» 2026. Foto ©Claudia Mazza

I problemi del mondo attuale vengono affrontati per capirli meglio, ma anche per chiederci cosa possiamo fare noi a partire dalle nostre azioni quotidiane. Ricordo tra gli altri l’incontro «Restiamo umani» dedicato alla memoria di Vittorio «Vik» Arrigoni, a 15 anni dalla morte, con le testimonianze della madre Egidia Beretta e del professore di psicologia Guido Veronese, da poco rientrato da Gaza.

Tra gli incontri e i banchetti, trovo questa combinazione generativa tra il dire e il fare.
Come spiega Miriam Giovanzana, direttrice editoriale di «Fa’ la cosa giusta!»: «Raccontiamo come le scelte di ognuno, messe in relazione tra loro, acquistano un valore nuovo e trasformativo». È un modo per capire come collegare le nostre azioni ad una trasformazione complessiva in cui ognuno di noi ha un ruolo da giocare.

I numeri mostrano quanto questo modo di affrontare la vita sia popolare: le persone che hanno visitato la fiera sono state 65mila, tra cui 6mila studenti e 170 volontari, moltissimi bambini, ragazzi e giovani, 500 le realtà espositive.

Fiera «Fa’ la cosa giusta» 2026. Foto ©Alessia Gatta.

Alla domanda che ha dato il titolo a questa edizione «Di quante persone abbiamo bisogno per cambiare il mondo?», Giovanzana risponde così: «È davanti ai nostri occhi: di tutti noi c’è bisogno. La parte espositiva e i tanti incontri rendono evidente proprio questo: siamo parte di un’unica realtà di cui tutti siamo protagonisti».

Mi fa bene venire qui ogni anno, in questo enorme laboratorio di panificazione collettiva che sforna pagnotte calde per tutti, per il corpo e per la mente.

Andrea Saroldi




Fiere del cambiamento

Sono tante le persone, i gruppi e le realtà organizzate che si muovono per dare forza all’economia solidale. E sono molti gli appuntamenti in cui si raccontano e stringono legami per costruire una «storia comune». Sono fiere di scambio e cambiamento.

La nostra società sta affrontando sfide epocali, e la risorsa più preziosa per viverle nel modo migliore è lo spirito di collaborazione, che possiamo costruire a partire dalle cose concrete.

«Finché siamo in grado di mantenere dei legami e, soprattutto, una storia comune, abbiamo delle possibilità di attraversare le tempeste – scrivono Pablo Servigne e Gauthier Chapelle nel loro volume L’effondrement (et après) expliqué à nos enfants… et à nos parents del 2022 -. Ma se questa tela così fragile si sgretola, se le ragioni che ci tengono insieme svaniscono, allora la questione si complica velocemente. Il cedimento è prima di tutto quello della storia che ci fa vivere insieme. Il resto è secondario, sono questioni tecniche. […] In effetti, la cosa più pericolosa non è la mancanza di cibo, ma la presenza di esseri umani educati nella cultura dell’ognuno per sé, che si chiudono agli altri […]. Il mutuo aiuto è ancora più importante quando le cose si complicano, questo rende fondamentale imparare ad amare i propri vicini e a condividere».

Feste di economia solidale

Ci sono diversi modi per costruire questa storia comune e allenarci alla collaborazione, anche quando si parla di «consumi». Uno di questi si trova nella costruzione di relazioni di fiducia lungo le filiere produttive da cui riceviamo i prodotti e i servizi che utilizziamo.

Ma la fiducia si basa sulla conoscenza. Per questo è importante, ove possibile, incontrare i nostri produttori e fornitori, e conoscere l’ambiente da cui provengono. Si può andare direttamente a fare visita all’azienda. Oppure si può partecipare alle fiere e feste dell’economia solidale organizzate in vari luoghi e con diverse modalità lungo il corso dell’anno. Le fiere, in più, oltre a essere un’ottima occasione per incontrare produttori e fornitori, danno anche la possibilità di conoscere e approfondire molti argomenti, e le prospettive di cambiamento nei diversi ambiti.

Partecipare a queste fiere è un modo per costruire una collettività che sia agente del cambiamento e, allo stesso tempo, agganciata agli aspetti concreti della vita di tutti i giorni.

Sono fiere per scambiare e per cambiare.

Fare la cosa giusta

È proprio per raccontare una storia comune e diversa che nasce nel 2004 a Milano la fiera «Fa’ la cosa giusta!» (www.falacosagiusta.org), ideata e organizzata dalla casa editrice Terre di Mezzo, nata nel 1994 come giornale di strada venduto da migranti e scritto da giovani, che oggi pubblica 100 titoli all’anno.

Il giornalista e cofondatore di «Fa’ la cosa giusta!», Massimo Acanfora, ha curato per il ventennale della fiera l’opuscolo Dal dire al fare, il glossario di Fa’ la cosa giusta!, scaricabile gratuitamente dal sito della fiera. In esso scrive che la kermesse nasce come «un’epifania, una emersione dell’economia solidale. Questo mondo, ancora invisibile o quasi, aveva bisogno di una narrazione. Per gli organizzatori usare le parole giuste era fin d’allora una questione di chiarezza intellettuale, che arrivava dal loro retroterra di giornalisti innamorati dell’informazione indipendente. Proprio pesando le parole, nasce la “Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili”.

Per la prima volta in Italia, il commercio equo e solidale e la finanza etica, l’agricoltura biologica e il turismo responsabile, i gruppi d’acquisto solidale e le cooperative sociali, i gruppi e le associazioni che si occupano di mobilità sostenibile, energie alternative, partecipazione, pace e nonviolenza, incontrano il grande pubblico e soprattutto si incontrano tra loro, in una “piazza”, un’agorà dove confrontarsi, fare rete, depositare un nuovo humus culturale».

La fiera è pensata come una grande piazza, in cui è possibile incontrare moltissime persone e organizzazioni. Attraverso un intenso programma, «Fa’ la cosa giusta!» è un appuntamento importante per capire quali sono le idee in evoluzione per il bene collettivo e come si stanno sviluppando e praticando, fino ad arrivare ai prodotti e servizi di cui ci serviamo.

La fiera si tiene con cadenza annuale in un hub fieristico nella zona di Milano. La prossima edizione si terrà alla Fiera Milano Rho dal 13 al 15 marzo.

I contenuti sono organizzati in aree tematiche come «cura e benessere», «saperi e sapori», «viaggio e grandi cammini», «scuola, cultura e partecipazione». Per non restare sopraffatti dall’abbondanza, consigliamo di arrivare preparati, avendo un’idea di quali presentazioni interessano e quali produttori incontrare, pur restando aperti alle immancabili sorprese.

I dati riferiti all’edizione del 2025 parlano di 52.200 visitatori, 550 espositori, 400 relatori per 300 incontri e laboratori e 150 volontari.

La nuova edizione procederà sul cammino già tracciato, di collegare le scelte individuali con quelle collettive: «I desideri e le alleanze che vanno nella direzione di fare del bene al pianeta stanno aumentando – afferma Miriam Giovanzana, direttore editoriale di Terre di Mezzo -: noi vogliamo sostenere la speranza. L’affluenza di pubblico a Fa’ la cosa giusta! ci dice che siamo in grado di riconnettere le scelte personali con le scelte collettive, le scelte dei consumatori con quelle dei produttori. Ora si tratta di andare a fondo, di dirci la verità, gli uni con gli altri, e di provarci insieme».

Solidalmente

Oltre a Fa’ la cosa giusta! ci sono molte altre fiere e feste organizzate da diverse reti locali come occasioni di incontro e costruzione di una storia comune.

Ne esistono diverse (vedi box). Ciascuna con le sue caratteristiche, costituisce un’occasione importante per conoscere persone e idee, e per comprendere nel concreto cosa sia l’economia solidale e come partecipare al cambiamento.

A partire dal 2023, nella Fattoria di Vigheffio a Collecchio, alle porte di Parma, si tiene annualmente, a maggio, Solidalia (www.solidalia.org), la festa dell’economia solidale promossa dal Distretto di economia solidale (Des) di Parma con altri soggetti del territorio, insieme a numerosi volontari, Gas e produttori.

«Solidalia» è innanzitutto una grande festa, con molto spazio per gli incontri e il divertimento.

Sul prato del parco, in mezzo agli alberi, in due giorni fitti di seminari, laboratori, animazioni e spettacoli, troviamo banchetti di produttori e diverse organizzazioni.

L’edizione del 2025 è stata dedicata ai «coltivatori di pace», per ragionare su come possa funzionare nel concreto una economia di pace e, allo stesso tempo, per interrogarsi su come si possa intervenire nella situazione critica che stiamo vivendo.

Come ha affermato Francesca Marconi, presidente del Des Parma, alla conclusione dell’edizione 2025, «Solidalia in questi due giorni sembrava un mondo perfetto, ma sappiamo che eravamo dentro una bolla, mentre il mondo fuori sta vivendo la deriva della violenza e della preparazione alla guerra. Se vogliamo essere coltivatori di pace dobbiamo farci sentire, dire che non ci stiamo, e promuovere questo nostro modello, insieme alle altre realtà che vogliono la pace attraverso l’impegno al dialogo, alla comprensione e alla convivenza pacifica, e non attraverso il riarmo».

L’appuntamento per la sesta edizione di «Solidalia» è fissato al 23 e 24 maggio 2026.

È tutta un’altra cosa

Mentre le reti locali facilitano le relazioni lungo le filiere corte, il commercio equo e solidale si occupa di organizzare rapporti di collaborazione con i produttori di paesi lontani, importando direttamente i prodotti che vengono poi distribuiti dalla rete delle Botteghe del mondo.

L’associazione Botteghe del mondo, che coinvolge 150 negozi, organizza tutti gli anni a Padova, a ottobre, in un fine settimana dal venerdì alla domenica, la fiera «Tuttaunaltracosa» (www.tuttaunaltracosa.it) per raccontare queste e altre storie e incontrare i progetti.

«Tuttaunaltracosa» è la fiera del commercio equo e solidale: anche in questo caso, il mercato diventa incontro con persone, percorsi e progetti che costruiscono un modello alternativo, una speranza che è già dentro al cambiamento.

Come si può vedere, le fiere che raccontano un altro mondo in costruzione sono molte, e in queste pagine non ci stanno tutte. Fa bene visitarle: quando si cammina tra gli stand e si guardano i visitatori interessati, si sente che c’è qualcosa che unisce, che forse si fa fatica a esprimere, ma che è una risorsa su cui contare.

Le fiere di queso tipo sono occasioni importanti per allacciare e rinforzare le connessioni che ci servono a spingere la nostra società verso un futuro migliore, per tutti.

Andrea Saroldi

Altre Fiere del cambiamento

  • L’isola che c’è: organizzata dalla omonima rete della provincia di Como, si tiene a settembre al parco comunale di Villa Guardia. www.fieralisolachece.org
  • Alla fiera del Des: in una domenica di giugno nei giardini estensi di Varese, organizzata dal Distretto di economia solidale di Varese. www.des.varese.it/fiera
  • Prendiamoci cura: organizzata a Rho (Mi) una domenica a fine settembre dalla rete dei Gas del territorio. www.prendiamocicura.it
  • Macrolibrarsi fest: alla fiera di Cesena in un fine settimana di settembre. www.macrolibrarsifest.it



Pulire secondo natura

Ogni giorno usiamo decine di prodotti, spesso non sostenibili per ambiente e persone. Tra questi ci sono i detergenti. Anche quelli naturali, a volte, contengono materie prime di Paesi lontani e sfruttati. Alcune persone si sono messe in gioco per produrre alternative.

«L’uomo non è un’eccezione nella natura», scrive Pëtr Kropotkin, geografo, biologo e anarchico russo, nato nel 1842 e morto nel 1921, dopo aver studiato le strategie di mutuo aiuto in diverse specie di animali nel mondo: «È anch’egli soggetto al grande principio del mutuo appoggio, che garantisce le migliori possibilità di sopravvivenza a quelli che meglio si aiutano l’un l’altro nella lotta per la vita».

Dopo più di cento anni dalla sua morte, vogliamo riprendere la sua riflessione e ampliarla. Consideriamo, infatti, valida la prospettiva della collaborazione non solo all’interno di una stessa specie, in particolare tra gli esseri umani, ma anche tra una specie e le altre, e con la natura.

Come ha raccontato la mostra d’arte «Mutual Aid. Arte in collaborazione con la natura», ispirata al pensiero di Kropotkin, tenutasi al Castello di Rivoli (To) tra ottobre 2024 e marzo 2025: «Simbiotica, empatica, collaborativa, questa prospettiva propone una modalità di essere al mondo che oggi giorno è diventata a dir poco pressante».

«Officina Naturae»

Se proviamo a cercare tracce di questo approccio collaborativo tra gli umani e con la natura nell’ambito del consumo critico, troviamo molti esempi, in molti campi. Dall’agricoltura, alla produzione di energia, dalle forme di condivisione di risorse e spazi, all’autoproduzione di beni.

Una delle realtà che sono cresciute di pari passo e in reciproco appoggio con i Gruppi di acquisto solidale (Gas), è quella di alcune aziende che si occupano di prodotti per la pulizia.

È noto, infatti, che i prodotti industriali per la detergenza contengono normalmente ingredienti inquinanti. Alcuni si sono domandati come arginare il problema e hanno messo in commercio prodotti biodegradabili.

«Officina Naturae» è una di queste realtà: nata da alcuni membri del Gas di Rimini che si domandavano come lavare e pulire in modo efficace con prodotti al 100% di origine vegetale.

Non trovando una risposta intorno a loro, Silvia Carlini e Pierluca Urbinati nel 2004 hanno messo in gioco le loro competenze per fondare un laboratorio.

L’avvio è stato pionieristico: le taniche dei primi detersivi sostavano accatastate in un garage prima di venire distribuite ai Gas. Con il tempo, grazie al rapporto con la rete dei Gas, e tramite una lunga serie di incontri e laboratori, la società è cresciuta. Oggi vi lavorano dodici persone.

I prodotti di Officina Naturae vengono realizzati con una forte attenzione all’ambiente, che si manifesta in primo luogo nella scelta delle materie prime, tutte di origine vegetale, e quindi velocemente biodegradabili.

Tra gli ingredienti utilizzati, Officina Naturae prevede molti prodotti locali, come la mela cotogna biologica e il fico d’India selvatico usati per il balsamo per labbra e la linea per bambini «Biricco».

Una grande attenzione è dedicata anche al packaging, tramite l’utilizzo di bioplastiche, plastiche riciclate post consumo, o azzerando l’utilizzo della plastica nei prodotti «plastic free», come in quelli della linea di cosmetici solidi (shampoo, bagnoschiuma, deodorante, detergente viso) e il «Piatti Solido Solara».

Officina Naturae diffonde anche ricette per l’autoproduzione dei detersivi, a partire da alcuni ingredienti di base come l’acido citrico o il percarbonato di sodio.

Per queste attenzioni ha ottenuto diversi premi.

Il rapporto con i Gas e, in generale, con i consumatori consapevoli, è stato molto importante agli inizi, e lo è tutt’ora: i numerosi incontri e le altre forme di interazione con le persone costituiscono un canale continuo di verifica e aggiornamento.

«Tea Natura»

Con un percorso per certi aspetti simile, a marzo 2003 è nata ad Ancona «Tea Natura».

Dopo le fatiche iniziali, oggi Tea Natura è una società benefit che sostiene diversi progetti ambientali e sociali, ed è attenta al benessere dei suoi dieci lavoratori.

Produce diverse linee di prodotti, anche solidi, per la cosmesi e la detergenza, e incensi naturali.

I prodotti per la cosmesi contengono ingredienti di origine vegetale o minerale, evitando i derivati del petrolio, i conservanti di sintesi, i profumi chimici e i prodotti di derivazione animale.

Anche Tea Natura è cresciuta grazie a uno stretto legame con i Gas. Oggi circa il 50% del suo fatturato proviene dalla vendita diretta ai consumatori singoli o ai Gruppi di acquisto, e il restante 50% dalla distribuzione tramite i negozi. La società gestisce anche un mercatino settimanale nel quartiere degli Archi ad Ancona.

Una decina di anni fa, durante un incontro di Piero Manzotti, fondatore di Tea Natura, con il Gas di Forlì, una donna gli ha posto una domanda: cosa fare dell’olio di frittura esausto? A partire da quella domanda, Piero si è impegnato a capire se fosse stato possibile utilizzarlo per i detersivi.

Dopo diverse prove, nel 2018 è arrivato alla fiera «Fa’ la cosa giusta!» di Milano con alcuni campioncini di «Ri-Detersivo» da distribuire ai visitatori perché lo provassero.

Nonostante il processo per ottenere detersivo da oli esausti sia complesso, i consumatori hanno chiesto a Piero Manzotti di continuare. E così, oggi, il Ri-Detersivo è utilizzabile per i piatti, il bucato a mano e in lavatrice.

Un prodotto ottenuto da oli esausti comporta diversi vantaggi per l’ambiente: in primo luogo evita l’uso di oli di palma e di cocco provenienti da Paesi lontani come Malaysia o Indonesia, olii che sono normalmente alla base dei detergenti ecologici nonostante abbiano un grande impatto sulla deforestazione. In secondo luogo, evita i trasporti via nave di materie prime, e consente di uscire dal mercato internazionale della borsa degli oli vegetali, la quale ignora le esigenze dei piccoli produttori. In terzo luogo, evita lo sversamento dell’olio esausto nell’ambiente. Esso è reso completamente biodegradabile attraverso la saponificazione. Quarto: grazie al riuso dell’olio, diminuisce l’area di terreno coltivato necessaria per la produzione.

Inoltre, il confezionamento prevede taniche molto leggere da 5 litri, bottiglie ottenute con circa il 50% di plastica riciclata, e sono allo studio detersivi concentrati per ridurre al minimo l’impatto dei trasporti e degli imballaggi.

Non solo pane

I consumatori critici e i Gas cercano di rivedere la loro spesa, i prodotti e i servizi che utilizzano tutti i giorni.

Non parliamo quindi solo di alimenti, ma di molto altro, affrontando, quando necessario, anche filiere complesse come quelle della cosmetica e dei detersivi.

L’attenzione di questi consumatori, singoli o in gruppo, consente alle imprese che ne condividono i valori, di nascere, crescere e innovare per rispondere, insieme, alle esigenze dei diversi soggetti coinvolti: i lavoratori, i cittadini consumatori, le comunità locali e l’ambiente.

Queste aziende hanno dei canali specifici per la vendita diretta ai consumatori o ai Gas, che, come abbiamo visto, costituiscono una parte importante della loro storia. È possibile acquistare i prodotti dai loro siti, organizzandosi nei Gas, o tramite le botteghe del commercio equo o altri negozi.

Ma se si presenta l’occasione, incontrare i produttori è il modo migliore per capire cosa sta dietro a un prodotto. Le diverse fiere dedicate all’economia solidale e agli stili di vita sono un’ottima occasione di incontro e approfondimento per condurre sempre di più una vita pulita in collaborazione con la natura.

Andrea Saroldi

Altri produttori

Aperegina-Chindet:
Felici da Matti:
Hierba Buena:



Equapp: un acquisto alla volta

 


Come lottare per i diritti umani e la sostenibilità ambientale nella vita quotidiana? Come indurre le aziende che violano la dignità delle persone e della Terra a cambiare? Come orientare i nostri consumi in una direzione più etica? Domande che non hanno una risposta chiara e semplice. Ma un’app può aiutare.

Una volta c’era la Guida al consumo critico curata dal Centro nuovo modello di sviluppo di Francesco Gesualdi: un’opera che ha informato e formato molti cittadini con le sue diverse edizioni uscite tra il 1998 e il 2012.

Quello sforzo di ricerca e divulgazione ha contribuito a consolidare una consapevolezza: gli acquisti quotidiani di prodotti o servizi influiscono sui diritti umani, le guerre, l’ambiente, gli animali, la democrazia, nel proprio Paese e nel mondo.

Anche grazie a molte altre pubblicazioni e iniziative, la consapevolezza è cresciuta, e oggi sappiamo tutti, bene o male, che rischiamo di avere tra le mani uno smartphone prodotto con materie prime prelevate violando diritti e territori nel Sud globale. Sappiamo che la bevanda offerta ai figli dei nostri ospiti potrebbe essere prodotta da un’azienda che evade le tasse, inquina, sfrutta i bambini, ha politiche antisindacali, ecc.

Sappiamo che le nostre scelte individuali possono avere impatti positivi o negativi, ma come fare oggi a decidere tra un prodotto e un altro? Come fare a raccogliere tutte le informazioni aggiornate di cui avremmo bisogno? E come averle a portata di mano nelle corse quotidiane da cui tutti siamo più o meno travolti?

Abbiamo sentito Marco Ratti, direttore responsabile della testata online osservatoriodiritti.it e presidente dell’associazione non profit Osservatorio sui diritti umani Ets che ha lanciato «Equa», un’applicazione che prova a dare risposte pratiche.

Consumo responsabile

«Comprare un prodotto o un servizio guardando solo al prezzo – esordisce Marco Ratti – significa accettare il rischio che quell’acquisto possa favorire il caporalato, la distruzione della natura, il maltrattamento degli animali e chissà cos’altro. Ma, fino a poco tempo fa, ottenere queste informazioni velocemente, e comportarsi di conseguenza, era pressoché impossibile.

Proprio per questo motivo è nata Equa, la prima app in Italia sul consumo responsabile. Un’applicazione per cellulari, ideata e creata dall’associazione Osservatorio sui diritti umani Ets, per far conoscere l’impatto dei propri acquisti. Uno strumento concreto per “cambiare il mondo un acquisto alla volta”, come recita lo slogan del progetto».

Manifestazione degli abitanti di Piquia de Baixo, Açâilandia (Maranhão, Brasile). Foto di © Marcelo Cruz.

Come funziona Equa

Chi utilizza Equa può ottenere informazioni per compilare una lista della spesa più etica, e può approfondire come si comportano le aziende che provano a venderci beni o servizi.

«Finora – prosegue Ratti -, grazie a un grande lavoro di ricerca, sono stati analizzati quattro prodotti di tre settori: cellulari e tablet per il settore dell’elettronica, la pasta per il settore alimentare e le bibite gassate per il settore bevande. L’obiettivo è di valutare il maggior numero possibile di beni e servizi disponibili in Italia».

In estrema sintesi, le azioni possibili attraverso Equa sono cinque: «In primo luogo, l’utente può cercare un’azienda o marchio e scoprire quanto rispetta i diritti umani, l’ambiente e gli animali, tramite un punteggio da 0 a 100. Più alto è, meglio è.

C’è la possibilità di avere informazioni di base relative all’azienda, come la sede legale, il fatturato, il numero di dipendenti, e una sintesi di quanto emerso dalla ricerca. Si può vedere l’elenco di tutti i brand collegati e l’assetto proprietario.

In aggiunta, chi sceglie di abbonarsi può fare ricerche anche per categorie e per prodotti, così da vedere in un unico colpo d’occhio tutte le aziende che producono ciò a cui si è interessati.

In secondo luogo, Equa permette anche di fare una semplice, ma potente, azione di attivismo: in un click, è possibile inviare all’azienda una email precompilata in cui sono sottolineati i punti critici, per chiedere di cambiare.

Terzo, chi sceglie di registrarsi gratuitamente all’applicazione ha la possibilità di salvare tutte le proprie ricerche, costruire una lista dei preferiti e ricevere notifiche dedicate.

Gli abbonati, inoltre, possono compiere altre due attività. Innanzitutto hanno accesso all’elenco delle alternative più sostenibili. Infine, hanno la possibilità di consultare i punteggi suddivisi secondo le tre categorie: diritti umani, ambiente e animali, e leggere le schede di analisi relative all’impresa, comprese le fonti utilizzate».

I criteri di valutazione

Il fulcro dell’app, spiega ancora Marco Ratti, è costituito dunque dalle analisi delle aziende. Queste sono realizzate da un nutrito gruppo di lavoro tramite griglie di valutazione costruite anche grazie al supporto della realtà più significativa in questo ambito a livello mondiale, l’organizzazione britannica Ethical consumer, e all’appoggio del Centro nuovo modello di sviluppo.

«In estrema sintesi, come accennato, Equa indaga sul comportamento aziendale negli ambiti dei

diritti umani, dell’ambiente e degli animali. A loro volta, queste tre macro aree sono suddivise complessivamente in sedici sezioni e più di cento voci.

L’analisi assegna all’azienda un punteggio compreso tra 0 e 100.

Sarebbe lungo elencare i criteri di valutazione, per cui invito ad andare a leggerli sul sito web www.equapp.it. È utile però chiarire che l’analisi delle singole aziende si basa su due tipi di fonti: innanzitutto, i dati raccolti in maniera indipendente, accedendo ad esempio a database pubblici (per sapere se l’azienda è presente in paradisi fiscali, o collabora con regimi oppressivi e così via); in secondo luogo, le dichiarazioni politiche delle aziende stesse, e gli impegni presi pubblicamente, per esempio nei rapporti di sostenibilità e nei codici di condotta applicati nella catena del valore. In questi casi, all’analisi minuziosa dei documenti aziendali, segue la ricerca di eventuali critiche da parte di fonti autorevoli in merito alle tematiche su cui l’azienda si dichiara virtuosa.

Questo sistema è stato costruito per evitare che un’autodichiarazione dell’impresa sia sufficiente a ottenere un buon punteggio.

Infine, per controllare la qualità delle griglie di valutazione c’è un Comitato scientifico formato da cinque persone: Francesco Gesualdi (fondatore del Centro nuovo modello di sviluppo), Deborah Lucchetti (coordinatrice per l’Italia della Campagna abiti puliti), Ugo Biggeri (già presidente di Banca etica e attuale coordinatore per l’Europa di Global alliance for banking on values), Gabriella D’Amico (vicepresidente di Assobotteghe), Jason Nardi (presidente della Rete italiana economia solidale)».

Un progetto indipendente

Il progetto di Equa è realizzato da un’associazione non profit. Domandiamo a Marco Ratti come si sostiene da un punto di vista economico. «Oltre che dagli abbonamenti, Equa è sostenuta dalle donazioni di singoli e gruppi, come associazioni, botteghe del commercio equo, gruppi d’acquisto solidale e distretti di economia solidale, ed è potuta decollare grazie al Gruppo Banca etica, che ha sostenuto quasi tutti i costi del primo anno di attività con una grossa donazione.

I soldi non arrivano dunque dalle aziende – prosegue Ratti -, che non possono in alcun modo influenzare le valutazioni.

Inoltre, all’interno di Equa non si incontra alcuna pubblicità, a ulteriore garanzia dell’indipendenza del lavoro.

Per avere più possibilità di raggiungere la piena sostenibilità economica, l’applicazione è stata sviluppata in modalità “Freemium”: può essere scaricata e utilizzata gratuitamente, ma alcuni contenuti sono accessibili solo agli abbonati.

A differenza di un abbonamento qualunque, però, l’associazione ha cercato di dare la possibilità a tutte e tutti di accedere ai servizi Premium: invece di indicare un prezzo fisso, chiediamo all’utente di scegliere tra quattro diversi tagli, 20, 35, 50 o 70 euro all’anno. Qualsiasi taglio darà accesso al 100% dei contenuti.

In altre parole, dunque, chi sceglierà i tagli più alti lo farà per sostenere il progetto».

Luca Lorusso


Un sogno nato in Brasile

L’idea di sviluppare l’app Equa viene da lontano. Dal periodo 2012-2015, quando il suo ideatore e coordinatore, Marco Ratti, ha vissuto con la sua famiglia ad Açâilandia (Maranhão, Brasile), inserendosi in alcuni progetti della comunità locale e dei missionari comboniani.

«In quel periodo ho dovuto cambiare il mio punto di osservazione – racconta il direttore responsabile di Osservatorio diritti -, e questo mi ha portato a modificare il modo di leggere la realtà che mi circonda e mi ha spinto verso progetti a cui non avrei mai pensato prima».

L’esperienza brasiliana di Marco Ratti e della sua famiglia, è stata segnata dalla condivisione con un piccolo gruppo di persone che, nella sua semplicità, stava conducendo una battaglia per il diritto delle comunità locali a una vita dignitosa. «Alcune aziende tra le più ricche e potenti al mondo, con la loro attività mineraria e siderurgica, avevano devastato le loro terre, trasformandole in coltivazioni intensive, carbonaie, altoforni, e rendendole zone con tassi di inquinamento tra i più alti al mondo.

Quella lotta, lenta ma implacabile, condivisa nella quotidianità – spiega Ratti -, mi ha cambiato dentro un giorno alla volta, tanto che, al ritorno in Italia, ho fondato con alcuni colleghi Osservatorio diritti, una testata online indipendente che ancora oggi si occupa di denunciare le violazioni dei diritti umani».

Quello è stato il primo passo, a cui ne sono seguiti altri: «Far conoscere le violazioni era fondamentale, ma per incidere davvero era necessario offrire uno strumento concreto affinché chiunque potesse unirsi alla lotta per la giustizia sociale e ambientale».

Da queste riflessioni è nata la newsletter settimanale «Imprese e diritti umani», e poi, circa quattro anni fa, il lavoro dell’associazione Osservatorio sui diritti umani Ets per creare Equa, uno strumento per il consumo responsabile.

L.L.


Giornalismo indipendente per i diritti umani

«Equa» è l’ultimo progetto di Osservatorio sui diritti umani Ets, un’associazione non profit di Milano nata sei anni fa con due obiettivi: promuovere la cultura dei
diritti umani e praticare il giornalismo indipendente e di qualità. Alla base di tutto c’è una scommessa controcorrente: l’informazione legata ai diritti umani, se fatta in maniera libera e professionale, è capace di interessare tanta gente.

Ogni attività realizzata mira ad avvicinare la vita delle vittime di violazioni alla nostra. Più in generale, l’obiettivo è contribuire a una società più inclusiva.

La testata online

L’associazione è stata fondata nel 2019 da un gruppo di giornalisti che due anni prima aveva avviato la testata online Osservatorio diritti, un giornale italiano specializzato in inchieste, analisi e approfondimenti sul tema dei diritti umani.

Nel corso degli anni, l’informazione prodotta ha avuto impatti importanti, dall’apertura di interrogazioni parlamentari sui diritti dei bambini con disabilità fino alla liberazione di difensori dei diritti umani in Africa.

La testata ha collaborato o collabora a vario titolo con diversi soggetti, tra i quali il master in Diritti umani e gestione dei conflitti della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, la Commissione europea, il Festival dei diritti umani di Milano.

Le altre attività

Il giornale online è stato la prima di molte attività. Nel 2019 l’associazione ha pubblicato il libro Immigrazione oltre i luoghi comuni. Venti bufale smontate un pezzo alla volta, per cominciare a parlarne sul serio, a cui sono seguiti Coronavirus. Viaggio nelle periferie del mondo e Tracce indelebili. Storie di dieci attivisti che hanno cambiato il mondo.

I giornalisti hanno prodotto anche due podcast: Diritti e Rovesci, un approfondimento quotidiano sui diritti umani; Diritti al Cuore, una serie dedicata a racconti di lotta per la difesa dei diritti.

Attualmente cura tre newsletter: quella del mercoledì sui diritti umani, una mensile sui consumi responsabili e quella del sabato su imprese e diritti umani (quest’ultima in abbonamento).

L’associazione fa anche interventi nelle scuole ed eventi di promozione culturale sui diritti umani.

Marco Ratti
direttore responsabile di www.osservatoriodiritti.it




A tutto G.A.S.


Oggi, cinque milioni di italiani si nutrono (anche) tramite un gruppo di acquisto solidale. Dalla nascita del primo Gas, trent’anni fa, le reti di economia solidale sono cresciute opponendo il modello della collaborazione a quello della competizione.

I gruppi di acquisto solidali, o Gas, sono formati da persone e famiglie che si aggregano per comprare insieme alcuni prodotti di uso quotidiano, seguendo i principi della solidarietà e della sostenibilità. Questo li porta a scegliere produttori piccoli e locali, rispettosi dell’ambiente e delle persone, con cui entrare in relazione diretta.

Il concetto che sta alla base dei Gas è quello di «filiera corta», cioè dell’avvicinamento fra produttore e consumatore, sia in termini geografici, privilegiando le aziende più vicine, sia in termini «funzionali», saltando gli intermediari.

Economia solidale

La nascita dei Gas segue quella dei loro fratelli maggiori nella famiglia dell’economia solidale. In Italia, infatti, le esperienze di costruzione di un’altra economia iniziano negli anni 80 con il commercio equo e solidale, la finanza etica e il turismo responsabile.

Gli anni 90 vedono invece fiorire esperienze legate al consumo: il consumo critico, i bilanci di giustizia e, appunto, i Gas.

Il primo Gruppo di acquisto solidale si costituisce ufficialmente a Fidenza (Pr) trent’anni fa, nel 1994. I suoi fondatori, insieme alla critica al modello di sviluppo dominante, ingiusto e insostenibile, mettono le esigenze concrete del quotidiano, ovvero la necessità di mangiare cibi sani e gustosi, portatori di significati e di relazioni.

La sede della cooperativa Iris a Calvatone (Cr), fornitore storico dei Gas di pasta e altri prodotti biologici. Il murales dice «semina cambiamento». © Andrea Saroldi

La rete si allarga

Questa pratica inizia a diffondersi in tutta Italia con il passaparola, e altri gruppi si formano sull’esempio del primo.

Nel 1997 nasce la rete di collegamento tra i Gas per scambiare informazioni e organizzare eventi e progetti.

I vantaggi ambientali, sociali e personali della diffusione dei Gas sono numerosi e su diversi livelli: dal punto di vista ambientale, la preferenza di prodotti locali riduce il consumo di energia e l’inquinamento dovuti al trasporto; la scelta di prodotti biologici aiuta a conservare il terreno; inoltre, il tipo di confezioni e di distribuzione diminuiscono di molto gli imballaggi e gli scarti.

Dal punto di vista sociale, questo modo di acquistare pone attenzione alle modalità di produzione, quindi al lavoro, evitando lo sfruttamento, migliorando le condizioni del produttore grazie al giusto prezzo che gli viene riconosciuto e favorendo le relazioni tra i diversi soggetti.

Dal punto di vista personale, un Gas consente al singolo che vi fa parte di ottenere prodotti ottimi, di accrescere le proprie relazioni, di avere una maggiore conoscenza di ciò che acquista e, infine, di risparmiare denaro a parità di qualità dei prodotti.

Si viene a stabilire così un patto tra produttori e consumatori, ricercando lungo la filiera le condizioni migliori per tutti i soggetti coinvolti.

Molte forme

Anche se tutti i Gas utilizzano gli stessi criteri guida nella ricerca dei produttori, riassumibili con i termini «piccolo», «locale» e «solidale», i singoli gruppi si organizzano in modalità molto diverse tra loro. Ne esistono alcuni composti da poche famiglie e altri che superano il centinaio; la maggioranza dei Gas non ha una struttura formale riconosciuta, ma molti sono anche quelli costituiti in associazione.

Al di là delle differenze, i Gas si riconoscono per il loro modo di operare: dopo aver scelto da quali produttori rifornirsi, periodicamente il gruppo raccoglie al suo interno le richieste per i prodotti disponibili; queste vengono sommate per formare l’ordine complessivo del gruppo per ciascun produttore, il quale in seguito lo consegna in un luogo e un tempo definito. Il giorno della consegna, i membri del gruppo passano a ritirare la loro parte. Gli ordini dei prodotti vengono fatti periodicamente, con una frequenza che può variare da settimanale a mensile a stagionale, a seconda dei prodotti. Il gruppo, poi, si incontra periodicamente per confrontarsi sui propri acquisti, sui produttori, sui diversi temi collegati, per vivere un po’ di convivialità.

Alessandro Cascini a Solidalia 2024. Insieme ad Anna Giampaoli conduce tra Pesaro e Fano la piccola azienda agricola biologica «Semi di Zucca» che rifornisce i Gas della zona di legumi, semi, farine. © Andrea Saroldi.

Dai Gas alle reti locali di economia solidale

Dopo i primi anni un po’ pionieristici, i Gas hanno continuato a moltiplicarsi attraverso il passaparola e la «gemmazione» a partire dai gruppi già esistenti, e a collegarsi in rete.

Nel 2014, dopo 20 anni dalla fondazione del primo, i Gas censiti in Italia erano un migliaio. Quelli effettivi erano probabilmente almeno il doppio.

Oggi è difficile dare una stima della misura del fenomeno. Secondo un sondaggio svolto per il Rapporto sul consumo responsabile 2022 curato dall’Osservatorio per la coesione e l’inclusione sociale, in Italia l’8,6% della popolazione adulta afferma di acquistare tramite un gruppo di acquisto solidale; stiamo quindi parlando di circa cinque milioni di persone che si nutrono, almeno in parte, tramite questa modalità di consumo.

I dati preliminari del 2024 mostrano che i Gas «tengono», anzi danno segni di crescita.

Le diverse reti che si sono create, sia a livello locale che nazionale, favoriscono la nascita di progetti più ampi che collegano diversi Gas, produttori e altri soggetti.

Sono così nate in questi anni molte collaborazioni lungo filiere gestite direttamente dai soggetti coinvolti nei diversi passaggi dal campo alla tavola, estendendo lo schema anche ad altri prodotti e servizi: dal pane alle patate, dalla «pummarola» agli avocado, dal vino alla carne, dai detersivi al tessile e all’energia.

Questi progetti estendono su scala più ampia gli stessi principi di mutuo aiuto che stanno alla base delle pratiche dei Gas: le relazioni tra pari e la ricerca di soluzioni che possano soddisfare nel modo migliore possibile le esigenze dei diversi soggetti coinvolti.

Allo stesso modo, i Gas e i loro intrecci di relazioni sono attivi nella costruzione di reti di economia solidale legate al territorio, identificate con il termine Distretti di economia solidale (Des).

Silvia Carlini e Pierluca Urbinati, fondatori nel 2004 di Officina Naturae a partire dalla loro esperienza nel Gas di Rimini e dai loro studi in chimica. Producono detergenti ecologici e cosmetici naturali con un ciclo di produzione e distribuzione etico ed eco sostenibile. © Andrea Saroldi.

I Gas al passaggio d’epoca

Nel 2024 i Gas compiono trent’anni; l’anniversario è diventato un’occasione per riflettere insieme su cosa è successo in questo tempo, ma soprattutto su come affrontare il futuro.

Molte cose sono cambiate, e ci rendiamo conto di entrare in una nuova era, quella che Gigi Anataloni su Missioni Consolata (marzo 2024) chiama «nuovo feudalesimo». Un’era segnata dal riscaldamento globale e dal capitalismo delle piattaforme, che altri chiamano tecnofeudalesimo. Chi vuole costruire un mondo equo e sostenibile si interroga su come attraversare le diverse crisi della nostra società.

Una cosa che abbiamo imparato è che la legge della collaborazione, quella che Pablo Servigne e Gauthier Chapelle, chiamano «l’altra legge della giungla», è quella che ci consente di vivere meglio. Mentre la prima legge della giungla, quella nota della competizione, consente agli individui di primeggiare gli uni sugli altri, la legge della solidarietà si dimostra vincente a livello di gruppo: i gruppi che vivono meglio nel loro ambiente sono quelli che collaborano maggiormente; infatti, quando le condizioni sono ostili, collaborare è una questione di sopravvivenza.

I Gas e le altre forme di economia solidale hanno in questo un’enorme utilità: ci mostrano che l’altra legge della giungla, quella del mutuo aiuto, ha un suo valore e una sua forza, e ci allenano ad applicarla.

Speranza attiva

Le reti che si sviluppano lungo le filiere sono quelle che ci possono aiutare ad attraversare le avversità. È il caso del Furgoncino solidale (vedi box qui sotto): quando i produttori romagnoli colpiti dall’alluvione sono stati invitati a «salire a bordo» del furgoncino, hanno ricevuto un sostegno attraverso l’inserimento dei loro prodotti in una rete di distribuzione gestita insieme da Gas e produttori.

È questo il modo in cui le reti di solidarietà si attivano, prefigurando la capacità di generare risposte praticabili che aiutano tutti a stare meglio, fornendo strumenti concreti per rispondere agli eventi avversi, mostrando il mondo come lo vorremmo e alimentando in questo modo la speranza attiva.

 

La strategia del bambù

In questa resistenza alle derive della nostra società, per costruire un mondo equo e sostenibile, i Gas e le altre pratiche degli stili di vita hanno a nostro avviso un ruolo fondamentale: quello di formare un intreccio sotterraneo che conserva e porta il nutrimento.

La foresta di bambù ha una strategia particolare per resistere alle avversità: le canne che noi vediamo svilupparsi verso l’alto sono ancorate a un reticolo di rizomi, delle specie di radici, che si estendono in larghezza sotto la superficie del terreno. L’intreccio dei rizomi delle diverse piante sostiene le canne. In caso di vento forte o neve, queste si piegano, ma quando le condizioni avverse sono terminate ritornano alla loro posizione grazie alla loro flessibilità e alla piattaforma di rizomi intrecciati che le sostiene. Inoltre, i rizomi penetrano il terreno e colonizzano nuovi territori.

I Gas e le altre pratiche degli stili di vita sono come i rizomi che si sviluppano in estensione sotto la superficie, attaccati alle canne che crescono verso l’alto e ne costituiscono la parte visibile: i produttori, le filiere, le campagne, i progetti, le attività economiche.

La resistenza della foresta alle avversità si basa sull’intreccio sotterraneo tra le diverse piante; le canne catturano la luce del sole con le loro foglie, ma si sostengono su una rete di rizomi fitta ed estesa; sono questi a distribuire il nutrimento e scavare il terreno.

La forza della foresta sta nell’estensione dell’intreccio e delle connessioni sotterranee, nel sostegno reciproco tra la parte visibile e quella invisibile.

La consegna di un ordine collettivo di mele a Torino per i Gas della rete GasTorino (economiasolidale.net/gastorino). © Andrea Saroldi.

Pensiamo che il ruolo dei Gas sia mantenere ed estendere lo strato vitale sotterraneo, penetrando nuovi terreni e portando nutrimento ai germogli che in primavera crescono verso la luce del sole.

Le reti e i reticoli dei gruppi e delle organizzazioni che costruiscono un mondo equo e sostenibile, connessi e intrecciati tra loro, attraversano l’epoca tecnofeudale conservando la vita e nutrendo i germogli.

Effetto Gas

In occasione del trentennale dalla nascita del primo Gas, numerosi gruppi e altri soggetti interessati a riflettere su come affrontare il passaggio d’epoca che stiamo vivendo si sono incontrati alla giornata «Effetto Gas» organizzata alla fiera Solidalia a Collecchio (Parma) il 25 maggio 2024, dopo un percorso di preparazione durato un anno.

Solidalia è la festa dell’economia solidale lanciata nel 2022 dal Des Parma. Tra banchetti, incontri, laboratori, giochi e musica è l’occasione per conoscere produttori, progetti e prospettive dell’economia solidale (solidalia.org).

Qui si sono tenuti lavori di gruppo per confrontarsi e identificare proposte e priorità sul futuro dei gruppi di acquisto solidale; si tratta di lavori in corso, nella volontà di mettere in gioco sempre più il ruolo dei Gas facendo tesoro dell’esperienza fatta e per guardare avanti.

In questi trent’anni moltissimi progetti sono nati e sono stati portati avanti. Alcuni di essi erano presenti tra i banchetti e gli incontri a Solidalia.

Abbiamo considerato come l’esperienza dei Gas costituisca un modello con alcune caratteristiche ancora oggi molto utili, pur nel nuovo contesto: favoriscono le relazioni paritarie all’interno del gruppo, la fiducia e la collaborazione; costituiscono un’azione concreta che alimenta la speranza sulla possibilità di resistere e modificare la situazione in cui ci troviamo; sviluppano le reti di cui abbiamo bisogno per affrontare le crisi; seguono una strategia «rizomatica» che si basa sulla forza dei legami e delle connessioni sotterranee; nutrono il sogno della costruzione di un mondo equo e sostenibile che passa anche dal nostro stile di vita.

Un modello con una forma flessibile che può essere rimescolata e reinventata per affrontare le nuove sfide del passaggio d’epoca attuale.

In questo modo i Gas nutrono la speranza, una speranza attiva, come descritta da Rebecca Solnit nell’introduzione alla raccolta di saggi sull’emergenza climatica Not too late (non è troppo tardi).

«La speranza è diversa dall’ottimismo. L’ottimismo presuppone il meglio e la sua inevitabilità, il che porta alla passività, proprio come il pessimismo e il cinismo che presuppongono il peggio. Sperare, come amare, significa correre dei rischi ed essere vulnerabili agli effetti di una perdita. La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che vale la pena fare qualcosa a prescindere da come andrà a finire».

Andrea Saroldi*


*Andrea Saroldi promuove da tempo i Gruppi di acquisto e le Reti di economia solidale come strumenti per il benvivere.

Su questi temi ha scritto numerosi articoli e pubblicato, insieme ad altri autori, Giusto movimento, Invito alla sobrietà felice, Gruppi d’acquisto solidale, Costruire economie solidali, Il capitale delle relazioni, Un’economia nuova, dai Gas alla zeta.

È presidente della Associazione GasTorino e cura il sito www.economiasolidale.net.

Bibliografia minima

Oltre alla rivista «Altreconomia», i libri:

  •  – Massimo Acanfora, Piccola guida al consumo critico, Altreconomia 2016.
  •  – Massimo Acanfora (a cura), Il libro dei Gas, Altreconomia 2015.
  •  – Tavolo Res (a cura), Un’economia nuova, dai Gas alla zeta, Altreconomia 2013.
  • – Marco Binotto, Comunicazione solidale. Storia e media del consumo responsabile e dei gruppi d’acquisto solidale. Postfazione di Jason Nardi, Guerini scientifica, Milano 2023.


Progetti in corso

Numerosi sono i progetti dell’economia solidale in corso che collegano diversi soggetti lungo le filiere, anche su scala nazionale. Alcuni di questi sono coordinati dalla Ass. Co-energia sui temi della sovranità energetica e della sovranità alimentare (www.co-energia.org).

Nel campo della distribuzione, il progetto del Furgoncino solidale (furgoncinosolidale.it) unisce i produttori e i Gas di diversi territori con un furgone che lungo il suo percorso consegna gli ordini ai Gas e preleva i prodotti dai produttori viaggiando, così, sempre carico.

Le notizie e gli aggiornamenti sulle diverse iniziative sono disponibili sul sito della Ries, la Rete italiana di economia solidale (rete-ries.it) e sul sito economiasolidale.net.

A.S.

il gruppo dei bilanci di giustizia di Torino in visita al produttore di frutta Bargiolina, a Barge (Cn). © Andrea Saroldi.