Informarsi per agire
Per affrontare le sfide del nostro tempo c’è bisogno di riflessioni e storie che narrino come fare. L’informazione di massa è inadatta. Ma, cercando con pazienza, si può scoprire un universo comunicativo capace di speranza. Indichiamo tre esempi.
Abbiamo bisogno di storie. Per costruire un mondo migliore, e affrontare le sfide del nostro tempo, abbiamo bisogno di narrazioni che mostrino come fare: «Abbiamo bisogno di storie che possano vincere questa battaglia – scrive Jonathan Matthew Smucker nella prefazione al libro Re: Imagining Change di Patrick Reisenborough e Doyle Canning -; storie che abbiano protagonisti con cui le persone possono identificarsi, che invitino a unirsi e a diventare agenti del cambiamento. Abbiamo bisogno di storie che prefigurino il mondo che sappiamo di poter costruire insieme», che parlino, scrive Cyril Dion nel suo libro Domani, «in modo chiaro, sia alla nostra intelligenza sia ai nostri cuori».
Oggi, però, è difficile sentire racconti di questo tipo, in mezzo al frastuono di narrazioni che, da una parte, assicurano che andrà tutto bene, e dall’altra profetizzano che oramai l’umanità è arrivata al capolinea.
I mass media e i social non si mostrano adeguati a illuminare la strada da seguire per orientare l’umanità verso una civiltà ecologica. «Di fronte alla torsione antidemocratica più violenta ed evidente del capitalismo contemporaneo, a una crisi climatica che ha le nostre impronte e non ha precedenti, allo stato di guerra permanente che drena risorse preziose per le armi invece che per i medici, alla vergognosa concentrazione delle ricchezze, al genocidio di Gaza con le nostre forniture militari, al deliberato affogamento di bambini in mezzo al mare, e potremmo continuare – scrive Duccio Facchini in Questo libro è illegale-, l’informazione di massa, dotata di strumenti tecnologici inediti, si ritrova balbettante».
Per fortuna esistono testate indipendenti che, da tempo, ci aiutano a comprendere meglio il mondo, a vedere degli orizzonti e a conoscere chi sta camminando per raggiungerli. Sono molte, sia cartacee che online. Una di esse è Missioni Consolata, che voi lettori già conoscete. Ne presento tre che ritengo interessanti.

Per un’economia altra
«Altreconomia» (altreconomia.it) nasce come rivista mensile nel 1999 da un insieme di organizzazioni del commercio equo e solidale, del consumo critico e dell’editoria legata alla rete delle Botteghe del Mondo.
Il suo primo numero aveva la copertina dedicata alla campagna di pressione sulla multinazionale Del Monte. Il secondo raccontava il vertice della Wto di Seattle bloccato dai manifestanti della società civile. L’editoriale di Giorgio Dal Fiume iniziava così: «Torno da Seattle con una buona notizia: l’altreconomia c’è e si vede. Chi protestava contro l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) non era solo “contro”, ma anche “per” qualcosa».
Il mensile nasceva all’inizio di un’epoca di grandi trasformazioni, e le ha sempre seguite da vicino. Nel 2007 è nata la cooperativa Altra Economia. Oltre alla rivista, negli anni ha pubblicato saggi, guide e manuali dedicati all’economia solidale, al turismo responsabile, all’ambiente, all’autoproduzione, alla cucina sostenibile e alle inchieste.
Ultimamente ha realizzato alcuni podcast e ogni mese racconta a fumetti sui social una storia di chi non si arrende e, con il suo impegno, diventa strumento di cambiamento.
Oggi Altra Economia è una cooperativa impresa sociale con 1.200 soci, perlopiù lettori della rivista. Nella cooperativa lavorano in undici, collegati a una fitta rete di collaborazioni esterne. La sede si trova a Milano, nel quartiere Niguarda.
A novembre del 2025 ho partecipato al suo 26° compleanno: dopo una passeggiata alla scoperta dei murales che raccontano la Resistenza del quartiere al nazifascismo, abbiamo festeggiato l’acquisto della sede. Abbiamo quindi inaugurato un murale che, sulla parete della sala riunioni, riproduce una foto scattata in una di quelle strade il 27 aprile 1945 nella quale un gruppo di partigiani in «pausa pranzo» distribuisce cibo e mangia, osservando i passanti. Un’immagine che ricorda l’intreccio tra le nostre azioni quotidiane e la storia dell’umanità.
Nel periodo di resistenza che stiamo vivendo oggi, Altreconomia sta svolgendo un ruolo importante; come afferma il suo attuale direttore, Duccio Facchini: «Ci impegniamo seriamente nella produzione di informazione indipendente, presentando inchieste che riflettono la nostra visione del mondo e dei diritti. Mostriamo la realtà basandoci su fatti oggettivi, evidenziando come le cose sono e come potrebbero e dovrebbero essere».
Oltre a raccontare le storie di chi costruisce un’economia differente e una società fondata sulle relazioni e non sul denaro, la rivista aiuta a capire il contesto in cui ci muoviamo. In questo senso, sono esemplari le inchieste pubblicate nel 2025 che hanno portato alla luce vendite di armi e finanziamenti da parte di aziende italiane a Israele.
Come recita lo slogan: «Una rivista per cambiare il mondo, una pagina alla volta».

L’informazione in comune
«Comune-info» (comune-info.net) è un sito e blog che nasce nel 2012 dopo la chiusura della rivista «Carta» e dello spazio della «Città dell’altra economia» di Roma. «Comune-info» ne ha preso l’eredità per continuare a sostenere il racconto e il confronto su esperienze locali e globali che si oppongono al sistema dominante, e che costruiscono nella pratica un’alternativa.
«Comune-info» è uno spazio web dedicato alle persone che, nella vita di ogni giorno, si ostinano a ribellarsi tramite l’azione. È un sito che cerca di raccontare, accompagnare e moltiplicare i cambiamenti sociali profondi, spesso poco visibili.
Il suo lavoro di informazione e riflessione si basa su legami costruiti nel tempo tra gli autori dei contributi, italiani e internazionali, la redazione e i lettori. Gli articoli sono pubblicati con licenza creative commons e vengono raccolti nelle newsletter a cui ci si può iscrivere.
Nel 2024 «Comune-info» ha lanciato la campagna «Partire dalla speranza e non dalla paura», chiedendo ai suoi lettori indicazioni e supporto per accendere qualche luce nel tempo buio che viviamo. Il tipo di risposta alle sfide della nostra epoca che la testata online aiuta a costruire è, infatti, guidata dalla speranza, intesa come forza sociale in grado di trasformare il mondo. Un pensiero indicato sul primo pannello della mostra «Pensare mondi nuovi» che «Comune-info» ha realizzato nel 2025: «La speranza non è un desiderio che non fa nulla per cambiare l’ordine delle cose. Non è neanche uno sciocco ottimismo, spesso è una speranza angosciata per ciò che accade nel mondo. È lo sforzo delle persone comuni, limitato e contraddittorio, di vivere qui e ora in modo diverso. Abbiamo bisogno di imparare a sperare, cioè di pensare insieme mondi nuovi».

In un’Italia che cambia
Nel 2012 il giornalista Daniel Tarozzi fa un viaggio in camper lungo tutta l’Italia per scoprire e raccontare le esperienze di chi, di fronte ai problemi della nostra epoca, decide di vivere in modo diverso. Il viaggio dura sette mesi, e le esperienze incontrate sono tantissime, molto più numerose di quelle che possono entrare nel libro «Io faccio così» che lo racconta.
Così il blog del viaggio diventa, nel 2013, la testata online «Italia che cambia» (www.italiachecambia.org) che propone un giornalismo costruttivo, dedicato alla comprensione del presente e a storie di cambiamento avvenute in diversi settori, per mostrarci che esistono delle possibilità.
In questi anni l’attività è cresciuta, comprende redazioni locali in otto territori, la rassegna stampa commentata «Io non mi rassegno», e alcuni podcast.
Oggi la redazione conta circa dieci persone.
«Italia che cambia» ha di recente avviato un piano di sviluppo per costruire relazioni più stabili con i lettori e rafforzare il giornale, per renderlo più efficace nell’attivazione e nel sostegno al cambiamento sociale, attraverso il racconto di utopie concrete che alimentano l’immaginario e guidano le pratiche.
Per orientare la storia
Per immaginare un futuro per l’umanità e farci un’idea di come arrivarci insieme, è importante capire il presente e conoscere le storie di chi si sta muovendo in quella direzione.
In queste righe ho presentato qualche esempio di giornalismo che racconta diverse storie in favore del cambiamento, ma ce ne sarebbero molti altri.
Il mio invito non è solo quello di seguire e abbonarsi a canali come questi, ma anche di contribuire, ciascuno, alla narrazione del cambiamento, aggiungere la nostra parte per orientare la storia dell’umanità.
Quando «Altreconomia» ha fatto il suo 25° compleanno nel 2024, la festa si è conclusa con la poesia Pensa agli altri del poeta palestinese Maḥmūd Darwīsh, che collega le nostre azioni a chi è lontano, e invita ciascuno a essere «una candela nell’oscurità», come canta Giacomo Lariccia nella versione italiana della trasposizione in musica della poesia firmata da Mira Awad (reperibile sul canale Youtube «Giacomo Lariccia»).
Questa luce ci aiuta a trovare la strada, perché sappiamo che un’altra strada esiste.
Andrea Saroldi*
*Autore di questa rubrica, tra le altre cose, è parte della redazione del sito economiasolidale.net. Il portale è nato nel 2014 come strumento di cambiamento a disposizione dei soggetti e delle reti di economia solidale. Ospita le informazioni del Forum per l’economia solidale dell’Emilia Romagna, l’archivio e la mappa delle organizzazioni di economia solidale.







