Il Medio Oriente narrato dagli alberi
Il libro di Paola Caridi, scritto con linguaggio evocativo, presenta la storia del Mediterraneo e di quello che noi chiamiamo Medio Oriente, attraverso gli alberi, testimoni silenziosi delle vicende umane.
Paola Caridi, nata a Roma nel 1961, è una giornalista, storica e saggista italiana. Tra le altre cose, è socia fondatrice e presidente dell’associazione di giornalisti indipendenti «Lettera22». Esperta di politica contemporanea del mondo arabo e del Medio Oriente, ha vissuto dal 2001 al 2003 al Cairo e dal 2003 al 2012 a Gerusalemme.
Il suo bellissimo libro, dal titolo «Il gelso di Gerusalemme», apre nuove prospettive partendo dalla domanda: «Può essere la Storia raccontata attraverso gli alberi?». La risposta è «sì».
Dimostrazione ne sia questo testo, scritto con linguaggio evocativo, che ci presenta la storia del Mediterraneo, e di quello che noi chiamiamo Medio Oriente, attraverso gli alberi, testimoni silenziosi delle vicende umane.
È un modo, afferma Paola Caridi, per «toglierci dal centro del palcoscenico. Metterci, noi umani, quanto più ai margini, anche per comprendere la nostra, di storia».
È il capovolgimento di prospettiva, dunque, a consentirci una nuova riflessione su di noi.
L’ambiente non è più solo muto sfondo delle vicende umane, ma ne diventa parte integrante.
Leggere «Il gelso di Gerusalemme. L’altra storia raccontata dagli alberi», significa immergersi in un manifesto di «botanica politica».
Da un gelso tagliato
L’autrice parte proprio da un gelso, anzi, da un suo moncone, alto solo una cinquantina di centimetri, ritrovato così da Paola Caridi dopo dieci anni di assenza dalla sua casa di Gerusalemme.
Il ceppo era ciò che rimaneva di un albero rigoglioso che in quel luogo aveva vissuto forse da un secolo e mezzo.
Da questa esperienza personale è nata l’idea del libro. Da un accenno di presenza che si fa ricordo e rimpianto.
«Ho cominciato così, pochi anni fa, a essere attratta da altri protagonisti, stavolta non umani, della storia contemporanea dell’Asia Occidentale», scrive.
La storia tramite gli alberi
Il libro ripercorre la storia e le vicende di Israele e Palestina, di cui l’autrice è attenta studiosa, grazie a una visione nuova che mette al centro gli alberi: non solo vegetazione, ma un vero e proprio aspetto culturale e identitario, radicato nella memoria e nella vita di ogni popolo, e di ciascuno di noi.
L’avvicendamento degli alberi ci parla della storia economica di un territorio e delle relazioni di potere tra i vari attori del mondo. Ma non ci abbiamo mai pensato.
Ne danno conferma gli alberi censiti nel libro di Paola Caridi: il gelso, i lecci e i sicomori, oppure gli aranci che con i loro frutti sono stati fondamentali per gli scambi commerciali, o gli ulivi, i carrubi, i mandorli e le palme che raccontano passaggi cruciali nella storia del mondo.
Il Libano affamato dai gelsi
A metà dell’Ottocento, ad esempio, i gelsi riempirono in pochi decenni il paesaggio del Libano, pur essendo già presenti in quel territorio sin dal VII secolo. Questo perché Francia e Impero britannico in quegli anni ebbero improvviso bisogno di seta grezza, e quindi di gelsi, unico cibo dei bachi.
Dopo la diffusione di una malattia grave tra quelli coltivati in Sicilia e Calabria, infatti, l’Europa si rivolse al Libano, dove la coltivazione del gelso divenne monocoltura per l’esportazione.
Ne conseguì che, negli anni della Prima guerra mondiale, il Libano fu ridotto alla fame. Quando il porto di Beirut fu chiuso, la popolazione, che coltivava gelsi e importava cereali dall’estero, fu destinata alla morte.
Ma l’autrice dà voce anche ad altri alberi, quelli, ad esempio, che in Turchia o in Egitto sono stati abbattuti per far posto agli insediamenti umani e alla furia predatrice di un’economia che sulle costruzioni si arricchisce. Agli ulivi che in Cisgiordania oggi, come da decenni, vengono bruciati o abbattuti dai coloni israeliani spalleggiati dall’Idf.
Le storie degli alberi raccontano le storie degli uomini e delle loro comunità, e di chi vuole, spesso tramite diverse forme di violenza, deciderne la sorte.
Rita Vittori
Bibliografia

Paola Caridi, Sudari. Elegia per Gaza, Feltrinelli, Milano 2025, pp. 128, € 12,00.
Il libro è un’intensa riflessione e un atto di memoria che dà voce e identità alle vittime del conflitto a Gaza. Il titolo, evocativo, prende corpo dalla parola «sudari», i teli che avvolgono i corpi senza vita dei palestinesi uccisi. Un’immagine che esprime il bisogno di proteggere le vittime palestinesi dal rischio più grande, quello dell’oblio, restituendo dignità alle loro storie.
Paola Caridi, Gerusalemme. La storia dell’altro, Feltrinelli, Milano 2025, pp. 144, € 11,00.
Un interessante libro indirizzato ai ragazzi, corredato da schede sulla storia della città, dei personaggi più famosi e sulle sue lingue. Paola Caridi immagina l’incontro di Samira, ragazza palestinese che lavora come parrucchiera nella città vecchia, con Sarah, coetanea israeliana che vive in una casa espropriata agli arabi. Attraverso il dialogo tra le due ragazze, che diventeranno amiche, si snoda la storia tormentata della città.
Tommaso Montanari, Per Gaza, Feltrinelli, Milano 2025, pp. 128, € 16,00.
Fatto di parole e figure, questo piccolo libro, i cui proventi verranno devoluti interamente a favore di un’associazione palestinese, racconta l’annullamento della popolazione di Gaza, i bambini uccisi e gli artisti che continuano a dipingere sotto le bombe.

Didier Fassin, Una strana disfatta. Sul consenso all’annientamento di Gaza, Feltrinelli, Milano 2026, pp. 128, € 12,00.
In questo libro, l’antropologo Fassin esplora le radici storiche e linguistiche del silenzio e del consenso che ha accompagnato la tragedia di Gaza: governi, istituzioni e media hanno delegittimato chi criticava la risposta militare del governo israeliano a Gaza.

Daniel Bar-Tal, La trappola dei conflitti intrattabili. Il caso israelo-palestinese, Franco Angeli, Milano 2024, pp. 400, € 34,00.
Il saggio indaga i meccanismi socio-psicologici che hanno portato i cittadini israeliani a rimuovere dalla loro percezione l’orrore del conflitto con la popolazione palestinese. Un’indagine senza precedenti, aggiornata alla fine del 2024 e condotta con estremo rigore scientifico per capire come una democrazia abbia potuto evolvere in un regime autoritario basata sul nazionalismo e fanatismo religioso. Ne abbiamo scritto su MC novembre 2025.
Ilan Pappé, La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina, Fazi, Roma 2025, pp. 288, € 18,50.
Dopo aver preso in esame i fattori che minacciano la stabilità di Israele, lo storico israeliano, delinea, sotto forma di diario, alcune soluzioni cognitive e politiche che, se adottate, porterebbero a un avvenire migliore per tutta la Palestina.













































