SOLIDARIETÀ AI MISSIONARI E AL POPOLO DEL VENEZUELA


MESSAGGIO DELLA DIREZIONE GENERALE DEI MISSIONARI DELLA CONSOLATA

“Consolate, consolate il mio popolo!” Isaia 40,1

Un Paese alla fame e sull’orlo della guerra civile” quello raccontato dai nostri missionari dal Venezuela, ascoltando le storie di giovani, professionisti, anziani, studenti e di famiglie povere: “la tessera per il razionamento alimentare, la mancanza di medicine, l’iperinflazione, i supermercati vuoti, il clima di insicurezza, la rabbia per le libertà civili violate”. E ancora “Con le strade trasformate in terreno di una battaglia campale infinita, il regime di Maduro si afferra al potere con un colpo di mano per cambiare la Costituzione. Mentre l’opposizione politica grida al golpe”.

Queste sono alcune considerazioni fatte a Padre Stefano, Superiore Generale, che è in costante contatto telefonico con loro, per manifestare la vicinanza di tutto l’Istituto, la preoccupazione per l’aggravarsi della situazione degli scontri e, attraverso di loro, la nostra solidarietà al popolo venezuelano di fronte ai gravi problemi che lo affliggono.

I missionari sono sereni e stanno bene, ringraziano per il ricordo e le preghiere, loro unica preoccupazione è il futuro incerto di un paese allo stremo, e per il quale chiedono di pregare costantemente.

In questi giorni il Venezuela è tornato sotto i riflettori delle maggiori agenzie di informazione internazionali, apparso nei titoli di apertura dei telegiornali e sulle prime pagine dei quotidiani nazionali e rispettivi siti web a causa dell’escalation della violenza, con i numerosi morti, feriti e i detenuti, ennesimo tragico epilogo di una situazione che si trascina oramai da 5 anni, dove non sembra esserci via d’uscita.

Mentre la gente soffre e vive nel terrore, i protagonisti del conflitto venezuelano, governo e opposizione, si trovano nel punto più distante tra loro, intenti solo a lanciare l’uno all’altro minacce e accuse.

 

I MISSIONARI A FIANCO DELLA GENTE

A Caracas i missionari della Consolata, insieme ad altri missionari e missionarie di altre Congregazioni hanno aperto una casa di accoglienza per barboni, senza casa, gente della strada che possono qui trovare riparo e sostegno, e se sono disponibili anche cura per rilanciarsi nella vita. Sempre a Caracas, capitale del Venezuela, abbiamo una Parrocchia situata nella periferia composta da almeno 150/200.000 persone che vivono incollate sulle casette di fortuna sulle colline attorno alla capitale. È un agglomerato di problemi, violenza, droga e malavita, ma anche di gente per bene che si guadagna la vita con un duro lavoro quotidiano e che poi, alla sera, si mette ancora in coda per arrivare alla sua casetta e vivere un momento di serenità con la propria famiglia. In questa situazione e contesto in nostri missionari cercano di costruire speranza ed essere segno di consolazione per un gruppo di cristiani che, certamente non sono maggioranza, ma sono presenza e fraternità e questo già basta per poter sognare almeno un poco.

Inoltre a Caracas, oltre alla parrocchia di Carapita, abbiamo la Casa Regionale con un centro per l’Animazione Missionaria vocazionale collegato anche al Centro della città di Barquisimento. La casa regionale è un pochino originale giacché non rappresenta lo stile delle solite case regionali, luogo di uffici e di organizzazione, ma è proprio la casa di tutti e dove tutti possono trovare un letto da dormire, un pasto da condividere e qualcuno che ascolta i tuoi problemi. E quando dico tutti, voglio dire tutti, non soltanto i missionari.

L’AMV è in mano ad un’equipe che lavora anche con i Laici della Consolata e con gli Amici della Consolata, un’esperienza importante e condivisa che vale la pena di essere studiata ed approfondita.

Tra tutte queste nostre presenze merita un ricordo particolare quella con gli indigeni. Abbiamo un’equipe di cinque missionari di diverse nazionalità che lavorano in due comunità distinte: una alla città di Tucupita dove gli indigeni si trasferiscono in tempi difficili o cercando espedienti lavorativi e sul Delta Amucuro dove gli indigeni Warau vivono a loro stile sulle palafitte sospese sull’acqua. I missionari, senza pretese, ma con l’unica forza della presenza condividono la vita di questo popolo assumendone le sorti, con l’unica pretesa dell’amore.

Insieme a tanti altri sacerdoti, consacrati e consacrate e ai fedeli laici i nostri missionari hanno scelto di rimanere nel paese, per stare accanto alla gente, condividerne la situazione, attenti ai loro bisogni concreti, nel cammino sofferto di una comunità ecclesiale schiacciata tra due blocchi che tra loro hanno rotto ogni ponte e contatto.

La loro testimonianza di umile presenza tra i poveri e gli indifesi delle periferie di Caracas, realizza molto bene l’esortazione rivolta a tutti noi da Papa Francesco:

Non stancatevi di portare conforto a popolazioni che sono spesso segnate da grande povertà e da sofferenza acuta, come ad esempio in tante parti dell’Africa e dell’America Latina. Lasciatevi continuamente provocare dalle realtà concrete con le quali venite a contatto e cercate di offrire nei modi adeguati la testimonianza della carità che lo Spirito infonde nei vostri cuori (cfr. Rm 5,5). … Mentre con gioia ringrazio il Signore per il bene che voi andate compiendo nel mondo, vorrei esortarvi ad attuare un attento discernimento circa la situazione dei popoli in mezzo ai quali svolgete la vostra azione evangelizzatrice…” (Papa Francesco, ai partecipanti ai Capitoli Generali dei Missionari e delle Missionarie della Consolata, Sala Clementina, 5 giugno 2017)

UNA SITUAZIONE COMPLESSA

Ci sarebbe bisogno di un’analisi sistematica ed approfondita per decifrare la complessità delle cause, nazionali ed internazionali, che hanno contribuito a gettare il Venezuela nel caos.

Qui ci limitiamo ad alcune considerazioni che, pur non essendo esaustive, danno però l’idea della gravità del momento.

“ […] A seguito della caduta internazionale dei prezzi dell’oro nero, il Paese è sprofondato nel caos economico. Solo nel 2016 le entrate per prodotti derivati dalla vendita del petrolio erano scese del 5000% annuo. Di conseguenza, la necessità strategica di cercare risorse provenienti da fonti alternative all’industria petrolifera.”

«[…] Nella zona amazzonica sono state date delle concessioni a società di origine russa, canadese, britannica, sudafricana, cinese, iraniana e australiana, per lo sfruttamento di territori pieni di riserve aurifere, argento, petrolio, ferro, diamanti, coltan, uranio e ogni tipo di risorsa strategica… Si assiste alla dislocazione degli abitanti originari che per secoli hanno popolato queste zone; e ciò avviene solo per l’avidità che induce allo sfruttamento sconsiderato delle risorse del sottosuolo» (in Dossier Caritas Italiana, “Inascoltati. Un popolo allo stremo chiede i suoi diritti fondamentali”, www.caritas.it )

La rivoluzione bolivariana, avviata da Hugo Chàvez quasi vent’anni fa, si sta spegnendo in un sanguinoso caos. Perfino il procuratore generale dello Stato, Luisa Ortega Diaz, alto funzionario nominato dal potere chavista, ha condannato la violenza della repressione della Guardia Nazionale bolivariana contro le manifestazioni di protesta, che ha causato decine di vittime.

La proposta fatta dal Presidente Maduro per l’elezione di una nuova Assemblea Costituente, è stata respinta dall’opposizione che la considera soltanto un “nuovo tentativo di golpe”. L’avvilupparsi della crisi politica, la carestia, e l’iperinflazione (che potrebbe arrivare al 1600% secondo l’Fmi nel 2017) hanno fatto fare crac anche a tutto il progetto del socialismo bolivariano sostenuto, almeno fino alle ultime presidenziali, aprile 2013, da una maggioranza, seppur limitata, della popolazione.

Oggi il blocco sociale, che seguì il caudillo rivoluzionario morto nel 2013 e le sue promesse di riscatto sociale, è in minoranza. Per questo Maduro – che secondo i sondaggi ha ormai contro il 70% del Paese – ha rinviato le elezioni, amministrative e regionali. E per questo, insieme alla miseria sempre più drammatica nel Paese, l’opposizione si è lanciata in piazza.

LA NOTTE DEL VENEZUELA NON È ANCORA FINITA!

Infatti la situazione attuale si mostra qualitativamente diversa dal recente passato, perché le libertà sociali sono sempre più sotto assedio, la repressione inusitata, la crescente insicurezza personale e la sfiducia nel sistema giudiziario: la mancanza di tutela dei diritti lascia i cittadini indifesi davanti a una violenza mai vista. Il popolo venezuelano continua a protestare, inascoltato!

La crisi umanitaria avvolge il Venezuela in una spirale drammatica. L’82% della popolazione è in povertà, di cui il 52% in povertà estrema. La vita stessa delle persone è minacciata da quando sono venuti a mancare gli alimenti necessari per la sopravvivenza e la disponibilità di medicine per le cure fondamentali.

Questo favorisce l’aumento di morti premature, in particolare delle fasce più deboli della popolazione, specialmente bambini, anziani e malati. La mortalità dovuta a queste cause non risulta nelle cifre ufficiali di cui dispongono i mezzi di informazione, perché l’interesse è incentrato soltanto sul numero dei morti e dei feriti delle manifestazioni che si verificano ogni giorno, sin dal mese di aprile di quest’anno. In realtà, le cifre reali sono altre. Sono oltre 11.000 i bambini morti nel 2016 per mancanza di medicinali e la mortalità materna è aumentata quasi del 70%. (questi sono alcuni dati dell’Osservatorio di Caritas Venezuela, che emergono da una ricerca sullo stato nutrizionale dei bambini, riportati nel Dossier di Caritas www.caritas.it).

GLI APPELLI DELLA CHIESA

Anche se il Vaticano, che nei mesi scorsi guidò una trattativa per un compromesso fra governo e opposizione, ha dovuto gettare la spugna, giudicando “quasi impossibile” una nuova mediazione.

Anche se fuori e dentro del Venezuela, di fronte all’ostinazione e chiusura delle parti, governo di Maduro e partiti dell’opposizione, sembrano rassegnati al peggio, la Chiesa continua a lanciare appelli al dialogo, alla fine della violenza e alla ripresa dei negoziati.

La Conferenza episcopale del Venezuela in una lettera recentemente inviata al Presidente Maduro 8 luglio 2017, ha chiesto al Governo “di ritirare la proposta di un’Assemblea Costituente, di rendere possibile lo svolgimento delle elezioni stabilite dalla Costituzione”; e di “riconoscere l’autonomia dei poteri pubblici, abbandonando la repressione inumana di coloro che manifestano un dissenso, di smantellare i gruppi armati” e di liberare “le persone che sono state private della libertà per ragioni politiche”.

Ancora, i vescovi chiedono di impegnarsi “a risolvere i gravissimi problemi della gente e di permettere l’apertura di un canale umanitario perché possano arrivare medicine e alimenti ai più bisognosi”. Alle Forze Armate nazionali chiedono di “adempiere il proprio dovere di servizio al popolo nel rispetto e a garanzia dell’ordine costituzionale”. Dalla dirigenza politica i presuli esigono l’impegno nell’esclusivo bene “del popolo e mai per i propri interessi”, rispettando “la volontà democratica del popolo venezuelano”. Alle istituzioni educative e culturali chiedono di collaborare a “far crollare i muri che dividono il Paese”, incoraggiando “ogni sforzo in favore della pace e della convivenza, fondati sulla legge dell’amore fraterno”. (le lettera si         trova in: www.caritas.it)

Papa Francesco stesso in più di un’occasione ha lanciato accorati appelli al Governo e a tutte le componenti della società venezuelana:

“affinché venga evitata ogni ulteriore forma di violenza, siano rispettati i diritti umani e si cerchino soluzioni negoziate alla grave crisi umanitaria, sociale, politica ed economica che sta stremando la popolazione.” (Regina Coeli, 30 aprile 2017)

E in vista della festa dell’indipendenza del Venezuela del 5 luglio ha assicurato:

“la preghiera per questa cara Nazione e la mia vicinanza alle famiglie che hanno perso i loro figli nelle manifestazioni di piazza. Faccio appello affinché si ponga fine alla violenza e si trovi una soluzione pacifica e democratica alla crisi. Nostra Signora di Coromoto interceda per il Venezuela!” (Angelus, 2 luglio 2017)

E in una lettera indirizzata all’episcopato venezuelano venerdì 5 maggio il Pontefice esprimeva la sua solidarietà ai Vescovi del Venezuela e la chiara convinzione:

“che i gravi problemi del Venezuela possono essere risolti se c’è volontà per costruire ponti, se si desidera dialogare seriamente e rispettare gli accordi raggiunti. Desidero incoraggiarvi a non permettere che i figli amati del Venezuela si lascino vincere dalla sfiducia e dalla disperazione, perché questi sono mali che penetrano nel cuore delle persone quando non si vedono prospettive future”.

I nostri missionari in Venezuela, nei dialoghi telefonici avuti, e nello scambio via posta elettronica, sono concordi nel sostenere la via del dialogo e dei negoziati come l’unica percorribile, perché:

“Nelle persone è sempre più diffusa la volontà di un forte cambiamento, bisogna seguire, però, la via della pace e della democrazia. La maggioranza del popolo chiede una soluzione pacifica. Ma i costi umani di questo processo sono troppo alti. Il governo deve ascoltare la gente che grida. È necessario trovare un accordo. Non sappiamo di quanto tempo avremo bisogno in Venezuela per riconciliare la popolazione e risanare le ferite che ci stiamo infliggendo”.

Noi come missionari della Consolata, facciamo nostro e rilanciamo l’appello di Papa Francesco, convinti che, quando ogni speranza tace, l’unica via di uscita stia proprio nella ricerca di soluzioni consensuali.

SOLIDARIETÀ’ CON IL POPOLO VENEZUELANO

Cari missionari, amici e uomini e donne di buona volontà, con questo messaggio vogliamo esprimere la nostra solidarietà a tutto il popolo venezuelano e la vicinanza e l’affetto ai nostri missionari, attraverso il ricordo e la preghiera.

La situazione d’insicurezza ed incertezza del Venezuela alla stremo, richiama quella vissuta dal profeta Isaia in uno dei periodi più difficili della storia del popolo di Israele: la città santa ridotta ad un cumulo di macerie, le persone più capaci e preparate deportate, distruzione e disperazione tutt’intorno, regna il silenzio e la morte: non un canto, non un grido di gioia, solo tristezza e tante lacrime.

Il   profeta è invitato a contemplare i germogli di speranza che spuntano tra le rovine e, soprattutto a fidarsi del Signore per “saper irrobustire le mani fiacche e rendere salde le ginocchia vacillanti e dire agli smarriti di cuore: coraggio non temete! Ecco il vostro Dio giunge” (Isaia 35, 3-4)

Caro popolo venezuelano questa profezia del profeta Isaia, nella situazione in cui vi trovate, sembrerebbe “un sogno impossibile”, eppure chi crede, non si rassegna di fronte al male, non lo considera ineluttabile, perché sa che Dio è fedele ed è personalmente coinvolto nella storia del suo popolo.

E a voi missionari auguriamo che la testimonianza della vita fraterna, il vostro impegno a fianco dei poveri, possano realizzare lo specifico del nostro stile missionario:

“Consolate, consolate il mio popolo, gridate a Gerusalemme che è finita la sua schiavitù…” (Isaia 40,1-2).

Attraverso di voi la consolazione di Dio possa diventare una tenera carezza che rincuora e asciuga le lacrime; soccorso a chi si trova in condizioni disperate, riscatto per il misero sollevandolo dalla polvere (1Sam 2,8), mutando il lamento di tanti in danza e il loro grido in canto di gioia (Salmo 30,12).

In questo modo, in voi, la gente potrà toccare con mano, un Dio che veramente consola perché libera da tutte le schiavitù.

Rinnovando il nostro impegno di sostenervi e ricordarvi nella preghiera insieme a tutto il popolo venezuelano, vi salutiamo con l’esortazione del nostro Beato Fondatore:

«Coraggio dunque, sostenuti dalle nostre preghiere; coraggio in Domino, giorno per giorno, ora per ora. Ai piedi della nostra Ss. Consolata vi benedico di gran cuore» (Lett., IX/1,150).

La Direzione Generale dei Missionari della Consolata

p. Stefano Camerlengo
P. Bhola James Lengarin
P. Godfrey Portphal Alois Msumange
P. Jaime Carlos Patias
P. Antonio Rovelli

Roma, 15 agosto 2017, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

 




Elezioni 2017 in Kenya – cronologia


Elezioni in Kenya, giorno dopo giorno dal 27 luglio al 12 agosto 2017

Aggiornamento del: 13 Agosto 2017 alle ore 9.00

Seggi elettorali che hanno inviato i risultati: 40.762 su 40.883
Partecipazione: 79.26 % (86% nel 2013)
Elettori registrati: 19.611.423
Voti validi: 15.142.783
Voti controversi: 5.191
Voti rifiutati: 401.1981
Fonte: https://public.rts.iebc.or.ke/results/results.html

Stato dei voti per il posto di presidente:

Uhuru Kenyatta JP 8.208.373 voti (54.21%)
Raila Odinga ODM 6.799.850 voti (44.9%)

Per che cosa si è votato

Ogni elettore doveva dare sei voti diversi:

  • – a livello nazionale: presidente, membro del parlamento (Assemblea Nazionale), senatore, rappresentante delle donne;
  • a livello di contea (47 contee): governatore e membri dell’assemblea di contea

CRONOLOGIA

27 luglio 2017, assassinio di Christopher Msando presidente della Independent Electoral and Boundaries Commission (IEBC).

In preparazione alle elezioni c’è un diffuso timore che si ripetano le violenze del 2007 che causarono circa 1.100 morti e 600mila rifugiati interni. In tutte le chiese si intensifica la preghiera e gli inviti alla calma e alla partecipazione responsabile.

8 agosto 2017
Votazioni (dalle 7 alle 17, e in molti posti anche oltre viste le lunghe code). La polizia e dispiegata in forze (circa 180mila uomini) per prevenire disordini. Partecipazione altissima senza particolari tensioni.

9 agosto 2017
escono i primi risultati parziali che proiettano la vittoria di Huhuru Kenyatta, il presidente uscente, del partito Jubilee del Kenya ;
Raila Odinga (che corre per la quarta volta al posto di presidente), del Nasa – National Super Alliance – accusa di imbroglio dicendo che il sistema computerizzato dei voti controllato dalla ICBC è stato manomesso e hakerato.
Scoppiano tafferugli a Mathare (uno slum di Nairobi noto come roccaforte del partito di Odinga) e Kisumu. Ci sono almeno cinque morti.

10 agosto 2017
l’Iebc (Independent Electoral and Boundaries Commission) invita alla calma e ad attendere i risultati finali rifiutando l’accusa che i dati siano stati manipolati e hakerati usando il password del suo defunto presidente assassinato.
Anche altre voci autorevoli invitano alla calma e ad attendere i risultati.

In giornata il capo della Pubblica Amministrazione invita tutti i dipendenti della stessa a ritornare al lavoro.

Nel pomeriggio l’on. Odinga e i suoi, in una conferenza stampa,  insistono che i risultati riguardanti il presidente sono stati manipolati e che la vittoria sarebbero ampiamente in favore di Odinga.

Interviene la Law Society of Kenya (Lsk) che in una dichiarazione afferma che le elezioni sono andate bene, che occorre attendere i risultati finali e che se qualcuno ha di che lamentarsi vada in corte.

Gli osservatori internazionali (l’Elections Observation Group – Elog – composto da membri della Comunità Europea, Unione Africana, Commonwealth, East African Community e il Carter Centre, con 8.300 osservatori sul campo) elogiano lo svolgimento delle elezioni e non trovano irregolarità di rilievo nel processo elettorale e nel rilascio dei risultati.

11 agosto 2017
L’onorevole Raila Odinga del Nasa accusa gli osservatori internazionali di aver avvallato un processo elettorale che per lui è bacato e manipolato.
Continuano ad essere resi pubblici i risultati, man mano che i voti vengono certificati, circa i governatori, la rappresentante della donne e i vari parlamentari e senator e i membri delle assemblee di Contea.
Alle 9.00 ca., l’Iebc informa che mancano ancora pochi risultati per poter dare l’annuncio ufficiale sul presidente.
Alle 15 ca. (ora italiana) il partito di Odinga nega di aver dichiarato Odinga come vincitore e invita la Iebc a dare l’annuncio ufficiale solo quando tutti i documenti relativi sono arrivati e verificati.
Allo stesso tempo la Iebc comunica che mancano solo i documenti di due circoscrizioni elettorali e invita di nuovo alla pazienza.
In serata la Iebc annuncia la rielezione del Presidente Huhuru Kenyatta con William Ruto come suo vice presidente.
Alle ore 23.00 (ora italiana) in un messaggio televisivo il presidente rieletto si rivolge all’opposizione ricordando che “siamo tutti cittadini della stessa repubblica” e ha invitato alla pace.
Ma l’opposizione continua a contestare i risultati e denunciando brogli, scoppiano disordini negli slum di Mathare e Kibera e a Kisumu.

12 agosto 2017
I vescovi cattolici, (Kenya Conference of Catholic Bishops – KCCB)

pubblicano un comunicato stampa in cui

  • Lodano il popolo del Kenya per il modo calmo e sobrio in cui ha partecipato alle elezioni.
  • Fanno le congratulazioni al presidente eletto Huhuru Kenyatta e agli altri candidati alla presidenza, riconoscendo la loro condotta sobria (conducting themselves with sobriety) durante la campagna elettorale.
  • Congratulano la Iebc per il modo con cui ha gestito un processo elettorale oggettivamente difficile.
  • Poi, però, sottolineano i seguenti punti:
    • un appello al presidente eletto e al suo governo a muoversi velocemente per guarire e unire la nazione divisa dopo un periodo elettorale emotivo: i vescovi si augurano che nessuna comunità venga emarginata o esclusa per il modo con cui ha sostenuto e scelto i candidati;
    • un invito urgente a tutti i politici a usare un linguaggio che promuova unità, pace e riconciliazione;
    • invitano le forze di sicurezza a non usare forza eccessiva nel controllo delle folle e a rispettare la santità della vita; i vescovi sono particolarmente dispiaciuti per le notizie di morti e distruzioni di proprietà;
    • i vescovi prendono atto che anche dopo l’annuncio ufficiale dei risultati ci sono molte lamentele circa la correttezza di tutto il processo elettorale, per questo implorano e urgono (implore and urge) le parti interessate a usare i mezzi legali offerti dalla Costituzione per risolvere i problemi.
  • Concludendo assicurano i Keniani della loro vicinanza, sostegno e preghiera, invitano a mantenere pace e tolleranza sempre (maintain peace and tolerance at all times) e a ritornare alla vita normale lasciando alle Istituzioni incaricate il compito di risolvere le questioni legate alle elezioni.

Violenze morti, rapporti contraddittori.
In serata Nasa, la coalizione dell’opposizione, accusa le forze di sicurezza di brutalità e violenza annunciando che ci sono già altre 100 morti, molti dei quali uccisi da pallottole sparate a bruciapelo dalla polizia.  La notizia è riportata con rilievo anche dai giornali italiani.
Ma la Kenya National Commission on Human Rights (KNCHR) dichiara che ha l’evidenza documentata di 24 morti (di cui 17 a Nairobi, tra cui la bambina di 10 anni) in relazione ai disordini connessi con le elezioni dell’8 agosto.




Missionari col cuore della Consolata

MESSAGGIO DEI CAPITOLARI PER I CONFRATELLI
IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA CONSOLATA 2017

“Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città, salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui”. (Atti 1,12-14)

Rileggere questo brano degli Atti degli Apostoli ci aiuta a raccontarvi l’esperienza vissuta in questo XIII Capitolo Generale e a condividerla con voi in occasione della festa della Consolata, madre di Gesù e madre nostra.

Siamo “entrati in città”,

non certo Roma, ma ogni città o villaggio dove noi siamo ai quattro angoli del mondo. Siamo entrati aprendo “il libro della missione” per ascoltare ed imparare dai cammini dei diversi continenti dove siamo presenti. Per “fare memoria” di come Dio, proprio in questo oggi, compie meraviglie attraverso la testimonianza e la dedizione di tanti missionari. Siamo entrati nella vita delle periferie di città anonime, attraversate da disagio e solitudine, serbatorni di scarti umani e di esclusione; dentro le foreste e le savane immense, sopra le montagne e lungo i fiumi, dentro la vita di popoli e comunità con cui camminiamo e lottiamo, soffriamo e ridiamo, cantiamo e piangiamo, preghiamo e speriamo imparando a conoscere, insieme, l’amore di Dio e a celebrarlo.

Siamo “saliti al piano superiore”

per vedere “la città di Gerusalemme”, cioè l’umanità, con gli occhi del Dio di bontà, lento all’ira, ricco di grazie e misericordia, e per lasciarci evangelizzare dai poveri e dalla realtà. Siamo saliti in alto per poter ascoltare nuovamente la chiamata di Gesù a “stare con Lui”, (Marco 3,13-14), per “alzare la testa e vedere che la nostra Liberazione è vicina” (Lc 21,28) e non lasciarci quindi scoraggiare dalle enormi difficoltà della vita e dalle tristezze dell’orizzonte del mondo. E per imparare da Lui a fare missione, con i suoi stessi atteggiamenti (Fil 2,5), di bontà e misericordia, lungo le strade, nei villaggi e nelle città, visitando la gente, accoglienti e premurosi nell’annunciare la misericordia di Dio per tutti contro ogni pregiudizio e divisione.

Siamo stati “assidui e concordi nella preghiera”

per cogliere il passaggio di Dio che in questi giorni “ci ha visitato” e ci ha fatto sentire la sua presenza in vari modi, specialmente nella fraternità tra di noi e nell’“attento discernimento circa la situazione dei popoli in mezzo ai quali svolgiamo la nostra azione di evangelizzazione” (Papa Francesco a noi).

In modo particolare, Dio è “passato in mezzo a noi” nelle due giornate trascorse insieme alle suore missionarie della Consolata e un gruppo di laici missionari a loro legati, e dedicate all’ascolto della vita e dell’insegnamento della Beata Irene Stefani, Nyaatha, umile missionaria del Vangelo, che “tutto faceva per Gesù” per essere carità e donare consolazione. E poi è “passato tra noi” in Papa Francesco che ci ha ricordato che “è molto più importante renderci conto di quanto siamo amati da Dio, che non di quanto noi stessi lo amiamo” e ci ha detto: “Non stancatevi di portare conforto a popolazioni che sono spesso segnate da grande povertà e da sofferenza acuta… Lasciatevi continuamente provocare dalle realtà concrete con le quali venite a contatto e cercate di offrire nei modi adeguati la testimonianza della carità che lo Spirito infonde nei vostri cuori (cfr Rm 5,5),” e imprimete “un nuovo impulso all’animazione missionaria” riqualificando “lo stile del vostro servizio missionario”.

Tutto questo abbiamo vissuto in compagnia di Maria, capace di “conservare e meditare tutto nel suo cuore,” per imparare da Lei a seguire suo Figlio Gesù (discepoli) e come Lei diventarne testimoni (missionari).

Cari confratelli,

Maria, non poteva lasciarci soli perché, come ci ricorda il nostro Beato Fondatore, è la “nostra Madre Tenerissima” che “ci ama più della pupilla dei suoi occhi”, e per questo ha vissuto con noi questo tempo di grazia, il kairos, tempo dello Spirito, vento di nuova Pentecoste per tutto l’istituto.

Lo Spirito Santo ci fa entrare nel mistero del Dio vivente e ci spinge ad aprire le porte per uscire, per annunciare e testimoniare il Vangelo, per comunicare la gioia della fede, dell’incontro con Cristo.

Lo Spirito Santo è l’anima della missione. Quanto avvenuto a Gerusalemme quasi duemila anni fa non è un fatto lontano da noi, è un fatto che ci raggiunge, che si fa esperienza viva in ciascuno di noi. La Pentecoste del cenacolo di Gerusalemme è l’inizio, un inizio che si prolunga e oggi coinvolge anche il nostro Istituto.

Cari confratelli,

non eravamo soli, “in quel piano superiore” in attesa dello Spirito Santo. Oltre a Maria, al Beato Giuseppe Allamano, alla Beata Irene Stefani e a tutti i confratelli che “hanno reso feconda la storia del nostro Istituto col sacrificio della vita” (Papa Francesco a noi), c’eravate anche voi che con la preghiera ci avete sostenuto e incoraggiato.

La nostra speranza non si fonda sui numeri o sulle opere, ma su Colui nel quale abbiamo posto la nostra fiducia (cfr. 2 Timoteo 1,12) e per il quale “nulla è impossibile” (Luca 1,37). È questa la nostra speranza che ci permetterà di continuare a scrivere altre pagine di una grande storia nel futuro, al quale dobbiamo tenere rivolto lo sguardo, coscienti che è verso di esso che ci spinge lo Spirito Santo per continuare a fare grandi cose con noi.

In occasione della festa della nostra Madre Consolata, chiediamo a tutti di rinnovare l’impegno di mettere la missione al cuore della nostra vita, così come il nostro Fondatore ci invita a fare anche oggi: “datevi con tutto il cuore e con tutte le forze all’opera di evangelizzazione. È per questo speciale fine, per farvi santi, che sceglieste la via della missione” (Giuseppe Allamano, Lettera ai missionari del Kenya, 2 ottobre 1910).

I vostri confratelli partecipanti al XIII Capitolo Generale

* L’immagine della Consolata in questa pagina fu dipinta nella Corea de Sud e offerta a Papa Francesco in occasione dell’Udienza concessa ai capitolari IMC/MC il 5 giugno 2017.




Completata l’elezione della Direzione Generale dei Missionari della Consolata


Roma, 13 giugno 2017. Dopo l’elezione-riconferma del superiore generale nella persona di padre Stefano Camerlengo avvenuta ieri, oggi il XIII Capitolo generale dei missionari della Consolata ha eletto il vice superiore generale e i tre consiglieri generali.

Come vice superiore generale è stato scelto padre James Bhola Lengarin, nato a Maralal in Kenya nel 1971. Ordinato sacerdote nel 1999 dopo gli studi a Roma, ha servito nella pastorale e nell’animazione missionaria a Galatina (Lecce); l’ultimo suo impegno fino all’inizio di questo anno è stato quello di amministratore dei missionari della Consolata in Kenya.

Dopo di lui sono stati eletti i tre consiglieri generali:

  • padre Godfrey Msumange, tanzaniano nato a Iringa nel 1973, ordinato nel 2005, e fino a questo momento superiore dei missionari della Consolata in Tanzania, dopo che era stato preso per quel servizio solo meno di un anno fa dalla parrocchia della Speranza di Torino dove era parroco.
  • padre Jaime Carlos Patias dal Brasile, nato nel 1964 a Tuparendi (Rio Grande do Sul – Brasile) e ordinato nel 1993; lascia l’incarico di comunicatore e segretario nelle Pontificie opere missionarie del Brasile.
  • padre Antonio Rovelli, nato nel 1958 a Barzago, provincia di Lecco, ordinato sacerdote nel 1984, missionario prima in Uganda e poi da molti anni in Italia con diversi compiti, ultimo quello di vice superiore dei missionari della Consolata  in Italia e coordinatore della pastorale migranti della diocesi di Torino.

Ai nuovi eletti il nostro ringraziamento per la loro disponibilità e gli auguri per un generoso e gioioso servizio alla Missione, avendo davanti la sfida di aiutare l’istituto intero a realizzare i progetti di rivitalizzazione e ristrutturazione lanciati in questo capitolo.

In coda per eleggere il vice generale.

Segretari al lavoro per controllare le schede.

Padre James Lengarin dichiara la sua accettazione a vice generale.

L’obbedisco di padre Godfrey Msumange.

Il sì di padre Antonio Rovelli.

Da sinistra: i padri Jaime Patias, James Lengarin (VG), Stefano Camerlengo (SG), Godfrey Msumange e Antonio Rovelli, team direzionale dei Missionari della Consolata.

Partecipanti al XIII capitolo con la nuova direzione generale dell’Istituto.




Padre Stefano Camerlengo riconfermato superiore generale dei Missionari della Consolata


Padre Stefano Camerlengo, neo rieletto superiore generale dei Missionari della Consolata.

Roma, 12 giugno 2017. Oggi i Missionari della Consolata, al primo scrutinio e a maggioranza assoluta, hanno rieletto padre Stefano Camerlengo a superiore generale del loro istituto per i prossimi sei anni. L’elezione è avvenuta durante il 13° capitolo generale. Iniziato il 22 maggio scorso, il capitolo si concluderà il 20 giugno, festa di Maria Consolata, considerata fondatrice dell’istituto stesso attraverso il beato Giuseppe Allamano che da rettore del santuario della Consolata in Torino fondò l’istituto nel 1901.

Nativo di Morrovalle (Macerata), padre Stefano ha compiuto 61 anni proprio ieri, 11 giugno. Fu ordinato nel 1984 nell’Alto Uele della Repubblica Democratica del Congo, allora Zaire, dove era andato per esercitare il ministero di diacono. Dopo l’ordinazione ha prestato il suo servizio missionario in quel paese lavorando nelle missioni, nella formazione e nella direzione regionale, guidando la comunità nel periodo difficile della transizione tra Mobutu e il nuovo governo repubblicano. Eletto vice superiore generale nel 2005, nel 2011 fu scelto come superiore generale dei missionari della Consolata e ora, in questo 13° capitolo, riconfermato.

Al capitolo partecipano 45 missionari (22 africani, 15 europei e 8 latinoamericani) in rappresentanza dei circa mille missionari della Consolata sparsi in 26 paesi del mondo. Nei prossimi due giorni saranno eletti il vice superiore generale e i tre consiglieri. Gli ultimi giorni saranno dedicati alla stesura del testo finale focalizzato sulla rivitalizzazione (rimettere la Missione di Gesù al centro della vita di ogni missionario) e la ristrutturazione (riorganizzare l’istituto a livello continentale per una Missione più efficace secondo le necessità specifiche di ogni continente).

* Gigi Anataloni, IMC, per il team di comunicazione del XIII capitolo

I capitolari votano per la scelta del nuovo generale.

I segretari fanno lo spoglio dei voti.

P, Matthew Owuor domanda all’eletto se accetta la rielezione.

Padre Stefano Camerlengo accetta il mandato.

L’abbraccio e le congratulazioni dei confratelli.

Messaggio di padre Stefano e momenti dell’elezione.




Con generosità per la Missione ad gentes


Oggi, lunedì 5 giugno, primo giorno dopo Pentecoste, i membri dei due capitoli generali dei Missionari e delle Missionarie della Consolata sono stati ricevuti in udienza privata da papa Francesco nella Sala Clementina. Un incontro cercato e desiderato da tutti, in linea con lo stile voluto per noi dal nostro Fondatore, il beato Giuseppe Allamano, che ci voleva “papalini” fino all’osso. Grazie papa Francesco per quanto ci hai detto e soprattutto per avere avuto un sorriso per ciascuno di noi e avere la pazienza di salutarci personalmente uno ad uno. Grazie.

Suor Simona a papa Francesco a nome di tutti i capitolari

Santità,
È una grandissima gioia per noi essere qui con Lei oggi! Grazie per aver accolto la nostra richiesta di una udienza! Siamo i capitolari e le capitolari Missionari e Missionarie della Consolata, una famiglia religiosa nata per la missione ad gentes più di cento anni fa a Torino. Il nostro Fondatore è il Beato Giuseppe Allamano, sacerdote della Diocesi di Torino, Rettore del Santuario della Consolata, appassionato della missione. Egli fondò i Missionari della Consolata nel 1901 e le Missionarie della Consolata nel 1910. Siamo oggi presenti in diverse Nazioni di 4 continenti: Africa, America, Asia e Europa.

 

Stiamo celebrando i due Capitoli generali, rispettivamente l’XI Capitolo per le Missionarie e il XIII per i Missionari. Abbiamo voluto chiederLe questa udienza insieme, per significare sia la comunione tra noi come figli e figlie dello stesso padre, il Beato Allamano, e della stessa Madre, la SS. Vergine Consolata, sia per esprimerLe insieme la comunione, l’affetto, il sostegno, il nostro essere pienamente nella Chiesa e con la Chiesa a servizio del Vangelo. Il nostro Fondatore ci ha trasmesso un particolare attaccamento al Papa e un forte senso ecclesiale, che cerchiamo di vivere nel nostro specifico, la missione nelle periferie, e nella periferia delle periferie che è appunto l’ad gentes, i non cristiani, coloro che non conoscono Cristo.

Entrambi gli Istituti stanno vivendo un tempo di particolare grazia, la grazia della rivitalizzazione, della ristrutturazione, ridisegnando le nostre presenze e le nostre strutture per una sempre migliore qualità di vita vocazionale, religiosa, missionaria, secondo il nostro carisma specifico.  Questa è, di fatto, la tematica principale dei nostri due Capitoli Generali. In questo momento di rinnovamento e rilancio missionario siamo tanto desiderosi di sentire la Sua parola, Santo Padre, e ricevere la Sua benedizione per noi, per tutti i nostri missionari e missionarie sparsi per il mondo, per i popoli con cui condividiamo la vita.  

Grazie ancora per averci accolto. Grazie perché non cessa di indicarci le vie di una Chiesa in uscita. Grazie per il coraggio, la speranza la gioia che sa infonderci. Le assicuriamo la nostra vicinanza, la nostra disponibilità e la nostra preghiera, in particolare presso la Vergine Consolata!

I capitolari e le capitolari Missionari e Missionarie della Consolata

 


DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI AI CAPITOLI GENERALI DEI
MISSIONARI E MISSIONARIE DELLA CONSOLATA

Sala Clementina – Lunedì, 5 giugno 2017


Cari Missionari e care Missionarie della Consolata,

sono lieto di accogliere insieme il ramo maschile e il ramo femminile della Famiglia religiosa fondata dal Beato Giuseppe Allamano, in occasione dei rispettivi Capitoli Generali. Vi saluto tutti con affetto e vi auguro che i vostri lavori capitolari si svolgano con serenità e docilità allo Spirito. Estendo il mio affettuoso saluto ai vostri confratelli e alle vostre consorelle che operano, spesso in condizioni difficili, nei diversi continenti, e li incoraggio a proseguire con generosa fedeltà nel loro impegno di missione ad gentes. Desidero ora offrirvi alcuni suggerimenti affinché questi giorni producano abbondanti frutti di bene nelle vostre comunità e nell’attività missionaria della Chiesa.

Voi siete chiamati ad approfondire il vostro carisma, per proiettarvi con rinnovato slancio nell’opera dell’evangelizzazione, nella prospettiva delle urgenze pastorali e delle nuove povertà. Mentre con gioia ringrazio il Signore per il bene che voi andate compiendo nel mondo, vorrei esortarvi ad attuare un attento discernimento circa la situazione dei popoli in mezzo ai quali svolgete la vostra azione evangelizzatrice. Non stancatevi di portare conforto a popolazioni che sono spesso segnate da grande povertà e da sofferenza acuta, come ad esempio in tante parti dell’Africa e dell’America Latina. Lasciatevi continuamente provocare dalle realtà concrete con le quali venite a contatto e cercate di offrire nei modi adeguati la testimonianza della carità che lo Spirito infonde nei vostri cuori (cfr Rm 5,5).

La storia dei vostri Istituti, fatta – come in ogni famiglia – di gioie e di dolori, di luci e di ombre, è stata segnata e resa feconda anche in questi ultimi anni dalla Croce di Cristo. Come non ricordare qui i vostri confratelli e le vostre consorelle che hanno amato il Vangelo della carità più di sé stessi e hanno coronato il servizio missionario col sacrificio della vita? La loro scelta evangelica senza riserve illumini il vostro impegno missionario e sia d’incoraggiamento per tutti a proseguire con rinnovata generosità nella vostra peculiare missione nella Chiesa.

Per portare avanti questa non facile missione, occorre vivere la comunione con Dio nella percezione sempre più consapevole della misericordia di cui siamo oggetto da parte del Signore. È molto più importante renderci conto di quanto siamo amati da Dio, che non di quanto noi stessi lo amiamo! Ci fa bene considerare anzitutto questa priorità dell’amore di Dio gratuito e misericordioso, e sentire il nostro impegno e il nostro sforzo come una risposta. Nella misura in cui siamo persuasi dell’amore del Signore, la nostra adesione a Lui cresce. Abbiamo tanto bisogno di riscoprire sempre l’amore e la misericordia del Signore per sviluppare la familiarità con Dio. Le persone consacrate, in quanto si sforzano di conformarsi più perfettamente a Cristo, sono, più di tutti, i familiari di Dio, gli intimi, coloro che trattano con il Signore in piena libertà e con spontaneità, ma con lo stupore di fronte alle meraviglie che Egli compie.

In questa prospettiva, la vita religiosa può diventare un itinerario di riscoperta progressiva della misericordia divina, facilitando l’imitazione delle virtù di Cristo e dei suoi atteggiamenti ricchi di umanità, per poi testimoniarli a tutti coloro che avvicinate nel servizio pastorale. Sappiate anche raccogliere con gioia i continui stimoli al rinnovamento e all’impegno che provengono dal contatto reale col Signore Gesù, presente e operante nella missione attraverso lo Spirito Santo. Ciò vi consentirà di essere operosamente presenti nei nuovi areopaghi dell’evangelizzazione, privilegiando, anche se ciò dovesse comportare dei sacrifici, l’apertura verso situazioni che, con la loro realtà di particolare bisogno, si rivelano come emblematiche per il nostro tempo.

Sull’esempio del vostro beato Fondatore, non stancatevi di imprimere nuovo impulso all’animazione missionaria. Sarà soprattutto il vostro fervore apostolico a sostenere le comunità cristiane a voi affidate, in particolare quelle di recente fondazione. Nello sforzo di riqualificazione dello stile del servizio missionario, occorrerà privilegiare alcuni elementi significativi, quali la sensibilità all’inculturazione del Vangelo, lo spazio dato alla corresponsabilità degli operatori pastorali, la scelta di forme semplici e povere di presenza tra la gente. Attenzione speciale meritano il dialogo con l’Islam, l’impegno per la promozione della dignità della donna e dei valori della famiglia, la sensibilità per i temi della giustizia e della pace.

Cari fratelli e sorelle, continuate il vostro cammino con speranza. La vostra consacrazione missionaria possa essere sempre più sorgente di incontro vivificante e santificante con Gesù e con il suo amore, fonte di consolazione, pace e salvezza per tutti gli uomini.

Auspico che gli orientamenti elaborati dai rispettivi Capitoli Generali possano guidare i vostri Istituti a proseguire con generosità sulla via tracciata dal Fondatore e seguita con eroico coraggio da tanti confratelli e tante consorelle. Invoco la celeste protezione di Maria, Regina delle Missioni, e del Beato Giuseppe Allamano, e di cuore imparto a tutti voi la Benedizione, estendendola all’intera Famiglia della Consolata.

Testo originale da vatican.va

 

 




In memoria di sr Serafina Sergi, Missionaria delle Consolata


Il pomeriggio del 29 maggio 2017 nella cappella della casa generalizia delle Missionarie della Consolata a Nepi (Viterbo, diocesi di Civita Castellana) si sono radunati ancora una volta – avevano fatto un convegno in comune il 25-26 maggio sulla Missione e la figura della beata Irene Stefani – i due capitoli generali, quello delle suore e quello dei missionari, per accompagnare nella preghiera il ritorno di suor Natalina Sergi alla casa del Padre e condividere la consolazione di essere uniti come famiglia soprattutto nei momenti di prova.


Il ricordo della missionaria nelle parole di suor Simona Brambilla, superiora generale delle suore.

Suor Serafina Sergi, missionaria della Consolata

Sr Serafina Sergi nasce il 3 ottobre 1947 a Gagliano, in provincia di Lecce.
Entra nell’istituto nel 1965 e nel 1968, in questa casa di Nepi, emette la prima professione religiosa divenendo Missionaria della Consolata. Nel 1973 parte per gli Stati Uniti dove nel 1975 emette i voti perpetui a Belmont (Michigan). Nel 1977 termina gli studi universitari laureandosi in Matematica e Scienze e nel 1978 è inviata dagli Stati Uniti in Liberia dove si dedica principalmente all’insegnamento. Nel 1983 è richiamata in Italia per svolgere il servizio di Maestra delle Novizie in questa casa di Nepi. Nel 2003 è inviata in Kenya dove dà inizio alla scuola secondaria di Karare, nella diocesi di Marsabit, dedicando tutta se stessa alle studenti. Nel 2012 viene nominata Superiora maggiore della regione Kenya e nel 2015 è nominata Superiora maggiore della Regione DELK che comprende le nostre presenze sui territori di Kenya, Liberia, Etiopia e Djibouti.

Sr Serafina era in Italia per partecipare al nostro XI Capitolo generale (in corso a Nepi, Viterbo, diocesi di Civita Castellana, dal primo maggio scorso, ndr). Poco più di un mese fa aveva subito un intervento chirurgico da cui si era ripresa bene. Partecipava al capitolo con impegno, gioia, senso di responsabilità e di famiglia. La notte del 28 maggio, già nella festa dell’Ascensione del Signore, sr Serafina si sente male e viene trasportata in ambulanza all’Ospedale di Civita Castellana, dove decede dopo pochi minuti dall’arrivo.

Ci ha lasciato in fretta, sr Serafina. Aveva trascorso la sua ultima giornata impegnata nei lavori capitolari che l’avevano vista attivamente partecipe, sempre entusiasta e pronta a dare il meglio di sé per la nostra famiglia religiosa, a cui la legava un fortissimo vincolo di appartenenza. Sì, sr Serafina ama molto l’Istituto, continua a amarlo ora dal Cielo e da lì a offrire il suo prezioso e appassionato contributo di donna consacrata missionaria della Consolata autenticamente innamorata di Cristo, della missione, del carisma che sentiva scorrere in sé come linfa vitale.

Sr Serafina è stata la mia maestra di noviziato, 26 anni fa. E rifarei volentieri il noviziato con sr Serafina. Ogni volta che la incontravo le ricordavo alcuni delle sue massime proverbiali, attraverso cui in qualche modo condensava il suo stile formativo. Una di queste era: “libere e responsabili”: lo diceva spesso a noi novizie! La formazione alla libertà interiore per compiere scelte sempre più responsabili davanti a Dio, a se stesse e agli altri era il filo conduttore della sua opera educativa, che svolgeva con semplicità, acutezza, intuito femminile e materno, passione, flessibilità, amore vero per le persone che le venivano affidate. Sr Serafina sapeva prendersi cura della persona, con sensibilità e cuore materno, anche a costo di molto sacrificio. Lo sanno le tante sorelle che lei ha accompagnato nel percorso formativo del noviziato; lo sanno i tanti ragazzi e ragazze che l’hanno avuta come insegnante e direttrice nelle scuole in Italia, Stati Uniti, Liberia e Kenya; lo sanno le Sorelle per le quali svolgeva il servizio di autorità.

Ora per sr Serafina è giunto il momento di “passare all’altra riva”, quella definitiva, quella dell’abbraccio senza fine con il Cristo il cui Volto ha cercato, desiderato, amato. Dopo una vita spesa a facilitare, attraverso l’umile e vibrante mediazione della sua umanità consacrata, l’incontro di tante persone con Lui, la notte dell’Ascensione Lui l’ha voluta incontrare pienamente e definitivamente. È avvenuto tutto così improvvisamente che è difficile per noi renderci conto dell’accaduto. Ci fermiamo in silenzio e accogliamo il mistero sacro di questo Incontro. La fede è lampada ai nostri passi e illumina questo segreto di dolore e di amore, introducendoci alla logica dell’abbandono in Dio in cui ogni morte è resa feconda e portatrice di infinita benedizione, in cui ogni consegna diviene possibilità inaudita di vita, ogni dolore apre il passaggio alla luce dell’Amore.

Grazie, sr Serafina! Ti affidiamo alla nostra Madre tenerissima, la Consolata, perché ti introduca pienamente nell’abbraccio Consolatore di suo Figlio e appaghi la tua sete ardente del Suo Volto. Da lì, da quell’abbraccio, continua a accompagnarci come sorella in questo cammino di rinascita, di rigenerazione a una vita consacrata missionaria sempre più autenticamente “della Consolata”.

Grazie, nostra sorella!

Sr Simona Brambilla, MC
Nepi, 28 maggio 2017

Suor Simona condivide i suoi ricordi all’inizio della celebrazione funebre.

Il vescovo di Civita Castellana, mons Romano Rossi, presiede la cerimonia funebre.

Membri del capitolo generale dei Missionari della Consolata durante la celebrazione

Ultimo commiato alla presenza delle Consorelle e confratelli.




Cardinal Tagle:

La missione è di Dio


I Missionari della Consolata partecipanti al XIII Capitolo Generale a Roma, hanno ricevuto, la mattina del 23 maggio, il cardinale filippino Mons. Luis Antonio G. Tagle, arcivescovo di Manila e presidente della Caritas Internazionale, per una mezza giornata di riflessione teologica e missionaria sugli Apostoli Paolo e Barnaba.

Ordinato vescovo nel 2001 e creato cardinale nel 2012, da Papa Benedetto XVI, Tagle è uno dei più importanti teologi dell’Asia, autore di libri come: “Gente di Pasqua”, “Raccontare Gesù” e “Ho imparato dagli ultimi. La mia vita, le mie speranze” (dell’EMI, Editrice Missionaria Italiana).

“Mi sento in famiglia”, ha detto il vescovo salutando l’assemblea capitolare composta da 45 missionari rappresentanti di 18 regioni dell’Istituto Missioni Consolata in Europa, Africa, America e Asia.

Davanti ai profondi e rapidi cambiamenti del mondo globalizzato, il presidente della Caritas Internazionale difende una continua riflessione sulla missione evangelizzatrice della Chiesa. “Quando si sente dei 65 milioni di rifugiati sparsi in tutto il mondo, dei 20 milioni di persone che a causa della siccità, in alcune parti dell’Africa, soffrono la fame, delle guerre in corso, della diffusione dell’odio verso gli stranieri e dell’uso sbagliato della religione, e questo solo per citarne alcuni, non possiamo aspettarci che la Chiesa e la sua missione rimangano “il business” di sempre”

Secondo il cardinale, “la Nuova Evangelizzazione è urgente e richiede nuovo fervore, nuovi metodi e nuove espressioni. Abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere un forte impulso missionario da Papa Francesco con il suo famoso detto “una Chiesa in uscita verso le periferie esistenziali”.

Nonostante tutto, ha chiesto che non siano lasciate cadere “le sue espressioni o termini ripetuti costantemente come slogan o formule, ma portarle alla riflessione teologica concreta nelle diverse esperienze della missione”.

A riguardo di Paolo e Barnaba, apostoli ispiratori del XIII Capitolo Generale in corso, il cardinal Tagle ha sottolineato la “loro saggezza missionaria”. Per questo ha citato ciò che P. James Kroeger, MM (Paul’s Mission Principles, Bible Today 2009) chiama i 10 Principi Missionari di Paolo:

1) una profonda consapevolezza della vocazione: la missione che ha origine nella chiamata di Dio; 2) impegno radicale con Cristo: la missione suppone una vita centrata totalmente in Cristo; 3) l’accettazione volontaria della sofferenza: la vulnerabilità e l’accettazione della croce autenticano la missione; 4) penetranti metodi di missione: la missione richiede creatività, in culturalizzazione, approcci all’evangelizzazione sempre rinnovati ; 5) urgente annuncio del Vangelo: la missione non ha perso la sua urgenza nel mondo contemporaneo; 6) un profondo amore per la Chiesa: la missione e l’amore del popolo che costituiscono la Chiesa vanno di pari passo; 7) stretta collaborazione fra i suoi membri: tutto il ministero apostolico è rafforzato dagli sforzi di collaborazione; 8) impegno nella trasformazione della società : il messaggio evangelico della dignità e dell’uguaglianza umana, se abbracciato, porta alla trasformazione sociale; 9) efficaci e esemplari stili di vita: la testimonianza di una vita cristiana è la prima e spesso la più efficace proclamazione del Vangelo; 10) il totale abbandono nella provvidenza di Dio: la missione rimane sempre “il progetto di Dio” e gli evangelizzatori devono cercare di essere umili strumenti pieni di fede in Dio.

Uno sguardo panoramico alla sintesi di P. Kroeger ci permette di concentrarci su alcuni aspetti specifici della saggezza missionaria di Paolo e di Barnaba e ci potrebbero aiutare a diventare una Chiesa in uscita per i nostri tempi.

Incontro del cardinal Luis Antonio Tagle di Manila con il 13° capitolo generale IMC

Preghiera, digiuno, comunità e organizzazione

Paolo e Barnaba hanno iniziato il servizio alla missione per cui Dio li ha scelti in una comunità che era in preghiera e nel digiuno (At 13,1). Lì hanno capito la volontà di Dio, perchè “la missione di Dio si manifesta in una comunità che prega e digiuna. Con la preghiera e il digiuno (cioè la disciplina dello spirito e del corpo) hanno poi fondato e formato le comunità. “Abbiamo bisogno di preghiera e digiuno. D’altra parte, la vera preghiera comunitaria e il digiuno portano l’organizzazione della comunità e la sua missione ad essere ispirata e diretta dalla Spirito Santo”.

Capitolo generale IMC in ascolto del Card. Tagle

Mettere la Missione al centro, non il proprio ego

Citando l’amicizia tra Paolo e Barnaba, il cardinale di Manila ha messo in risalto la necessità di “riconoscere la forza e la fragilità delle relazioni personali”, che non devono mai “distruggere la missione”.

Commentando la seprazione tra Paolo e Barnaba, il vescovo ha osservato che gli Atti degli Apostoli riconoscono la “fragilità della comunione, ma mostrano anche che la separazione per qualsiasi motivo non deve distruggere la missione comune. Anche se il lavoro è fatto separatamente, è lo stesso lavoro che si sta facendo. Impariamo (da Paolo e Barnaba) che comunione significa aggrapparsi a ciò che abbiamo in comune e non permettere che le differenze personali rovinino l’impegno verso gli obiettivi comuni”, che la Parola di Dio deve andare avanti anche se le persone sono diverse e agiscono in modi diversi. Paolo e Barnaba non hanno perso tempo nel distruggersi a vicenda (come invece rischiamo di fare noi cristiani di oggi per difendere le nostre differenze), perché Il loro obiettivo era quello di proclamare la Parola di Dio, ha sottolineato il cardinale.

Impegnarsi nel discernimento delle sorprendenti vie dello Spirito

Incontro del carrinal Luis antonio Tagle di Manila con il 13° capitolo generale IMC

Barnaba e Paolo hanno sperimentato che lo Spirito ha detto diversi “No” ai loro piani personali. Ma ciascuna di queste esperienze li ha portati a cercare i “sì dello Spirito”.

Nella sua relazione, il cardinale di Manila ha aggiunto: “È difficile accettare un ‘no’ da Dio. Ma quello è il suo modo di ricordarci che la missione è di Dio e non di nostra proprietà. I missionari hanno bisogno della leggerezza del cuore, di un sano umorismo e di una santa libertà o ‘indifferenza’ che permette di accettare le porte chiuse. Non possiamo attaccarci alle nostre idee e progetti come se fossero l’unico e finale percorso disponibile”.

Davanti alle “porte chiuse”, il cardinal Tagle dice che “non dobbiamo rimanere arrabbiati o amari”, ma “dobbiamo sentirci spinti a cercare le porte che lo Spirito vuole aprire per noi, porte che noi non abbiamo mai pensato. La Chiesa in uscita è pronta a provare porte, tetti (cfr. Mc 2,4), strade che lo Spirito vuole offrire ma che noi ignoriamo perché siamo fissi sui nostri modi di vedere le cose. Ciò richiede una spiritualità missionaria di umiltà che continua a stupirsi di ciò che Dio fa”.

“La missione è un atto di fede nella presenza permanente del Signore Risorto. Questa fede cura l’orgoglio. L’orgoglio distrugge la missione. L’orgoglio distrugge i missionari. La fede nel Risorto salva e dirige la missione. “Dominust est” (Il Signore è vivo), ha concluso citando il suo motto episcopale.

Con vena umoristica, il cardinale ha risposto a varie domande dell’assemblea insistendo sulla “leggerezza personale e istituzionale”, condizione fondamentale per rendere possibile “una Chiesa o una congregazione in uscita missionaria”.

In seguito il Cardinal Tagle ha celebrato con noi l’Eucarestia ed ha concluso la sua visita con il pranzo.

La programmazione del XIII Capitolo Generale dell’Istituto, iniziato il 22 maggio, si concluderà il 20 giugno, giorno della festa della Vergine Consolata, Patrona della Congregazione.

Segreteria di comunicazione

Padre Stefano Camerlengo, superiore generale degli IMC, in colloquio con il card. Tagle

Dopo la messa del cardinal Luis Antonio Tagle di Manila con il 13° capitolo generale IMC




Missionari in cammino per il futuro della Missione


Inizia il XIII Capitolo Generale dei Missionari della Consolata

Cerimonia di apertura del 13mo capitolo generale dei Missionari della Consolate a Roma

Rivitalizzare e ristrutturare l’Istituto Missioni Consolata (IMC) per qualificare maggiormente la missione. Con questo obiettivo, la Congregazione dei Missionari della Consolata, ha iniziato, lunedì 22 maggio, il suo XIII Capitolo Generale. L’incontro internazionale, che si realizza ogni sei anni, raduna in Roma 45 rappresentanti di 18 circoscrizioni dell’Istituto presenti nei continenti dell’Europa, dell’Africa, dell’America e dell’Asia.

“Il Capitolo Generale è un momento particolare nella vita della nostra Famiglia. È una occasione per prendere coscienza della nostra situazione, verificare il nostro modo di essere missionari ad gentes e acquistare energie per dar forza alla missione, che è il cuore della nostra vita”, ha messo in risalto Padre Stefano Camerlengo, Superiore Generale, nell’accogliere i delegati capitolari. Questi sono: 21 africani, 14 europei e 8 latino-americani che rappresentano 231 comunità religiose presenti in 28 paesi.

Il Capitolo è una celebrazione pasquale che include croce e speranza, morte e risurrezione. Questo lo spirito con il quale si è vissuta la celebrazione di apertura iniziata all’ingresso della Casa Generalizia. Guidati dal Superiore Generale che portava il cero pasquale, i missionari hanno seguito in processione fino alla sala capitolare.

Cerimonia di apertura del 13mo capitolo generale dei Missionari della Consolata a Roma

Dopo aver invocato lo Spirito Santo con il canto del “Veni Creator”, i delegati, chiamati ad uno ad uno per nome dal Superiore Generale, hanno acceso una candela alla luce del cero pasquale e promesso di “compiere con fedeltà il compito di capitolari avendo come unico proposito la gloria di Dio ed il bene dell’Istituto”.

Ricordando gli Apostoli Paolo e Barnaba, scelti come ispiratori per il Capitolo, il padre Generale ha sottolineato l’importanza “dell’imitare la loro passione missionaria, la loro amicizia nella missione ed in modo speciale il loro entusiasmo per la missione ad gentes.

Con questo Capitolo vogliamo entusiasmare tutto l’Istituto per la missione che il Signore ci ha affidato e per la quale il Fondatore ha formato i primi missionari”, ha ricordato Padre Camerlengo.

“Siamo consacrati per la missione. Il cuore di questo Capitolo e di tutta la nostra vita è la missione, come voleva il Beato Giuseppe Allamano, che ripeteva sempre le parole dell’apostolo Paolo: “tutto ho fatto per il Vangelo”, ha ancora aggiunto il padre Generale.

Nella prima sessione dei lavori sono stati approvati il regolamento del capitolo, l’agenda e l’orario. Come moderatori sono stati eletti i padri Francisco Pinilla, Antonio Rovelli e Mathews Owuor. In seguito, si sono formate le varie commissioni: segreteria, redazione, liturgia e comunicazione.

Eucarestia con il Card Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano

Incontro col Card. Parolin

Il giorno è terminato con la visita del Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, che ha presieduto l’Eucarestia.

Negli ordini religiosi, i capitoli generali sono “segnali messi ai bordi della strada per indicare costantemente la strada”, ha detto il cardinale nella sua omelia. “Sono autentici momenti di grazia nei quali siete invitati a navigare nel grande libro che narra la vostra vita missionaria, tra le pagine dove fluisce il carisma ereditato dal vostro Fondatore, vissuto per più di un secolo dalla storia di molti confratelli”.

“Parte del vostro Progetto Capitolare è dedicato a riavvicinare la missione alla realtà, perché l’annuncio venga seminato con pazienza, nasca e cresca nel silenzio quasi inconsapevole del seme del Regno, venga sussurrato e non gridato a coloro ai quali si vuole donare la Buona notizia”.

Riferendosi agli obiettivi del Capitolo, il cardinale ho osservato: “Credo che il desiderio di “ristrutturare” il vostro Istituto vada inteso in quest’ottica: non deve essere un semplice restyling (riparazione), come si fa con le autovetture quando iniziano a perdere valore sul mercato, ma deve essere un modo autentico per portare realmente la missione “ad gentes”, alle persone.

Fondato dal Beato Giuseppe Allamano nel 1901, a Torino, nel nord dell’Italia, l’Istituto Missioni Consolata conta oggi con 982 missionari: 14 diaconi, 47 fratelli religiosi, 35 novizi, 743 sacerdoti, 130 seminaristi e 15 vescovi. Nel 1910, l’Allamano ha fondato anche la Congregazione delle Missionarie della Consolata, con lo stesso carisma ad gentes.

Il 5 giugno i capitolari saranno ricevuti in udienza da Papa Francesco in Vaticano, un incontro programmato insieme alle Missionarie della Consolata, radunate anche in Capitolo. I lavori del XIII Capitolo Generale dell’IMC andranno fino al 20 giugno, giorno della celebrazione della Festa della Consolata, patrona della Congregazione.


Testo pubblicato in contemporanea anche su www.consolata.org

Momento conviviale a cena con il cardinal Pietro Parolin, segretario di stato del Vaticano

Video finale dopo la cena, con bellissimo messaggio da parte del Cardinale. Tutto spontaneo, anche il rumore dei piatti nel sottofondo!




Cattolici disinvestono dai combustibili fossili


In vista del vertice del G7 e della conferenza della convenzione UNFCCC di Bonn, diverse istituzioni da tutto il mondo si uniscono nel più ampio annuncio congiunto cattolico di disinvestimento dai combustibili fossili finora realizzato.

Ulteriori informazioni disponibili al link:
http://catholicclimatemovement.global/divest-and-reinvest/

Mercoledì 10 maggio 2017 – Nove organizzazioni cattoliche provenienti da tutto il mondo hanno annunciato oggi la decisione di disinvestire i propri portafogli dalle industrie del carbone, petrolio e gas con il più ampio annuncio congiunto cattolico di disinvestimento finora realizzato. I diversi soggetti che si uniscono nell’annuncio – compresi ordini religiosi e diocesi dal Regno Unito, Stati Uniti e Italia – hanno rilasciato la dichiarazione di disinvestimento in vista dei negoziati internazionali di questo mese sulle misure di attuazione dell’accordo di Parigi sul clima. Combustibili fossili come carbone, petrolio e gas sono la causa principale delle emissioni di gas a effetto serra che stanno cambiando il clima e aggravando la situazione di povertà in cui versano le comunità più povere del mondo. A livello mondiale, il 2016 è stato l’anno più caldo sinora registrato , un triste record attribuito precedentemente anche al 2015 e il 2014.

L’annuncio è anche significativo per il numero e la varietà delle istituzioni cattoliche coinvolte, compresi i Gesuiti e i Francescani, che si ancora una volta per far fronte comune sul disinvestimento, tema che sta guadagnando un crescente supporto a tutti i livelli della Chiesa Cattolica. La notizia del disinvestimento giunge dopo la conferenza “Laudato Si’ e investimenti cattolici” del Gennaio 2017 – cui hanno partecipato il cardinale Turkson, Prefetto del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale nonché intimo consigliere dell Papa sui temi ambientali, e l’ex capo negoziatore ONU sul clima Christiana Figueres – centrata proprio sul tema dell’investimento alla luce dei principi della Laudato Si’.

Quella dei Gesuiti Italiani è la seconda provincia gesuita a disinvestire a livello mondiale, segno di una profonda reazione all’appello per la cura della casa comune lanciato da Papa Francesco, anch’egli gesuita. La Comunità Monastica di Siloe è la prima comunità monastica cattolica del mondo a disinvestire. La Diocesi di Pescara diventa la seconda diocesi ad aver disinvesto finora, mentre la Diocesi di Bologna insieme alla Conferenza episcopale italiana e alla FOCSIV promuoverà un approfondimento sulle questioni del disinvestimento durante una conferenza l’8 giugno alla presenza del ministro italiano dell’ambiente Gian Luca Galletti il quale, due giorni dopo, si troverà a dirigere i lavori del G7 ambiente a Bologna. Sette sono le organizzazioni che hanno preso parte al precedente annuncio cattolico di disinvestimento nell’ ottobre 2016 e, considerando l’annuncio odierno, sono 27 le istituzioni cattoliche che hanno aderito in totale a questa iniziativa. L’annuncio giunge poco più di un mese prima del secondo anniversario dell’Enciclica Laudato Si’ del Giugno 2015, lettera con cui Papa Francesco ha invitato cattolici e non cattolici alla cura della nostra casa comune. Con i leader più potenti del mondo riuniti per il summit G7 in Sicilia dal 26 al 27 maggio per discutere le maggiori minacce alla stabilità globale, e con quasi 200 paesi che si riuniscono a Bonn dall’8 al 18 maggio per i negoziati UNFCCC per aggiungere importanti informazioni tecniche al quadro dell’accordo di Parigi, l’annuncio di disinvestimento invia un potente segnale di slancio e sostegno popolare per un’azione ambiziosa sul cambiamento climatico.

Quest’ ultimo annuncio giunge anche nel mezzo della Settimana di Mobilitazione Globale sul Disinvestimento organizzata dalla ONG 350.org , un’iniziativa in cui persone da tutto il mondo agiscono per chiedere a città, università, chiese, fondi pensione, musei e altre istituzioni di dimostrare la propria leadership sul clima rompendo i propri legami finanziari con le industrie dei combustibili fossili.

Referente programma Disinvestimento&Investimento Cattolico: Cecilia Dall’Oglio (Roma, Italia); European Programs Coordinator, Global Catholic Climate Movement; Email: cecilia@catholicclimatemovement.global ; Tel: +39 3331271680 +39 06 6877867 Referente media Italia: Marta Francescangeli; Ufficio stampa FOCSIV – Volontari nel mondo; Email: comunicazione@focsiv.it ; Tel: +39 3384731082 +39 06 6877867 Referente media USA: Christina Leano; Associate Director, Global Catholic Climate Movement; Email; christina@catholicclimatemovement.global ; Tel: +1-786-459-5667

ALLEGATI:

Lista delle istituzioni che annunciano il disinvestimento (10 Maggio)

  1. Congregazione missionaria delle Serve dello Spirito Santo (Internazionale, Curia generale)
  2. Arcidiocesi di Pescara – Penne (Italia);
  3. Il Dialogo (Italia);
  4. Provincia d’Italia della Compagnia di Gesù (Italia);
  5. Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita (Italia);
  6. Comunità Monastica di Siloe (Italia);
  7. MGR Foundation (USA);
  8. Suore Francescane Wheaton, Provincia di Santa Chiara delle Sorelle Francescane, Figlie del Sacro Cuore di Gesù e Maria (USA);
  9. Provincia di San Giuseppe della Congregazione della Passione di Gesù Cristo – Provincia Inglese dei Passionisti (Regno Unito).

Dichiarazioni sulle decisioni di investimento

“”La reazione dei cattolici al cambiamento climatico sta avanzando in maniera esponenziale. Dal rifiuto di investire in combustibili fossili all’installazione di pannelli solari sui tetti delle chiese, un numero sempre maggiore di cattolici sta adottando azioni concrete per proteggere il creato e le persone vulnerabili nelle proprie comunità e non solo. Questo slancio cattolico è qualcosa che non dovrebbe passare inosservato dai leader mondiali riuniti per il vertice G7, prima che essi tornino nei propri paesi per trasformare politiche di convenienza in politiche ambiziose di lungo periodo.”

Tomas Insua, Direttore, Global Catholic Climate Movement.

“Siamo estremamente preoccupati che il vertice del G7 non assuma impegni ufficiali sul clima, adottando obiettivi meno ambiziosi rispetto a quelli di Parigi, e con l’uscita degli Usa dagli accordi. Di fronte a questo impasse politico, diverse organizzazioni cattoliche si impegnano in nome della Laudato Si’ a promuovere la giustizia sociale e climatica tramite dei concreti impegni di disinvestimento dai combustibili fossili. Auspichiamo che tale azione possa costituire sia un richiamo ai leader internazionali per impegnarsi nel contrastare il cambiamento climatico e allo stesso tempo un supporto alla presidenza italiana del G7 affinché continui nel suo lavoro di prioritarizzazione della questione climatica nell’agenda del vertice. FOCSIV insieme alla Diocesi di Bologna e alla Conferenza Episcopale Italiana coinvolgeranno ulteriormente le diocesi al disinvestimento e al reinvestimento in fonti pulite per la promozione di un accesso universale all’energia in occasione del G7 Ambiente a Bologna, l’otto giugno, con Mons Zuppi e il Ministro Galletti”

Gianfranco Cattai, Presidente, FOCSIV (Italia)

“La diversità organizzativa e geografica delle organizzazioni che partecipano a questo annuncio congiunto mostra la leadership delle comunità cattoliche nel prendere azioni concrete in risposta alle ripetute richieste di Papa Francesco per preservare la nostra casa comune. Celebriamo questo annuncio e speriamo che il suo messaggio raggiunga le persone di tutte le fedi e induca altre istituzioni cattoliche, tra cui il Vaticano stesso, a porre fine all’influenza dannosa dell’ambizione dell’industria dei combustibili fossili sulle nostre economie e società e a sostenere fonti energetiche giuste e pulite per tutta l’umanità.”

Yossi Cadan, 350.org Senior Divestment Campaigner.

“Dichiaro di voler aderire alla Campagna per il disinvestimento dalle fonti fossili e l’investimento in energie rinnovabili, promossa da FOCSIV. Questa dichiarazione desidera essere un primo impegno concreto nella logica di una ecologia integrale e della cura della casa comune, a cui ci ha richiamati tutti Papa Francesco nella lettera enciclica Laudato si’, in vista di un progressivo ed effettivo processo di disinvestimento

Tommaso Valentinetti, Arcivescovo di Pescara-Penne (Italia)

“The monastic community of Siloe, in the Diocese of Grosseto, starting from the building of the new monastic complex, in 2000, has been building on good practices of building with the use of renewable energy resources. Strongly committed on the issues of caring and safeguarding the creation, we consider it is important to be part of an initiative that is in very deep harmony with the value in which we believe and that gives a concrete answer to Pope Francis’s Call in his encyclical Laudato Si’ asking for a real ecological conversion and a new way to inhabit the Earth. On behalf of the community of Siloe, which I represent as a superior, I express my commitment to the fossil fuels divestment campaign.”

“La comunità monastica di Siloe, nella diocesi di Grosseto fin dall’inizio della costruzione del nuovo complesso monastico (a partire dall’anno 2000) ha messo in atto le buone pratiche del costruire con l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Impegnati sui temi della cura e custodia del creato, riteniamo importante aderire oggi ad una iniziativa che è in profonda sintonia con i valori in cui crediamo e che cerca di dare una risposta concreta all’appello di Papa Francesco nella su Enciclica Laudato Si’, che tutti ci convoca ad una “conversione ecologica” e a mettere in atto una nuova modalità dell’abitare la terra. A nome della comunità di Siloe che come superiore rappresento, esprimo volentieri la mia adesione alla campagna Disinvestimento dai combustibili fossili”

P.Mario M.Parente, Priore della Comunità monastica di Siloe (Italia)

“I express the adhesion of the Italian province company of the Society of Jesus to the divestment campaign. With this adhesion I announce the intention to start a more detailed process about the different ways of removing our investments from fossil, progressively, within the next 5 years.”

  1. Gianfranco Matarazzo, Padre Provinciale dei Gesuiti Italiani (Italia)

“Noi, come Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita, esprimiamo la nostra adesione alla Campagna Disinvestimento dalle fonti fossili. Noi siamo impegnati da tempo nella custodia della casa comune, che è la nostra sorella e madre terra, secondo le indicazioni dell’enciclica Laudato si’. Riteniamo importante aderire ad una iniziativa che è in profonda sintonia con i valori in cui crediamo e che cerca di dare una risposta concreta all’appello del Papa Francesco nella sua più recente enciclica Laudato Sii, in cui ci chiede di fare una conversione ecologica, passando dalle energie fossili a quelle rinnovabili”

Adriano Sella, coordinatore nazionale della Rete Interdiocesana Nuovi Stili di Vita (Italia)

“Il direttore e il responsabile della sezione Ambiente de Il Dialogo sono da lustri impegnati nella difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Aderire pertanto al prossimo annuncio cattolico congiunto di disinvestimento che si terrà il 10 Maggio 2017, nell’ambito della mobilitazione globale per il disinvestimento, è per noi naturale e genuino perché significa aderire ai valori in cui crediamo. Pertanto uniamo la nostra voce al messaggio del disinvestimento che FOCSIV sta portando avanti con partner nazionali ed internazionali (assieme alle organizzazioni che fanno parte della Campagna #DivestItaly e del Movimento Cattolico Mondiale per il Clima ). Pertanto ci uniamo alle oltre 100 entità in tutto il mondo tra chiese ed organizzazioni cristiane che hanno recepito positivamente il messaggio del disinvestimento dalle fonti fossili. L’annuncio di disinvestimento dalle fonti fossili è un modo concreto per mettere in pratica la Laudato Si’ e farsi testimoni del suo messaggio. Nell’enciclica LAUDATO SI’, Papa Francesco scrive “Sappiamo che la tecnologia basata sui combustibili fossili [..]deve essere sostituita progressivamente e senza indugio. (Laudato Si’, 165) “Sul cambiamento climatico abbiamo un chiaro, definitivo e ineluttabile imperativo etico ad agire” (Papa Francesco). Siamo convinti che l’unione porterà ad una finanza più sostenibile ed ad un mondo più giusto e vivibile. Pertanto aderiamo e invitiamo tutti ad aderire.”

Giovanni Sarubbi, (Direttore ) Michele Zarrella (Responsabile sezione ambiente) de Il Dialogo ( Italia)

Noi, Provincia di San Giuseppe della Congregazione della Passione di Gesù Cristo (Provincia Inglese dei Passionisti) ci impegniamo in un disinvestimento completo dai combustibili fossili, da iniziare il più presto possibile e completare nei prossimi 4 anni, al massimo entro il 2021” P. Martin Newell CP, Provincia di San Giuseppe della Congregazione della Passione di Gesù Cristo (Regno Unito) “Come comunità siamo impegnate da molto tempo nell’esaminare le radici della violenza. Attraverso il nostro studio e il nostro discernimento rispondiamo con compassione bisogni immediati e sistemici tanto a livello locale che mondiale. Riteniamo che sia imperativo il nostro allontanamento dai combustibili fossili a causa dell’impatto che hanno sull’ambiente.”

Sr. Sheila Kinsey, Suore Francescane Wheaton, Provincia di Santa Chiara delle Sorelle Francescane, Figlie del Sacro Cuore di Gesù e Maria (USA)

“Noi Suore Francescane Wheaton, Provincia di Santa Chiara delle Sorelle Francescane, Figlie del Sacro Cuore di Gesù e Maria (USA), annunciamo oggi con integrità di non avere investimenti correnti in combustibili fossili e di aggiungere questa decisione nel nostro piano di investimento socialmente responsabile così da assicurare l’assenza di futuri investimenti in combustibili fossili. In questo modo intendiamo enfatizzare l’urgenza della crisi climatica ed approfondire il nostro impegno per la cura della nostra casa comune

Sr. Melanie Paradis,osf, Sr. Lynn Schafer,osf, Sr. Trish Villarreal,osf, Sr. Alana Gorski,osf, Consiglio provinciale delle Suore Francescane Wheaton

Nota

Istituito nel 2014, il Movimento Cattolico Mondiale per il Clima è una coalizione di oltre 100 organizzazioni Cattoliche impegnate a rispondere all’imperativo morale della crisi del cambiamento climatico. Ulteriori informazioni disponibili al link:
http://catholicclimatemovement.global/divest-and-reinvest/




Bolzano: Beatificato

Josef Mayr-Nusser


Beatificato Josef Mayr-Nusser,
il giovane altornatesino dell’Azione Cattolica
che si rifiutò di giurare a Hitler.

Nella luminosa mattinata di sabato 18 marzo nel duomo di Bolzano con una intensa e suggestiva celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione Vaticana per le cause dei Santi e con la presenza dell’Ordinario della diocesi di Bolzano – Bressanone, Mons. Ivo Muser e di numerosi vescovi sia italiani che austriaci, è stato beatificato Josef Mayr-Nusser, il giovane altornatesino membro dell’Azione Cattolica che durante la Seconda Guerra Mondiale si rifiutò di giurare a Hitler.

Josef Mayr-Nusser era nato nel 1910 a Bolzano in una famiglia di contadini profondamente credenti. Iscritto fin dall’adolescenza all’Azione Cattolica di lingua tedesca della diocesi di Trento ne divenne ben presto un dirigente qualificato e preparato. In occasione della scelta decisionale riservata agli abitanti dell’Alto Adige del 1939 si schierò con i “Dableiber”, ovvero i “no optanti” coloro che, contrari all’emigrazione verso il Terzo Reich, vollero rimanere in Italia e aderì segretamente al movimento antinazista “Andreas Hofer Bund”. Dopo l’annessione dell’Alto Adige al Reich tedesco, fu arruolato forzosamente nelle SS. Al momento di prestare il giuramento, nonostante i consigli contrari di camerati e superiori, si rifiutò di pronunciarlo, per motivi di coscienza. Agli allibiti ufficiali e sottoufficiali delle SS presenti disse: “Io non posso giurare a Hitler, sono cristiano, la mia fede e la mia coscienza non me lo consentono”. Con queste parole Josef Mayr-Nusser, decretò la propria condanna a morte. Il suo no, venne infatti pronunciato davanti all’ufficiale superiore del centro reclute delle SS di Konitz, in Prussia. E per lui la corte marziale emanò una sentenza inappellabile: condanna a morte, per fucilazione, da eseguirsi nel lager di Dachau. Ma sul patibolo Josef non arrivò mai: morì per le botte, i maltrattamenti, la fame, la sete e le sofferenze fisiche subiti sul vagone piombato durante il viaggio di trasferimento al campo di sterminio. Davanti a migliaia di fedeli nel Duomo di Bolzano, il cardinale Amato ha esaltato le virtù del primo beato contemporaneo della diocesi di Bolzano e Bressanone, che grazie alla sua fede adamantina divenne una “fiaccola di luce, seguendo fino alla fine la propria coscienza”. Mayr-Nusser, aveva ben chiaro il primato della coscienza, nell’omologazione generale dei suoi tempi, diede ascolto alla sua coscienza. Non solo: giorno dopo giorno ha lavorato alla formazione della sua coscienza, confrontandosi continuamente con il Vangelo in modo da essere capace, di fronte a una scelta, anche la più dura, da che parte stare.

Il vescovo Ivo Muser ha evidenziato la gioia della diocesi di Bolzano e Bressanone per la beatificazione di un laico, padre di famiglia, esempio cristallino per l’impegno socio-politico dei cristiani, questo martire scomodo, per troppo tempo dimenticato, ci stimola al coraggio civile e a fare i conti con le pagine più oscure della nostra storia. Mons. Muser, ha poi aggiunto: “Rimarrà scomodo anche da Beato”. Ci abbiamo messo tanto, come società e come Chiesa, a guardarlo in faccia. Il suo tempo è stato un tempo di scelte coraggiose e chi scelse in modo sbagliato, di fronte a lui non può che rimanere in rispettoso silenzio. Alla fine Mons. Muser ha ricordato che ancora oggi c’è chi non accetta fino in fondo il suo messaggio, ma grazie a lui possiamo dire: “no alle scelte facili, sì invece alla convivenza tra i nostri gruppi etnici, tra tedeschi, ladini e italiani”. L’iter burocratico legato alla figura di Mayr-Nusser è rimasto inspiegabilmente bloccato per anni. Una buona spinta la data Papa Francesco, il cui ruolo è stato fondamentale per far camminare un altro processo di beatificazione che rischiava di insabbiarsi, quello di monsignor Romero.

Josef Mayr-Nusser proclamato Beato nel duomo di Bolzano dall’inviato papale, cardinale Angelo Amato, in una radiosa giornata primaverile altornatesina offre un messaggio attualissimo alla comunità dei cattolici non solo italiani: la sua testimonianza contro l’idolatria del potere – ieri come oggi – ha un valore civile e politico enorme. La Chiesa lo ha riconosciuto ufficialmente, ora l’impegno per tutti è che la sua figura non venga ridotta ad un innocuo “santino”, da tenere nel cassetto o nel portafoglio, ma grazie alla coerenza evangelica della sua vita sia additato alla comunità civile ed ecclesiale come un testimone coraggioso di non violenza e di pace.

Mario Bandera
20 marzo 2017

Leggi anche “Franz Jägerstätter e Josef Mayr-Nusser” di Mario Bandeta per “4 Chiacchiere con”.




Bangui, Centrafrica: sono tornati a casa!


Cari amici
vi scrivo per comunicarvi una notizia importante: tutti i profughi sono rientrati a casa! Sì, avete letto bene: proprio tutti. Dopo tre anni e tre mesi termina qui la nostra avventura iniziata il 5 Dicembre del 2013. E questa è l’ultima puntata della storia del nostro convento diventato improvvisamente un campo profughi.

Dal mese di gennaio, infatti, un progetto finanziato dall’Alto Commissariato per i profughi dell’ONU, in collaborazione con il Governo Centrafricano e altri partner, ha permesso a tutti i nostri profughi (e a quelli, molto più numerosi, ancora accampati nei pressi dell’aeroporto di Bangui) di poter rientrare finalmente nei quartieri della città e di riprendere una vita normale. Ogni famiglia ha ricevuto un piccolo sostegno economico alle sole condizioni di trasportare tutte le proprie masserizie nella nuova residenza, smantellare la propria tenda e abbandonare definitivamente il campo. La partenza era libera e nessun è stato obbligato ad abbandonare il campo; ma, di fatto, tutti hanno accettato volentieri di partire. Tutto si è svolto in modo ordinato e senza particolari intoppi. Anzi: siamo rimasti stupiti della maniera rapida, serena e disciplinata con la quale il nostro campo profughi si è svuotato e ha terminato la sua esistenza. Ovviamente tutto questo è stato possibile non solo grazie al piccolo incentivo economico, ma soprattutto per la situazione di tranquillità e sicurezza che ormai si è creata nella capitale. Questo nuovo clima ha incoraggiato i nostri profughi a compiere il grande passo e a iniziare una nuova vita nel quartiere di origine oppure in un altro quartiere della città.

Per giorni, al Carmel, è stato un via vai di carretti stracarichi, che ritornavano vuoti per essere ancora caricati e ripartire; poi un risuonare di colpi di martello per smontare i pali delle tende: una musica che non dimenticheremo mai. Erano arrivati correndo, scappando dalla guerra, con la paura sul volto e poche cose in mano o sul capo, raccolte di corsa, per sopravvivere chissà come e chissà fino a quando. Ora, invece, ripartivano con più calma, quasi come convinti dalla pace, con la speranza sul volto, qualche figlio in più e spingendo carretti carichi di sogni e progetti. I profughi erano contenti di partire. E anche noi eravamo contenti; ma, inevitabilmente, c’è stata anche un po’ di tristezza per non averli più tra noi. C’eravamo così abituati e affezionati alla loro presenza, alle loro esigenze e a loro rumore che, i primi giorni, abbiamo tutti percepito un senso di vuoto e un silenzio a cui non eravamo più abituati. Ma questo capitolo intenso e straordinario della storia del Carmel doveva comunque concludersi. Il sindacato dei bambini ha protestato un po’; ma poi anche i più piccoli hanno dovuto arrendersi alle decisioni dei grandi. Non si cresce bene in un campo profughi; lo capiranno da grandi. Ma è vero che abbiamo faticato un po’ a uscire dal portone senza essere più attesi, circondati e quasi spiati da frotte di bambini. Alcuni di loro erano poi fedeli e puntuali alla nostra preghiera della sera. Quanto ci mancheranno!

Osservare adesso la zona in precedenza occupata dai profughi, ormai deserta e disabitata, è po’ impressionante. Sembra quasi sia passato un tifone. Soltanto dopo la partenza dei nostri ospiti ci siamo accorti di quanto il nostro campo profughi fosse vasto e popolato (e di quante cose, per evitare i saccheggi nei quartieri, erano state raccolte e accumulate nelle loro tende). In questi giorni alcune persone stanno lavorando per rimettere tutto in ordine, raccogliere l’immondizia, colmare i solchi creati per il drenaggio dell’acqua piovana, riempire le buche delle latrine e delle docce, disinstallare l’impianto e i serbatorni per la distribuzione dell’acqua potabile… in attesa che arrivi la stagione delle piogge per rivedere l’erba che c’era un tempo, dove ora c’è solo terra rossa, dura come il cemento. Di quanto c’era prima è rimasto soltanto il mercato (con bar, cinema e una piccola officina meccanica), notevolmente ridotto rispetto ad un tempo, situato all’ingresso della nostra proprietà e ormai frequentato soltanto da clienti provenienti dai quartieri limitrofi.

L’8 Gennaio abbiamo celebrato una Messa di ringraziamento al Signore per tutti i benefici di cui ci ha colmato in questi tre anni e per non averci mai fatto mancare la sua protezione e la sua provvidenza. Abbiamo anche ricordato tutti i bambini nati al Carmel come anche tutte le persone che qui hanno terminato – per vecchiaia o per malattia – la loro vita. Sono venuti anche vecchi amici che erano già partiti nei mesi precedenti. Anche molti profughi di confessione protestante hanno voluto unirsi alla celebrazione. Abbiamo terminato la Messa sulla collina al centro della nostra proprietà con la benedizione della città di Bangui e l’implorazione del dono della pace per tutto il paese. In effetti, non bisogna dimenticare che, se la situazione è nettamente migliorata in capitale, non è così in altre zone del paese come Bocaranga o Bambari. Piccoli gruppi di ribelli – non sempre ben identificabili, spesso divisi tra loro e poco chiari nelle loro rivendicazioni – continuano purtroppo a compiere azioni criminali causando vittime innocenti, seminando paura e costringendo la popolazione ad abbandonare i centri abitati. Con molta fatica la missione dell’ONU cerca di arginare questi fenomeni che, si spera, dovranno assolutamente essere sradicati per permettere a tutto il paese – non solo alla capitale – d’imboccare risolutamente il cammino della pace e dello sviluppo.

Prima di lasciarci, davanti a tutti, il presidente dei profughi ha fatto un discorso brevissimo, rivolto alla comunità dei frati, dicendo: “Vi ringraziamo di non averci abbandonati. Non lo dimenticheremo mai”.

E anche noi non li dimenticheremo mai. Come sarebbe possibile? Quasi di ognuno conoscevamo il volto, talmente ci erano divenuti familiari. Quasi ad ognuno – impossibile il contrario in più di tre ani di convivenza – era successo qualcosa che ci aveva permesso di incrociare la nostra vita con le loro vite. Al Carmel, in questi tre anni, c’è chi è nato e chi è morto, chi si è ammalato e chi è guarito, chi ha trovato un lavoro e chi l’amore della sua vita o chi ha ritrovato la fede, o semplicemente la forza di perdonare, perdute nei meandri della guerra…

Quando la mattina del 5 Dicembre 2013 avevamo accolto le prime centinaia di profughi pensavamo che fosse questione di qualche giorno; poi pensavamo che saremmo andati avanti fino a Natale… e poi abbiamo smesso di pensare fino quando sarebbe durata l’avventura, comprendendo che quel pezzo di strada andava fatto insieme. Fuggire o cacciarli sarebbe stato da vigliacchi. Perché lasciarsi sfuggire un’occasione del genere? Accoglierli ci è sembrata da subito la cosa giusta da fare; anche se una cosa del genere, e di tali proporzioni, nessuno di noi l’aveva mai fatta e nessuno di noi poteva prevedere come e quando sarebbe finita o dove ci avrebbe portato.  Se quel giorno ci avessero detto che i profughi sarebbero diventati poi migliaia e che si sarebbero installati per tre anni… forse ci saremmo spaventati e avremmo rifiutato. E invece ci siamo solo un po’ spaventati… Ma non c’è dubbio che quanto abbiamo vissuto sia stato dal punto di vista umano e cristiano un’esperienza che ci ha profondamente segnato e che ricorderemo tra le più belle e intense della nostra vita. Non c’è stato tra noi un eroe; e, tanto meno, quell’eroe sarebbe il sottoscritto. Ognuno ha fatto la sua parte, giorno dopo giorno, permettendo di dare il cambio a chi era un po’ più stanco.

Il sottoscritto ha semplicemente cercato di raccontarvi un po’ cos’è una guerra – una delle tante di cui è purtroppo ammalato il nostro pianeta – e di come un convento possa convivere con 10.000 profughi… con qualche difficoltà logistica, ma anche con una buona dose di divertimento, non poche soprese e qualche soddisfazione. Un buon lavoro di squadra ci ha permesso di venirne sempre a capo, anche nelle situazioni più difficili o imprevedibili.

Devo, infine, riconoscere che è anche grazie a questa guerra se i miei lettori e gli amici del Carmel sono aumentati. È proprio vero che non tutto il male vien per nuocere! Mi sia permesso dirvi ora il mio grazie più sincero per la passione, l’interesse e la generosità con cui ci avete seguito. La nostra missione alla periferia di Bangui ha avuto una visibilità che non abbiamo cercato e la nostra avventura una risonanza che neppure potevamo immaginare, ma che ci hanno permesso di allargare il cerchio delle nostre amicizie e di scoprire quante persone facevano il tifo per noi e perché il Centrafrica vincesse la guerra contro la guerra.

Ora il vostro corrispondente da Bangui avrà probabilmente cose meno interessanti da raccontarvi. Ma non è questo il momento d’abbandonare il Centrafrica che ha ancora bisogno della vostra simpatia e della vostra amicizia. C’è un paese non da ricostruire, ma da costruire per la prima volta e non possiamo farcela senza il vostro contributo. L’Africa è un continente in fermento e che riserva sempre grandi sorprese. Anche al Carmel nuovi cantieri stanno per essere aperti. Non mancherò di aggiornarvi.

Un abbraccio, ancora grazie e alla prossima!

padre Federico, i frati del Carmel di Bangui e tutti i nostri ex-ospiti