Libano. Droni, macerie e annunci
Beirut. Donald Trump ha annunciato la fine della tregua con l’Iran. Il presidente degli Stati Uniti ha commentato: «Sono feccia. Sono malati, sono guidati da gente malata. Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo avere a che fare con loro». Oltre alle preoccupazioni suscitate da queste dichiarazioni, molti temono che, ai bombardamenti sull’Iran, seguiranno nuovamente quelli sul Libano. Per questo, subito dopo l’annuncio di Trump, siamo tornati a Dahieh, il quartiere Sud della capitale libanese e roccaforte di Hezbollah, per parlare con chi vi vive.
Nel quartiere di Hezbollah
Per entrare a Dahieh e poter lavorare, abbiamo bisogno dell’autorizzazione di Hezbollah e di essere accompagnati da una loro scorta. È ancora altissima la paura che video e fotografie possano essere usati da Israele come fonti di intelligence. L’ennesima minaccia di Trump riecheggia in tutto il quartiere. Il video con la sua dichiarazione lo si ascolta per strada nei video riprodotti dai cellulari e sugli schermi delle televisioni nei caffè.
Dahieh, in assoluto la parte di Beirut più bersagliata da Israele negli ultimi due anni, fa molta fatica a riprendersi. Sono centinaia, ancora, i palazzi crollati. Alcune esplosioni hanno lasciato veri e propri crateri al centro del quartiere. Il suono dei droni israeliani, che sorvolano la città, non ha praticamente mai taciuto dal 2023.
Approfittando della tregua di questi giorni, gli abitanti di Dahieh hanno cominciato a liberare le strade ricoperte dalle macerie. I più determinati hanno anche riaperto le proprie attività, come alcuni barbieri e ristoranti.
Il ristorante di Paul
Proprio in uno dei ristoranti, in una delle parti più devastate del quartiere, incontriamo Paul.
Paul ha vissuto molti anni in Sudafrica. Dall’inizio degli attacchi nel 2023 ha deciso di tornare a Beirut per essere di sostegno alla sua famiglia. Negli ultimi due anni ha dovuto ricostruire il suo locale molte volte: l’ultima dopo gli attacchi di marzo che ne avevano completamente distrutto la facciata.
Gli chiediamo com’è vivere qui oggi, sempre con la costante minaccia di un attacco e il suono incessante dei droni. «Ci siamo talmente abituati a questo rumore che – dice sorridendo – non ci facciamo più caso. Anzi, ci sembrerebbe ormai strano non sentirlo più. Ovviamente sto scherzando: è tremendo. Quello che non viene raccontato è che, in Libano, abbiamo avuto un forte incremento nell’uso di ansiolitici, proprio a causa di questa pressione continua che ci mette Israele, anche con questo perenne rumore di sottofondo. Abbiamo bisogno che il nostro governo ci protegga, ma non fanno nulla: parlano e basta. Per questo noi supportiamo la resistenza libanese; per questo noi siamo con Hezbollah. Non lo dico perché io sono musulmano. Anche i cristiani, i sunniti, i drusi, tutti appoggiano la resistenza. Senza di loro, credo che Israele verrebbe qui e si prenderebbe tutto».

La posizione dei cristiani
A proposito della comunità cristiana, in realtà molto spesso in conflitto con Hezbollah e molto cauta nel prendere posizioni nette contro il proprio governo, negli ultimi giorni è tornata a farsi sentire.
All’inizio di luglio, il primo ministro israeliano Netanyahu, in un’intervista a Fox News (emittente statunitense praticamente controllata dalla giunta Trump), aveva dichiarato che alcuni villaggi cristiani, del Sud del Libano, avrebbero chiesto di essere annessi a Israele per essere protetti dagli attacchi di Hezbollah.
La smentita della comunità cristiana è stata fermissima: i sindaci di molti villaggi del Sud del Paese hanno accusato Netanyahu di essere un bugiardo, ribadendo lealtà all’identità e alla bandiera libanese e affermando di non aver mai chiesto protezione o annessione a Israele.
Hana Daher, sindaco di Qlayaa, paese cristiano proprio al confine con Israele, ha dichiarato: «Abbiamo fatto tutto quello che ci hanno chiesto; non hanno nessuna scusa per entrare. Noi non vogliamo né Israele né Hezbollah: che si uccidano tra di loro e ci lascino fuori».
All’interno del mausoleo dedicato a Nasrallah, discutiamo con alcuni uomini riguardo a queste ultime dichiarazioni di Netanyahu. Ci dicono chiaramente che sono menzogne: «Dopo tutto quello che ha fatto Israele, nessuno chiederebbe di essere annesso a loro, anche se è contro Hezbollah. Il gioco di Usa e Israele è sempre lo stesso: vogliono dividerci dall’interno perché non riescono a sconfiggerci. Ma quello che Trump e Netanyahu non hanno capito è che le loro parole hanno l’effetto contrario. Non abbiamo nessun dubbio che saremo noi a vincere».

Alla cerimonia funebre
Oggi – 8 luglio – per Dahieh, e per tutta la comunità sciita libanese, è un giorno speciale. Dopo essere stato celebrato in Iran e in Iraq, anche qui, a Beirut, si svolgerà la cerimonia funebre in onore di Sayyed Ali Khamenei, una delle figure più influenti dell’Iran contemporaneo.
Entriamo nel cortile allestito per la cerimonia insieme a migliaia di persone provenienti da tutto il Libano. Sfilano indossando le sciarpe di Hezbollah, mostrano le foto dei propri cari rimasti uccisi e ora martiri, le bandiere dell’Iran, le foto di Nasrallah e, ovviamente, quelle di Khamenei.
La cerimonia si apre con i canti e la lettura di alcuni passi del Corano. Sul palco si avvicendano vari sostenitori di Hezbollah, ma il momento che tutti aspettano è l’intervento di Naim Qassem, l’attuale segretario generale di Hezbollah. Qassem appare sul grande schermo con un video messaggio registrato da una località segreta; la sua immagine viene accolta da cori e urla di gioia.
Tra le acclamazioni dalla folla, dice: «I tiranni americani, con Israele come loro strumento, hanno provato a privare gli iraniani della propria libertà. Hanno fallito. L’America è ingannevole, l’America è un potere coloniale. Sta gravando sul Libano solo per servire gli interessi di Israele. Quando mi chiedono: perché mantenete i rapporti con l’Iran? La mia risposta è semplice: noi beneficiamo del rapporto con loro. Ma chiedo a voi invece: perché mantenete le relazioni con gli Usa? Relazioni con chi vi umilia, vi opprime e prende il vostro senza darvi nulla in cambio».
Il bersaglio di queste ultime dichiarazioni è il governo libanese, accusato di essersi compromesso con gli Stati Uniti e di aver consegnato il Sud nelle mani di Israele. Il leader di Hezbollah chiude il suo discorso dicendo: «Non c’è nessuna soluzione accettabile se non quella del ritiro incondizionato di Israele dalla nostra terra».
Angelo Calianno, da Beirut








