Per una nuova primavera
In questi giorni domina il numero 12, ma non quello degli apostoli, sfortunatamente.
A Milano c’è un milionario ogni 12 persone, mentre «i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono da soli una ricchezza superiore a quella detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ossia 4,1 miliardi di persone» (dal rapporto Oxfam del 19 gennaio 2026 sullo stato delle diseguaglianze sociali a livello globale e in Italia).
Numeri da vertigine, considerando poi che gran parte di questa ricchezza non è usata per il bene comune, ma per aumentare le diseguaglianze e imbrigliare ogni opposizione; per rafforzare un sistema politico e informativo che silenzia, imprigiona, sopprime ogni alternativa, obiezione, dissenso.
Questi stessi ricchi sono poi quelli che guadagnano sulle guerre e considerano il mondo terra di conquista e spartizione, senza alcuna considerazione per chi vi abita e per il diritto dell’umanità a disporre delle sue risorse collettivamente, e non a favore di pochi privilegiati.
In questo mese di marzo, ci aspettano due appuntamenti importanti per rinnovare la nostra contrarietà a ingiustizia e diseguaglianze: la giornata internazionale della donna, l’8, e la 34ª giornata dei «Missionari martiri, gente di primavera, portatori di nuova vita e speranza», il 24. Assieme a questi due appuntamenti mi piace ricordarne un altro, già celebrato l’8 febbraio: la giornata contro la tratta. Tre appuntamenti di speranza e di rinnovato impegno per un mondo più giusto, fraterno e in pace.
La giornata contro la tratta è stata l’occasione per ribadire un forte no allo sfruttamento delle persone, siano esse lavoratori maltrattati, donne e minori trafficati per ogni genere di abuso, migranti e rifugiati spremuti fino in fondo con false promesse, o immigrati arrestati senza pietà e senza rispetto dei loro diritti e delle norme internazionali.
Ogni persona è un valore, è immagine di Dio, è cittadina del mondo, è degna di rispetto ed ha diritto a una vita piena.
La giornata internazionale della donna offre l’opportunità di ripensare, rinnovare, rigenerare le relazioni tra uomo e donna, in una visione d’insieme, dove nessuno è padrone dell’altro o dell’altra. È l’occasione per ribadire il «no» ai soprusi e alla violenza di genere, certamente, ma soprattutto a ogni tipo di sopraffazione nella relazione tra persone. Occorre rigettare tutte le degenerazioni del cosiddetto patriarcato, nei tempi antichi strumento di sopravvivenza essenziale in una vita dura, oggi degenerato in forme inaccettabili di superiorità e dominio che legittimano l’abuso e la brutalità e, soprattutto, rivelano una grande confusione dei ruoli, non visti più come strumenti per un cammino da compiere insieme, ma spesso solo come mezzi per l’affermazione di sé, del proprio io.
La giornata dei missionari (e cristiani) martiri ci parla, invece, di primavera e di vita nuova. Celebrata dal 1993, nel giorno del tredicesimo anniversario del martirio di monsignor Oscar Romero, avvenuto nel 1980, ricorda quest’anno 17 «martiri» (cioè «testimoni»). Da quando si celebra, l’anno con il maggiore numero di cristiani uccisi per la fede (264) è stato il 1994. In tutto, dal 1990 a oggi sono stati 1.181, tra cui 679 sacerdoti e 214 religiosi.
Personalmente, questa giornata mi suscita due sentimenti contrapposti: tristezza e grande gioia.
Tristezza per la violenza, l’intolleranza e la persecuzione ancora oggi praticate in troppe parti del mondo, con oltre 350 milioni di cristiani non liberi di vivere la loro fede. Soprattutto perché spesso violenza e intolleranza sono giustificate come via per mantenere o ritrovare una presunta «grandezza», messa in pericolo da chi è diverso o non allineato con l’ideologia o la religione dominante.
Gioia grande perché trovo di una bellezza incredibile il fatto che ci siano persone che continuano a dare la vita per amore, che non si lasciano intimidire dalla cattiveria, dai soprusi, dalle vessazioni e rispondono con il dono della loro stessa vita, con la gratuità e il perdono.
Testimoni che non fuggono, ma stanno con la loro gente fino alla fine, sono vicini ai più poveri, ai popoli indigeni, agli sfruttati della terra, ai migranti, dando tutto grazie alla forza che trovano nell’amore di Gesù. Stupendi uomini e donne di pace e fraternità, fiori di una nuova primavera per tutta l’umanità, incredibile antidoto a ogni pessimismo.
Gigi Anataloni
direttore responsabile















