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Anche l'abito tradizionale mongolo si può usare come le tuniche al tempo di Gesù: la parte anteriore, ripiegata dal bordo, può diventare conca per ricevere. Più spesso è il doppio petto a fare da tasca, dove in inverno i pastori infilano gli agnellini, per ripararli dal freddo. In ogni caso è questione di far spazio, svuotarsi per accogliere il dono. Quella misura "buona, pigiata, scossa e traboccante" è immagine dell'amore di Dio riversato in noi, che diventa amore gratuito, senza calcolo, puro.
Il gesto di Gesù ricorda quello creativo del Padre, che è all'origine di tutto. La differenza è che quell'uomo è già vivo, ma gli manca l'essenziale: il potersi relazionare. Egli è sordo e muto, un po' come tutta l'umanità per la quale Gesù è venuto nel mondo. La missione mira a che ogni persona possa trovarsi davanti al Signore in tutta verità e senta il suo soffio entrare dentro, portando vita nuova. Non è principalmente un'idea da diffondere, ma un incontro da favorire, personalmente.
Pescatore perché peccatore. Sembra un gioco di parole, ma è la definizione dell'apostolo. Papa Francesco lo ricorda di continuo, soprattutto ai sacerdoti. Li chiama "paralitici guariti" e in quanto tali abilitati a diffondere la misericordia di Dio. Pietro, di fronte all'abbondanza della pesca miracolosa, avverte tutta la sua povertà; ed è precisamente in quel momento che riceve il mandato. Così per noi: riconoscendo il nostro limite, lo consegniamo a Dio perché sia spazio in cui lui agisce.
Il Dalai lama (titolo onorifico in lingua mongola che significa "monaco sapiente come l'oceano") ha detto: "La religione più concreta è un cuore buono". Molti insegnamenti del Buddhismo vertono sulla purezza delle intenzioni e sulle modalità di rettificare il cuore. Per Gesù è chiaro che tutto ha origine nelle intenzioni e non tanto nell'osservanza di prescrizioni rituali. C'è un fertile terreno comune su cui camminare insieme, sempre rispettando l'originalità delle diverse tradizioni religiose.
La vigilanza è la virtù degli innamorati. Il loro cuore è tutto proteso alla persona amata, per questo è attento ad ogni minimo segnale e si mantiene in stato di attesa. Non è che paragonando a un ladro la venuta del Figlio dell'uomo Gesù voglia farci prendere paura, vuole semplicemente scuoterci per ricordarci che è nel nostro interesse se noi aspettiamo e coltiviamo la sobrietà, la custodia del cuore; diversamente molliamo gli ormeggi, ci lasciamo travolgere dagli eventi, ma a perdere siamo noi.
Questa è una delle pagine più drammatiche del vangelo. Un momento di non ritorno. Al rivelarsi di Gesù corrisponde l'irrigidimento di molti discepoli, al punto che "tornarono indietro e non andavano più con lui". Per questo non si può valutare la missione solo in base al "successo" che incontra in termini di adesioni e numeri; l'annuncio ha sempre una componente di scandalo e la missione ce lo fa toccare con mano. In Asia i cristiani sono pochi, ma forse più convinti di altri.
Non tutto di questo brano evangelico è immediatamente comprensibile a una persona del XXI secolo. Un fatto però è certo: "tutto è pronto". Il Regno dei cieli non lo inventiamo noi, c'è già e ci viene incontro. È un banchetto, una condizione di gioia piena e abbondante per tutti, una festa continua per celebrare l'amore. Basterebbe questo ad orientare il nostro cuore: mi sento chiamato a questo banchetto? Accetto l'invito? Cerco di diffondere questo clima di festa e di gioia intorno a me?
Maria assunta in cielo è veramente la stella dell'evangelizzazione. La sua è una maternità nella fede, che si estende a tutti i popoli e a tutti i tempi. Quanti cuori si aprono grazie a lei! In lei è la nostra povera umanità ad essere elevata, assunta pienamente nell'amore. Per questo guardiamo a lei con piena fiducia di essere introdotti sempre e di nuovo nella vita di Dio, che fa fiorire il seme di eternità che ci portiamo dentro. Il suo ruolo è fondamentale e la gente lo coglie spontaneamente.
Il perdono offerto agli altri è una grazia che fiorisce dentro quando si è sperimentato l'amore incondizionato di Dio nei nostri confronti. Diversamente è quasi impossibile. La Beata Sr. Leonella Sgorbati, missionaria della Consolata, fu uccisa nel 2006 nella Somalia lacerata dal fondamentalismo; le sue ultime parole furono: "Perdono, perdono, perdono". Leggendo il suo diario si percepisce che la sua esperienza dell'amore di Dio l'aveva trasfigurata, fino alla consegna totale di sé per il Regno.
La mormorazione contro la "pretesa" di Gesù nella sinagoga di Cafarnao continua nei nostri dubbi davanti all'eucaristia: ma com'è possibile che quel pane...? Non era più facile per i contemporanei di Gesù rispetto a noi, c'è sempre di mezzo lo spazio della nostra libertà. L'attrazione che il Padre esercita su ciascuno di noi rispetta sempre i nostri tempi. L'eucaristia attrae, silenziosamente. Ogni giorno è un'occasione unica per (ri)scoprirne il senso e così entrare nella beatitudine della fede.
Gesù non diventa un altro, ma lascia trasparire per un momento la sua gloria. È l'esperienza più necessaria che dovremmo chiedere di continuo nella preghiera: poter essere così rapiti dal suo volto da non vedere più altro, se non Gesù solo, con noi. In Oriente i santi sono detti i "somigliantissimi", coloro il cui volto è ormai trasfigurato dal Risorto. È il suo volto che irradiano nelle pieghe della loro umanità, diventata trasparenza di Dio. La missione è cammino verso questa trasfigurazione.
N. aveva accolto la fede con entusiasmo e convinzione. Un mese dopo il battesimo arriva affannata: c'è stato un incidente stradale e una persona è morta. "Se la mia scelta è giusta, questo non sarebbe dovuto capitarmi! Sarà che mi sono sbagliata?". "Nessun errore", ho cercato di dirle, "Il Signore è con te anche adesso". Ma intanto tremavo. È l'automatismo che abbiamo tutti dentro: se sei bravo, non ti succederà niente. Ma Gesù capovolge questa fragile logica e ci mette in fila dietro di lui.