Mondo. Trump cambia nome (anche) all’IA

Nei suoi 38 minuti di discorso davanti ai delegati dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, lo scorso 22 settembre, Donald Trump ha parlato anche di Intelligenza artificiale (IA). Lo ha fatto con la sua consueta arroganza: «Gli Stati Uniti – ha detto – respingono categoricamente qualsiasi tentativo di costruire un sistema di controllo globalista per l’Intelligenza artificiale – d’ora in poi ufficialmente denominata “super intelligenza” – di cui tanto si parla attualmente».

Sono stati due gli annunci del presidente Usa sul tema. Il primo e più importante è stata la bocciatura di qualsiasi cooperazione internazionale sull’IA, in obbedienza al principio dell’America first. Il secondo messaggio è stato assai più banale, ma indicativo dell’imbarazzante livello della presidenza statunitense: dopo aver cambiato nome al golfo del Messico e al lago Ontario, Trump ha cambiato nome anche all’IA. Lo ha detto all’Assemblea Onu, ma lo aveva già annunciato su Truth, il social di cui è proprietario, dopo aver fatto un «sondaggio» tra i propri supporter.

Sam Altman di OpenAI, Dario Amodei di Anthropic e il presidente cinese Xi Jin Ping. Immagini Wikimedia.

In precedenza e sempre su Truth, Trump era intervenuto sui rischi legati all’intelligenza artificiale, un dibattito questo scaturito dagli appelli (allarmati) di alcuni big dell’IA, da Dario Amodei di Anthropic a Sam Altman di OpenAI, che chiedono un controllo e un rallentamento nel suo sviluppo.
«Negli ultimi dodici anni – ha scritto sul suo blog Amodei (settembre 2026) – mi sono dedicato all’intelligenza artificiale perché credo che possa migliorare drasticamente la qualità della vita umana. […] Ma come molte tecnologie prima di essa, l’IA comporta dei rischi, e poiché si tratta di una tecnologia così potente, questi rischi sono seri. […] Dobbiamo rallentare il passo con cui miglioriamo le capacità dei modelli di intelligenza artificiale». 

«L’unico controllo o “argine” – ha risposto il presidente Usa facendo, come sempre, un largo utilizzo del maiuscolo e dei punti esclamativi – di cui l’IA ha bisogno è un presidente forte e intelligente (con un QI elevato!), e gli Usa ce l’hanno, eccome! […] Disponiamo già di enormi poteri sanzionatori e normativi su queste aziende! È in atto una cospirazione malata contro l’IA e i data center, e l’unico Paese a rallegrarsene è la Cina. Chi vince la sfida dell’IA, vince tutto! Siamo in vantaggio sulla Cina e su tutti gli altri, e continueremo a esserlo. […]»

Difficile valutare se negli appelli dei miliardari dell’IA ci sia più verità o più calcolo imprenditoriale (le società Usa stanno rischiando molto). Al momento, la sola certezza è l’avanzata mondiale dei modelli IA di matrice cinese e l’attivismo del governo di Xi Jin Ping come dimostra la creazione, lo scorso 16 luglio, della World AI cooperation organization (Waico).
«Che l’IA si riveli una benedizione o una maledizione per l’umanità dipende ancora dalle scelte che faremo», ha scritto il 17 settembre il Global Times, voce internazionale di Pechino.

Paolo Moiola