Rd Congo. Un virus dalla foresta

L’Ebola continua a diffondersi nell’Est del Paese

Nelle province dell’Est della Repubblica democratica del Congo si aggira uno spettro che sta mietendo migliaia di vittime. Da mesi tutta l’area è colpita da un’epidemia di Ebola che, secondo l’ultimo rapporto di situazione pubblicato dall’Insp (Istituto nazionale di sanità pubblica), aggiornato al 14 settembre 2026, ha contagiato 7.022 persone e provocato 3.398 vittime, con un tasso di letalità del 48,6%.
L’epicentro dell’infezione è la provincia dell’Ituri, nel Nord Est del Paese, dove si concentrano 5.065 casi e 2.305 morti, pari all’81,9% di tutte le infezioni censite in territorio congolese. La pressione sulle strutture mediche di questa provincia risulta elevata, con diversi centri di trattamento saturi nelle località di Bambu, Nizi, Kigonze e Lolwa. Preoccupante è anche la situazione nel Nord Kivu, dove le strutture di isolamento ospitano 283 pazienti a fronte di una capienza di 220 letti, registrando un tasso di occupazione del 128,6% e un tasso di letalità del 67,9%. Di oggi la conferma di un’infezione nella provincia Ubangi del Sud, nel Nord Ovest del Paese, lontano dall’epicentro dell’infezione e vicino alle frontiere con Repubblica del Congo (Brazzaville) e Repubblica Centrafricana. Potrebbe aprirsi un nuovo fronte.

Guerra e povertà estrema
Quella in corso è la 17ª epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo ed è qualcosa di più di un’emergenza sanitaria. Povertà, guerra e instabilità politica si mescolano e fanno da acceleratori alla diffusione del virus. Secondo Vittorio Colizzi, professore di Patologia generale e immunologia con una lunga esperienza nello studio delle malattie tropicali nel continente africano, il virus dell’Ebola non può essere compreso se non si guarda al contesto in cui nasce e si diffonde.
«L’estrema povertà, la guerra, il cibarsi di animali infetti e quindi l’avvio del focolaio epidemico sono i tasselli che compongono il puzzle di questa epidemia – osserva -. L’Ebola è una zoonosi. Il virus vive nei pipistrelli della foresta equatoriale e può essere trasmesso ad altri animali, in particolare alle scimmie. Quando la popolazione, spinta dalla fame e dall’assenza di alternative alimentari, si nutre della carne di questi animali, spesso senza un’adeguata cottura, il virus passa all’uomo».

Prevenzione e contenimento
La foresta che si estende tra Congo e Uganda costituisce un serbatoio naturale del virus. «Eradicare l’Ebola è impossibile – fa eco Giovanni Putoto, responsabile della programmazione sanitaria internazionale dell’Ong Medici con l’Africa Cuamm -. Come si può controllare la presenza dei pipistrelli in una foresta equatoriale vastissima?». Il vero obiettivo non è quindi eliminare il virus ma, secondo l’esperto, costruire efficaci sistemi di prevenzione e contenimento. Tuttavia, proprio questa è una sfida difficile, al limite dell’impossibile.
Le province dell’Ituri, del Nord Kivu e del Sud Kivu, dove si registra gran parte dei casi, sono infatti tra le aree più instabili dell’intero continente africano. Qui operano decine di gruppi armati, milizie locali e movimenti ribelli che combattono per il controllo di immense ricchezze minerarie, tra cui coltan, oro e cobalto. Gli scontri hanno provocato milioni di sfollati interni, costringendo la popolazione a continui spostamenti alla ricerca di sicurezza e cibo. In questo scenario, il monitoraggio epidemiologico diventa complicato.

Le strutture sanitarie e gruppi armati
La fragilità delle infrastrutture sanitarie rappresenta un ulteriore elemento critico. Molti villaggi si trovano in aree isolate, difficili da raggiungere anche in condizioni normali. Quando poi il territorio è attraversato da combattimenti, le équipe mediche e le organizzazioni umanitarie incontrano enormi ostacoli logistici e di sicurezza. La sorveglianza epidemiologica deve essere molto stretta ma, spiegano gli esperti, nelle zone rurali controllate dai gruppi armati diventa estremamente difficile intervenire rapidamente. «Si teme inoltre che tra la popolazione possano infiltrarsi membri di alcuni di questi gruppi armati – spiega Mapendo Ndaliko Augustin, consigliere medico della diocesi di Butembo-Beni, in un’intervista al sito Vatican News -. Questi miliziani potrebbero incoraggiare la resistenza popolare contro la risposta sanitaria e instillare paura tra gli operatori umanitari: tutto ciò rappresenterebbe per loro un’occasione per aumentare il numero dei morti nella regione, considerando l’Ebola come un’altra arma da diffondere».
Un altro elemento di preoccupazione riguarda il ceppo virale in circolazione. «L’attuale epidemia – osserva Giovanni Putoto – è causata dal ceppo Bundibugyo, diverso dal più noto ceppo Zaire, responsabile della grande epidemia dell’Africa occidentale del 2014-2016. Il problema è che per questo ceppo abbiamo pochi strumenti diagnostici specifici e non esistono vaccini pienamente efficaci come quelli sviluppati per il ceppo Zaire».
Papa Leone ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché intervenga per contenere l’epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo. «Esorto la comunità internazionale a rispondere in modo da coinvolgere anche le comunità locali negli sforzi di prevenzione per salvare quante più vite possibili», ha detto il Pontefice, sottolineando come l’epidemia «stia mietendo troppe vittime».

Enrico Casale

SCARICA IL PDFSTAMPA L'ARTICOLO

Ti è piaciuto questo articolo? Sostieni MC: ci aiuterai a produrre un’informazione approfondita senza pubblicità!

Iscriviti alla nostra newsletter