Brasile. Rimangono (sempre) ultimi

La condizione dei popoli indigeni

In un Paese politicamente spaccato in due e in attesa delle elezioni del prossimo ottobre, uno dei pochi attori sempre schierati a difesa dei popoli indigeni è il Conselho indigenista missionário (Cimi) della Conferência nacional dos bispos do Brasil (Cnbb), l’organismo dei vescovi della Chiesa cattolica brasiliana.
Come consuetudine, lo scorso agosto il Cimi ha presentato l’annuale rapporto sulla violenza contro i popoli indigeni. L’ennesimo rapporto senza buone notizie per quasi 1,7 milioni di persone, suddivise tra 391 etnie.

Invasioni, omicidi, suicidi
La presentazione è affidata alle parole del cardinale Leonardo Ulrich Steiner, presidente del Cimi. «Il Consiglio missionario indigeno – scrive il prelato – ha la responsabilità profetica di denunciare, anno dopo anno, attraverso il Rapporto sulla violenza contro i popoli indigeni in Brasile, le pratiche di violenza, omissione e negligenza che aggrediscono, uccidono, distruggono e devastano vite, violano i diritti, compromettono il patrimonio pubblico e minacciano la natura. […] I dati raccolti dal Cimi per l’anno 2025 riflettono, da un lato, la forza bruta, l’omissione e la negligenza dello Stato. Dall’altro, rivelano anche la straordinaria resistenza dei popoli indigeni che, anche di fronte a uno scenario così avverso, continuano ad affermare la vita, la memoria, la cultura e il benessere come vie di speranza».

Il cardinale Leonardo Ulrich Steiner (foto Senado federal-Wikipedia). La copertina dell’ultimo rapporto del Cimi sulla violenza contro i popoli indigeni del Brasile (agosto 2026).


Nel 2025, per l’ennesimo anno, i diritti territoriali dei popoli indigeni sono stati sotto attacco. La protezione costituzionale è venuta meno soprattutto con la legge 14.701/2023, nota come legge del «limite temporale» (Lei do marco temporal), contestata fin dalla sua promulgazione e inutilmente contrastata dallo stesso presidente Lula. Gli invasori – garimpeiros, madeireiros, fazendeiros e grileros – si sono sentiti ancora più liberi di agire. Le situazioni più gravi si sono verificate a Roraima, Amazonas e Mato Grosso do Sul.
Tutti i dati raccolti dall’organismo missionario sono drammatici. Oltre alle violenze contro il patrimonio territoriale e naturale dei popoli indigeni, sono cresciute la violenza contro la persona (258 indigeni assassinati nel 2025) e quella conseguente all’inerzia dello Stato (215 suicidi).

Gli indigeni e le Chiese evangeliche
Fin dalla sua nascita (1972), il Cimi si è distinto per la difesa ad oltranza dei popoli indigeni brasiliani, mentre è assai più controverso il rapporto di questi con il variegato mondo delle Chiese evangeliche. Secondo il censimento del 2022 dell’Instituto brasileiro de geografia e estatística (Ibge), la maggioranza dei popoli indigeni è di religione cattolica (42,7 per cento). Tuttavia, tra i cinque gruppi etnici (pretos, pardos, brancos, amarelos, indigenas) in cui è suddivisa la popolazione brasiliana, proprio quello indigeno conta la maggiore percentuale di evangelici (32,2 per cento). Un dato quest’ultimo che fa riflettere perché, ancora oggi, ci sono Chiese evangeliche che etichettano la spiritualità indigena come «demoniaca».

Nel Congresso brasiliano, i parlamentari legati alle Chiese evangeliche sono una forza. Quasi sempre schierata contro i popoli indigeni e i loro diritti.


Peraltro, sono anche stati documentati attacchi e crimini contro comunità indigene da parte di membri delle Chiese pentecostali, per esempio della Igreja Deus é Amor. Ma è tra gli evangelici del Congresso brasiliano che i popoli indigeni annoverano i nemici più pericolosi. Il Frente parlamentar evangélica (Fpe), conosciuto come «Bancada evangélica», conta 232 aderenti (215 deputati e 17 senatori). Ebbene, quasi il 90 per cento di questi parlamentari ha votato contro i popoli indigeni approvando la legge del «marco temporal».
Molti nemici e pochi alleati: da 560 anni, per i popoli indigeni del Brasile, la storia sembra ripetersi sempre eguale e mai in senso positivo.

Paolo Moiola

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