America Latina. Le eredi di Bartolina Sisa

La Giornata internazionale della donna indigena

Il 5 settembre si commemora la «Giornata internazionale della donna indigena», in memoria di Bartolina Sisa (1750-1782), coraggiosa donna aymara che, nel 1780, guidò, insieme al suo popolo, la ribellione aymara (e quechua) contro le ingiustizie imposte dai conquistatori spagnoli nell’alto Perù, l’attuale Bolivia.
Fin da giovanissima, fu testimone della sottomissione a cui erano ridotti fratelli e sorelle del suo popolo, cosa che la spinse a lottare con fermezza per l’autodeterminazione e il diritto dei popoli indigeni a forgiare il proprio destino. Tradita e consegnata alle autorità coloniali, Bartolina fu da queste giustiziata nel 1782.
Oggi – ricorda l’Equipo nacional de pastoral aborigen (Endepa) della Chiesa cattolica argentina -, le donne indigene mantengono viva la sua lotta, rivendicando l’effettiva attuazione dei diritti che sono stati loro riconosciuti e difendendo la libertà di decidere sulle proprie priorità e sui propri modi di vivere. Il loro impegno si esprime nella protezione dei territori e dei beni naturali, che sono la base delle loro culture, della ricchezza ancestrale e dell’eredità da trasmettere a figlie e figli.
Le donne indigene creano e sostengono spazi di dibattito sull’educazione, la cultura e l’economia; alzano la voce contro il razzismo e ogni forma di discriminazione e rifiutano la violenza che le colpisce sul piano fisico, culturale e spirituale.
Garantire i loro diritti umani richiede agli Stati azioni concrete. Le donne indigene sono il cuore dei processi collettivi dei loro popoli. Il loro benessere si ripercuote su quello dell’intera comunità, e il loro lavoro quotidiano, dentro e fuori dal territorio, costituisce un pilastro per la costruzione di società più forti, giuste e resilienti di fronte alle complesse sfide attuali.

Per le donne indigene
Questo è – in breve – quanto scritto nel testo commemorativo dell’équipe di pastorale indigena dell’Argentina. Nel nostro piccolo, anche noi missionari della provincia di Jujuy abbiamo ricordato Bartolina Sisa con un evento nel territorio di El Talar, appartenente alla parrocchia San Michele Arcangelo di Yuto.
Per l’occasione è stato bello ricordare qualche passaggio della preghiera per la donna indigena:
«Dio della vita e di tutti i popoli, Creatore della terra, dell’acqua e del vento, oggi eleviamo le nostre voci per ringraziarti per le vite e l’eredità delle donne indigene.
Le affidiamo a Te: custodi della memoria ancestrale, seminatrici di cultura, lingue e tradizioni, che, con mani ferme e cuori generosi, nutrono l’armonia nella comunità e con Madre Terra. Rafforza i loro passi mentre affrontano l’ingiustizia, il dolore dell’essere dimenticate e ogni forma di violenza. Sii fonte di conforto e di giustizia per chi soffre, e fa’ che la loro leadership sia ascoltata e valorizzata in ogni ambito della nostra società.
Concedici la grazia di imparare dalla loro visione olistica del mondo, dal loro rispetto per il creato e dalla loro luminosa resilienza. Che possiamo camminare al loro fianco, riconoscendo la loro dignità e la loro voce sacra».

La presidente del Consiglio comunale del municipio di El Talar, Norma Ibáñez (a destra), e donne guaraní della località. Foto di Ángela Pérez.

Un unico grido: «Basta sfratti»
In questo periodo storico, il governo di Javier Milei mira a facilitare l’appropriazione della terra da parte dei privati ai danni dei popoli indigeni che le occupano da una vita. Così accade che in molte province dell’Argentina siano in corso sfratti – spesso violenti – delle comunità indigene dalle loro terre ancestrali. Particolarmente grave è la situazione dei Mapuche della Patagonia ed anche nelle province di Jujuy e di Misiones.
Ancora una volta, in prima fila ad affrontare la situazione ci sono le donne indigene. «Noi – dicono – siamo il fondamento e la radice… Siamo tessitrici di storia e di memoria… Rifiutiamo di subire ulteriori abusi con gli sfratti dalle nostre terre. Sfratti in contrasto con la visione giuridica e costituzionale di un’Argentina multietnica e multiculturale. Buttarci fuori dal nostro territorio significa sradicarci e spezzare il legame con la Pachamama, la nostra Sorella-Madre Terra. Basta sfratti, ovunque in Argentina».


Giuseppe (José) Auletta, Imc

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