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La notte tra venerdì 28 e sabato 29 agosto, i cittadini di Niamey sono stati svegliati dal frastuono di nutriti tiri di armi automatiche, che sono continuati per tutto il giorno. In città si è infatti consumato un tentativo di colpo di stato o, come viene derubricato da voci filogovernative, una ribellione interna all’esercito.
Le Forze speciali
Gruppi appartenenti alle Forze speciali, militari d’élite preposti a combattere i jihadisti nel Paese, hanno raggiunto la capitale del Niger da Dosso, all’estremo Est, e da Tillaberi (Nord Ovest). Gli insorti hanno attaccato tre luoghi strategici: il campo militare 101 all’aeroporto, il palazzo presidenziale e la sede della Radio televisione nazionale. Sono riusciti a occupare parzialmente il campo 101 fino a sabato sera, ma sono stati respinti dagli altri due obiettivi.
A loro si è opposta la Guardia presidenziale, composta dai soldati più fedeli al presidente Abdourahmane Tiani, con l’appoggio, determinante dei mercenari russi dell’Africa corps (ex Wagner).
Il 26 luglio 2023, Abdourahmane Tiani e i suoi ufficiali avevano condotto con successo il colpo di Stato che aveva rovesciato il presidente eletto nel 2021, Mohamed Bazoum. Da allora è la prima volta che il regime di Niamey subisce un attacco «interno». In tutti gli altri casi, si trattava di attacchi da parte di gruppi jihadisti, molto presenti sia nell’Ovest (nei pressi dei confini con Burkina Faso e Mali) che nell’Est verso il Ciad.
I russi
Verso la sera di sabato i lealisti hanno ripreso il campo 101 e decine di militari insorti sono stati arrestati. Nessun commento da parte delle autorità del Niger, mentre l’ambasciatore russo a Niamey, Viktor Voropaiev, ha confermato che c’è stata una richiesta di aiuto ufficiale accordato al Governo di Tiani. L’intervento degli Africa corps è avvenuto anche tramite l’uso di droni esplosivi.
La vicenda ha mostrato la debolezza del regime di Tiani e la sua dipendenza dagli alleati russi, anche dal punto di vista militare.
Ha messo in evidenza, inoltre, forti divisioni all’interno delle Forze armate nigerine. Da mesi, infatti, gli uomini delle Forze speciali, manifestano frustrazioni. Sono loro i soldati in prima linea nella guerra contro gli jihadisti, contano molte perdite, ma non sono molto considerati a livello centrale.
Gli analisti concordano nel dire che a fare ago della bilancia sono stati gli altri reparti dell’esercito. Se nel momento decisivo si fossero alleati con gli insorti, l’ammutinamento avrebbe potuto avere l’esito opposto.
Da segnalare, tuttavia, che l’intervento dei russi contro militari nigerini, le Forze speciali ammutinate, ha comunque dato molto fastidio in vari settori delle Forze armate.
La testimonianza
«Il morale dei nigerini non è certo alto – ci confida una fonte locale contattata a Niamey -. Il contesto economico, sociale e di sicurezza è pessimo. Ma la gente ha ripreso le proprie attività regolarmente. I nigerini sono abituati a queste crisi in successione».
Il regime militare di Tiani continua con la repressione e la limitazione di diverse libertà. Ad esempio l’attivista per i diritti umani Moussa Tchangari, arrestato il 3 dicembre 2024, continua a essere detenuto ingiustamente.
Si tratta di un regime che perde rapidamente consensi popolari. In generale, «la gente è delusa dalla governance del regime attuale», ci conferma la nostra fonte.
Gli alleati
Il Niger, insieme a Mali e Burkina Faso ha fondato l’Associazione degli stati del Sahel (settembre 2023), uscendo dalla Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale (Cedeao/ Ecowas). I tre Paesi hanno stretto alleanze economico-militari con la Russia, troncando invece rapporti con Francia (di cui sono ex colonie) e Unione europea. Per la Russia di Putin vuol dire mettere le mani sulle materie prime nei tre Paesi (oro, uranio, petrolio) ma anche inserirsi nell’importante scacchiere dei flussi migratori dall’Africa subsahariana verso l’Europa.
Marco Bello