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Secondo El Colombiano, sarebbero novanta gli scandali (corruzione e nepotismo, i più gettonati) accaduti durante i quattro anni della presidenza di Gustavo Petro.
Passato e presente però si rincorrono. Lo stesso Abelardo de la Espriella, nuovo presidente della Colombia, ha iniziato il proprio mandato (lo scorso 7 agosto con una cerimonia svoltasi a Cali invece che a Bogotà) accompagnato da molte ombre, stando a quanto raccontato da alcuni media indipendenti del Paese latinoamericano come La Silla Vacía, Voragine e Raya. E anche da un’inchiesta del New York Times (25 luglio).
Cittadino statunitense
Lo studio legale «De la Espriella Lawyers» ha uffici a Barranquilla, Bogotá, Medellín e soprattutto a Miami, in Florida. È qui che il neopresidente colombiano ha fatto affari, accumulato fortune e ampliato la famiglia.
Almeno stando a quanto da lui stesso raccontato su Instagram nel febbraio del 2023: «Dopo anni vissuti negli Stati Uniti, ho deciso di diventare cittadino di questa grande nazione! I miei quattro figli sono nati qui e sono stato molto felice in questa terra con loro e la mia amata. Apprezzo anche la pace e la tranquillità così rare in Colombia, a causa dei numerosi problemi di sicurezza che affronto lì. Oggi, onorato e grato, ricevo la cittadinanza nella terra della libertà e delle opportunità. Con disciplina e perseveranza, siamo padroni del nostro destino!».

Cittadino italiano
Alle due cittadinanze de la Espriella ne ha poi aggiunto una terza: quella italiana. Italiane sono le sue canzoni, italiana è la sua produzione di vino. Insomma, un quadro variopinto per un personaggio variopinto, sempre in bilico tra opportunità e opportunismo. Fin qui, però, nulla di illegale, almeno in apparenza.

Il roboante e super populista programma di governo dei «Defensores de la patria», il movimento del neo presidente, è composto di 13 punti, ognuno di essi spiegato in poche righe, facili facili. Come slogan generale, invece della «nuova età dell’oro» di Donald Trump, c’è «la patria milagro», un miracolo reso possibile da quelli (i nuovi governanti) che mai hanno rubato e tradito. Il problema della coca e del narcotraffico è trattato al punto 3. In esso si dice che verranno distrutti i 330mila ettari di coltivazioni di coca, recuperato il controllo del territorio e che verrà posto fine al progetto «Paz total» (pace totale) di Petro perché con i criminali non si tratta.
Ma è proprio su questo (scottante) tema che sorgono alcuni dubbi. «A Miami – scrive nell’incipit del suo articolo il New York Times -, Abelardo De La Espriella si muoveva nel torbido mondo degli avvocati specializzati in “polvere bianca”: avvocati difensori ben pagati che aiutano i narcotrafficanti latinoamericani e altri a evitare pene severe trasformandoli in informatori o testimoni per il governo degli Stati Uniti».
Sarcastica è la conclusione dell’inchiesta del quotidiano statunitense: «Spesso, durante le interviste, [ad Abelardo de la Espriella] veniva chiesto perché avesse barattato la sua vita apparentemente perfetta all’estero con i pericoli della politica colombiana. La sua risposta era che Dio – e il dovere patriottico – lo avevano chiamato. Doveva salvare la Colombia dai narcotrafficanti».
Paolo Moiola