Laos. Tra aperture e isolamento
È uno dei Paesi più giovani del Sudest asiatico. Le sue grandi potenzialità cercano sbocchi che il partito unico, al potere dal 1975, stenta ad aprire. La libertà di culto è garantita, ma il controllo statale è pervasivo. La piccola Chiesa laotiana si muove con discrezione.
C’è una generazione emergente in Laos, Paese del Sudest asiatico. Un territorio di morbidi rilievi e boschi incontaminati, solcato dal corso del fiume Mekong, la «grande madre» che segna profondamente la vita locale.
Con i suoi 7,8 milioni di abitanti, dei quali la metà ha meno di 30 anni, il Laos ha una delle popolazioni più giovani dell’area.
Questa struttura demografica rappresenta una delle sue principali risorse: milioni di giovani, infatti, stanno entrando nel mercato del lavoro proprio mentre il Paese, governato da un regime che lo ha isolato a livello internazionale, cerca di modernizzare la propria economia e rafforzare l’integrazione nei circuiti economici regionali come l’Associazione delle nazioni del Sudest asiatico (Asean).
La sfida consiste nel trasformare questo potenziale demografico in una forza in grado di trasformare il Paese.

Economia aperta, potere chiuso
Il Paese, poco più piccolo dell’Italia, senza sbocco sul mare, e incastonato tra Cina, Vietnam, Thailandia, Cambogia e Myanmar, sta vivendo una fase di trasformazione profonda.
Dal 1975, è caratterizzato dalla stabilità di un regime a partito unico, il Partito rivoluzionario del popolo lao, instauratosi dopo una lunga guerra civile condotta dal movimento comunista Pathet Lao che rovesciò la monarchia. Sotto la guida del Partito, lo Stato comunista penalizzò tutte le libertà individuali.
I tentativi iniziali di collettivizzazione agricola forzata e la nazionalizzazione delle terre provocarono una gravissima crisi economica e la fuga di oltre il 10% della popolazione.
Le successive riforme e il «Nuovo meccanismo economico», tra il 1986 e il 1990, aprirono una fase inedita: seguendo il modello del Doi Moi vietnamita (cfr. dossier MC aprile 2025) e della Perestrojka sovietica, a metà degli anni Ottanta, con il leader Kaysone Phomvihane, il Paese abbandonò il socialismo reale per aprirsi agli investimenti stranieri. Il Partito mantenne, però, da allora fino a oggi, il monopolio assoluto del potere politico.
Nel 1991 venne adottata la prima Costituzione ufficiale che blindò il ruolo del Partito e, allo stesso tempo, legalizzò la proprietà privata concedendo alcune aperture e diritti, come la libertà di professare una religione.
Nello stesso anno, con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il Laos iniziò a diversificare i propri partner internazionali fino alla svolta del 1997, quando fu ammesso come membro ufficiale dell’Asean, rompendo definitivamente l’isolamento.
A livello politico, il Governo normalizzò le relazioni con i vecchi nemici della Guerra fredda, inclusi gli Stati Uniti, la Thailandia e le istituzioni finanziarie globali (come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale).
Nel 2013 il Laos entrò ufficialmente nell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto nell’acronimo inglese), completando la sua transizione verso l’economia globale.
Negli ultimi quindici anni, la Cina è diventata il principale partner economico, investitore e creditore del Paese.
Il Laos è un hub strategico della «Belt and road initiative» cinese, simboleggiato dal collegamento ferroviario tra le capitali dei due Paesi, inaugurato nel 2021.
La sfida politica principale si è spostata sulla gestione di un altissimo debito estero, contratto soprattutto con Pechino.

La stagione delle riforme
Il Paese è oggi impegnato in un delicato percorso di modernizzazione economica e sociale che sta modificando il volto di una nazione tradizionalmente rurale e agricola.
Pur restando uno dei Paesi meno sviluppati del Sudest asiatico, il Laos attraversa una transizione che coinvolge le strutture produttive, il tessuto sociale, le infrastrutture, l’istruzione e il rapporto delle nuove generazioni con il mondo.
In questo processo i giovani sono protagonisti. Si tratta di una generazione cresciuta in un contesto profondamente diverso da quello vissuto dai suoi genitori: è più istruita, più mobile, più esposta ai flussi culturali internazionali, e più consapevole delle opportunità da cogliere per il futuro.
Le elezioni generali del febbraio 2026 hanno confermato l’emergere di una nuova generazione di tecnocrati.
Sebbene provenienti da famiglie con un potere consolidato nel Partito, si presentano oggi come figure concentrate su temi della trasformazione digitale, della modernizzazione dello Stato, dell’apertura ai mercati e alle istituzioni internazionali.
Il processo si nota anche nel campo della formazione e dell’istruzione: un numero crescente di laotiani studia nelle università nazionali o all’estero, in particolare in Thailandia, Vietnam, Cina e altri Paesi asiatici.
Al loro ritorno portano competenze professionali, conoscenze linguistiche e nuove idee imprenditoriali che contribuiscono al cambiamento della società.
In ambito economico sta così emergendo una generazione di piccoli imprenditori attivi nei settori del commercio digitale, del turismo, dei servizi e delle tecnologie informatiche.
Il mondo del lavoro sta cambiando. Molti giovani non vedono più nell’agricoltura l’unica possibilità, e cercano opportunità nei servizi, nel turismo, nell’industria leggera, nel commercio e nell’economia digitale.
Questa trasformazione comporta nuove aspettative sociali e culturali, ma anche la necessità di creare posti di lavoro.
In questa cornice si sta sviluppando il segmento dell’ecoturismo, una componente delle politiche di sviluppo sostenibile del Paese.
Grazie a un patrimonio naturale ancora in gran parte incontaminato, il Laos ha costruito un’offerta su trekking, osservazione della fauna, turismo fluviale e soggiorni nelle comunità rurali.
Il sistema delle aree protette comprende venti parchi e riserve nazionali che coprono circa il 14% del territorio nazionale, mentre le aree protette da tutela ambientale arrivano a circa il 20%.
Negli ultimi anni, la forte crescita del turismo internazionale ha favorito anche l’espansione dell’ecoturismo: nel 2024 il Laos ha accolto oltre 4,1 milioni di visitatori stranieri, generando più di un miliardo di dollari di entrate turistiche.
Oltre al fattore economico, l’ecoturismo assume una rilevante funzione sociale, creando opportunità di reddito nelle aree rurali e incentivando la conservazione delle risorse naturali attraverso progetti di turismo comunitario.

La vita della Chiesa
In un Paese in fermento, che guarda al futuro con speranza e voglia di cambiamento, la Chiesa si muove nella cornice di uno Stato con impronta comunista che, pur lasciando libertà di culto, esercita un controllo diretto sulla sua vita.
In questo contesto, la piccola comunità cattolica (poco più di 51mila anime) vive una delicata ma promettente fase di transizione. Questa è segnata dal «passaggio di testimone» tra la generazione dei pastori che hanno guidato i fedeli nei decenni più difficili, e una nuova generazione di vescovi, sacerdoti e laici chiamata a raccoglierne l’eredità.
Incontriamo a Roma il gesuita spagnolo padre Enrique Figaredo Alvargonzález, classe 1959, dal 1985 presente in Indocina, prefetto apostolico di Battambang, in Cambogia, dal 2000.
Segue la Chiesa laotiana recandosi spesso nel Paese in qualità di presidente dal 2024 della Conferenza episcopale di Laos e Cambogia (Celac).
Conferma a Missioni Consolata: «In un Laos brulicante di giovani, che aspirano, quasi inquieti, a costruire il loro futuro e desiderano un Paese inserito nel contesto internazionale, anche nella Chiesa cattolica c’è un cambio generazionale e si ha la sensazione di vivere un nuovo capitolo della storia, nel segno della speranza».
Prima dell’avvento del comunismo, le vecchie generazioni godevano della possibilità di studiare oltreconfine. Potevano così coltivare la propria spiritualità grazie al confronto con le comunità ecclesiali di altri continenti e alla presenza dei missionari. La situazione è mutata radicalmente tra la fine del 1975 e il 1976. Con l’ascesa al potere del Pathet Lao e la nascita della Repubblica democratica popolare del Laos, il nuovo Governo ha isolato la nazione e ha espulso i religiosi stranieri. Così, attualmente, il clero è composto interamente da preti e consacrati locali.
Questi ultimi risentono di una preparazione culturale e linguistica più limitata rispetto al passato. Non mancano, tuttavia, eccezioni: monsignor Andrew Souksavath Nouane Asa, classe 1972, vicario apostolico di Paksé, e monsignor Anthony Adoun Hongsaphong, classe 1964, vicario apostolico di Vientiane, hanno perfezionato il proprio percorso rispettivamente in Canada e in Svizzera.
Il presidente della Celac evidenzia come «i giovani sacerdoti, seminaristi e consacrati di oggi non abbiano ereditato lo stesso bagaglio umano, pastorale e teologico garantito un tempo dai missionari. Ciononostante, questa scarsità di mezzi sta stimolando un’immensa creatività pastorale».
La vita (difficile) della Chiesa
La vita ecclesiale nel Paese si svolge con discrezione e perseveranza: «Vescovi, sacerdoti e catechisti laici amministrano i sacramenti, accompagnano i fedeli e mantengono viva la fede nelle piccole comunità.
Devono continuamente presentare rapporti alle autorità governative e affrontare numerosi adempimenti burocratici. È faticoso, ma lo fanno con pazienza».
Secondo il missionario, ciò che colpisce maggiormente è la serenità dei fedeli. «I cattolici laotiani hanno pace nel cuore. Vivono la loro fede con gioia, nonostante le difficoltà. Hanno una fede profonda e rimangono fedeli a Cristo e alla sua missione».
La pastorale si concretizza tramite visite ai villaggi più remoti, dove i cattolici sono spesso dispersi in piccole comunità. Non sempre sacerdoti e vescovi riescono a raggiungerli, per cui molti compiti vengono affidati ai catechisti laici.
«Entrare nei villaggi non è semplice. Bisogna informare preventivamente le autorità e spesso gli ufficiali chiedono spiegazioni sulle attività svolte». Nonostante ciò, continuano i battesimi di bambini e adulti e non mancano conversioni che coinvolgono intere famiglie o perfino interi villaggi provenienti da tradizioni animiste.
Nella comunità laotiana si ricorda con gioia e commozione l’impegno di monsignor Jean Khamsé Vithavong (1942–2024), vescovo e missionario degli Oblati di Maria Immacolata che, fino agli ultimi giorni della sua vita, si è dedicato ad accogliere nuovi battezzati e nuove comunità nella Chiesa.
«Una delle difficoltà è la registrazione ufficiale dei nuovi cattolici. Il Governo consente l’adesione alla Chiesa, ma le procedure di riconoscimento sono lunghe e complesse».
Vocazioni autoctone
Un grande segno di speranza per la Chiesa in Laos è stata l’ordinazione sacerdotale, nell’aprile 2026, dei primi due religiosi redentoristi laotiani, padre Peter Gnantina Phiakeo e padre Philip Nouy Kamhou: «Le ordinazioni infondono fiducia nel futuro. Emergono, infatti, e giungono a compimento vocazioni autoctone al sacerdozio».
I due nuovi sacerdoti hanno compiuto il loro percorso formativo tra Laos, Thailandia, Filippine e Australia, grazie al sostegno della Provincia redentorista della Thailandia.
Essi, dunque, «portano un’esperienza internazionale e una formazione che potrà aiutare la Chiesa locale ad affrontare le sfide future», rileva il gesuita.
Il ruolo ecclesiale dei laici
Una delle caratteristiche più evidenti della Chiesa laotiana è il protagonismo dei laici e dei giovani. «Sono i laici che spesso organizzano le parrocchie, accompagnano le comunità e collaborano nell’opera di formazione nei seminari minori.
Il coinvolgimento dei laici che fungono da catechisti e animatori pastorali è fondamentale e insieme a loro i giovani partecipano con entusiasmo alla vita pastorale».
Tra le iniziative più significative vi è quella promossa da monsignor Andrew Souksavath, che ha inviato numerosi giovani nelle Filippine per partecipare a programmi di formazione alla leadership: «Si investe nella formazione e nella partecipazione. Tuttavia, rimane il problema della povertà: molti giovani, che ricevono una preparazione grazie alla Chiesa laotiana, finiscono poi per emigrare in Thailandia alla ricerca di un lavoro». La migrazione continua, infatti, a rappresentare una delle principali sfide per il Paese.
I giovani cristiani
Confermando una speciale attenzione rivolta alla crescita umana e spirituale dei giovani, la Chiesa locale sta organizzando la partecipazione di una delegazione di giovani da Laos e Cambogia alla Giornata mondiale della gioventù (Gmg) in Corea del Sud nel 2027.
Se per i giovani cambogiani le procedure amministrative risultano più semplici, per quelli laotiani ci sono da affrontare maggiori difficoltà legate ai visti e ai costi di viaggio.
«Grazie al sostegno delle comunità coreane e di altri Paesi asiatici, anche un piccolo gruppo di laotiani potrà essere presente», riferisce Figaredo.
«Per coloro che resteranno nel Paese, celebreremo la Gmg a livello locale».
I giovani laotiani, in ogni caso, vogliono esserci, conoscere, pregare, fare amicizia, dire la loro.
Paolo Affatato

Una Chiesa giovane
La diffusione del Vangelo in Laos dal 1879
Il seme del Vangelo mise radici nel Laos nel 1879, quando padre Nicolas-Abel Fiot, missionario francese della Società per le missioni estere di Parigi (MeP), muovendosi dal Tonchino (odierno Vietnam del Nord), compì uno storico viaggio apostolico fino al villaggio di Naham, situato nella provincia di Sam Neua.
Oggi, dopo quasi centocinquant’anni, la Chiesa locale conta circa 51mila fedeli, organizzati in quattro vicariati apostolici: Vientiane, Thakhek, Paksé e Luang Prabang.
Ogni vicariato è composto da diverse parrocchie e comunità che vivono la fede anche nei villaggi più remoti.
Il personale ecclesiale – a partire dal 1975, quando il Governo comunista espulse tutti i missionari – è esclusivamente laotiano: un cardinale, tre vescovi, circa 50 sacerdoti, nel complesso, una congregazione religiosa locale e 12 congregazioni internazionali, con quasi centocinquanta tra religiosi e religiose, cui si aggiungono una ventina di seminaristi maggiori e quaranta seminaristi minori.
In un contesto a prevalenza buddhista, la piccola comunità cattolica vive la fede e celebra i sacramenti nelle parrocchie, impegnandosi anche in opere sociali di assistenza sanitaria, istruzione, sviluppo comunitario.
La fede del popolo laotiano è stata nutrita dalla fedeltà dei testimoni durante i periodi di persecuzione: tra questi, 17 martiri del Laos sono stati beatificati l’11 dicembre del 2016.
P.A.
