India. La rivolta degli «scarafaggi» sfida Modi

Il movimento di giovani usa la satira e l'attenzione ai problemi della gente

C’è un singolare presidio permanente che da diversi giorni occupa i vasti spazi della Jantar Mantar a New Delhi, la piazza principale in cui il Governo autorizza le proteste e i sit-in politici.
È il presidio dei giovani «scarafaggi», come si definiscono gli animatori e gli attivisti del Cockroach janata party (Cjp, cioè «Partito popolare dello scarafaggio»), un movimento satirico nato online in India tre mesi fa e divenuto in poche settimane una piattaforma che ha coinvolto oltre 22 milioni di persone sul web e ora migliaia di giovani nelle piazze.

I giovani «inutili come scarafaggi»

L’originale movimento giovanile, che rappresenta un’intensa e potente novità per il panorama politico indiano, è guidato dal trentenne Abhijeet Dipke ed è nato in risposta a un commento denigratorio del Presidente della Corte suprema indiana sui giovani disoccupati, definiti dal magistrato «inutili come scarafaggi».

Le infelici parole del giudice hanno generato un’ondata di indignazione che, grazie alla velocità e alle possibilità offerte dalle tecnologie digitali e dai social media, si è coagulata in un movimento online: il Cjp, appunto.

Dato il consenso ricevuto in poche settimane, con milioni di iscritti e sostenitori, il partito degli scarafaggi ha poi organizzato le prime uscite pubbliche, radunandosi per manifestare, indire scioperi della fame o protestare contro la corruzione e la disoccupazione, in qualche modo appannando l’immagine trionfale del governo di Narendra Modi e del suo Bharatiya janata party (Partito popolare indiano), di cui si ricalca causticamente il nome stesso.

Un movimento in espansione

Il presidio nella capitale non è l’unica presenza pubblica del Cjp. Il movimento ha avviato una campagna nazionale itinerante con l’idea di percorrere tutta la nazione, organizzando comizi e raduni in varie città per allargare la base del dissenso oltre i confini della capitale.

La cifra di queste assemblee e l’approccio del movimento è sempre originale: si usano oggetti simbolici ed espedienti satirici e provocatori, come sventolare copie della Costituzione indiana, offrire rose agli agenti di polizia in segno di pace, o battere cucchiai su piatti d’acciaio (i thalis), parodiando i vecchi slogan del Primo ministro Narendra Modi.

La protesta ha registrato un cambio di passo con la presenza a Delhi del noto attivista per il clima Sonam Wangchuk, che ha voluto iniziare uno sciopero della fame a oltranza a sostegno del Cjp.

Tentativi di censura

Va detto che la politica aveva, in un primo momento, guardato con un certo sospetto e timore al fenomeno esploso nella società indiana: per questo il governo federale indiano aveva oscurato il sito web e l’account dei social media del Cjp (che contava centinaia di migliaia di follower) con la motivazione che potessero «causare il caos» durante i test universitari.

Da un lato, però, il movimento ha aperto altri account, aggirando la censura; dall’altro, la battaglia giudiziaria ha visto i giovani vincenti.
L’Alta Corte di Delhi ha, infatti, ordinato al Governo di ripristinare immediatamente l’account, giudicando «non sussistenti le motivazioni cautelari dello Stato».

Le richieste degli «scarafaggi»

A livello di contenuti, in un’India che – anche nelle recenti tornate elettorali – ha confermato il sostegno popolare al governo di Narendra Modi, il manifesto politico degli «scarafaggi» porta un certo scompiglio.

In primis, i giovani chiedono le dimissioni del ministro dell’Istruzione, ritenuto moralmente responsabile dei massicci scandali legati ai testi d’esame del concorso medico nazionale. Altro cavallo di battaglia è quello delle quote rosa: si richiede di riservare obbligatoriamente la metà dei seggi parlamentari e dei ruoli ministeriali alle donne.

Un altro punto tocca i brogli elettorali che, secondo il movimento, vanno puniti secondo dure leggi anti-terrorismo. Nel quadro degli interventi per migliorare la democrazia indiana, il Cjp promuove l’indipendenza della giustizia e dei media, chiedendo il divieto per i giudici della Corte suprema di ricevere incarichi politici subito dopo il pensionamento e la revoca delle licenze ai grandi media monopolistici privati.

Movimento non partitico che piace anche alla Chiesa

Va detto che, nonostante il seguito di milioni di persone su Instagram e su altri social media, il movimento per ora non mostra alcuna velleità elettorale formale: il Cjp non intende registrarsi come un partito politico tradizionale, ma vuole rimanere un «gruppo di pressione» esterno, impegnato a lottare contro la corruzione e a dare voce ai giovani dimenticati dal sistema.

Per la sua «spontaneità e sincerità di fondo», dato che non appare legato a interessi partitici o di gruppi economici, il movimento ha suscitato una generale simpatia nella società civile indiana, e anche nella comunità cattolica.

Così ne parla a MC Notizie Ambrose Pitchaimuthu, vescovo di Vellore, nel Tamil Nadu, in India meridionale: «Lo guardiamo con simpatia. Il movimento rappresenta un segno di speranza e una scossa positiva per il Paese. Con la sua chiave originale e satirica, è espressione dei giovani della Generazione Z, della loro apprezzabile voglia di mettersi in gioco e di partecipare alla vita sociale e politica. Esprime il desiderio di fermare corruzione e clientelismo e promuove il buon governo. Lo vedo come un segno del risveglio dei giovani in India».

Paolo Affatato

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